2014

I MOTIVI

Pur senza mettere a rischio l’incertezza e la spettacolarità osservata nelle due stagioni precedenti, il campionato 2014 è segnato da una certa superiorità del team Penske, che all’ultima corsa di Fontana restringe la corsa al titolo al duo Power-Castroneves, con il solo Pagenaud come fattore esterno, grazie alla contestata assegnazione di un punteggio doppio nelle tre 500 miglia della stagione. Per Power alla fine arriva il tanto sospirato titolo a porre fine ad anni di delusioni e incertezze, che nel 2013 ne avevano fatto vacillare l’equilibrio e la serenità. Il team Penske fa però notizia già nel 2013, annunciando il clamoroso ritorno di Juan Pablo Montoya alle ruote scoperte. Una stagione sostanzialmente di acclimatamento per il colombiano, che però si prende la soddisfazione di vincere alla grande la 500 miglia di Pocono. La presenza del campione CART ’99 è poi uno dei maggiori motivi di interesse di una Indy 500 arricchita dal ritorno di un altro ex-vincitore, Jacques Villeneuve, e soprattutto dal tentativo di double duty del campione Nascar 2003 Kurt Busch. Questi nomi pesanti contribuiscono a creare un’esposizione inusitata negli ultimi anni alla 500 miglia, ma l’edizione 98 passa alla storia per lo spettacolare duello che negli ultimi giri contrappone Hunter-Reay e Castroneves e che vede l’americano negare per pochi centimetri al rivale l’ingresso nel club dei 4 volte vincitori .

 

 

NOVITà REGOLAMENTARI

In risposta ai numerosi incidenti occorsi nel finale del 2013, la serie decide di abbandonare le ripartenze su due file introdotte nel 2011, amate dai tifosi perchè altamente spettacolari ma spesso caotiche e causa di troppi incidenti, con conseguenti danni e costi per le squadre. Dopo i primi “esperimenti” nelle corse di Toronto e Houston, le partenze da fermo sono implementate nelle corse di Long Beach, Indy GP, Houston e Toronto.

 

 

SISTEMA DI PUNTEGGIO

Con una decisione molto discussa, nel 2014 l’IndyCar riprende il concetto di punteggio doppio introdotto dalla Formula 1, ma applicandolo alle tre 500 miglia di Indianapolis, Pocono e Fontana, così da equilibrare in termini di punti il peso in campionato dei “double headers” sui cittadini di Detroit, Houston e Toronto. Per dare più peso e interesse alle qualifiche della Indy 500, queste subiscono poi una pesante variazione del format, oltre ad assegnare un punteggio quasi pari a quello di una corsa regolare.

 

Pos. Qualifica Indy 500 Punti 500 miglia Punti altre gare
1 42 100 50
2 40 80 40
3 38 70 35
4 36 64 32
5 34 60 30
6 32 56 28
7 30 52 26
8 28 48 24
9 26 44 22
10 24 40 20
11 23 38 19
12 22 36 18
13 21 34 17
14 20 32 16
15 19 30 15
16 18 28 14
17 17 26 13
18 16 24 12
19 15 22 11
20 14 20 10
21 13 18 9
22 12 16 8
23 11 14 7
24 10 12 6
25 9 10 5
26 8 10 5
27 7 10 5
28 6 10 5
29 5 10 5
30 4 10 5
31 3 10 5
32 2 10 5
33 1 10 5

 

 

 

TEAM E PILOTI

 

 

Team Penske

Pilota Juan Pablo Montoya (COL) Helio Castroneves (BRA) Will Power (AUS)
Vettura #2 Verizon #3 Pennzoil #12 Verizon
Pacchetto tecnico Chevrolet Chevrolet Chevrolet
Ingegnere Ron Ruzewski Johnatan Diuguid Dave Faustino
Stratega Clive Howell Roger Penske Tim Cindric
Capo meccanico Billy Vincent Matt Jonsson

 

 

Sam Schmidt Motorsports

Pilota Mikhail Aleshin (RUS) Simon Pagenaud (FRA)
Vettura #7 SPM #77 Hewlett Packard
Pacchetto tecnico Honda Honda
Ingegnere Allen McDonald Ben Bretzman
Stratega Rob Edwards
Capo meccanico Don Oldenburg

 

 

Chip Ganassi Racing

Pilota Ryan Briscoe (AUS) Scott Dixon (NZL) Tony Kanaan (BRA) Charlie Kimball (USA)
Vettura #8 NTT Data #9 Target #10 Target #83 Novo Nordisk
Pacchetto tecnico Chevrolet Chevrolet Chevrolet Chevrolet
Ingegnere Eric Cowdin Eric Bretzman Chris Simmons Brad Goldberg
Stratega Mike Hull Barry Wanser
Capo meccanico Ricky Davies Kevin O’Donnell

 

KV Racing Technology

Pilota Sebastien Bourdais (FRA) Sebastian Saavedra (COL)
Vettura #11 Mistic #17 AFS
Pacchetto tecnico Chevrolet Chevrolet
Ingegnere Olivier Boisson Matt Curry
Stratega Jimmy Vasser Gary Peterson
Capo meccanico Tim White Ernie Barrameda

 

 

A.J. Foyt Enterprises

Pilota Takuma Sato (JPN)
Vettura #14 ABC Supply
Pacchetto tecnico Honda
Ingegnere Don Halliday
Stratega Larry Foyt
Capo meccanico

 

 

Rahal-Letterman-Lanigan Racing

Pilota Graham Rahal (USA) Oriol Servia (SPA)
Luca Filippi (ITA
Vettura #15 Midas #16
Pacchetto tecnico Honda Honda
Ingegnere Bill Pappas Eddie Jones
Stratega Bobby Rahal
Capo meccanico

 

 

Dale Coyne Racing

Pilota Carlos Huertas (COL) Justin Wilson (ENG)
Vettura #18 Cafè de Colombia #19 Boy Scouts of America
Pacchetto tecnico Honda Honda
Ingegnere Robert Ridgely Michael Cannon
Stratega Darren Crouser Dale Coyne
Capo meccanico Greg Senerius Todd Phillips

 

 

Ed Carpenter Racing

Pilota Ed Carpenter (USA)
Mike Conway (ENG)
Vettura #20 Fuzzy Vodka
Pacchetto tecnico Chevrolet
Ingegnere Matt Barnes
Stratega
Capo meccanico

 

 

Andretti Autosports

Pilota Marco Andretti (USA) Carlos Munoz (COL) James Hinchcliffe (CAN) Ryan Hunter-Reay (USA)
Vettura #25 Snapple #34 Cinsay #27 United Fiber&Data #28 DHL
Pacchetto tecnico Chevrolet Honda Honda Honda
Ingegnere Blair Perschbacher Garret Mothersead Nathan O’Rourke Ray Gosselin
Stratega Kyle Moyer George Klotz Ray Gosselin
Capo meccanico Dave Sharpley

 

 

Sarah Fisher-Hartman Racing

Pilota Josef Newgarden (USA)
Vettura #67
Pacchetto tecnico Honda
Ingegnere Jeremy Miless
Stratega Andy O’Gara
Capo meccanico

 

 

Bryan Herta Autosports

Pilota Jack Hawksworth (GBR)
Vettura #98 Castrol/Energee
Pacchetto tecnico Honda
Ingegnere Todd Malloy
Stratega Bryan Herta
Capo meccanico

 

 

 

IL CALENDARIO

Il 2014 vede l’uscita di scena dei cittadini di San Paolo e Baltimora, perennemente in rosso nonostante buoni riscontri di pubblico. Rispondendo alle indicazioni del Boston Consulting Group, una società di consulenza strategica per le aziende, la serie organizza, su una versione leggermente modificata rispetto alla pista usata per anni dalla Formula 1, il Gp di Indianapolis, per anni osteggiato dai “puristi”. Rispetto al 2013 esigenze cittadine impongono l’anticipazione del fine settimana di Houston a fine giugno, con buona pace del pubblico a bordo pista. L’11° appuntamento sull’ovale di Pocono viene esteso a una distanza di 500 miglia rispetto alle 160 del  2013, andando a formare con Indianapolis e Fontana la cosiddetta Triple Crown, che frutterebbe 1 milione di dollari al pilota in grado di aggiudicarsi le tre corse. Sempre in accordo alle indicazioni del consulente strategico, che indica tra le priorità quella di evitare sovrapposizioni di date con la NFL, la serie concentra il calendario su 5 mesi di gare, scatenando il malcontento di squadre e sponsor.

Gara Data Pista Tipologia
1 30 marzo St. Petersburg Cittadino
2 13 aprile Long Beach Cittadino
3 27 aprile Barber Stradale permanente
4 10 maggio Indianapolis Stradale permanente
5 25 maggio Indianapolis Super speedway
6 31 maggio Detroit Cittadino
7 1 giugno Detroit Cittadino
8 7 giugno Texas Ovale medio
9 28 giugno Houston Cittadino
10 29 giugno Houston Cittadino
11 6 luglio Pocono Super speedway
12 12 luglio Iowa Ovale corto
13 19 luglio Toronto Cittadino
14 20 luglio Toronto Cittadino
15 3 agosto Mid Ohio Stradale permanente
16 17 agosto Milwaukee Ovale corto
17 24 agosto Sonoma Stradale permanente
18 30 agosto Fontana Super speedway

 

 

RACCONTO DELLA STAGIONE

Dopo anni di dominio targato Power, le qualifiche di St. Pete regalano una sorpresa, con Sato a centrare la pole position davanti a Kanaan. Mentre il brasiliano perde qualche posizione nei primi giri, Sato comanda la corsa fino alla prima sosta, quando deve cedere la prima posizione a Power dopo un bel duello in curva 1. Una volta al comando, l’australiano prende il controllo della gara, seminando il resto del gruppo, compreso Sato, che subisce il ritorno di Castroneves e Hunter-Reay. Un dritto di Kimball nel finale obbliga però all’ingresso la pace car, dando agli inseguitori l’occasione di insidiare Power. Dopo un incidente al primo tentativo di restart, la bandiera verde vede Hunter-Reay prevalere su Castroneves, mentre alle loro spalle Dixon controlla il rimontante Pagenaud e Kanaan. Le posizioni non cambiano negli ultimi giri con Power che coglie il successo davanti ad Hunter-Reay e Castroneves.

Il team Andretti blocca la prima fila di Long Beach, con Hunter-Reay e Hinchcliffe che comandano a lungo la corsa, insidiati da Bourdais, a muro però dopo la prima sosta, e Pagenaud, mandato contro le gomme poco dopo da Power. Tutto cambia dopo il secondo turno di soste, quando un velocissimo Newgarden torna in pista davanti al duo Andretti e nella fretta di tornare in testa, Hunter-Reay forza il sorpasso con una manovra improbabile. Risultato: i primi tre contro le barriere, insieme a molti altri nel gruppo. La testa della corsa passa così a Dixon, impalpabile fino a quel momento, che cerca di terminare senza rabbocco finale. Dopo aver involontariamente spedito Wilson contro il muro, a 3 giri dalla fine il neozelandese deve arrendersi ai consumi, lasciando campo libero a Conway, bravo nell’ultimo restart a superare Power e a resistergli nel finale, centrando il secondo successo nelle strade californiane. Per Power arriva un secondo posto buono per la classifica davanti a un aggressivissimo Munoz, che dopo una bella battaglia ha la meglio su Montoya e il rimontante Pagenaud.

A Barber Power centra la prima pole stagionale, precedendo Hinchcliffe. Dopo un iniziale rinvio causa pioggia, la corsa parte su pista bagnata, con l’australiano che mantiene il comando avvantaggiandosi sugli inseguitori, capitanati da Hunter Reay, che sorprende il compagno di squadra Hinchcliffe. L’americano passa poi a condurre quando Power va lungo al tornantino, salvandosi miracolosamente da un frontale con il muro. L’australiano riprende al secondo posto, ma non può tenere il passo di Hunter Reay, dovendosi invece guardare da Montoya, abilissimo nel risalire al terzo posto con una bella serie di sorpassi. Il colombiano rovina però tutto insabbiandosi durante una ripartenza, lasciando spazio ad Andretti, che si installa al secondo posto superando in pista Dixon e Power. Nessuno può però nulla contro Hunter Reay, che riscatta il disastro di Long Beach, guidando un 1-2 Andretti Autosports, con Marco che chiude secondo controllando sul traguardo Dixon.

La pioggia regala per il primo Grand Prix di Indianapolis una prima fila inedita, con Saavedra in pole davanti al rookie Hawksworth. La partenza da fermo si rivela però un disastro per il colombiano, che non riesce a lasciare la griglia venendo centrato da Aleshin. Miracolosamente nessuno tra piloti, addetti in pit lane e spettatori si fa male, nonostante l’enorme numero di detriti generato dall’impatto. Il comando passa quindi ad Hunter Reay, che però viene superato in ripartenza da un eccezionale Hawksworth, che guida a lungo la gara davanti a Pagenaud. Mentre Dixon si insabbia e Power è attardato da una penalità, la corsa è rallentata da alcuni incidenti occorsi a causa del nuovo discusso sistema di ripartenza. Nelle ultime fasi Castroneves e Bourdais giocano la carta del rabbocco finale, andando in fuga su Pagenaud e Hunter Reay, ma quando tutti completano le ultime soste, il francese riprende il comando, per poi controllare l’americano fino al traguardo, con Castroneves a chiudere il podio.

CONTINUA…

Pos. Pilota Punti
1 Will Power 671
2 Helio Castroneves 609
3 Scott Dixon 604
4 Juan Montoya 586
5 Simon Pagenaud 565
6 Ryan Hunter-Reay 563
7 Tony Kanaan 544
8 Carlos Muñoz 483
9 Marco Andretti 463
10 Sébastien Bourdais 461
11 Ryan Briscoe 461
12 James Hinchcliffe 456
13 Josef Newgarden 406
14 Charlie Kimball 402
15 Justin Wilson 395
16 Mikhail Aleshin 372
17 Jack Hawksworth 366
18 Takuma Sato 350
19 Graham Rahal 345
20 Carlos Huertas 314
21 Sebastian Saavedra 291
22 Ed Carpenter 262
23 Mike Conway 252
24 Oriol Servià 88
25 Kurt Busch 80
26 J. R. Hildebrand 66
27 Sage Karam 57
28 Luca Filippi 46
29 James Davison 34
30 Jacques Villeneuve 29
31 Alex Tagliani 28
32 Townsend Bell 22
33 Pippa Mann 21
34 Martin Plowman 18
35 Buddy Lazier 11
36 Franck Montagny 8

 

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