JOILET, IL - SEPTEMBER 10:  Tomas Scheckter drives the #4 Pennzoil Panther Racing Chevrolet Dallara during practice for the Indy Racing League IndyCar Series Delphi Indy 300 on September 10, 2004 at Chicagoland Speedway in Joilet, Illinois. (Photo by Gavin Lawrence/Getty Images)

Tomas Scheckter

Nome: Tomas Scheckter

Data e luogo di nascita: 21 settembre 1980, Montecarlo (Principato di Monaco)

Nazionalità: Sudafricana

Ruolo: Pilota

Tomas Scheckter divide con Paul Tracy e Juan Pablo Montoya la palma di pilota più aggressivo e spettacolare della storia IndyCar recente. Nei suoi anni americani il sudafricano ha collezionato troppi incidenti e poche vittorie, ma il suo stile arrembante e spettacolare, frutto di un raro mix tra coraggio e sensibilità, gli ha permesso di mettere a segno manovre incredibili, nobilitando spesso vetture che nessun altro avrebbe portato a certi livelli.

Come spesso accade agli ex campioni, Jody Scheckter non amava riempire la casa di trofei e cimeli degli anni ruggenti. Tomas non è quindi cresciuto nel culto della figura sportiva del padre, maturando invece il proprio interesse per le corse nelle avventure kartistiche vissute insieme ai cugini. È la madre che, paradossalmente, gli da il sostegno più grande per iniziare la sua carriera nei kart, affidandone la formazione a Keith Fourie, pilota sudafricano che indirizza nei primi tempi la carriera del giovane Tomas. Il lavoro da in breve i suoi frutti, portando dopo alcuni anni alla conquista del titolo nazionale di kart nel 1995. L’anno successivo arriva quindi il debutto in monoposto, su una Formula Vee, esperienza che nel 1997 porta al passaggio in F.Ford sudafricana, dove Tomas centra due vittorie. Arriva quindi il momento di trasferirsi in Europa, andando in Inghilterra per partecipare alla F. Vauxhall Junior. Antonio Pizzonia domina la stagione, mettendosi dietro Richard Lyons e Scheckter, che porta a casa una vittoria e una pole. Nel 1999 Thomas passa in Formula Opel Euroseries, dove domina letteralmente conquistando 7 poles e 8 vittorie. L’anno trionfale si completa con una sortita nella F. Open Nissan, dominata in quel ‘99 da Fernando Alonso. All’ultimo appuntamento di Valencia Thomas centra la pole per entrambe le manche, aggiudicandosi gara 1 e chiudendo dietro al futuro campione del mondo nella seconda frazione.

Nel 2000 il sudafricano prosegue la sua scalata alla F1 passando alla F.3 inglese con il team Stewart, dove fa coppia con Narain Karthikeyan. Il sudafricano centra 2 vittorie (Oulton Park e Donington), due poles e 7 podi complessivi. È ancora battuto da un incontenibile Pizzonia ma riesce a mettersi dietro gli altri futuri piloti di F1 in griglia: Sato, lo stesso Karthikeyan, Bruni e Kiesa. Oltre all’impegnativo programma nella serie inglese Thomas partecipa anche a 4 prove del campionato di F.3000 per il team Mclaren Junior, portando a casa un secondo posto a Hockenheim sul bagnato. Durante la stagione prende poi parte a tre importanti appuntamenti nel calendario di F.3: è terzo al Marlboro Masters di Zandvoort, sesto al celebre GP di Macao e settimo nel successivo appuntamento in Korea. È al via poi di due prove del campionato italiano di F.3000, portando a casa un podio. I risultati positivi gli fruttano l’interesse del team Jaguar, ancora strettamente connesso con Jackie Stewart, che ingaggia Scheckter come collaudatore. Il rapporto non va però molto lontano. Nell’aprile dell’anno successivo infatti fa scalpore la convocazione in tribunale del pilota, beccato con una prostituta, cosa che convince la Jaguar a terminare il rapporto. Nonostante qualche sporadica apparizione nella F.3000 Internazionale e Italiana, l’impegno di Scheckter nel 2001 si concentra sulla World Series by Nissan, dove coglie 8 poles, 4 vittorie e 11 podi complessivi, chiudendo però il campionato ancora al secondo posto, stavolta alle spalle di Franck Montagny, che vince 8 volte. Il licenziamento dalla Jaguar non oscura l’ennesima buona stagione del sudafricano: Tomas stringe infatti un accordo con il team Arrows, che lo lascia libero di correre in IRL nel 2002, con la garanzia di un posto da titolare nel 2003.

F.3 Masters di Zandvoort con il team Stewart. klaus-ewald.de
F.3 Masters di Zandvoort con il team Stewart. klaus-ewald.de
F.3000 nel 1999. crash.net
F.3000 nel 2000. crash.net
Tester per la Jaguar. motorsport.com; Mark Gledhill
Tester per la Jaguar. motorsport.com; Mark Gledhill

I contatti tra la TWR e il team Cheever portano nel gennaio 2002 a un test a Las Vegas, in cui Tomas dimostra di adattarsi immediatamente agli ovali, come conferma nelle prove successive a Fontana, dove è il più veloce. Nonostante le pressioni dell’ambiente per mettere in macchina l’astro nascente Buddy Rice, Cheever assegna il posto a Scheckter, che debutta in IRL a Homestead. Il fine settimana è un buon antipasto della stagione. Tomas va forte, centrando il terzo posto in qualifica. Anche in gara però centra qualcosa…spedendo Cheever contro il muro poco dopo la bandiera verde. Persi due giri per le riparazioni del caso Tomas si dimostra velocissimo, aumentando i rimpianti per il grande risultato sfumato. Porta comunque a casa un sesto posto, confermando il potenziale velocistico a Phoenix, dove viaggia in zona podio fino alla rottura del motore. Finisce male anche a Fontana, dove conduce diverse fasi di gara, fino a quando un problema tecnico lo costringe a rallentare nel gruppo, dove viene centrato da Hideki Noda. Sarà la sfortuna, sarà l’irruenza, ma il copione rimane lo stesso per buona parte della stagione. Sempre competitivo, Tomas finisce contro il muro anche a Nazareth dopo aver forzato eccessivamente un sorpasso su Jaques Lazier. A Indianapolis parte in terza fila e dopo aver ingaggiato uno spettacolare duello con Hornish domina la gara. Conduce per 85 giri, tenendo un passo insostenibile fino al 172° passaggio, quando si stampa contro il muro della curva 4 durante una fase di doppiaggio. Mostra lo stesso stile dominante in Texas, dove parte in pole, ma questa volta è tradito dalla frizione a 40 giri dalla bandiera a scacchi. Problemi d’assetto non gli permettono di brillare a Pikes Peak, dove chiude staccato di due giri, ma si ripresenta in gran forma due settimane dopo a Richmond. Partito solo 18°, in breve si porta infatti in top ten, insidia la leadership di De Ferran negli ultimi giri, ma un doppiaggio sbagliato lo retrocede al quarto posto finale, che rappresenta incredibilmente il primo arrivo a pieni giri della stagione.

La potenza del motore Nissan si fa nuovamente sentire sul miglio e mezzo del Kansas, dove Scheckter centra la seconda pole stagionale, domina la corsa e nonostante un consumo anomalo delle gomme piega Hornish e sembra avere la vittoria in pugno, quando una probabile foratura lo spedisce contro il muro a 10 giri dalla bandiera a scacchi. Non va meglio a Nashville, dove insegue Hornish per la testa della corsa fino al 170° giro, quando finisce contro il muro in un azzardato doppiaggio all’esterno su un poco collaborativo Cheever…che ormai medita di appiedare Tomas per fare largo a Buddy Rice. In Michigan quindi il team si presenta con tre vetture, con Scheckter che deve cedere al giovane americano la sua abituale crew di meccanici. Il sudafricano però non si scompone, guidando un tris Cheever-Nissan in qualifica e dominando la corsa. Le cose si complicano nel finale, quando un pit stop lento in bandiera verde e una neutralizzazione causata proprio da Cheever spediscono Tomas nelle retrovie, da cui però rinviene imperiosamente per riprendere la testa a 6 giri dal termine e conquistare il primo successo in IRL. La vittoria arriva però troppo tardi per salvare la stagione: in Kentucky infatti Scheckter anticipa la partenza e perde un giro per scontare la penalità, riesce poi a riportarsi in contatto con il gruppo di testa, ma finisce ancora contro il muro dopo aver accusato un eccessivo consumo delle gomme posteriori. E’ l’ultima goccia: Tomas vive da spettatore le ultime 4 gare della stagione, paradossalmente non per imposizione del team ma per sua scelta, stanco del clima di tensione all’interno della squadra, accusata di mettere in campo un auto non sicura.

Trionfo a Michigan. indycar.com
Trionfo a Michigan. indycar.com

Chiusa una porta si apre però un portone. La velocità del sudafricano non è infatti passata inosservata a Chip Ganassi, che in vista dello sbarco definitivo in IRL nel 2003 decide di ingaggiare Scheckter al fianco del confermato Scott Dixon. La mossa incontra la ferma opposizione di Cheever e della TWR, che portano il sudafricano in tribunale, non potendo però più offrirgli un posto in F1, in seguito alla dipartita del team Arrows.

L’inizio di stagione non è facile per Scheckter, che a Homestead naviga in zona podio prima di retrocedere ai margini della top ten per problemi di gomme, mentre il compagno Dixon coglie il primo successo stagionale. In piena lotta per la vittoria nell’appuntamento successivo a Phoenix, il tentativo di superare all’esterno Giaffone in ripartenza conduce a un contatto ruota a ruota e la Panoz Target contro il muro. Il copione si ripete per certi versi a Motegi, dove Tomas conduce all’approssimarsi dell’ultima sosta ma nel tentativo di riprendere il comando dalle mani di Kanaan arrischia un avventuroso sorpasso all’esterno in curva 4 che lo spedisce ancora contro il muro. Il primo risultato utile del 2003 arriva a Indy dove Scheckter si qualifica solo in quarta fila ma risale stabilmente il gruppo, comandando la corsa più a lungo di tutti. Dopo aver perso il comando durante i pit stop, una ripartenza lenta lo vede però retrocedere al quarto posto dietro le Penske e Kanaan, che lo precedono fino al traguardo. In Texas la sfortuna riprende ad affliggere il sudafricano, che parte in pole, domina resistendo agli assalti degli inseguitori, ma un errore della squadra durante il rifornimento causa un incendio ai box e conseguente penalità. Un cedimento meccanico pone poi fine alla corsa con l’ennesimo incidente. Il momento frustrante prosegue quindi a Pikes Peak, dove Tomas rimonta dal centro gruppo fino a comandare la corsa, ma la cavalcata si arresta per un incolpevole contatto con Giaffone in pit lane che gli costa un giro. Un’altra bella rimonta a Richmond termina in breve con un maldestro testacoda in ripartenza che porta a un contatto con Unser e due giri persi per le riparazioni. In Kansas battaglia per le prime posizioni fino alla prima sosta, quando rimane attardato da guai elettrici e un errore strategico mentre a Nashville recupera fino alla top 5 dopo una penalità iniziale, ma rimane intruppato nel traffico degli ultimi giri e chiude solo decimo.

Un anno dopo la prima vittoria, a Michigan Scheckter parte in prima fila e combatte nel gruppo di testa per tutta la gara, non avendo però lo spunto nel finale per contendersi la vittoria con Barron e Hornish, che lo precedono sul traguardo. Nonostante un errore di posizionamento durante una sosta lo spedisca nelle retrovie, chiude quarto a St. Louis grazie a una grande ripartenza nel finale. Un evitabile contatto con Kanaan, che gli rallenta davanti frenato dal traffico, porta però all’ennesimo incidente a Nazareth, facendo sfumare un sicuro podio. A Chicago conduce la corsa più a lungo di tutti partendo dalla prima fila, ma perde terreno dopo l’ultima sosta e negli ultimi giri non riesce a inserirsi nell’incredibile volata a tre tra Hornish, Dixon e Herta, chiudendo quinto. Un copione simile va poi in scena anche a Fontana, dove Tomas guadagna in breve il comando e guida agevolmente il gruppo. In una corsa stranamente priva di neutralizzazioni, perde però il treno per la vittoria a causa di una sosta lenta e alla fine è solo quinto. Lasciato libero da Chip Ganassi, che non esercita l’opzione per il 2004, Scheckter trova in breve l’accordo con il team Panther per sostituire Sam Hornish. Affronta così l’ultima gara con l’obiettivo di aiutare il compagno Scott Dixon a portare a casa il titolo. A pochi giri dalla fine, il contatto tra Kanaan e Castroneves mette in cassaforte l’obiettivo per il neozelandese, con Scheckter che gli copre le spalle nonostante l’intensa pressione di Brack. Quando però lo svedese diventa troppo aggressivo nel seguire la scia di Dixon, la sua Dallara si aggancia con la Panoz del sudafricano, impattando violentemente contro le reti. Scheckter se la cava senza un graffio mentre lo sfortunato Brack ne ricava numerose fratture, che lo costringono a saltare l’intera stagione 2004. Il sudafricano chiude quindi al 7° posto una stagione positiva dal punto di vista delle prestazioni ma pessima come risultati, ricca di errori evitabili e numerose sfortune.  Pochi giorni dopo l’incidente di Brack in Texas, l’IRL è scossa da una notizia ancora più tragica quando Tony Renna, alla prima uscita con il team Ganassi proprio sulla vettura di Scheckter, perde la vita in un test a Indianapolis dopo essere a sua volta finito nelle reti, probabilmente a causa di una foratura.

Fianco a fianco con Dixon a Michigan. indycar.com
Fianco a fianco con Dixon a Michigan. indycar.com

La nuova avventura con il team Panther si apre a Homestead in una gara dall’andamento già visto: Scheckter naviga stabilmente a ridosso dei primi, conduce la corsa nelle ultime battute, ma dopo l’ultima sosta non ha lo spunto per impensierire le Penske, terminando quinto dietro Wheldon e Takagi. Una corsa consistente lo vede poi occupare a lungo il terzo posto a Phoenix dietro Kanaan e Dixon, quando nel rallentare per l’incidente di Buhl viene travolto da Franchitti, che non si avvede dello sventolare delle bandiere gialle. Dopo un’infruttuosa trasferta in Giappone, anche Indianapolis non regala particolari soddisfazioni, fatta eccezione per un incredibile sorpasso multiplo in cui il sudafricano supera di slancio 6 macchine in curva 3. Le corse successive proseguono sulla medesima lunghezza d’onda: un contatto ruota a ruota con Dixon porta al ritiro in Texas, mentre una grintosa prova e un possibile podio a Richmond svaniscono in un incolpevole incidente a catena. Il team Panther schiera l’unica vettura Chevrolet realmente competitiva anche in Kansas, dove Scheckter battaglia in testa alla corsa con i piloti Honda, salvo poi perdere tre giri dopo essere rimasto senza metanolo per un errore di calcolo.

Una buona rimonta a Nashville è invece rovinata da un errore in ripartenza e un successivo incidente, mentre problemi al cambio gli costano il ritiro nelle prime fasi a Milwuakee. Partito in fondo al gruppo per aver sostituito il motore, a Michigan Tomas si porta in breve nelle prime posizioni, ma un incolpevole contatto con Takagi in pit lane gli costa tre giri. Il momento nero prosegue in Kentucky, dove conduce a metà gara ma per un problema alla frizione spreca tutto, ripartendo anticipatamente durante una sosta e causando un principio di incendio che lo costringe al ritiro.  Un altro podio certo sfuma poi a Pikes Peak per la rottura di un semiasse. Chiude fuori dalla top ten a Nazareth a causa di problemi d’assetto, finisce a muro a Chicago tradito da un errore di Jaques Lazier ed è poi coinvolto nel testacoda di Enge mentre lotta nella top 10 a Fontana. L’ultimo appuntamento del Texas sembra finalmente poter dare luce a una stagione terribile, ma dopo aver lottato a lungo per la testa, è costretto al ritiro da problemi al motore. Un 2004 tragicomico si chiude quindi incredibilmente con un misero 19° posto in classifica, rappresentativo dell’inconsistenza di risultati, ma non certo del potenziale mostrato in quasi tutti gli appuntamenti.

All'esterno di Takagi a Chicago. indycar.com
All’esterno di Takagi a Chicago. indycar.com

Nonostante la penuria di risultati, per il 2005 Scheckter strappa la riconferma al team Panther, che gli affianca Tomas Enge, già compagno di team ai tempi della F.3000. Per buona parte dell’anno i due sono gli unici a portare in pista il motore Chevrolet, che nella prova di apertura di Homestead aiuta Scheckter  a conquistare la pole e battagliare a lungo nelle posizioni di vertice. La fortuna però è sempre quella e il sudafricano è costretto al ritiro da un pasticcio di Matsuura, che in una ripartenza fa fuori un terzo della griglia. Una macchina sempre più sovrasterzante conduce a una strisciata sul muro nell’appuntamento successivo di Phoenix, mentre sul cittadino di St. Pete una prova grintosa termina mestamente contro le gomme quando il podio è ormai in vista. Una delusione ben peggiore arriva però a Motegi, dove Tomas prende il comando dopo l’ultima sosta, si difende strenuamente dagli attacchi di Kanaan e Wheldon, ma in un finale giocato sui consumi rimane a secco di metanolo a due giri dalla bandiera a scacchi. Dopo una Indy500 finita contro il muro a causa di un errore di Danica Patrick, il Texas pone fine a un digiuno quasi grottesco. Tomas parte in pole, comanda buona parte della corsa e nel finale contiene il mago delle volate Hornish per conquistare il secondo successo in carriera. Il momento positivo prosegue a Richmond, dove parte dal fondo e si tiene fuori dai guai fino al quarto posto finale. In Kansas è tra i più veloci e battaglia per tutta la corsa con le migliori Honda, ma perde il treno di testa dopo l’ultima sosta e alla fine deve accontentarsi del quinto posto. Un’altra pole position fa ben sperare a Nashville, ma dopo aver gravitato per tutta la gara intorno alla top5, il ritiro sopraggiunge per problemi di pressione olio. La scelta di cambiare gomme all’ultimo pit stop si rivela invece decisiva a Milwaukee, dove Tomas segue nel traffico Sam Hornish e fa fuori nel finale le vetture del team Andretti per conquistare il terzo posto in scia allo stesso Hornish e Franchitti.

La solita prova ispirata lo vede recuperare da una penalità a Michigan e chiudere al terzo posto dietro Wheldon e un imbattibile Herta, mentre problemi di iniezione gli costano il ritiro in Kentucky, cui seguono due corse problematiche a Pikes Peak e Sonoma. Incisivo come sempre sugli ovali veloci, a Chicago combatte davanti al gruppo per tutta la corsa ma nel finale non riesce a rompere la formazione delle Penske, che insieme al vincitore Wheldon lo precedono sul traguardo. Subito fuori a Watkins Glen per il cedimento di una sospensione, nell’ultimo appuntamento di Fontana Tomas parte in prima fila, guida la corsa più a lungo di tutti ma rimane attardato da un pit stop lento e nel finale, nonostante l’aiuto di alcune bandiere gialle, non ha la velocità per inserirsi nel discorso vittoria, chiudendo mestamente al settimo posto. La stagione termina quindi con una decima piazza in classifica che pur rappresentando un netto miglioramento rispetto al 2004, ancora una volta risulta deludente, considerando il gran potenziale mostrato in buona parte del campionato.

Davanti a Hornish in Texas. Shawn Payne; indycar.com
Davanti a Hornish in Texas. Shawn Payne; indycar.com

Per la nuova stagione il team Panther, abbandonato dalla Pennzoil, è costretto a ridurre l’impegno a una vettura, non potendo più sostenere il robusto ingaggio di Scheckter. Nonostante i risultati latitino, la personalità e la guida spettacolare rendono il sudafricano uno dei piloti più popolari di una IRL in grave crisi di partecipanti, convincendo Tony George a schierare una vettura per Tomas nel team Vision, al fianco di Ed Carpenter. Al primo appuntamento di Homestead proprio l’americano è coinvolto nell’incidente che costa la vita a Paul Dana. Frastornato,  Scheckter riesce a portare a casa la macchina in nona posizione, conquistando il miglior piazzamento del team fino a quel momento. Ancora meglio va a St. Pete, dove nelle ultime battute occupa la quarta piazza finché un contatto ruota a ruota con Rice non pone fine alla corsa di entrambi. Una buona prova a Motegi è rovinata da un errore di calcolo che lo lascia in pista senza metanolo, mentre una promettente Indy 500 finisce contro la testa del muretto box quando Tomas, in quel momento quinto, perde il controllo in curva 4 dopo essere sceso troppo al di sotto della linea bianca. Partito nel gruppo, a Watkins Glen è il primo a montare le gomme da bagnato, guidando a lungo la corsa prima che un contatto con Franchitti e le slicks sull’umido nel finale lo releghino al decimo posto. Alle prese con un’auto sovrasterzante e il weight jacker rotto, chiude ancora decimo in Texas.

Una lunga battaglia dietro il gruppo di testa frutta invece un buon settimo posto a Richmond, bissato due settimane dopo in Kansas mentre un semiasse rotto nega un possibile piazzamento in top 5 a Nashville. Sette giorni dopo a Milwaukee va poi in scena una replica di quanto visto nel 2005, con Tomas che recupera un giro e con gomme nuove nell’ultimo stint si fa largo tra le vetture del team Andretti, portando a casa uno splendido podio dietro Kanaan e Hornish. Un’altra bella prestazione lo vede poi lottare nelle prime posizioni e chiudere quinto a Michigan, cui segue il settimo posto del Kentucky, dove ancora una volta si arrende solo a Meira nella lotta dietro i top teams. Rallentato da problemi a una spalla e guai alla vettura, parte dal fondo a Sonoma, dove la sua rimonta è frenata prima da una foratura e poi da un guasto ai freni. La stagione si chiude infine a Chicago con un decimo posto, che è anche il piazzamento finale del sudafricano in classifica.

Sull'erba per passare Danica Patrick a Watkins Glen. Steve Snoddy, indycar.com
Sull’erba per passare Danica Patrick a Watkins Glen. Steve Snoddy, indycar.com

Una seconda stagione incoraggiante e il numero di partecipanti ancora terribilmente basso convince Tony George a proseguire con il team Vision, che nel 2007 si rinforza tecnicamente e oltre ai confermati Carpenter e Scheckter schiera una terza vettura per A.J. Foyt IV. A Homestead la stagione parte bene, con Carpenter che coglie un ottimo sesto posto, mettendosi dietro Scheckter, che chiude ottavo. Una prova consistente produce poi un buon sesto posto per il sudafricano nelle strade di St. Petersburg, cui segue un altro piazzamento in top ten a Motegi, dove chiude nono. Ancora meglio va in Kansas, dove è battuto dalle imprendibili vetture di Ganassi, Franchitti e Castroneves ma si mette dietro Hornish in una corsa in cui anche i top team faticano a trovare un set up competitivo. Partito in terza fila, è molto competitivo a Indianapolis dove risale fino al terzo posto a metà gara, salvo perdere un giro dopo aver rovinato l’ala anteriore toccando maldestramente Hornish. Tornato a pieni giri, recupera fino alla top ten e nel convulso finale riesce a portare la vettura al settimo posto finale, che è anche la posizione che occupa in classifica generale. La sequenza di risultati utili si arresta però a Milwaukee, dove Tomas è prima attardato da problemi alla frizione e poi messo fuori gara da un semiasse, mentre una prova molto promettente in Texas è rovinata da un contatto con Andretti che lo spedisce in testacoda sul traguardo, generando il successivo lancio dei guanti verso l’americano. Un possibile gran risultato in Iowa, considerando l’alto numero di ritiri, sfuma invece subito al primo giro quando il sudafricano è travolto dalla vettura fuori controllo di Wheldon.

A Richmond Tomas viaggia agevolmente in top 5 a metà gara, salvo precipitare al decimo posto dopo la penultima sosta ai box. Bloccato nel traffico, durante l’ultima neutralizzazione effettua un cambio gomme che negli ultimi giri gli consente di risalire il gruppo e artigliare un’altra settima piazza. Dopo un week end incolore a Watkins Glen e un poco entusiasmante 11° posto a Nashville, Buddy Rice gli soffia l’ottava piazza all’ultimo giro a Mid Ohio. In forma come sempre a Michigan, il sudafricano conduce alcuni giri e lotta in testa alla gara con Wheldon e Franchitti, quando a 60 giri dal termine i due si agganciano nel rettilineo di ritorno innescando un incidente a catena che mette fuori corsa anche Scheckter, che si rifà parzialmente nell’appuntamento successivo in Kentucky, dove gravita a lungo in zona podio e termina quinto alle spalle del compagno Foyt, che a sorpresa centra il podio. Una prova tranquilla lo vede poi terminare ottavo a Sonoma, primo dei non top team, mentre un piazzamento in top 5 a Detroit gli è negato da una tamponata di Castroneves che rischia di sfociare in scontro nel dopo gara. Problemi tecnici portano infine a un rapido ritiro a Chicago, cosa che permette a Buddy Rice di superarlo di 3 punti per il nono posto in classifica. Il sudafricano chiude quindi 10° come nel 2006, mancando l’appuntamento col podio ma mostrando maggiore costanza di rendimento in una griglia di più alto livello rispetto alla stagione precedente.

Pit stop in Kentucky. Steve Snoddy, indycar.com
Pit stop in Kentucky. Steve Snoddy, indycar.com

Con l’annessione della ChampCar il numero di macchine in griglia sale notevolmente, cosa che spinge al ridimensionamento del team Vision, che torna a due vetture per Carpenter e Foyt. Scheckter deve quindi guardarsi attorno, riuscendo ad assicurarsi un programma ridotto ma dall’alto potenziale con Jay Penske, che dopo aver schierato con successo una vettura a Indianapolis per Ryan Briscoe, per il 2008 si impegna in un programma di 6 gare con Tomas. La prima è Kansas, dove il sudafricano si qualifica in seconda fila e battaglia inizialmente con Dixon e Wheldon, prima di precipitare in coda al gruppo a causa di un contrattempo in pit lane innescato da Marty Roth. La sua rimonta fino alla top ten finisce poi quando un errore di Viso lo spedisce in testacoda distruggendo una sospensione. Partito in quarta fila, a Indianapolis Tomas si porta in breve in quarta piazza, gravitando nelle prime posizioni fino a tre quarti di gara, quando un semiasse si rompe in pit lane mentre è in terza posizione. Un’altra corsa promettente in Texas si interrompe dopo soli 50 giri quando il rookie Moraes lo stringe contro il muro in una ripartenza. Mai competitivo, si ritira intorno a metà gara a Sonoma con un semiasse rotto, replicando poi a Detroit, dove è protagonista di un brutto incidente nelle prove. Un altro problema tecnico a Chicago chiude poi mestamente una stagione che, ancora una volta, prometteva tutt’altri risultati, specialmente a Indianapolis, corsa che rimarrà una dei maggiori rimpianti della carriera del sudafricano, al pari dell’edizione 2002.

In qualifica a Indianapolis. Shawn Payne, indycar.com
In qualifica a Indianapolis. Shawn Payne, indycar.com

Gli sforzi per mettere in piedi un programma full time si rivelano vani e nel 2009 Scheckter fa il suo debutto in campionato direttamente a Indianapolis, dove corre con la seconda vettura del team Coyne. Qualificatosi 26°, dopo qualche giro è già 16° ed è in quelle posizioni che gravita per tutta la corsa, prima di issarsi fino all’11° posto dopo l’ultima partenza, per poi concludere una posizione più indietro. Nel resto della stagione si divide tra le vetture #23 e #43 del team Dreyer&Reinbold. Partito 10°, è quinto al termine del primo giro di Milwaukee ma retrocede lentamente fuori dalla top ten, chiudendo alla fine in 13° piazza. Il copione si ripete poi in Texas, mentre l’ovale corto dell’Iowa vede un Scheckter arrembante risalire al primo giro dal 16° al nono posto e poi, anche grazie al gioco delle strategie, stazionare a lungo in zona podio, prima di vincere il duello con il compagno Conway per il sesto posto finale. Torna quindi in macchina a Toronto, dove parte nelle retrovie ma nel finale è in lizza per il settimo posto quando nel tentativo di passare Moraes viene tamponato da Tagliani, che spedisce tutti e tre contro le gomme. A Edmonton invece la corsa finisce dopo pochi giri per un problema alle sospensioni, così come la settimana successiva in Kentucky. Di riposo a Mid Ohio e Sonoma, Tomas torna in azione a Chicago dove va in scena una corsa di gruppo infernale. Partito 14°, a metà gara arriva in zona podio, ma rimane attardato dopo l’ultima sosta e nel mucchio selvaggio finale riesce a portare a casa un buon ottavo posto. Un altro buon piazzamento in top ten a Motegi è invece negato da problemi al cambio, mentre nell’ultima corsa di Homestead, affrontata in condizione di caldo estremo, porta a casa una buona nona piazza che gli vale il 20° posto finale in classifica.

In lotta con Graham Rahal in Iowa. Steve Snoddy, indycar.com
In lotta con Graham Rahal in Iowa. Steve Snoddy, indycar.com

Se nel 2009 Tomas riesce comunque a disputare quasi tutta la seconda metà stagione, il 2010 lo vede al via di soli 6 appuntamenti, 4 con il team Dreyer&Reinbold (Indy più altri tre in sostituzione di Mike Conway) e due con il team Conquest. A Indy si qualifica 20°, è 10° dopo due ripartenze e fino all’ultima sosta naviga tranquillamente in top 5. Nel finale la corsa si gioca però sui consumi e una strategia sbagliata lo relega al 15° posto. In Texas battaglia lungamente ai margini della top 10, prima che un errore di posizionamento in pit lane lo spedisca in fondo. Risalito in zona top ten, durante le soste perde il contatto con il gruppo e alla fine chiude 13°. Dodici mesi dopo, Toronto vede un altro scontro con Tagliani per un posto nei primi dieci, ma questa volta è Tomas a franare sul canadese, rovinando la corsa di entrambi. Un giro perso per sostituire l’ala anteriore poi cancella le speranze di un buon risultato a Edmonton. Alla prima uscita con il team Conquest, è subito fuori a Chicago tamponato da Lloyd, mentre in Kentucky chiude 14° una gara non entusiasmante.

Indiianapolis. openwheel33.com
Indiianapolis. openwheel33.com

Nel 2011 Tomas trova l’accordo con il team KV per disputare la Indy500. 21° in qualifica, a ogni ripartenza guadagna posizioni portandosi in breve in top ten. A tre quarti di gara si ritrova in fondo al gruppo, ma nel giro di due ripartenze ravvicinate si porta incredibilmente in quarta piazza, dovendo però cedere ad alcune vetture più veloci. Nel finale ingaggia poi una bella lotta con Andretti e la Patrick, che precede sul traguardo chiudendo ottavo. Resta quindi fermo fino a Loudon, quando il team Dreyer&Reinbold lo richiama per sostituire l’infortunato Justin Wilson. Mentre altri si girano traditi dalle gomme fredde, dalla 18° piazza di partenza in due restarts risale fino al terzo posto, ma come a Indy deve poi progressivamente lasciare strada a vetture più veloci. A metà gara è comunque in lizza per un posto in top ten quando un incontro troppo ravvicinato con Andretti e Kanaan conduce tutti e tre contro il muro. Poca fortuna ci sarà poi nel ritorno con il team KV a Baltimora. Reduce dalla vittoria di Ed Carpenter in Kentucky, Sarah Fisher schiera una seconda vettura per Tomas nell’ultimo appuntamento di Las Vegas. Partito 21°, il sudafricano recupera alcune posizioni nei primi giri, rimanendo poi coinvolto nel catastrofico incidente a catena dell’11° giro, da cui esce fortunatamente indenne. Sceso dalla vettura, Tomas si avvicina alla macchina di Wheldon per sincerarsi delle sue condizioni e quello che vede, insieme alle suppliche del padre Jody (mai sostenitore delle corse americane), lo convincono a porre la parola fine sulle corse USA.

Ottavo nella sua ultima Indy500. indyfireandice.com
Ottavo nella sua ultima Indy500. indyfireandice.com

Negli anni successivi ci saranno alcune voci su una possibile partecipazione alla 500 miglia di Indianapolis che però non troveranno mai conferma. Dopo aver lasciato l’IndyCar, Tomas si è trasferito in Inghilterra lavorando nell’impresa agricola condotta dal padre.

Anno Serie Squadra N Sponsor Gare Pos. Finale Punti Vittorie Podi Top5 Top10 Pole P. LL L
2002 IRL Cheever 52 Red Bull 12 14 210 1 1 2 3 3 443 5
2003 IRL/IndyCar Ganassi 10 Target 16 7 356 0 1 5 10 2 491 8
2004 IRL/IndyCar Panther 4 Pennzoil 16 19 230 0 0 1 1 0 32 3
2005 IRL/IndyCar Panther 4 Pennzoil 17 9 390 1 3 6 8 3 365 8
2006 IRL/IndyCar Vision 2 Rock&Republic 14 10 298 0 1 2 9 0 20 4
2007 IRL/IndyCar Vision 2 Rock&Republic 17 10 357 0 0 2 9 0 2 1
2008 IRL/IndyCar Dragon 12 Symantec 6 31 66 0 0 0 0 0 0 0
2009 IRL/IndyCar D&R 23  MonaVie 11 20 195 0 0 0 3 0 10 2
2010 IRL/IndyCar D&R 23 MonaVie  6 29 89 0 0 0 0 0 5 1
2011 IndyCar KV/D&R 07 Redline  3 32 52 0 0 0 1 0 0 0
Carriera         118 181 2243 2 6 18 44 8 1368 32

Piccolo saggio delle prodezze di Scheckter a gomme fredde.