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2017 – St. Petersburg

Firestone Grand Prix of St. Petersburg – 10-12 marzo 2017 – Prima prova della stagione 2017

Circuito: Streets of Saint Petersburg, Florida

Tipologia: Cittadino

Lunghezza: 1.8 mi – 2.896 km

Configurazione aerodinamica: Stradale

Record della pista: 1.00.066 – 2016– Will Power, Dallara – Chevrolet

Distanza di gara: 110 giri – 198 mi

Vincitore uscente:  Juan Pablo Montoya

 

Nonostante la pole mancata, il ritmo mostrato nelle prove sembrerebbe consegnare a Scott Dixon il ruolo di favorito, temperature dei freni permettendo. Alexander Rossi potrebbe essere la sorpresa della corsa, essendo risultato il più veloce con gomme dure mentre le sventure in qualifica di Pagenaud, Castroneves e Bourdais garantiranno spettacolo nelle prime fasi, nonostante la modifica della curva 3 abbia probabilmente ridotto le possibilità di sorpasso nella staccata della curva 4. Dopo due giornate di sole il meteo potrebbe comunque giocare un ruolo decisivo sullo svolgimento della gara, in quanto le previsioni indicano come probabile la pioggia per la giornata di domenica.

Griglia di Partenza
Pos. Pilota Tempo Pilota Tempo
1 Will Power 1.01.0640
2 Scott Dixon 1.01.2219
3 James Hinchcliffe 1.01.3039
4 Josef Newgarden 1.01.7229
5 Takuma Sato 1.01.9851
6 Tony Kanaan 1.02.0824
7 Max Chilton 1.01.3516
8 Alexander Rossi 1.01.5198
9 Charlie Kimball 1.01.6066
10 Graham Rahal 1.01.6168
11 Carlos Munoz 1.01.7399
12 Ryan Hunter-Reay 1.03.1588
13 Spencer Pigot 1.01.5898
14 Simon Pagenaud 1.01.6129
15 Marco Andretti 1.01.6070
16 Helio Castroneves 1.01.7159
17 Mikhail Aleshin 1.01.7674
18 Ed Jones 1.01.7598
19 JR Hildebrand 1.01.8465
20 Conor Daly 1.02.2030
21 Sebastien Bourdais senza tempo
I tempi riportati sono riferiti all’ultima sessione cui i piloti hanno partecipato. Per i piloti eliminati in Q1, le file sono formate dai piloti che hanno terminato nella stessa posizione nei due gruppi, con il posto più alto appannaggio dei piloti del gruppo 1.

 

I test di Sebring avevano dato delle speranze ma una vittoria Honda a St.Petersburg, feudo Chevrolet dal 2012, suonava quasi impossibile. Pensare poi che fra Ganassi, Andretti e Schmidt sarebbero stati proprio Bourdais e il pur rinnovato team Coyne a fare il colpaccio, sembrava pura fantascienza. E invece è andata proprio così, con il francese in victory lane, per di più dopo il disastro in qualifica e conseguente ultimo posto in griglia. La gara ha avuto il suo momento cruciale al giro 26, quando la direzione gara ha fatto uscire la pace car per ripulire i detriti di un contatto tra Kanaan e Aleshin. L’intento poteva essere giusto, ma il momento è stato totalmente sbagliato, perchè la neutralizzazione è arrivata nel bel mezzo di una finestra di rifornimento, con il gruppo di testa non ancora transitato in pit lane. Fino a quel momento la corsa, dopo un prevedibile incidente in curva 3 tra Rahal e Kimball che ha poi coinvolto anche Munoz, aveva vissuto sulla fuga solitaria di Hinchcliffe. Conquistato il comando con un’abile manovra all’esterno su Power, il canadese ha guidato largamente la corsa fino all’uscita della bandiera gialla, durante la quale ha poi effettuato la prima sosta insieme agli altri piloti di testa: Dixon, Sato, Newgarden, Pigot, Rossi, Kanaan e Chilton.

Non avendo alternative al fermarsi durante la neutralizzazione, il pacchetto di testa si è così ritrovato alle spalle di chi, come Pagenaud, Bourdais, Andretti, Jones e Castroneves tra gli altri, era stato meno efficace nel gestire il carburante. Fermatosi poco prima della bandiera gialla, questo gruppo ha invece ricevuto un regalo inaspettato e, a dirla tutta, immeritato dalla direzione gara, che avrebbe potuto attendere il completamento delle soste prima di avviare le operazioni di pulizia. Così non è stato e alla bandiera verde del 31° giro, mentre nel gruppo succedeva di tutto, Bourdais è andato all’attacco di Pagenaud assumendo il comando della gara. Senza ulteriori neutralizzazione e con gli altri favoriti invischiati nel traffico, la lotta per la vittoria si è ristretta ai due francesi, che hanno ingaggiato un duello a vista, basato in parte sulla velocità e in parte sui consumi.  Dopo l’ultima sosta il campione in carica ha cercato di mettere pressione al connazionale, che però si è dimostrato più efficace nei doppiaggi, potendo anche contare su consumi migliori. Il distacco tra i due non è mai sceso sotto i due secondi, permettendo a Bourdais di centrare un successo insperato e per questo ancora più bello.

Alle loro spalle si è avuta invece una certa alternanza. Inizialmente il terzo posto è stato occupato da un sorprendente Jones, che liberatosi di Marco Andretti ha occupato il gradino più basso del podio fino alla seconda sosta, che lo ha visto sparire dalle posizioni di vertice. Il suo posto è stato quindi rilevato da Takuma Sato, che dopo aver superato un Power in crisi coi consumi sembrava avere il podio in cassaforte, prima che un problema all’ultima sosta lo facesse retrocedere al quarto posto alle spalle di Dixon. Il neozelandese è stato il migliore del gruppetto penalizzato dalla seconda bandiera gialla. Sopravvissuto in ripartenza a un bloccaggio delle ruote posteriori e conseguente intervento dell’anti stallo, il 4 volte campione ha dato l’ennesima dimostrazione del gran potenziale mostrato in prova, issandosi dal 14° al 4° posto grazie a una buona combinazione di sorpassi e strategia, raggiungendo poi il terzo posto grazie ai problemi di Sato. Senza bandiere gialle però Dixon non ha potuto fare nulla per rientrare nel discorso vittoria, risultando staccato da Bourdais di oltre 25″ dopo l’ultima sosta.

Quarto ha concluso Hunter-Reay, protagonista di una domenica infernale. A muro nel warm up per un guasto ai freni, un problema elettronico ha costretto l’americano a precipitarsi in pit lane prima della bandiera verde, salvandosi per pochi secondi dal doppiaggio grazie all’incidente tra Rahal e Kimball. Dopo di che è iniziata un’infinita rincorsa a ritmo da qualifica, che dopo l’ultima sosta ha visto il campione 2012 emergere davanti a Hinchcliffe, Newgarden e Castroneves, con cui ha lottato per buona parte della corsa, per poi riuscire a soffiare il quarto posto a Sato all’ultimo giro.

Anch’essi aiutati dalla bandiera gialla del 26° giro, Castroneves e Andretti hanno chiuso rispettivamente al sesto e settimo posto. Se il brasiliano, protagonista di una prova solida ma senza acuti, ha completato l’ultimo tratto di corsa in solitario, Andretti ha dovuto difendersi da Newgarden, penalizzato dalla strategia ma meno efficace di Dixon e Hunter-Reay nel recupero. Discorso estendibile a Hinchcliffe, che dopo essersi preso con la forza il primo posto e aver comandato d’autorità le prime fasi, non è riuscito a venire fuori dal gruppo, rimanendo anche staccato dopo l’ultima sosta. La top ten è stata chiusa da un positivo Ed Jones, a lungo tra i primi cinque ma inghiottito nel gruppo dopo l’ultima sosta. Una problema a una gomma ha impedito a un veloce Alexander Rossi di continuare la sua infinita battaglia con Hinchcliffe e Newgarden, relegandolo all’11° posto davanti a Kanaan, la cui corsa è stata segnata dall’evitabile contatto con Aleshin che ha causato la famigerata neutralizzazione del 26° giro. In difficoltà con i freni, il brasiliano ha chiuso davanti a Hildebrand e Aleshin, impalpabili per tutto il fine settimana. Dopo aver brevemente lottato in mezzo al gruppo Conor Daly si è presto ritrovato staccato di un giro come Max Chilton, che ha navigato in top ten nelle prime fasi.

Will Power è stato classificato come il primo dei ritirati. Una corsa complicata per il campione 2014, subito passato da Hinchcliffe e afflitto da problemi al motore. Autore di una prima sosta molto anticipata, le cose sono peggiorate quando un errore dei meccanici ha costretto l’australiano a passare sulla pistola del cambio gomma, infrazione che gli è costata una penalità. La bandiera gialla del 26° giro ha graziato Power, rimettendolo in corsa, ma la diversa sequenza di rifornimenti lo ha poi costretto a un continuo gioco al risparmio che lo ha lentamente fatto scivolare fuori dalla zona podio. La sua corsa è poi finita quando i problemi al propulsore hanno ridotto le prestazioni della vettura a tal punto da costringere la direzione gara a “parcheggiare” la Dallara #12.

La delusione più grande della gara è venuta forse dal ritiro di Spencer Pigot. Dopo essere salito al 10° posto in seguito all’incidente del primo giro, il campione IndyLights 2015 ha inanellato una strepitosa sequenza di sorpassi, che lo ha visto raggiungere la quinta piazza dopo aver infilato Pagenaud, Chilton, Kanaan e Rossi. La sua corsa è però finita con l’esplosione del disco freno posteriore sinistro, proprio mentre il californiano si apprestava a effettuare la prima sosta.

Il ritiro di Pigot e i problemi denunciati da Kanaan sono stati apparentemente gli effetti più gravi della complicata situazione dell’impianto frenante misto Brembo-PFC, che sulle strade di St. Petersburg oltre ad aver confermato i problemi di surriscaldamento già sperimentati nei test di Sebring, ha evidenziato un comportamento inconsistente. Questo ha di fatto obbligato diversi piloti a sacrificare almeno la prima giornata di prove per adattarsi al comportamento particolare del nuovo sistema, che ha probabilmente condizionato il rendimento, tra gli altri, di Daly e Aleshin, mai della partita. I test previsti sullo stradale di Barber tra dieci giorni dovrebbero permettere a squadre e fornitori di risolvere i problemi di raffreddamento, con la speranza che tutti i piloti possano mostrare il loro pieno potenziale nel prossimo appuntamento di Long Beach, tra due settimane.

St. Petersburg – 12/03/2017 – Ordine d’arrivo
Pos. Pilota Squadra Vettura N Sponsor Tempo
1 Sebastien Bourdais (LL) (L) Coyne Honda 18 Sonny’s 110 giri in 02:04:32.4153 – 95.391 mph
2 Simon Pagenaud (L) Penske Chevrolet 1 PPG 10.351
3 Scott Dixon Ganassi Honda 9 General Electric 27.499
4 Ryan Hunter-Reay Andretti Honda 28 DHL 36.115
5 Takuma Sato (L) Andretti Honda 26 Panasonic 36.168
6 Helio Castroneves Penske Chevrolet 3 Hitachi 42.029
7 Marco Andretti Andretti Honda 27 hhgregg 49.522
8 Josef Newgarden Penske Chevrolet 2 Verizon 50.044
9 James Hinchcliffe (L) Schmidt Honda 5 Arrow Electronics 58.863
10 Ed Jones Coyne Honda 19 Boy Scouts of America 1.01.861
11 Alexander Rossi Andretti Honda 98 Napa 1 giro
12 Tony Kanaan Ganassi Honda 10 NTT Data 1 giro
13 JR Hildebrand Carpenter Chevrolet 21 Fuzzy Vodka 1 giro
14 Mikhail Aleshin Schmidt Honda 7 SMP 1 giro
15 Conor Daly Foyt Chevrolet 4 ABC Supply 1 giro
16 Max Chilton Ganassi Honda 8 Gallagher 1 giro
17 Graham Rahal Rahal Honda 15 Stake n’ Shake 2 giri
18 Charlie Kimball Ganassi Honda 83 Tresiba 3 giri
19 Will Power (P) (L) Penske Chevrolet 12 Verizon Mechanical
20 Spencer Pigot Carpenter Chevrolet 20 Fuzzy Vodka disco freno
21 Carlos Munoz Foyt Chevrolet 14 ABC Supply Mechanical
P = Punto per la pole position;

L= Punto per aver condotto almeno un giro in testa;

LL= due punti per aver condotto il maggior numero di giri in testa

Giro più veloce: Scott Dixon, 1.02.0786
Giri in testa
Sebastien Bourdais 69
James Hinchcliffe 21
Simon Pagenaud 13
Will Power 5
Takuma Sato 2

 

Classifica dopo St. Petersburg
Pos. Pilota Punti
1 Sebastien Bourdais 53
2 Simon Pagenaud 41
3 Scott Dixon 35
4 Ryan Hunter-Reay 32
5 Takuma Sato 31
6 Helio Castroneves 28
7 Marco Andretti 26
8 Josef Newgarden 24
9 James Hinchcliffe 23
10 Ed Jones 20
11 Alexander Rossi 19
12 Tony Kanaan 18
13 JR Hildebrand 17
14 Mikhail Aleshin 16
15 Conor Daly 15
16 Max Chilton 14
17 Graham Rahal 13
18 Charlie Kimball 12
19 Will Power 13
20 Spencer Pigot 10
21 Carlos Munoz 9

 

Immagine di copertina: indycar.com; Joe Skibinski

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