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2018 – Barber

Honda Grand Prix of Alabama – 20-22 aprile 2018 – Quarta prova stagionale

Circuito Barber Motorsports Park
Tipologia Stradale Permanente
Lunghezza 2.3 mi – 3.7 km
Configurazione aerodinamica Stradale
Record della pista 1.06.6001, Sebastien Bourdais, Dallara – Chevrolet, 2016
Distanza di gara 90 giri – 207 mi
Vincitore uscente Josef Newgarden

 

 

Griglia di partenza – Barber
Pos. Pilota Tempo Pilota Tempo
1 Josef Newgarden 01:07.4413
2 Will Power 01:07.4541
3 Sebastien Bourdais 01:07.5337
4 Ryan Hunter-Reay 01:07.7807
5 James Hinchcliffe 01:07.9472
6 Scott Dixon 01:08.0303
7 Marco Andretti 01:07.6027
8 Alexander Rossi 01:07.7488
9 Simon Pagenaud 01:07.8409
10 Robert Wickens 01:07.8455
11 Zach Veach 01:07.9894
12 Ed Jones 01:08.4386
13 Max Chilton 01:08.0235
14 Charlie Kimball 01:08.5494
15 Graham Rahal 01:08.1038
16 Zachary Claman De Melo 01:08.5531
17 Spencer Pigot 01:08.1184
18 Takuma Sato 01:08.5676
19 Jordan King 01:08.3997
20 Gabby Chaves 01:08.9763
21 Matheus Leist 01:08.5516
22 Rene Binder 01:09.5404
23 Tony Kanaan 01:11.2015

Pioggia o sole, il quarto appuntamento del campionato IndyCar ha avuto un solo grande protagonista, Josef Newagarden. Dopo aver dominato la quindicina di giri bagnati disputati la domenica, il campione in carica ha fatto il bello e il cattivo tempo nella rimanente ora del lunedì, dimostrandosi imprendibile sull’asciutto e poi bravo a gestire la situazione quando la pioggia ha rifatto capolino sul tracciato dell’Alabama negli ultimi 20 minuti. La vittoria della maturità per il pilota del Tennesse, che come a Phoenix ha potuto contare su un Tim Cindric ispirato, che coraggiosamente ha deciso per il passaggio alle gomme da pioggia quando ancora le slicks sembravano garantire più aderenza.

I quindici giri percorsi la domenica non hanno alterato significativamente i valori espressi nelle qualifiche, con Newgarden subito a condurre su Power, Bourdais e Hunter-Reay e Andretti mestamente in testacoda dopo una breve ma intensa pressione su Rossi per la sesta piazza. L’andamento sorprendentemente lineare della corsa bagnata è stato poi interrotto da una tamponata di Jones a Kimball, leggera ma sufficiente a spedire il californiano contro i rails della curva 16. La conseguente neutralizzazione ha permesso ad alcuni ritardatari come Andretti e Pagenaud di rifornire, ma anche alla crescente pioggia di creare ampie pozzanghere e veri e propri ruscelli in corrispondenza di avvallamenti e curve in pendenza. E’ così che alla ripartenza alla visibilità inesistente si è unito l’acquaplaning, che ha subito tradito Will Power, a muro pochi metri dopo il traguardo. Nonostante tutti gli sforzi degli organizzatori, alla conseguente bandiera rossa è poi seguita qualche ora più tardi l’inevitabile decisione di completare la corsa il lunedì, che ha proposto pista asciutta ma anche nuvoloni poco rassicuranti.

Con Chilton subito fermo per problemi elettrici nei giri di riscaldamento, alla bandiera verde Newgarden ha subito imposto un ritmo elevatissimo a una gara in cui si sono subito delineate due strategie, due soste contro la singola fermata come inizialmente pianificato da Bourdais e Dixon. Nonostante l’opera di risparmio carburante, il francese ha sempre guidato il gruppo degli inseguitori, controllando senza problemi Hunter-Reay, Hinchcliffe e Rossi, protetti inizialmente da Veach, crollato sul finire del primo stint dopo aver a lungo frenato il gruppetto comprendente Wickens, Pagenaud e Dixon. Primo del gruppo di testa a fermarsi, Newgarden ha puntato fino da subito su una strategia a due soste su cui solo dopo il primo pit stop hanno converso gli inseguitori, a eccezione come detto di Bourdais e Dixon. Se però il neozelandese, intruppato nel traffico dopo aver perso posizioni nella prima frazione con la visiera appannata, poteva puntare realisticamente solo al terzo posto, Bourdais sarebbe certamente andato in testa dopo la seconda sosta di Newgarden, dovendone poi controllare il ritorno nel finale. E così è stato in effetti, ma più che esigenze di strategia, a imporre la seconda sosta del campione in carica ha pensato la pioggia, riaffacciatasi timidamente a venti minuti dal termine e via via cresciuta di intensità. Raramente però il leader della gara prende l’iniziativa in caso di pioggia, facendo sembrare la scelta di Tim Cindric decisamente azzardata quando Newgarden su gomme da bagnato è stato sfilato agevolmente da Hunter-Reay sulle slicks. Il circuito era però ormai già al limite e anche il campione 2012 due giri più tardi ha dovuto riparare in pit lane. Ultimo a resistere Bourdais, rimasto in pista nella speranza di un miglioramento mai arrivato che alla fine gli è costato il podio.

Nuovamente in testa, Newgarden ha così gestito nel finale delle gomme seriamente intaccate dai primi giri su asfalto solo umido, riuscendo comunque a tenere a distanza Hunter-Reay per cogliere il secondo successo stagionale e tornare in testa alla classifica. Per il pilota del team Andretti un podio liberatorio a coronare una prova finalmente priva di contrattempi ed errori. Dell’azzardo di Bourdais ha beneficiato anche Hinchcliffe, a lungo in lotta con Rossi ai margini del podio, che ha preceduto il compagno Wickens, tra i più veloci nel finale e abile a districarsi nel traffico dopo la prima sosta. Bourdais, contrariato per i punti persi dopo aver chiesto veementemente a Dale Coyne di rientrare, ha comunque portato a casa un buon quinto posto, precedendo in volata Dixon, autore di numerosi sorpassi e velocissimo sul bagnato, ma a sua volta tradito dalla strategia a una sosta. Una prova regolare ha visto poi Rahal chiudere in settima piazza davanti al compagno Sato, in difficoltà sull’asciutto ma tra i più efficaci su pista bagnata. Pagenaud ha portato a casa il nono posto al termine di un fine settimana scialbo, coronato nel dopo gara da una sfuriata contro Gabby Chaves, reo di averlo a lungo tenuto dietro nonostante un ritardo di due giri a causa dei problemi elettrici incontrati nella prima frazione. La top ten è stata quindi chiusa da Marco Andretti, risalito dalle retrovie dopo il testacoda della prima frazione, che ha preceduto Rossi, a lungo in lotta con Hinchcliffe e Wickens per il terzo gradino del podio, ma tradito dall’aver anticipato la seconda sosta alla ricerca di pista libera, decisione che lo ha costretto a rientrare nuovamente per cambiare gomme dopo un’escursione in curva 1.

L’americano torna così a inseguire con 13 punti di ritardo Newgarden, che può ora contare su una quarantina di lunghezze sul gruppetto composto da Bourdais, Rahal, Hinchcliffe, Hunter-Reay e Dixon.

 

Barber – Ordine d’arrivo- 22-23/04/2018
Pos. Pilota Squadra Motore N Sponsor Tempo
1 Josef Newgarden Penske Chevy 1 Hitachi 82 giri in 02:01:14.4486 – 93.335 mph
2 Ryan Hunter-Reay Andretti Honda 28 DHL 9.961
3 James Hinchcliffe Schmidt Honda 5 Arrow Electronics 15.539
4 Robert Wickens Schmidt Honda 6 Lucas Oil 17.679
5 Sebastien Bourdais Coyne Honda 18 Sealmaster 26.890
6 Scott Dixon Ganassi Honda 9 PNC Bank 26.977
7 Graham Rahal Rahal Honda 15 Mi-Jack 30.119
8 Takuma Sato Rahal Honda 30 Panasonic 30.553
9 Simon Pagenaud Penske Chevy 22 Menard’s 42.462
10 Marco Andretti Andretti Honda 98 Kerauno 44.689
11 Alexander Rossi Andretti Honda 27 Kerauno 45.233
12 Matheus Leist Foyt Chevy 4 ABC 57.929
13 Zach Veach Andretti Honda 26 One Thousand One 1:05.930
14 Jordan King Carpenter Chevy 20 Fuzzy’s 1:20.012
15 Spencer Pigot Carpenter Chevy 21 Fuzzy’s 1 giro
16 Rene Binder Juncos Chevy 32 Binderholz 2 giri
17 Gabby Chaves Harding Chevy 88 Harding 2 giri
18 Tony Kanaan Foyt Chevy 14 ABC 2 giri
19 Zachary Claman De Melo Coyne Honda 19 Paysafe 2 giri
20 Ed Jones Ganassi Honda 10 NTT Data mechanical
21 Will Power Penske Chevy 12 Verizon incidente
22 Max Chilton Carlin Chevy 59 Gallagher mechanical
23 Charlie Kimball Carlin Chevy 23 Tresiba incidente

 

Classifica dopo Barber
Pos. Pilota Punti Distacco Corse Vittorie Podi Top 5 Top 10 Poles LL L GPV
1 Josef Newgarden 158 0 4 2 2 2 4 1 106 3 1
2 Alexander Rossi 145 13 4 1 3 3 3 1 77 3 1
3 Sebastien Bourdais 119 39 4 1 1 2 2 1 103 4 1
4 Graham Rahal 119 39 4 0 1 2 4 0 7 1 0
5 James Hinchcliffe 118 40 4 0 1 2 4 0 20 1 0
6 Ryan Hunter-Reay 113 45 4 0 1 3 3 0 7 3 0
7 Scott Dixon 107 51 4 0 0 1 3 0 0 0 0
8 Robert Wickens 97 61 4 0 1 2 2 1 113 2 0
9 Marco Andretti 88 70 4 0 0 0 3 0 0 0 0
10 Will Power 81 77 4 0 1 1 2 0 86 2 0
11 Ed Jones 79 79 4 0 1 1 2 0 0 0 0
12 Tony Kanaan 79 79 4 0 0 0 2 0 0 0 0
13 Zach Veach 77 81 4 0 0 1 1 0 0 0 0
14 Takuma Sato 70 88 4 0 0 0 1 0 0 0 0
15 Simon Pagenaud 66 92 4 0 0 0 2 0 3 1 0
16 Spencer Pigot 61 97 4 0 0 0 0 0 0 0 0
17 Gabby Chaves 55 103 4 0 0 0 0 0 0 0 0
18 Matheus Leist 51 107 4 0 0 0 0 0 0 0 0
19 Charlie Kimball 50 108 4 0 0 0 1 0 0 0 0
20 Max Chilton 44 114 4 0 0 0 0 0 0 0 0
21 Jordan King 38 120 3 0 0 0 0 0 5 1 0
22 Zachary Claman De Melo 31 127 3 0 0 0 0 0 0 0 1
23 Ed Carpenter 26 132 1 0 0 0 1 0 0 0 0
24 Jack Harvey 25 133 2 0 0 0 0 0 0 0 0
25 Kyle Kaiser 23 135 2 0 0 0 0 0 0 0 0
26 Rene Binder 22 136 2 0 0 0 0 0 0 0 0
27 Pietro Fittipaldi 7 151 1 0 0 0 0 0 0 0 0

Foto di copertina: indycar.com, Brett Kelley

2018 – Long Beach

Toyota Grand Prix of Long Beach – 13-15 aprile 2018 – Terza prova stagionale

Circuito Streets of Long Beach, California
Tipologia Cittadino
Lunghezza 1.968 mi – 3.167 km
Configurazione aerodinamica Stradale
Record della pista 1.06.225 – Helio Castroneves, Dallara DW12-Chevrolet 2017
Distanza di gara 85 giri – 167,28 mi
Vincitore uscente James Hinchcliffe

 

Griglia di Partenza
1 Alexander Rossi 01:06.5528
2 Will Power 01:06.9054
3 Simon Pagenaud 01:06.9107
4 Scott Dixon 01:07.0483
5 Graham Rahal 01:07.1275
6 Josef Newgarden 01:07.1922
7 Ryan Hunter-Reay 01:07.1415
8 James Hinchcliffe 01:07.1899
9 Sebastien Bourdais 01:07.1943
10 Robert Wickens 01:07.2289
11 Tony Kanaan 01:07.3478
12 Jordan King 01:07.6427
13 Ed Jones 01:08.3844
14 Matheus Leist 01:08.1622
15 Jack Harvey 01:08.8207
16 Zach Veach 01:08.1763
17 Zachary C. De Melo 01:09.1429
18 Spencer Pigot 01:08.2739
19 Max Chilton 01:08.7167
20 Marco Andretti 01:08.5294
21 Gabby Chaves 01:08.8623
22 Takuma Sato 01:08.6340
23 Charlie Kimball 01:09.7481
24 Kyle Kaiser No Time

 

Intoccabile per tutto il fine settimana, Alexander Rossi ha confermato il suo impressionante stato di forma dominando la terza prova stagionale sul cittadino di Long Beach. Il padrone di casa non ha fatto sconti, prendendo subito la testa e imponendo alla corsa un ritmo forsennato, solo occasionalmente frenato da alcuni difficili doppiaggi di cui gli avversari non hanno potuto (o saputo) approfittare. Scampato al solito rimescolamento artificioso indotto nel finale dall’incidente di Claman De Melo, nel finale Rossi si è solo dovuto guardare da un Power in netto di vantaggio di push to pass ma mai in grado di impostare una manovra di sorpasso. L’australiano, meno incisivo di Dixon e Bourdais, ha comunque offerto una prova consistente, conquistando la seconda piazza dietro Rossi, che con la terza vittoria in carriera balza al vertice della classifica con 22 punti su Newgarden, settimo al traguardo e penalizzato da una strategia errata. Per buona parte della gara come detto gli inseguitori più pericolosi del californiano sono stati in realtà Bourdais e Dixon. Superato Power dopo il primo turno di soste, il francese ha colto di sorpresa un neozelandese fin troppo arrendevole, producendosi in un sensazionale slalom tra il rivale e i doppiati in fondo alla Shoreline Drive per conquistare la seconda piazza. Peccato che per completare la manovra il 4 volte campione ChampCar sia finito con due ruote oltre la corsia di rientro in pista, cosa che lo ha costretto  a restituire la posizione. Ancora più determinato, Bourdais ha subito ripassato Dixon con un’altra staccata clamorosa, ma la decisione di entrambi di ritardare l’ultima sosta è stata poi punita dall’incidente di Claman De Melo, con il conseguente pit stop in regime di bandiera gialla che li ha costretti ad accodarsi a coloro che già avevano effettuato la sosta. Se la rimonta dal fondo di Dixon (punito con un drive through per aver effettuato la sosta con la pit lane chiusa) si è fermata all’11° posto, la rincorsa di Bourdais per un posto in top ten è stata rovinata da un attacco troppo ottimista di Jordan King, alle prese con problemi ai freni dopo aver navigato ai margini della top 5 fino a metà gara.

L’uscita di scena dei due tetra campioni ha quindi lasciato campo libero a Jones e Veach, bravi a rimontare dal gruppo e avvantaggiarsi del pasticcio strategico dei rivali. I due hanno dato vita a un bel duello ruota a ruota per il podio, che alla fine ha visto prevalere il pilota del team Ganassi, riscattatosi egregiamente dal brutto errore di Phoenix. La top 5 è stata chiusa da Graham Rahal, costretto a sua volta a una corsa di rimonta dopo il drive through rimediato al primo giro per una tamponata su Pagenaud che ha subito posto fine alla prova del francese. L’americano ha preceduto l’altro figlio d’arte, Marco Andretti, autore di numerosi sorpassi nel gruppo, che ha contenuto Newgarden e un positivo Kanaan. James Hinchcliffe ha chiuso nono un fine settimana difficile per il team Schmidt, con Wickens autore di una buona partenza ma subito attardato da problemi al cambio, mentre un battagliero Kimball ha portato a casa il primo piazzamento in top ten per il team Carlin. Unica nota stonata nella grandiosa giornata del team Andretti, le disavventure  (perlopiù autoprodotte) di un veloce Hunter Reay, subito costretto in pit lane da un’ala anteriore a penzoloni, poi alle prese con una foratura per un contatto con Sato e infine coinvolto nel testacoda di Bourdais al tornantino.

Long Beach – Ordine d’arrivo – 15/4/2018
Pos. Pilota Squadra Vettura N Sponsor Tempo
1 Alexander Rossi (P)(L)(LL) Andretti Honda 27 Napa 85 giri in 01:53:15.2434 – 88.622 mph
2 Will Power (L) Penske Chevy 12 Verizon 1.241
3 Ed Jones Ganassi Honda 10 NTT Data 9.291
4 Zach Veach Andretti Honda 26 One Thousand One 10.105
5 Graham Rahal Rahal Honda 15 United Rentals 10.747
6 Marco Andretti Andretti Honda 98 US Concrete 11.551
7 Josef Newgarden (L) Penske Chevy 1 Verizon 12.218
8 Tony Kanaan Foyt Chevy 14 ABC 16.105
9 James Hinchcliffe Schmidt Honda 5 Arrow Electronics 16.476
10 Charlie Kimball Carlin Chevy 23 Tresiba 17.012
11 Scott Dixon Ganassi Honda 9 PNC Bank 17.330
12 Jack Harvey Shank Honda 60 Autonation 18.347
13 Sebastien Bourdais (L) Coyne Honda 18 Sealmaster 18.944
14 Matheus Leist Foyt Chevy 4 ABC 18.947
15 Spencer Pigot Carpenter Chevy 21 Fuzzy’s 1 giro
16 Kyle Kaiser Juncos Chevy 32 Binderholz 1 giro
17 Max Chilton Carlin Chevy 59 Gallagher 1 giro
18 Jordan King Carpenter Chevy 20 Fuzzy’s 1 giro
19 Gabby Chaves Harding Chevy 88 Harding 2 giri
20 Ryan Hunter-Reay (L) Andretti Honda 28 DHL 4 giri
21 Takuma Sato Rahal Honda 30 Panasonic 11 giri
22 Robert Wickens Schmidt Honda 6 Lucas Oil 12 giri
23 Zachary Claman De Melo Coyne Honda 19 Paysafe Incidente
24 Simon Pagenaud Penske Chevy 22 Menard’s Incidente
Giro più veloce Josef Newgarden 1.07.551
Giri condotti in testa
Alexander Rossi 71
Will Power 6
Sebastien Bourdais 4
Josef Newgarden 3
Ryan Hunter-Reay 1
P: punto per la pole position

L: punto per aver condotto almeno un giro in testa

LL: due punti per il maggior numero di giri in testa

 

Classifica dopo Long Beach
Pos. Pilota Punti Distacco Corse Vittorie Podi Top 5 Top 10 Poles LL L GPV
1 Alexander Rossi 126 0 3 1 3 3 3 1 77 3 1
2 Josef Newgarden 104 22 3 1 1 1 3 0 33 2 1
3 Graham Rahal 93 33 3 0 1 2 3 0 7 1 0
4 Sebastien Bourdais 88 38 3 1 1 1 1 1 94 3 1
5 James Hinchcliffe 83 43 3 0 0 1 3 0 20 1 0
6 Scott Dixon 79 47 3 0 0 1 2 0 0 0 0
7 Ryan Hunter-Reay 73 53 3 0 0 2 2 0 7 3 0
8 Will Power 72 54 3 0 1 1 2 0 86 2 0
9 Ed Jones 69 57 3 0 1 1 2 0 0 0 0
10 Marco Andretti 68 58 3 0 0 0 2 0 0 0 0
11 Tony Kanaan 67 59 3 0 0 0 2 0 0 0 0
12 Robert Wickens 65 61 3 0 1 1 1 1 113 2 0
13 Zach Veach 60 66 3 0 0 1 1 0 0 0 0
14 Takuma Sato 46 80 3 0 0 0 0 0 0 0 0
15 Spencer Pigot 46 80 3 0 0 0 0 0 0 0 0
16 Simon Pagenaud 44 82 3 0 0 0 1 0 3 1 0
17 Charlie Kimball 43 83 3 0 0 0 1 0 0 0 0
18 Gabby Chaves 42 84 3 0 0 0 0 0 0 0 0
19 Max Chilton 36 90 3 0 0 0 0 0 0 0 0
20 Matheus Leist 33 93 3 0 0 0 0 0 0 0 0
21 Ed Carpenter 26 100 1 0 0 0 1 0 0 0 0
22 Jack Harvey 25 101 2 0 0 0 0 0 0 0 0
23 Kyle Kaiser 23 103 2 0 0 0 0 0 0 0 0
24 Jordan King 22 104 2 0 0 0 0 0 5 1 0
25 Zachary Claman De Melo 20 106 2 0 0 0 0 0 0 0 0
26 Rene Binder 8 118 1 0 0 0 0 0 0 0 0
27 Pietro Fittipaldi 7 119 1 0 0 0 0 0 0 0 0

Foto di copertina: indycar.com, Richard Dowdy

2018 – Phoenix

Desert Diamond West Valley Casinò Phoenix Grand Prix – 6-7 aprile 2018 – Seconda prova stagionale

Circuito Ingenuity Sun Media Raceway – Phoenix
Tipologia Ovale corto
Lunghezza 1.022 mi – 1.644 km
Configurazione aerodinamica Ovale corto
Record della pista 18.8701, Helio Castroneves, Dallara-Chevrolet, 2017
Distanza di gara 250 giri – 255.5 mi
Vincitore uscente Simon Pagenaud

 

Phoenix – Griglia di partenza
Pos. Pilota Tempo Pilota Tempo
1 Sebastien Bourdais 00:39.0285
2 Simon Pagenaud 00:39.1096
3 Will Power 00:39.3808
4 Alexander Rossi 00:39.3869
5 James Hinchcliffe 00:39.6165
6 Robert Wickens 00:39.6975
7 Josef Newgarden 00:39.7152
8 Ryan Hunter-Reay 00:39.8384
9 Tony Kanaan 00:39.8624
10 Pietro Fittipaldi 00:39.8725
11 Ed Jones 00:39.9234
12 Graham Rahal 00:40.0088
13 Takuma Sato 00:40.2187
14 Kyle Kaiser 00:40.2409
15 Spencer Pigot 00:40.4275
16 Matheus Leist 00:40.4715
17 Scott Dixon 00:40.4744
18 Ed Carpenter 00:40.5995
19 Gabby Chaves 00:40.6695
20 Marco Andretti 00:40.8349
21 Max Chilton 00:41.2324
22 Charlie Kimball 00:41.4561
23 Zach Veach 00:41.8725

 

Cambiare tutto per non cambiare (quasi) nulla. Potrebbe riassumersi così il bilancio della prima prova stagionale su ovale corto, a Phoenix, dove l’IndyCar ha offerto per il terzo anno consecutivo una corsa piatta, monotona per lunghi tratti e ravvivata solo nel finale da qualche azzardo strategico. Dopo due anni di processioni a 300 all’ora con gli aerokits, si sperava che la nuova veste aerodinamica e un elevato consumo degli pneumatici avrebbero portato a monoposto più difficili da gestire e in grado di offrire spettacolo. Se il primo obiettivo è stato indubbiamente raggiunto, con i piloti costretti a lunghe fasi di rilascio in ingresso curva, nonostante i tentativi di gommare artificialmente la pista Phoenix si è dimostrato ancora una volta un ovale monotraiettoria, punendo duramente chi, avventurosamente o per errore, si è trovato a uscire dalla striscia di asfalto gommata. Così è stato per i veloci rookie Fittipaldi e Kaiser, per il veterano Power (in testa nelle prime fasi) e per Ed Jones, in lotta per la vittoria fino alle ultime fasi. Ne è scaturita quindi una corsa noiosa, con il leader di turno spesso bloccato per decine di giri dietro un doppiato, senza che il gruppo di inseguitori potesse minimamente approfittarne. Le tribune semi deserte, sintomo inequivocabile dello scarso apprezzamento incontrato dalle edizioni precedenti, hanno trovato così giustificazione anche nel 2018, spingendo a interrogarsi sul futuro di una tappa comunque fondamentale del calendario. Per St. Louis, afflitto dagli stessi problemi nel 2017, la serie dovrebbe forse accogliere il suggerimento di Will Power di fornire un set extra di pneumatici nelle libere da usare esclusivamente per sperimentare e gommare la traiettoria esterna.

 

LA GARA

Le prime fasi hanno visto il duo francese Bourdais-Pagenaud guidare il gruppo, inseguiti da Rossi e Wickens. Peccato che in occasione della prima sosta collettiva, arrivata in regime di bandiere gialle per l’incidente di Fittipaldi, sia il vincitore di St. Pete che l’americano siano scivolati sull’infido cemento della pit lane, colpendo senza conseguenze i propri meccanici. Risultato? Drive through e un giro perso. Ma se Bourdais, poco agile nel traffico, è di fatto uscito dalla contesa, Rossi si è prodotto in una rimonta alla Zanardi che lo ha visto recuperare il giro a suon di sorpassi (unico in pista) e poi guadagnare posizioni su posizioni fino alla top 5. Problemi durante la sosta hanno invece fatto precipitare Pagenaud in mezzo al gruppo. Per una Penske in picchiata le soste collettive ne hanno però visto risalire un’altra. Will Power ha infatti guidato il gruppo nella lunga fase di bandiera verde successiva, inseguito dalle vetture del team Schmidt con il sempre più impressionante Wickens a precedere Hinchcliffe. Con le gomme in crisi dopo poche decine di giri, il duo canadese ha poi giocato la carta vincente della sosta anticipata, rischiando non poco quando una ruota persa da Leist in pit lane ha quasi portato alla seconda neutralizzazione. In pista con gomma nuova contro gli avversari bloccati nel traffico, Hinchcliffe e Wickens hanno quindi avuto gioco facile nel portarsi al comando, con il rookie a precedere il Sindaco dopo un doppiaggio difficile. La strategia non è però passata inosservata nei box Penske e Ganassi, che hanno a loro volta rischiato la sosta anticipata per Newgarden e Jones in occasione dell’ultimo pit stop. Con poco meno di 50 giri da percorrere il campione in carica si è quindi ritrovato al comando davanti al pilota degli Emirati a precedere Wickens, Hinchcliffe e Dixon, l’unico in grado di arginare la furiosa rimonta di Rossi.

Con le posizioni praticamente congelate dai noti problemi di sorpassi, la svolta della corsa è poi arrivata al giro 229, quando un errore di valutazione ha posto fine alla bella prova di Jones in curva 3. Per tutti i piloti a pieni giri è quindi arrivato il momento della scelta tra rimanere in pista confidando nelle difficoltà di sorpasso o sacrificare la posizione per montare gomme fresche. Incredibilmente il primo a imboccare la pit lane è stato proprio il leader Newgarden, candidatosi come primo degli inseguitori di un gruppetto di testa ora composto da Wickens, Hinchcliffe e Rossi, gli unici a evitare il cambio gomme. Libero dai doppiati e con meno avversari del previsto davanti, a 7 giri dalla fine l’americano ha avuto gioco facile nel far fuori Hinchcliffe e Rossi, incontrando però la dura resistenza di Wickens, che ha difeso strenuamente la linea interna, dovendo però arrandersi quando Newgarden ha arrischiato con successo il sorpasso all’esterno in curva 1. Una volta in testa l’americano non ha più guardato indietro andando a vincere, mentre l’ex pilota Mercedes ha chiuso al secondo posto un’altra prova da incorniciare. A chiudere il podio l’altro grande protagonista di inizio stagione, Alexander Rossi, spettacolare nella sua rimonta e abile nel finale a contenere un Dixon poco appariscente ma concreto. Il neozelandese ha preceduto Hunter-Reay, costante nel rendimento ma ancora ofuscato dal giovane compagno. Stesso discorso per Hinchcliffe, sesto, che ha preceduto Carpenter, ben risalito dal fondo del gruppo. Un po’ al di sotto delle attese dopo dei test molto positivi, Kanaan e Rahal hanno portato a casa rispettivamente l’ottava e la nona piazza, precedendo Pagenaud, penalizzato da una prima sosta problematica e poco a suo agio nel traffico.

La vittoria vale a Newgarden la testa di una classifica comunque molto corta in cui anche Wickens, nonostante il ritiro di St. Pete, rientra nella top ten staccato di 20 punti.

Phoenix – 08/04/2018 – Ordine d’arrivo
Pos. Pilota Squadra Motore N Sponsor Tempo
1 Josef Newgarden (L) Penske Chevy 1 Verizon 250 giri in 01:44:00.3552 – 147.395 mph
2 Robert Wickens (L) Schmidt Honda 6 Lucas Oil 2.995
3 Alexander Rossi (L) Andretti Honda 27 Napa 3.489
4 Scott Dixon Ganassi Honda 9 PNC Bank 3.818
5 Ryan Hunter-Reay (L) Andretti Honda 28 DHL 4.012
6 James Hinchcliffe (L) Schmidt Honda 5 Arrow Electronics 9.450
7 Ed Carpenter Carpenter Chevy 20 Fuzzy’s 9.865
8 Tony Kanaan Foyt Chevy 14 ABC 10.175
9 Graham Rahal (L) Rahal Honda 15 United Rentals 10.325
10 Simon Pagenaud (L) Penske Chevy 22 Menard’s 10.944
11 Takuma Sato Rahal Honda 30 Panasonic 1 giro
12 Marco Andretti Andretti Honda 98 Oberto 1 giro
13 Sebastien Bourdais (P)(L) Coyne Honda 18 Sealmaster 1 giro
14 Spencer Pigot Carpenter Chevy 21 Fuzzy’s 1 giro
15 Gabby Chaves Harding Chevy 88 Harding 1 giro
16 Zach Veach Andretti Honda 26 One Thousand One 1 giro
17 Charlie Kimball Carlin Chevy 23 Tresiba 2 giri
18 Max Chilton Carlin Chevy 59 Gallagher 3 giri
19 Matheus Leist Foyt Chevy 4 ABC 9 giri
20 Ed Jones Ganassi Honda 10 NTT Data incidente
21 Kyle Kaiser Juncos Chevy 32 Binderholz incidente
22 Will Power (L)(LL) Penske Chevy 12 Verizon incidente
23 Pietro Fittipaldi Coyne Honda 19 Paysafe incidente
GPV Sebastien Bourdais 20.627
Giri in testa
Will Power 80
Sebastien Bourdais 60
Robert Wickens 44
Josef Newgarden 30
James Hinchcliffe 20
Graham Rahal 7
Ryan Hunter-Reay 5
Simon Pagenaud 3
Alexander Rossi 1
P: punto per la pole position

L: punto per aver condotto almeno un giro

LL: due punti per aver condotto il maggior numero di giri

Classifica dopo Phoenix
Pos. Pilota Punti Distacco Corse Vittorie Podi Top 5 Top 10 Poles LL L GPV
1 Josef Newgarden 77 0 2 1 1 1 2 0 30 1 0
2 Alexander Rossi 72 5 2 0 2 2 2 0 6 2 1
3 Sebastien Bourdais 70 7 2 1 1 1 1 1 90 2 1
4 Graham Rahal 63 14 2 0 1 1 2 0 7 1 0
5 Ryan Hunter-Reay 62 15 2 0 0 2 2 0 6 2 0
6 James Hinchcliffe 61 16 2 0 0 1 2 0 20 1 0
7 Scott Dixon 60 17 2 0 0 1 2 0 0 0 0
8 Robert Wickens 57 20 2 0 1 1 1 1 113 2 0
9 Tony Kanaan 43 34 2 0 0 0 1 0 0 0 0
10 Marco Andretti 40 37 2 0 0 0 1 0 0 0 0
11 Simon Pagenaud 38 39 2 0 0 0 1 0 3 1 0
12 Takuma Sato 37 40 2 0 0 0 0 0 0 0 0
13 Ed Jones 34 43 2 0 0 0 1 0 0 0 0
14 Will Power 31 46 2 0 0 0 1 0 80 1 0
15 Gabby Chaves 31 46 2 0 0 0 0 0 0 0 0
16 Spencer Pigot 31 46 2 0 0 0 0 0 0 0 0
17 Zach Veach 28 49 2 0 0 0 0 0 0 0 0
18 Ed Carpenter 26 51 1 0 0 0 1 0 0 0 0
19 Max Chilton 23 54 2 0 0 0 0 0 0 0 0
20 Charlie Kimball 23 54 2 0 0 0 0 0 0 0 0
21 Matheus Leist 17 60 2 0 0 0 0 0 0 0 0
22 Zachary Claman De Melo 13 64 1 0 0 0 0 0 0 0 0
23 Jordan King 10 67 1 0 0 0 0 0 5 1 0
24 Kyle Kaiser 9 68 1 0 0 0 0 0 0 0 0
25 Rene Binder 8 69 1 0 0 0 0 0 0 0 0
26 Jack Harvey 7 70 1 0 0 0 0 0 0 0 0
27 Pietro Fittipaldi 7 70 1 0 0 0 0 0 0 0 0

2018 – St. Petersburg

Firestone Grand Prix of St. Petersburg – 9-11 marzo 2018 – Prima prova della stagione 2018

Circuito: Streets of Saint Petersburg, Florida

Tipologia: Cittadino

Lunghezza: 1.8 mi – 2.896 km

Configurazione aerodinamica: Stradale

Record della pista: 1.00.066 – 2016– Will Power, Dallara – Chevrolet

Distanza di gara: 110 giri – 198 mi

Vincitore uscente:  Sebastien Bourdais

 

Griglia di Partenza
Pos. Pilota Tempo Pilota Tempo
1 Robert Wickens 01:01.6643
2 Will Power 01:01.7346
3 Matheus Leist 01:01.7631
4 Jordan King 01:01.7633
5 Takuma Sato 01:01.8821
6 Ryan Hunter-Reay 01:02.0385
7 James Hinchcliffe 01:00.9986
8 Gabby Chaves 01:01.1191
9 Scott Dixon 01:01.6527
10 Tony Kanaan 01:01.7213
11 Simon Pagenaud 01:04.6739
12 Alexander Rossi 01:07.0377
13 Josef Newgarden 01:00.4320
14 Sebastien Bourdais 01:00:9587
15 Zach Veach 01:00.4585
16 Spencer Pigot 01:00:9668
17 Ed Jones 01:00.5009
18 Marco Andretti 01:01:3013
19 Jack Harvey 01:01.0270
20 Max Chilton 01:01:3360
21 Charlie Kimball 01:01.1868
22 Zachary Claman De Melo 01:01:8567
23 Rene Binder 01:01.7003
24 Graham Rahal 01:04:0990

 

12 mesi dopo, Sebastien Bourdais si ripete sulle strade amiche di St. Petersburg, portando a casa la prima corsa del campionato IndyCar 2018. Lo fa al termine di una gara a due facce, che ha mostrato il meglio e il peggio della categoria. Per i primi 40 giri si è infatti rasentato il ridicolo, con ben 5 neutralizzazioni a rimediare a problemi tecnici e grossolani errori figli dell’inesperienza con il nuovo pacchetto tecnico. La seconda metà gara è stata invece molto lineare e combattuta, conducendo ad un finale che farà discutere a lungo. Protagonisti assoluti di ogni fase sono stati Robert Wickens e Alexander Rossi. Sopravvissuto all’assalto di Power in partenza, una volta vinta la resistenza di un coriaceo King il canadese ha sempre condotto la gara con autorità, a eccezione dei periodi di pit stop, mettendo in mostra un ritmo vincente con entrambe le mescole. Rossi, partito 12°, è stato invece autore di un avvio strepitoso, portandosi subito a ridosso dei primi e poi avventandosi su Leist e King. Ricuciti in breve i circa tre secondi guadagnati da Wickens, il californiano sembrava in controllo della corsa, ma il difficile doppiaggio di Chilton e il gran passo del canadese con le gomme dure hanno tenuto la situazione aperta fino all’ultima sosta, da cui il pilota del team SPM è emerso con tre secondi di vantaggio sul rivale. Portatosi ancora una volta sul cambio del canadese, un lungo di Rossi in curva 3 a 15 giri dalla fine sembrava aver posto fine alla contesa, ma quando nulla sembrava poter negare a Wickens un meritato successo, la vettura di Binder contro le gomme della curva 10 ha portato a una ripartenza a 5 giri dalla conclusione. Mancato il primo assalto, Rossi si è visto regalare un’altra possibilità da Chilton, finito in testacoda. Quando la bandiera verde è apparsa per l’ultima volta a 2 giri dalla fine, l’americano ha così messo Wickens nel mirino, tirando una gran staccata in curva 1. Peccato che il canadese, consapevole della scarsa aderenza della linea interna, abbia fatto lo stesso sulla traiettoria di gara. Risultato: Rossi in sovrasterzo e contro la vettura di un incolpevole Wickens, finito mestamente contro il muro della curva 1.

Spettatore interessato del duello tra i due proprio Bourdais, sopravvissuto a una foratura al primo giro che lo ha costretto ad una strategia alternativa. In perenne risparmio di etanolo, il francese si è alternato in testa alla corsa con Wickens, beneficiando delle neutralizzazioni finali per chiudere senza problemi di consumi. Alle sue spalle ha quindi concluso Rahal, partito ultimo e costretto a una strategia simile da un testacoda nelle prime fasi dopo un improbabile assalto su Pigot. Rossi, sopravvissuto al contatto e graziato dai commissari, ha quindi chiuso il podio, con Wickens classificato solo in 18ma piazza. Una corsa solida ma lontana dal ritmo del compagno ha visto Hinchcliffe conquistare il quarto posto, davanti ad Hunter-Reay, subito in pit lane per un problema elettronico e bravo a recuperare fino alla top 5. Nonostante delle ripartenze tentennanti, un incredibile svarione in frenata che lo ha visto travolgere Sato (con conseguente ripartenza dal fondo) e una penalità per eccesso di velocità in pit lane, Scott Dixon è riuscito a portare a casa una sesta piazza davanti a Newgarden, primo di un’armata Penske piena di problemi. L’americano, in perenne risparmio carburante dopo una foratura, ha soffiato all’ultimo restart la settima piazza ad un Ed Jones non particolarmente veloce ma bravo a tenersi fuori dai guai. Terzo nelle prime fasi e in perenne lotta nel gruppo, Marco Andretti ha portato a casa una nona piazza, precedendo Will Power, in testacoda al primo giro dopo un avventuroso tentativo di sorpasso su Wickens e costretto a ripartire dal fondo dopo la sostituzione dell’ala posteriore.  Kanaan, mandato in testacoda al primo giro da Veach, ha chiuso 11°, precedendo Sato e Pagenaud, afflitto da problemi a una pistola pneumatica durante le soste. Tra i rookies King e Leist hanno condiviso le fortune di Wickens. Autore di una bella partenza, l’inglese ha brevemente preso il comando con un grandioso sorpasso su Wickens alla prima ripartenza, subendo però poco dopo il controsorpasso del canadese. Dopo un bel duello con Rossi, la sua corsa è poi stata rovinata da una foratura. Leist, a ridosso della testa nelle prime fasi, è stato a lungo attardato da un problema al cambio, finendo poi contro il muro al rientro in pista, forse a causa di un guasto.

Sul comportamento in gara del nuovo aerokit, il giudizio di Will Power è stato chiaro: “La griglia è molto molto competitiva. Ci sono buone macchine in tutto lo schieramento e di tante squadre diverse. Ma possiamo comunque correre vicini. Non c’è molta scia, ma si può arrivare proprio dietro un’altra macchina”. Sia dalle inquadrature esterne che dalle onboard cameras si è poi potuto apprezzare l’elevato numero di correzioni e la guida perennemente sul filo del sovrasterzo imposta dalla nuova vettura, che ha pienamente passato il test dei cittadini. Il prossimo, quello degli ovali corti, sarà però forse il più difficile.

St. Petersburg – 11/03/2017 – Ordine d’arrivo
Pos. Pilota Squadra Motore N Sponsor Tempo
1 Sebastien Bourdais (L) Coyne Honda 18 Sealmaster 110 giri in 02:17:48.4954 – 86,207 mph
2 Graham Rahal Rahal Honda 15 United Rentals 0.1269
3 Alexander Rossi (L) Andretti Honda 27 Napa 0.7109
4 James Hinchcliffe Schmidt Honda 5 Arrow Electronics 1.518
5 Ryan Hunter-Reay (L) Andretti Honda 28 DHL 1.991
6 Scott Dixon Ganassi Honda 9 PNC Bank 2.272
7 Josef Newgarden Penske Chevy 1 Hitachi 3.384
8 Ed Jones Ganassi Honda 10 NTT Data 4.299
9 Marco Andretti Andretti Honda 98 US Concrete 4.836
10 Will Power Penske Chevy 12 Verizon 6.127
11 Tony Kanaan Foyt Chevy 14 ABC 6.518
12 Takuma Sato Rahal Honda 30 Panasonic 7.401
13 Simon Pagenaud Penske Chevy 22 Menard’s 7.990
14 Gabby Chaves Harding Chevy 88 Harding 9.227
15 Spencer Pigot Carpenter Chevy 21 Fuzzy’s 1 giro
16 Zach Veach Andretti Honda 26 One Thousand One 1 giro
17 Zachary Claman De Melo Coyne Honda 19 Paysafe 1 giro
18 Robert Wickens (P)(L)(LL) Schmidt Honda 6 Lucas Oil 2 giri
19 Max Chilton Carlin Chevy 59 Gallagher 2 giri
20 Charlie Kimball Carlin Chevy 23 Tresiba 3 giri
21 Jordan King (L) Carpenter Chevy 20 Fuzzy’s 3 giri
22 Rene Binder Juncos Chevy 32 Binderholz 3 giri
23 Jack Harvey Shank Honda 60 Autonation Incidente
24 Matheus Leist Foyt Chevy 4 ABC Incidente
Giro più veloce Alexander Rossi 1,01,7244
Giri in testa
Robert Wickens 69
Sebastien Bourdais 30
Alexander Rossi 5
Jordan King 5
Ryan Hunter-Reay 1
P: Punto per la pole position

L: Punto per aver condotto un giro in testa

LL: Due punti per il maggior numero di giri in testa

 

Classifica
Pos. Pilota Punti Distacco Corse Vittorie Podi Top 5 Top 10 Poles LL L GPV
1 Sebastien Bourdais 51 0 1 1 1 1 1 0 30 1 0
2 Graham Rahal 40 11 1 0 1 1 1 0 0 0 0
3 Alexander Rossi 36 15 1 0 1 1 1 0 5 1 1
4 James Hinchcliffe 32 19 1 0 0 1 1 0 0 0 0
5 Ryan Hunter-Reay 31 20 1 0 0 1 1 0 1 1 0
6 Scott Dixon 28 23 1 0 0 0 1 0 0 0 0
7 Josef Newgarden 26 25 1 0 0 0 1 0 0 0 0
8 Ed Jones 24 27 1 0 0 0 1 0 0 0 0
9 Marco Andretti 22 29 1 0 0 0 1 0 0 0 0
10 Will Power 20 31 1 0 0 0 1 0 0 0 0
11 Tony Kanaan 19 32 1 0 0 0 0 0 0 0 0
12 Takuma Sato 18 33 1 0 0 0 0 0 0 0 0
13 Simon Pagenaud 17 34 1 0 0 0 0 0 0 0 0
14 Gabby Chaves 16 35 1 0 0 0 0 0 0 0 0
15 Spencer Pigot 15 36 1 0 0 0 0 0 0 0 0
16 Zach Veach 14 37 1 0 0 0 0 0 0 0 0
17 Zachary Claman De Melo 13 38 1 0 0 0 0 0 0 0 0
18 Robert Wickens 16 35 1 0 0 0 0 1 69 1 0
19 Max Chilton 11 40 1 0 0 0 0 0 0 0 0
20 Charlie Kimball 10 41 1 0 0 0 0 0 0 0 0
21 Jordan King 10 41 1 0 0 0 0 0 5 1 0
22 Rene Binder 8 43 1 0 0 0 0 0 0 0 0
23 Jack Harvey 7 44 1 0 0 0 0 0 0 0 0
24 Matheus Leist 6 45 1 0 0 0 0 0 0 0 0

Immagine di copertina: indycar.com, Chris Owens

2018 – Anteprima

INDICE

  1. INTRODUZIONE
  2. NOVITà REGOLAMENTARI
  3. NOVITà TECNICHE
  4. CALENDARIO
  5. TEAM E PILOTI
  6. TEST

 

 

1. INTRODUZIONE

Il 2018 passerà certamente alla storia come uno spartiacque, l’inizio di un percorso che nei prossimi 18 mesi definirà il futuro dell’IndyCar. Dopo tre anni l’esperimento degli aerokits giunge al termine, non avendo centrato nessuno degli obiettivi fissati se non un discreto abbassamento dei tempi sul giro. Le vesti aerodinamiche tanto volute da Honda e soprattutto Chevrolet non hanno infatti portato particolare interesse sulla battaglia tecnica, introducendo anzi una disparità di prestazioni che ha diviso la griglia, condannando le squadre Honda a due anni di mediocrità. Sotto pressione da parte di squadre, piloti, costruttori e tifosi, l’IndyCar ha risposto con un kit aerodinamico unico che reinterpreta in chiave moderna le linee delle champcars di metà anni ’90, attuando una semplificazione netta dell’aerodinamica superiore con l’intento di ridurre la deportanza, abbattere la resistenza, permettere alle vetture di viaggiare a stretto contatto su ogni tipo di pista e, se possibile, ridurre nel medio termine i costi.

Se l’aspetto del nuovo kit ha raccolto consensi unanimi e i piloti hanno digerito di buon grado una riduzione di carico che dovrebbe finalmente esaltarne il talento, solo la gara potrà dare riscontri certi sulla capacità di gareggiare delle “nuove” monoposto.

Reduci dal più che positivo debutto del windscreen (dispositivo volto a proteggere il pilota da detriti indirizzati verso l’abitacolo), Jay Frye e Mark Miles possono comunque compiacersi dell’arrivo, in pianta più o meno stabile, di tre nuove squadre e di tutta una serie di sponsorizzazioni annunciate recentemente, a conferma della buona vitalità del campionato. Il tutto a dispetto di numeri TV ancora insufficienti (nel 2017 la Indy500 ha fatto segnare gli ascolti più bassi di sempre) e di un’affluenza in pista dall’andamento interlocutorio, con i cali di Indy e Road America a contrapporsi al sempre affollato Grand Prix di Long Beach e all’inatteso successo del ritorno a Gateway. Compito della dirigenza, che nonostante un calendario sempre assurdamente compresso e la pessima regola dei punti doppi gode di una popolarità senza precedenti nel paddock, è ora quello di consolidare la posizione della serie verso il nuovo concetto di monoposto, previsto non prima del 2021.  Eliminati gli aerokits, il maggiore ostacolo all’arrivo di quel terzo costruttore (Alfa Romeo?) che Honda e Chevrolet reclamano con insistenza, le priorità di Mark Miles sono ora assicurarsi un title sponsor che sostituisca Verizon e, soprattutto, siglare un nuovo contratto TV che riporti l’IndyCar stabilmente su una grande rete nazionale, possibilmente NBC, orfana della Formula 1 e già emittente di buona parte della stagione IndyCar sul meno noto canale NBCSN.

Una stagione però anche di arrivi e partenze. Nell’ottica di un cambio della guardia doloroso ma inevitabile, Helio Castroneves non sarà più della partita, lasciando un innegabile vuoto di personalità, colmato in parte dal nono tentativo di entrare nel ristretto circolo dei quattro volte vincitori a Indianapolis. La classicissima dell’Indiana vedrà poi anche il ritorno di Danica Patrick, all’ultimo tentativo di conquistare la corsa che la lanciò nel firmamento del motorsport americano. Tra le squadre, la riduzione dei ranghi in casa Penske e Ganassi è compensata dalla “promozione” dei team Carlin e Juncos, oltre a un impegno più esteso di realtà già ai nastri di partenza nel 2017 come Harding e Shank. Da segnalare poi l’arrivo di un nuovo direttore di gara, Kyle Novak, che dopo anni di esperienza in IMSA lavorerà al fianco del confermato trio di commissari Luyendyk-Papis-Davis, sostituendo Brian Barnhart, tornato tra i concorrenti nelle file del team Harding dopo quasi vent’anni di lavoro in IndyCar.

Più di tutto, il 2018 dovrebbe però passare agli annali per la competizione in pista. Il passaggio all’aerokit unico riporterà infatti le squadre (al netto dei costosissimi programmi di sviluppo degli ammortizzatori) su una situazione di relativa parità tecnica, ponendo nuovamente al centro il rapporto pilota-ingegnere, in una stagione in cui imboccare da subito il binario tecnico giusto potrebbe portare a risultati sorprendenti. Per ridurre i costi e non compromettere l’affidabilità, Honda e Chevrolet hanno rinunciato a estese modifiche sui propulsori, cosa che dovrebbe lasciare inalterato un divario di potenza stimato nel 2017 in circa 20-30 cavalli a vantaggio dei giapponesi. Differenza comunque mitigata dalle diverse caratteristiche di erogazione e profilo di coppia, tanto da consegnare nei test una situazione di difficile interpretazione, ma che sembra porre i team Penske, Ganassi e Andretti ancora una volta davanti a tutti, almeno su stradali e cittadini, mentre il rinnovato team Rahal ha messo tutti d’accordo nella due giorni di prove a Phoenix.

A St. Petersburg, come sempre, ne sapremo di più.

 

 2. NOVITà REGOLAMENTARI

  • Sistema di punteggio

Le principali novità del regolamento sportivo riguardano il sistema di punteggio, che vede una netta decurtazione dei punti assegnati per le qualifiche della Indy500. Se nel 2017 il peso di queste equivaleva quasi a una gara, per la nuova stagione si è deciso di premiare solo i piloti guadagnatisi l’accesso all’ultima fase, la fast nine, assegnando 9 punti al polesitter, fino al singolo punto del pilota all’esterno della terza fila. Confermata invece la discussa assegnazione di un punteggio doppio a Indianapolis e nell’ultimo appuntamento di Sonoma, espediente che oltre a sfalsare il risultato finale dai valori espressi in pista, si è rivelato ancora una volta non necessario ad animare una lotta al titolo che nel 2017 ha visto i duellanti, Newgarden e Dixon, presentarsi all’ultimo appuntamento staccati di soli 3 punti.

Di seguito il sistema di punteggio in dettaglio.

Posizione Punteggio regolare Qualifica Indy500 Indy500/Sonoma
1 50 9 100
2 40 8 80
3 35 7 70
4 32 6 64
5 30 5 60
6 28 4 56
7 26 3 52
8 24 2 48
9 22 1 44
10 20 40
11 19 38
12 18 36
13 17 34
14 16 32
15 15 30
16 14 28
17 13 26
18 12 24
19 11 22
20 10 20
21 9 18
22 8 16
23 7 14
24 6 12
25 5 10
26 5 10
27 5 10
28 5 10
29 5 10
30 5 10
31 5 10
32 5 10
33 5 10
1 punto per la pole position
1 punto per aver completato almeno un giro in testa
2 punti per aver completato il maggior numero di giri in testa

 

  • Qualifiche

Lievi modifiche anche al sistema di qualificazione, che su stradali e cittadini consisterà sempre di tre fasi a eliminazione, mentre sugli ovali ciascun concorrente continuerà ad avere il proprio tentativo indipendente, con il risultato dato dalla media dei due giri lanciati. Dietro insistenza dei maggiori attori del campionato, sugli ovali le vetture tenteranno però la qualifica in ordine inverso rispetto alla classifica generale, in modo da riservare ai duellanti per il titolo le condizioni migliori (in termini di gomma a terra), evitando le possibili disparità introdotte dal sorteggio casuale.

 

 

3. NOVITà TECNICHE

  • Universal aerokit

La principale novità tecnica della stagione è ovviamente l’adozione di una veste aerodinamica unica, in sostituzione degli aerokits prodotti dai costruttori nelle ultime tre stagioni. Il cosidetto UAK (universal aero kit), progettato dal team tecnico IndyCar e prodotto da Dallara, nasce dalla volontà di tornare a vetture visivamente attraenti e in grado di offrire un buon spettacolo in pista. La parola d’ordine è stata quindi semplificazione, a partire da corpo vettura e alettoni. Questi ultimi hanno visto una riduzione del numero di profili e delle dimensioni delle paratie laterali, a tutto vantaggio dell’impatto visivo frontale e laterale. La carenatura delle ruote posteriori, seppur ancora piuttosto ingombrante, risulta ora più gradevole, così come il disegno delle pance, più alte e protese fin oltre l’abitacolo, molto più protetto in caso di urti laterali. La tanto attesa eliminazione di wheel guards posteriori e relative appendici aerodinamiche si è poi sommata al “taglio” del cofano motore, intervento che pur riducendo lo spazio per gli sponsor regala alla vettura un look molto più aggressivo e proporzionato, richiamando alla mente le gloriose champcars di metà anni ’90 ma strizzando un occhio anche alle attuali IndyLights, subito adottate dai tifosi a differenza della sorella maggiore. Di seguito un confronto tra aerokits (sopra) e nuovo UAK (sotto)  in configurazione ovale corto e Indianapolis.

frontale1
Indycar.com: 2017 (alto), 2018 (basso)

 

Laterale1
Indycar.com: 2017 (alto), 2018 (basso)

 

Posteriore
Indycar.com: 2017 (alto), 2018 (basso)

 

Indy
Indycar.com: 2017 (alto), 2018 (basso)

 

Come negli intenti questa semplificazione ha  portato a una netta riduzione non solo della deportanza, ma anche della resistenza aerodinamica, oltre ad un avanzamento della distribuzione dei pesi, modificando notevolmente la dinamica della monoposto. I test hanno quindi rivelato una vettura diversa, molto più veloce in rettilineo (i piloti hanno parlato di un effetto pari ad almeno 100 cavalli supplementari) ma in costante movimento, sia in frenata che in percorrenza di curva, tanto da obbligare a continue correzioni col volante, diventate negli ultimi anni una rarità sugli stradali, dove l’elevatissimo carico aerodinamico aveva spesso mascherato le lacune di grip meccanico, uniformando le prestazioni di tutta la griglia. Una macchina quindi instabile ma paradossalmente più sincera ed equilibrata, per via del maggior peso sull’anteriore e dei minori scompensi di deportanza legati alle continue variazioni di altezza dal suolo, tipiche dei fondi irregolari dei cittadini.

Parte del carico perduto, stimato in circa 900 kg (540 negli ovali corti), è comunque compensato dall’adozione di un nuovo fondo a configurazione variabile in funzione del tipo di pista. I famosi fori triangolari introdotti nel 2015 per contenere le prestazioni degli aerokits saranno infatti coperti su stradali, cittadini e ovali corti, con l’obiettivo di indirizzare ulteriormente il bilancio aerodinamico sul fondo piuttosto che sul corpo vettura, riducendo quindi l’effetto nefasto delle turbolenze, a tutto vantaggio delle possibilità di sorpasso. I fori rimarranno invece negli ovali veloci, configurazione di pista in cui i piloti non hanno riscontrato sostanziali differenze di comportamento rispetto alla vettura precedente.

Alto: fondo 2015-2017; Centro: fondo 2018 Indianapolis; Basso: fondo 2018 altre piste
Alto: fondo 2015-2017; Centro: fondo 2018 Indianapolis; Basso: fondo 2018 altre piste

 

  • Sicurezza

Sul fronte sicurezza, detto della maggiore protezione laterale garantita dalle nuove pance, qualche perplessità è scaturita dall’eliminazione dei wheel guards posteriori, che hanno sicuramente limitato le forature e permesso corse più fisiche, fallendo però nel prevenire l’effetto trampolino dato dal contatto gomma-gomma tra due vetture, come dimostrato dagli incidenti di Marco Andretti nel 2012 a Long Beach e Dario Franchitti nel 2013 a Houston. Qualche dubbio anche sull’eliminazione della pinna laterale parallela alle pance, soprannominata ironicamente sponsor blocker, dimostratasi invece molto efficace nel limitare il medesimo effetto trampolino tra gomme anteriori. L’UAK dovrebbe comunque garantire una netta diminuzione dei detriti in caso di incidente, la cui pericolosità per i piloti si ridurrà ulteriormente con l’adozione del windscreen provato da Scott Dixon durante i test di Phoenix, che in seguito ad ulteriori modifiche verrà adottato con tutta probabilità nella stagione 2019.

 

  • Freni, peso minimo e motori

Il 2018 vedrà l’adozione dell’intero pacchetto frenante PFC, dopo una stagione di transizione in cui il sistema della casa americana è stato impiegato con le pinze del precedente fornitore Brembo. In vista della futura installazione del windscreen e di nuove apparecchiature televisive, il peso minimo è stato poi alzato di 10 libbre (4,54 kg), arrivando a 1620 lbs (734,8 kg) su stradali e cittadini e 1590 lbs (721,1 kg) su ovali, al netto di combustibile, pilota, zavorra e borraccia pilota con relativo contenuto. La serie ha deciso inoltre il passaggio alla Cosworth come fornitore di tutta la strumentazione di acquisizione dati, transizione che nei test ha procurato non pochi grattacapi a tutte le squadre.

Al fine di ridurre i costi e salvaguardare l’affidabilità, Honda e Chevrolet hanno infine concordato un campo di modifiche marginale su dei motori ormai prossimi al fine sviluppo e di cui si riassumono nel seguito le principali caratteristiche.

Alimentazione Etanolo E85
Architettura V6
Aspirazione Doppio turbo compressore
Turbo compressore Borg Warner 6758
Cilindrata cm3 2.200
Distribuzione Doppio albero a camme in testa
Massimo regime di rotazione 12.000 – 12.200 con push to pass (limitati elettronicamente)
Valvole per cilindro 4
Tipo di valvole Richiamo a molla
Iniettori 2 per cilindro, uno interno uno esterno
Alesaggio massimo mm 95
Peso minimo kg 112,5
Potenza stimata (cv) cv 550-750 in base a Press. sovral.
Pressione sovralimentazione Indianapolis bar 1,3 assoluti
Press. sovral. Altri ovali bar 1,4 assoluti
Press. sovral. stradali/cittadini bar 1,5 assoluti
Press. sovral. pust to pass bar 1,6 assoluti
Vita minima mi 2.500

 

 

4. CALENDARIO

Il calendario 2018 si presenta essenzialmente immutato rispetto alla stagione precedente, eccezion fatta per la sostituzione di Watkins Glen con lo stradale di Portland. Tappa estremamente popolare tra piloti e addetti ai lavori, il Glen non ha purtroppo incontrato il favore del pubblico locale a causa dell’infelice collocazione in calendario (il giorno del Labour’s Day), oltre che del pessimo meteo che ha afflitto la corsa 2017. Non in grado di trovare un’altra data favorevole per gli organizzatori, l’IndyCar ha così deciso di rimpiazzare (si spera temporaneamente) il circuito nei pressi di New York con Portland, di ritorno in una serie maggiore dopo l’ultima corsa ChampCar del 2007. Il permanente dell’Oregon, ben meno impegnativo, permetterà comunque alla serie di riaffacciarsi sul mercato Nord-Ovest degli USA. La struttura del calendario rimane così estremamente equilibrata, componendosi di 5 cittadini, 6 stradali permanenti e 6 ovali, di cui due super speedway, 1 ovale da 1.5 miglia e tre ovali corti.

Gara Data Evento Pista Tipologia
1 11 marzo Firestone Grand Prix of St. Petersburg St. Petersburg Cittadino
2 7 aprile Phoenix Grand Prix Phoenix Ovale corto
3 15  aprile Toyota Grand Prix of Long Beach Long Beach Cittadino
4 22 aprile Honda Indy Grand Prix of Alabama Barber Stradale permanente
5 12 maggio INDYCAR Grand Prix Indianapolis GP Stradale permanente
6 28 maggio 102nd Running of the Indianapolis 500 Indianapolis Super speedway
7 2 giugno Chevrolet Dual in Detroit – Dual 1 Detroit 1 Cittadino
8 3 giugno Chevrolet Dual in Detroit – Dual 2 Detroit 2 Cittadino
9 9 giugno DXC Indy 600 Texas Ovale medio
10 24 giugno Kohler Grand Prix Road America Stradale permanente
11 8 luglio Iowa Corn 300 Iowa Ovale corto
12 15 luglio Honda Indy Toronto Toronto Cittadino
13 29 luglio Honda Indy 200 at Mid Ohio Mid Ohio Stradale permanente
14 19 agosto ABC Supply 500 Pocono Super speedway
15 25 agosto Bommarito Automotive Group 500 Gateway Ovale corto
16 2 settembre Portland International Raceway Portland Stradale permanente
17 16 settembre Grand Prix of Sonoma Sonoma Stradale permanente

 

 

5. TEAM E PILOTI

Analisi di potenzialità e aspettative di squadre e piloti nel 2018. Per maggiori informazioni cliccare sul logo dei teams per essere reindirizzati ai relativi siti.

 

Anche senza il vantaggio dell’aerokit Chevy è impensabile non indicare ancora una volta come favoriti i piloti del team Penske. Se l’impegno ufficiale in IMSA ha costretto a rinunciare a una vettura, risultando nel pensionamento di Castroneves, la squadra non ha certo lesinato sforzi per centrare tutti gli obiettivi, confermando in toto il resto della formazione. La Chevrolet non ha fatto mistero di voler tornare al successo a Indianapolis, mettendo comunque la squadra nelle migliori condizioni possibili per la conquista dell’ennesimo titolo, affidandogli buona parte dei collaudi del nuovo aerokit. Castroneves, ancora non del tutto convinto del passaggio all’endurance ma efficacissimo a Daytona, sarà della partita nel mese di maggio, per portare a casa quella quarta vittoria a Indy sfuggitagli di un soffio nel 2017.

Pilota Josef Newgarden (USA) Will Power (AUS) Simon Pagenaud (FRA)
Vettura #1 Hitachi #12 Verizon #22 Menard’s
Motore Chevrolet Chevrolet Chevrolet
Ingegnere Brian Campe Dave Faustino Ben Bretzman
Stratega Tim Cindric Roger Penske Kyle Moyer
Capo meccanico Vance Welker Matt Jonsson

indycar.com, Chris Jones
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indycar.com, Chris Jones
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Campione al primo colpo, Newgarden ha impiegato poco a dissipare i dubbi sul suo potenziale. Dopo un avvio incerto e qualche errore il pilota del Tennesse ha infatti trovato un grande affiatamento con il suo ingegnere Brian Campe, scuotendo le certezze dei compagni grazie a un ritmo gara martellante, una guida spregiudicata e senza timori reverenziali e, nelle ultime corse, anche delle grandi qualifiche. Più di tutto, Newgarden ha mostrato carattere, reagendo alla grande al disastro di Watkins Glen. In virtù anche di test molto incoraggianti, si presenta quindi da favorito nel 2018, ma la difesa del titolo non sarà una passeggiata. Il rendimento sui cittadini e le doti di risparmio carburante rappresentano ancora un punto interrogativo per il campione, che dovrà vedersela con due compagni motivati come non mai, oltre a un ampio numero di pretendenti azzoppati in passato dal pacchetto Honda. Già nelle grazie di Roger Penske, se nel 2018 dovesse arrivare anche Indianapolis tutte le porte sarebbero comunque aperte per JoNew, che nell’inverno ha fatto suonare qualche campanello d’allarme per la serie, non nascondendo il suo interesse per altre categorie.

Reduce da un campionato a due velocità, nel 2018 Will Power deve dimostrare di essere ancora il vero mattatore della serie. Sfortune a parte, nel 2017 l’australiano ha infatti alternato prove spettacolari a gare prive di mordente, fino al terribile errore di Gateway che lo ha di fatto estromesso dalla lotta al titolo. Sempre il più veloce in qualifica, la nuova vettura dovrebbe adattarsi a meraviglia alle caratteristiche di un pilota che ama un anteriore molto preciso e sa convivere egregiamente con il sovrasterzo. Con l’uscita di scena di Castroneves Roger Penske passerà però al muretto del programma #12, una responsabilità ma anche un rischio per Power, considerando le sviste del Capitano nelle ultime stagioni. Reduce da due vittorie su ovale nel 2017, se sfortuna ed errori si manterranno su livelli accettabili il campione 2014 sarà sicuramente della partita per il titolo, mentre le sue prestazioni a Indianapolis rimangono indecifrabili.

Nonostante la piazza d’onore finale, il 2017 di Pagenaud è stato deludente. Il francese e il suo ingegnere Ben Bretzman infatti non sono mai stati in grado di ricreare quell’alchimia vettura-pilota che nella stagione precedente aveva reso il francese quasi imbattibile. In molti casi è sembrato di rivedere il Pagenaud impacciato del 2015, veloce ma mai dominante, talvolta poco efficace nella bagarre. A suo agio sulla nuova vettura, un inverno privo degli innumerevoli impegni promozionali del campione dovrebbe consegnarci un Pagenaud in forma titolo. Come per Power, l’arrivo di un giovane veloce e smaliziato come Newgarden ha comunque fatto suonare la sveglia al francese, che non tollererà altri episodi in stile St. Louis e anzi sarà probabilmente pronto a rendere la pariglia alla prima occasione utile. Senza l’influenza conciliante di Castroneves, il 2018 potrebbe diventare un anno di scintille in casa Penske.

 

 

Seconda rivoluzione consecutiva per il team Foyt, uscito scottato dal passaggio alla Chevrolet e da una rimpasto ingegneristico di cui hanno fatto le spese gli incolpevoli Munoz e Daly. Raccolto ancora una volta il supporto dell’industria edile ABC Supply, SuperTex riparte da Tony Kanaan, da anni nel suo mirino, ed Eric Cowdin, storico ingegnere del brasiliano, come direttore tecnico. Lo schieramento è completato dal rookie Matheus Leist, supportato da Mike Colliver, già ingegnere di Munoz nel 2017.

Pilota Matheus Leist (BRA) Tony Kanaan (BRA)
Vettura #4 ABC Supply #14 ABC Supply
Motore Chevrolet Chevrolet
Ingegnere Mike Colliver Eric Cowdin
Stratega Larry Foyt George Klotz
Capo meccanico

indycar.com, Joe Skibinski
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indycar.com, Joe Skibinski
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Reduce da una stagione catastrofica al team Ganassi, in molti hanno dato per finito Tony Kanaan, forse il pilota più popolare della serie dopo l’uscita di scena di Castroneves. Foyt ha addirittura firmato un contratto pluriennale con il brasiliano, nella speranza di una vittoria a Indianapolis che rimane il vero obiettivo della squadra texana. Veloce a Phoenix ma apparso in alto mare sia a Sebring che Sonoma, il brasiliano si è detto entusiasta del comportamento della nuova vettura, più prevedibile nei comportamenti e adatta a uno stile penalizzato dall’eccesso di deportanza degli ultimi anni. Nonostante l’apparente deficit di potenza rispetto a Honda, non è difficile vederlo competitivo nei sei ovali stagionali, mentre le prestazioni degli ultimi anni, sue e della squadra, lasciano poche speranze nel resto del calendario.

Impressionante nel suo debutto in IndyLights, in cui ha mostrato un ottimo adattamento agli ovali e pochi dubbi sulla velocità su stradali e cittadini, Leist si è accaparrato il secondo sedile di Foyt grazie a importanti finanziamenti dal Brasile. Il volante non è però immeritato, considerando anche le buone cose fatte vedere nei test, dove si è subito inserito tra i migliori sia a Sonoma che Phoenix, nonostante qualche contatto troppo ravvicinato con il muro. Sugli ovali dovrà quindi fare chilometri approfittando dall’esperienza di Kanaan, mentre sugli stradali potrebbe già mettersi in luce lasciando indietro il connazionale.

 

 

Dopo aver chiuso il plurivittorioso team IndyLights per concentrare tutte le risorse in IndyCar, Sam Schmidt e Ric Peterson continuano la loro caccia ai top teams arricchendo ancora il reparto tecnico. Via Allen McDonald, la squadra ha infatti messo a segno diversi colpi di mercato ingaggiando Leena Gade, per anni leader degli ingegneri Audi nel WEC, Todd Malloy, in arrivo dal team Ganassi come direttore tecnico e il crew chief Billy Vincent, campione 2016 con Pagenaud. Via anche Aleshin, autore di un’incomprensibile involuzione nel 2017, Schmidt ha deciso di puntare su un duo tutto canadese, affiancando al confermato Hinchcliffe Robert Wickens, in arrivo dal DTM.

Pilota James Hinchcliffe (CAN) Robert Wickens (CAN)
Vettura #5 Arrow Electronics #6 Lucas Oil
Pacchetto tecnico Honda Honda
Ingegnere Leena Gade Blair Perschbacher
Stratega Robert Gue Nick Snyder
Capo meccanico  Billy Vincent

indycar.com, Chris Jones
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indycar.com, Chris Jones
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Vinto ampiamente il duello con Aleshin nel 2017, dopo la splendida affermazione di Long Beach la stagione di Hinchcliffe ha subito una progressiva regressione, all’origine probabilmente della separazione con Allen McDonald. Veloce su ogni configurazione ma ancora incline a qualche errorino di troppo, il Sindaco rimane una delle maggiori promesse del campionato, anche se gli anni cominciano a passare. Senza più gli aerokits di mezzo, nel 2018 per la prima volta dovrebbe essere nelle condizioni di imitare Pagenaud, che aveva portato il team a lottare per il titolo. Coinvolto fin dall’inizio nelle prove Honda, il canadese non ha però brillato particolarmente nei test a causa di una partita di ricambi difettosa. Un ingegnere del calibro di Leena Gade non potrà che far progredire la squadra, ma le prime gare potrebbero essere difficili per il duo anglo-canadese, specie sugli ovali, dove l’apporto di Todd Malloy sarà fondamentale.

Titolare di un solidissimo palmares nelle ruote scoperte, Robert Wickens approda in IndyCar dopo aver sfiorato il debutto nel 2017 a Road America. Lasciato libero dalla Mercedes, per il canadese si tratta di un ritorno alle monoposto dopo 6 stagioni di DTM che, diversamente dall’effetto Nascar su altri, non sembrano averne intaccato il piede. Questo almeno a giudicare dai test, dove il canadese non ha fatto miracoli ma ha spesso preceduto il compagno e fraterno amico Hinchcliffe. Wickens ha sicuramente il talento e la maturità per inserirsi da subito nel gruppo e adattarsi in fretta agli ovali, aiutato anche da un ingegnere esperto come Blair Perschbacher. Le difficoltà maggiori, come per tutti i rookies, verranno però dalla gestione delle gomme “rosse”, che il canadese scoprirà solo nel primo week end di gara e che nelle prime corse potrebbero costargli delle posizioni di partenza tutt’altro che incoraggianti.

 

Dopo un 2017 forse anche superiore alle aspettative, il team Ganassi torna a alla formazione a due punte con cui ha ottenuto i suoi maggiori successi. Una scelta pratica ma anche di realismo per Chip, che per tutta la stagione ha faticato a trovare uno sponsor stabile per il suo programma di punta. Confermato Dixon e tutto il reparto tecnico, dopo essersi visto soffiare Brandon Hartley dalla Toro Rosso Ganassi ha puntato su Ed Jones. Una scommessa coraggiosa, non certo la prima nella carriera del manager di Pittsburgh.

Pilota Scott Dixon (NZL) Ed Jones (EAU)
Vettura #9 PNC Bank #10 NTT DATA
Motore Honda Honda
Ingegnere Chris Simmons Julian Robertson
Stratega Mike Hull Barry Wanser
Capo meccanico Blair Julian Kevin O’Donnell

indycar.com, Joe Skibinski
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Nonostante i 38 anni a luglio, Scott Dixon è forse reduce dalla miglior stagione in carriera, avendo lottato fino all’ultimo con le Penske nonostante i brutti incidenti di Indy e Fort Worth e un aerokit poco adatto a stradali e ovali corti. Veloce e determinato nella bagarre come poche volte in 16 anni di carriera, il quattro volte campione nell’inverno è stato tra i più attivi sul fronte Honda e potrà ancora contare sulle strategie di Mike Hull e il supporto tecnico di Chris Simmons. La nuova distribuzione dei pesi dovrebbe inoltre essere l’ideale per un pilota che, come Power, predilige un anteriore estremamente preciso e reattivo. In breve, Scott Dixon sarà ancora il cavallo di punta Honda nel 2018

Dato praticamente per certo al team Coyne, a fine ottobre è arrivata la chiamata della vita per Ed Jones. L’inglese con licenza degli Emirati, come ampiamente atteso dopo le due belle stagioni in IndyLights, è stato autore di un esordio di spessore in IndyCar, mostrando una buona velocità e soprattutto gran maturità, specie nel difficile mese di Indianapolis. Sufficiente a meritarsi il sedile libero più ambito della serie? Si, considerando il suo adattamento alla categoria, molto più rapido di quanto visto da altri campioni Lights. La scarsità di ricambi e i pochi test svolti hanno consigliato prudenza nelle prove di Sebring e Phoenix, ma la squadra ha lasciato l’Arizona soddisfatta, consapevole che per Jones sarà un anno di apprendimento al fianco di Dixon. In un 2018 che si annuncia estremamente combattuto, la prima vittoria e un buon supporto al compagno dovrebbero essere sufficienti per conquistare la riconferma.

 

 

Dopo tre stagioni il team Rahal torna a uno schieramento a due punte, riportando nelle proprie file Takuma Sato. L’arrivo del giapponese è il risultato di un’attenta strategia di patron Bobby, molto attivo sul fronte commerciale e determinato a non ripetere gli errori del passato, quando la seconda vettura ha spesso sottratto energie piuttosto che aiutare lo sviluppo. L’ampliamento del reparto tecnico non ha però riguardato gli ingegneri di pista, con Tom German che da consulente passa a seguire Graham Rahal e Eddie Jones che si sposta sul nuovo programma di Sato. La squadra potrebbe poi schierare un terza vettura a Indianapolis per Oriol Servia.

Pilota Graham Rahal (USA) Takuma Sato (JPN)
Vettura #15 United Rentals #30 Panasonic
Motore Honda Honda
Ingegnere Tom German Eddie Jones
Stratega Ricardo Nault
Capo meccanico Donnie Stewart Brad Wright

indycar.com, Chris Jones
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Due splendide affermazioni a Detroit e un campionato di grande consistenza hanno chiuso il triennio degli aerokits di Graham Rahal, il periodo in cui l’americano ha mostrato il suo massimo potenziale, cancellando l’immagine di raccomandato appiccicatagli addosso fino al 2015. A questo punto è però lecito interrogarsi se la crescita sia riconducibile all’aderenza abnorme garantita dalla miriade di alette, o a una maggiore consapevolezza dei propri mezzi. Noi propendiamo per la seconda ipotesi. Per questo Rahal, aggressivo come pochi e tra i protagonisti dei test, è da considerarsi un outsider di lusso in chiave titolo, potendo finalmente contare su un programma parallelo di alto livello, che dovrebbe consentire alla squadra una suddivisione del lavoro molto più produttiva.

Lasciato Michael Andretti un po’ frettolosamente per via delle incertezze sulla motorizzazione, per Sato si tratta di un ritorno, dopo un 2012 vissuto da protagonista ma inconcludente sotto il profilo dei risultati. Finalmente in un team di primo piano, nel 2017 il giapponese ha mostrato il meglio e il peggio del suo repertorio, conquistando uno storico successo a Indianapolis, cui ha sommato altre lodevoli prestazioni ma anche corse sotto tono ed errori clamorosi, come in Texas, dove è ancora una volta rimasto vittima della sua irruenza. A 41 anni suonati non ha perso nulla della sua velocità naturale, ma non sembra aver guadagnato granché in visione strategica. Alla luce anche degli ottimi test invernali non è difficile quindi vederlo ancora come il cavallo pazzo della serie, potenzialmente in grado di vincere su qualunque pista, ma non di costruire una concreta corsa al titolo.

 

 

Il 2017 è stato un anno particolarmente severo con Dale Coyne, che non ha certo visto premiati gli enormi sforzi fatti sul programma di Bourdais, eccezion fatta per lo scoppiettante inizio di stagione, in cui il francese ha addirittura capeggiato la classifica. Gli artefici della vittoria di St. Pete e del podio di Long Beach sono però ancora tutti in posizione per il 2018, grazie anche al duo Vasser-Sullivan, che ha portato in dote il nuovo sponsor Sealmaster. Seppur finanziata dai piloti anche la seconda vettura promette prestazioni di rilievo, aumentando le aspettative su una squadra non più considerabile la cenerentola del campionato.

Pilota Sebastien Bourdais (USA) Pietro Fittipaldi (BRA)/Zachary C. De Melo (CAN)
Vettura #18 Sealmaster #19 Paysafe
Motore Honda Honda
Ingegnere Craig Hampson Michael Cannon
Stratega Jimmy Vasser Dale Coyne/Darren Crouser
Capo meccanico    

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Totalmente ristabilito dal tremendo botto di Indianapolis, Bourdais si ripresenta supportato da Olivier Boisson e Craig Hampson per concretizzare il potenziale mostrato nel 2017. I due dovranno essere bravi a cucire addosso al francese una vettura sulla carta poco adatta ad uno stile di guida che predilige un posteriore molto solido, operazione non agevolata dal mancato coinvolgimento nei test Honda, appannaggio quasi esclusivo di Ganassi e SPM. Responsabile del nuovo pacchetto di sponsor, Jimmy Vasser torna in IndyCar insieme al socio James Sullivan, curando ancora una volta la strategia di Bourdais, che realisticamente potrà puntare a qualche successo di tappa e, con un po’ di fortuna, a un posto nei primi 5 in campionato.

La seconda vettura del team sarà condivisa da Pietro Fittipaldi e Zachary Claman de Melo. Il brasiliano, fresco campione World Series, pur non nascondendo le sue ambizioni di Formula 1 ha colto al volo l’occasione di imitare nonno e zio di cimentarsi a Indianapolis (GP e 500 miglia), cui si aggiungeranno Phoenix, Texas, Mid Ohio, Portland e Sonoma.  Perfettamente a suo agio nei test, il brasiliano ha impressionato un ingegnere esperto come Michael Cannon e potrebbe davvero sorprendere. Nel resto della stagione la vettura sarà condotta da Zachary Claman De Melo, reduce da due stagioni non del tutto convincenti in IndyLights, in cui forse avrebbe dovuto insistere per puntare al titolo. Veloce in gara al suo debutto a Sonoma con il team Rahal, il canadese trova quest’anno una vettura molto più simile alla Light, ma i pochissimi test renderanno piuttosto problematiche le prime corse, costringendolo a basarsi molto sul lavoro di set up di Bourdais.

 

 

Reduce da una stagione decisamente al di sotto delle aspettative per via dell’inesperienza di piloti e ingegneri, il team Carpenter si ripresenta in versione rinnovata. Via Justin Taylor e JR Hildebrand, dentro un ingegnere esperto come Allen McDonald, che seguirà il nuovo arrivato Jordan King. Dopo due anni di programma parziale, per la classifica si punta tutto su Spencer Pigot, chiamato a un deciso miglioramento dopo un 2017 contraddittorio. La squadra si prepara ad un maggio sotto i riflettori, per via della terza vettura schierata per Danica Patrick.

Pilota Ed Carpenter (USA) / Jordan King (ENG) Spencer Pigot (USA)
Vettura #20 Fuzzy Vodka #21 Fuzzy Vodka
Motore Chevrolet Chevrolet
Ingegnere Allen McDonald Matt Barnes
Stratega Tim Broyles Brent Harvey
Capo meccanico

indycar.com, Chris Jones
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Supportato dal connazionale Allen McDonald, Jordan King è chiamato a ridare mordente su stradali e cittadini a una squadra inconcludente dopo l’addio di Newgarden. L’inglese, buon comprimario in GP2, è stato più che convincente nei test, non ravvisando differenze drammatiche rispetto alla Dallara della serie cadetta. Se si adatterà in fretta alle gomme morbide con il supporto di McDonald potrebbe diventare una presenza fissa in top ten. Carpenter, che spera di aver trovato il nuovo Mike Conway, sarà ancora ai comandi della vettura #20 sugli ovali. A secco di vittorie dal 2014, anche nel 2017 l’americano ha faticato a tirare fuori il meglio dalla propria vettura, risultando meno efficace di Hildebrand. Come già osservato in precedenza, sarebbe forse ora di dare continuità al programma, limitandosi alla sola Indianapolis su una terza vettura.

Dopo un 2016 incerto e un 2017 di timida progressione, per Spencer Pigot il 2018 è l’anno della verità. Spettacolare nel traffico ma spesso inconcludente per via di errori banali e sfortune, l’americano ha il potenziale per lottare tra i primi su stradali e cittadini, ma deve assolutamente migliorare in qualifica, dove troppo spesso fatica a superare la Q1. Per aiutare la sua transizione a punta della squadra, Carpenter ha addirittura rinunciato a Matt Barnes, da sempre impegnato sulla #20, che sarà fondamentale soprattutto sugli ovali, dove Pigot non corre continuativamente dal 2015. Per l’americano un piazzamento nei primi 10 in campionato e la prima vittoria sono risultati imperativi per continuare la progressione e puntare a un top team.

 

 

Dopo tre anni di apprendistato in IndyLights e la grande tentazione del 2017, per Trevor Carlin è finalmente arrivato il momento del debutto in IndyCar. Il manager inglese ha avuto il merito di tenere a freno gli entusiasmi dopo il titolo 2016 con Ed Jones, non sprecando risorse sugli aerokits. La squadra inglese debutta quindi in una situazione tecnica nuova per tutti, puntando su personale esperto, in parte in arrivo dal team Ganassi, così come i piloti, già vecchie conoscenze del team e fondamentali nel dare solidità finanziaria al programma. Dati però gli scarsi risultati conquistati dai due in una struttura collaudata, potrebbe non essere facile per il team valutare oggettivamente il proprio livello di competitività.

Pilota Charlie Kimball (USA) Max Chilton (ENG)
Vettura #23 Tresiba #59 Gallagher
Motore Chevrolet Chevrolet
Ingegnere Matt Greasley Daniele Cucchiaroni
Stratega Geoff Fickling
Capo meccanico

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Sette anni inconcludenti al team Ganassi lasciano pochi dubbi sul potenziale di Kimball, autore di isolati exploit ma in generale uomo di metà classifica. Nonostante i tanti campioni da cui imparare, il californiano non ha infatti mai mostrato significativi progressi, operando addirittura una regressione rispetto al 2013, probabilmente la sua miglior stagione. Sarà seguito da Matt Greasley, già impegnato col team in Indylights e al debutto nella serie dopo esperienze in F1 e buona parte del panorama a ruote scoperte europeo.

Come per Kimball, già in Carlin ai tempi della F.3 inglese, per Max Chilton si tratta di un ritorno nel team in cui corse con successo in F.3, GP2 e IndyLights. Sempre supportato dalla società di assicurazioni gestita dal padre, l’inglese affronta il terzo anno in IndyCar probabilmente con più umiltà, dopo due stagioni in lenta progressione ma comunque inconcludenti, considerata la sua esperienza internazionale e il livello del team. Sempre più a suo agio sugli stradali e talvolta sorprendente sugli ovali, il tallone d’Achille dell’inglese rimangono gli sconnessi cittadini. Sarà supportato da Daniele Cucchiaroni, in arrivo dal team Foyt.

 

 

In evidente ripresa nel 2017 grazie anche al grande lavoro di coordinamento di Eric Bretzman, il team Andretti si presenta ai nastri di partenza con grandi ambizioni, nonostante un programma di test striminzito. La squadra ha infatti pagato i dubbi di Michael Andretti sul proseguimento del rapporto con Honda, che hanno costretto la casa giapponese a scegliere il team Schmidt per affiancare Ganassi nei primi test. Le simulazioni condotte nell’inverno sembrano però aver trovato buoni riscontri a Sebring e Phoenix, lasciando il team con qualche punto interrogativo ma comunque una buona dose di fiducia in vista di St. Petersburg. Il solito imponente dispiegamento di mezzi andrà poi in scena ad Indianapolis, dove ai quattro titolari si aggiungeranno Carlos Munoz, sempre tra i migliori allo Speedway, e Stefan Wilson.

Pilota Zach Veach (USA) Alexander Rossi (USA)
Vettura #26 Group 1001 #27 Napa Autoparts
Motore Honda Honda
Ingegnere Garrett Mothersead Jeremy Milless
Stratega  Josh Freund Rob Edwards
Capo meccanico

indycar.com, Joe Skibinski
indycar.com, Joe Skibinski

indycar.com, John Cote
indycar.com, John Cote

Dopo il breve assaggio del 2017 con Carpenter e Foyt, per Zach Veach arriva finalmente il debutto in IndyCar, primo passo di un programma triennale. In IndyLights l’americano ha sempre corso con squadre di primo piano, dimostrando la velocità per vincere le corse ma non la consistenza per portare a casa un campionato. Nell’ultima occasione, con Belardi nel 2016, non ha raccolto quanto meritato, risultando però meno efficace del rookie Rosenqvist. La guida funambolica messa in mostra nella serie cadetta dovrebbe comunque adattarsi bene alla nuova vettura, molto più simile all’IndyLights. Il pilota dell’Ohio ha i numeri per stare nel gruppo e imparare, ben guidato da un ingegnere esperto come Garrett Mothersead, in victory lane a Indy con Sato.

Atteso a un salto di livello dopo una buona stagione d’esordio, Alexander Rossi ha rispettato in pieno le aspettative, cogliendo una spettacolare affermazione a Watkins Glen e guidando il team in numerose occasioni. Ancora sotto esame sugli ovali, ha comunque convinto al suo ritorno a Indianapolis, mentre su stradali e cittadini è tranquillamente uno dei 5 migliori piloti del campionato. Il passaggio alla vettura #27 sarà solo una formalità per l’americano, che potendo ancora contare su un ingegnere di alto livello come Jeremy Milless e uno stratega di prim’ordine come Rob Edwards, punta chiaramente al titolo.

Pilota Ryan Hunter-Reay (USA) Marco Andretti (USA)
Vettura #28 DHL #98 US Concrete
Motore Honda Honda
Ingegnere Ray Gosselin Nathan O’Rourke
Stratega Ray Gosselin Bryan Herta
Capo meccanico

indycar.com, Joe Skibinski
indycar.com, Joe Skibinski

indycar.com, Joe Skibinski
indycar.com, Joe Skibinski

L’uscita di scena degli aerokits corrisponde un po’ alla fine di un incubo per Hunter-Reay, le cui speranze non solo di titolo, ma anche di una solida stagione, sono state compromesse negli ultimi anni da un pacchetto Honda insufficiente e innumerevoli sfortune, specie a Indianapolis. A 37 anni l’americano è ormai entrato nella fase conclusiva della carriera, ma ha ancora la velocità, l’esperienza e l’adattabilità per puntare al bis a Indy e in campionato, cercando di contenere l’avanzata di Rossi, che rischia di affermarsi sempre più come nuovo riferimento della squadra.

L’arrivo di Bryan Herta come stratega e coach doveva finalmente mettere un po’ d’ordine nelle idee confuse di Marco Andretti, ma il 2017 è stata un’altra stagione deludente. I progressi sul passo gara sono stati evidenti nelle prime corse, ma l’incapacità del nipote di Mario di passare la Q1 ha quasi sempre negato risultati degni di nota. Il resto poi lo ha fatto la sfortuna, in più di un’occasione sotto forma di strani problemi elettrici nei primi giri. Il ritorno a una vettura più instabile ma paradossalmente prevedibile dovrebbe aiutare Marco, quinto nel 2013 sulla vecchia DW12 ma in ombra come non mai nel triennio degli aerokits. Se così non dovesse essere, il passaggio in IMSA ventilato a fine 2017 potrebbe divenire un’ipotesi molto più concreta.

 

 

Pilota Kyle Kaiser (USA)/Rene Binder (AUT)
Vettura #32 Binderholz
Motore Chevrolet
Ingegnere  Ernesto Gonella
Stratega  Ricardo Juncos
Capo meccanico

Juncosracing.com
Juncosracing.com

Per Ricardo Juncos il 2018 arriva a coronamento di una lunga e paziente crescita, che negli ultimi anni ha visto il manager argentino costruire una nuova sede a Indianapolis, conquistare due campionati IndyLights in tre anni e debuttare alla Indy500, addirittura con due vetture. Confermato temporaneamente per 8 appuntamenti, il team può contare sulla borsa da campione IndyLights di Kyle Kaiser e i finanziamenti di Rene Binder. Il californiano, nelle file del team praticamente dai tempi del kart, ha conquistato il titolo vincendo su ogni tipo di pista, ma appare comunque il meno preparato degli ultimi campioni IndyLights. Imbattibile sulla vettura vincente, deve ancora imparare a evitare errori e trarre il meglio anche dalle giornate meno brillanti. Da Binder, onesto mestierante dalle formule addestrative europee, non si aspettano particolari sussulti, anche per via dei pochissimi test effettuati dalla squadra, in ritardo nella preparazione della vettura per via della scarsità di ricambi a disposizione. L’austriaco è confermato al momento per gli appuntamenti di St. Pete, Barber, Toronto e Mid Ohio mentre Kaiser sarà al via a Phoenix, Long Beach, Indy GP e tenterà di qualificarsi per la Indy500.

 

 

Pilota Jach Harvey (ENG)
Vettura #60 AutoNation/Sirius XM
Motore Honda
Ingegnere Will Anderson
Stratega
Capo meccanico Brian Goslee

Brian Cleary, indycar.com
Brian Cleary, indycar.com

Dopo la delusione del 2012, quando non riuscì ad assicurarsi un motore, per Michael Shank arriva il primo impegno stabile in IndyCar: sei gare certe e l’intenzione di arrivare almeno a 8. Ancora appoggiati tecnicamente dal team SPM, che preparerà la monoposto, la gestione in pista sarà invece totalmente appannaggio del personale già attivo in IMSA, oltre che di Will Anderson, ingegnere di pista “in prestito” da Sam Schmidt. Per Harvey, dopo i due titoli sfiorati in IndyLights e due stagioni di semi-inattività arriva l’occasione tanto attesa. Tutt’altro che aiutato dalla convivenza con Alonso a Indy e perso nelle difficoltà del team SPM nelle ultime corse 2017, l’inglese si è dimostrato pilota veloce e consistente nella serie cadetta, mostrando però qualche problema di adattamento agli aerokits. La nuova vettura dovrebbe aiutarlo, ma il ritardo nella ricezione delle nuove parti non ha permesso al team di effettuare buona parte dei test pre stagionali, limitando il tutto a due giorni a Sebring abbastanza produttivi. Il binomio anglo-americano al momento è confermato a St. Petersburg, Long Beach, Indianapolis 500, Mid-Ohio, Portland e Sonoma

 

 

Pilota Gabby Chaves (COL)
Vettura #88 Harding Group
Motore Chevrolet
Ingegnere Larry Curry
Stratega Brian Barnhart
Capo meccanico

Chris Jones, indycar.com
Chris Jones, indycar.com

Sorprendente al debutto con due arrivi in top ten su tre partecipazioni, il team Harding si presenta ai nastri di partenza della sua prima stagione completa con un organico povero nei numeri ma non in qualità. L’esperienza infinita di Larry Curry guiderà ancora la squadra tecnica, cui si aggiunge Brian Barnhart, meccanico di livello in vari top teams prima di divenire il braccio destro di Tony George. Confermato anche Al Unser, Jr. nel ruolo di coach per Gabby Chaves. Il colombiano ha impressionato nelle poche uscite del 2017, mettendo in mostra una grinta vista poche volte nella sua stagione d’esordio con il team Herta. Il team dovrà comunque lavorare sodo in queste ultime settimane per venire a patti con una vettura che nei test ha prodotto più di un grattacapo, relegando Chaves nelle parti basse della classifica.

 

Per tutti telaio Dallara DW12, aerokit unico e gomme Firestone.

 

6. TEST

Si riportano di seguito i risultati dei test collettivi di Phoenix e di tutte le sessioni private di cui sono noti i tempi non ufficiali.

Sebring – 24/1
P Pilota Team Motore Tempo
1 Ryan Hunter-Reay Andretti Honda 51.1
2 Alexander Rossi Andretti Honda 51.3
3 Marco Andretti Andretti Honda 51.3
4 Graham Rahal Rahal Honda 51.4
5 Robert Wickens Schmidt Honda 51.5
6 Sebastien Bourdais Coyne Honda  
7 Zach Veach Andretti Honda  
8 James Hinchcliffe Schmidt Honda  
9 Takuma Sato Rahal Honda  
10 Max Chilton Carlin Chevy  
11 Tony Kanaan Foyt Chevy  
12 Zachary Claman De Melo Coyne Honda  
13 Matheus Leist Foyt Chevy  
Sonoma – 6/2 – Pomeriggio
P Pilota Team Motore Tempo
1 Josef Newgarden Penske Chevy 1.18.10
2 Will Power Penske Chevy 1.18.29
3 Simon Pagenaud Penske Chevy 1.18.64
4 Sebastien Bourdais Coyne Honda 1.18.75
5 Pietro Fittipaldi Coyne Honda 1.18.94
6 Matheus Leist Foyt Chevy 1.19.00
7 Robert Wickens Schmidt Honda 1.19.12
8 Jordan King Carpenter Chevy 1.19.20
9 James Hinchcliffe Schmidt Honda 1.19.27
10 Spencer Pigot Carpenter Chevy 1.19.40
11 Tony Kanaan Foyt Chevy 1.19.96
12 Gabby Chaves Harding Chevy 1.20.34

 

Phoenix Open Test – 8-9-10/2
P Pilota Team Motore Sessione 1 Sessione 2 Sessione 3 Sessione 4 Sessione 5
1 Takuma Sato Rahal Honda 19,673 19,460 19,392 19,379
2 Will Power Penske Chevy 20,011 19,743 19,438 19,388
3 Tony Kanaan Foyt Chevy 19,769 19,590 19,833 19,402
4 Josef Newgarden Penske Chevy 20,288 19,551 19,622 19,426
5 Graham Rahal Rahal Honda 19,853 19,457 19,647 19,661
6 Marco Andretti Andretti Honda 20,588 19,864 19,639 19,676 19,466
7 Alexander Rossi Andretti Honda 20,016 19,713 19,641 19,473
8 Scott Dixon Ganassi Honda 19,913 19,681 19,521 19,515
9 Simon Pagenaud Penske Chevy 19,716 19,526 19,537 19,576
10 Ryan Hunter-Reay Andretti Honda 19,955 19,599 19,536 20,031
11 Sebastien Bourdais Coyne Honda 19,825 19,859 19,575 20,079
12 Ed Jones Ganassi Honda 20,259 20,193 19,602 19,765
13 Matheus Leist Foyt Chevy 19,970 19,771 19,715 19,630 19,717
14 Spencer Pigot Carpenter Chevy 20,373 20,264 19,926 20,043 19,643
15 Pietro Fittipaldi Coyne Honda 20,067 20,278 20,213 19,829 19,652
16 Robert Wickens Schmidt Honda 20,218 20,194 19,936 19,750 20,159
17 Zach Veach Andretti Honda 20,486 20,209 20,181 19,908 19,756
18 Charlie Kimball Carlin Chevy 20,824 19,950 19,957 19,762
19 Max Chilton Carlin Chevy 21,239 20,063 20,257 19,828
20 Gabby Chaves Harding Chevy 21,107 20,455 20,341 20,720 19,923
21 Ed Carpenter Carpenter Chevy 20,284 20,027 20,144 19,976
22 James Hinchcliffe Schmidt Honda 20,225 20,457 20,246 20,098
23 Kyle Kaiser Juncos Chevy 20,549 20,237 20,341
Legenda
19,379 Miglior tempo del pilota
Miglior tempo di sessione
Secondo miglior tempo di sessione
Terzo miglior tempo di sessione

 

Sebring – 27-28/2
P Pilota Team Motore Sessione 1 Sessione 2 Sessione 3 Sessione 4
1 Josef Newgarden Penske Chevy 52,24 51,37
2 Graham Rahal Rahal Honda 51,97 51,39
3 Scott Dixon Ganassi Honda 51,78 51,40
4 Marco Andretti Andretti Honda 51,49 51,69
5 Ryan Hunter-Reay Andretti Honda 51,51 51,59
6 Zach Veach Andretti Honda 51,57 51,90
7 Will Power Penske Chevy 52,09 51,60
8 Spencer Pigot Carpenter Chevy 52,00 51,60
9 Takuma Sato Rahal Honda 51,64 51,81
10 Alexander Rossi Andretti Honda 51,72 51,85
11 James Hinchcliffe Schmidt Honda 51,93 51,73
12 Ed Jones Ganassi Honda 52,78 51,79
13 Jordan King Carpenter Chevy 52,00 51,79
14 Jack Harvey Shank Honda 52,61 52,53 51,90 51,81
15 Robert Wickens Schmidt Honda 51,96 51,86
16 Simon Pagenaud Penske Chevy 52,30 51,87
17 Max Chilton Carlin Chevy 53,24 52,40 52,10 52,10
18 Rene Binder Juncos Chevy 52,92 52,92 52,19
19 Charlie Kimball Carlin Chevy 52,80 52,73 52,22 52,87
20 Gabby Chaves Harding Chevy 52,32 52,66
21 Kyle Kaiser Juncos Chevy 52,45

Fonte tempi: racer.com; motorsport.com

Foto di copertina: indycar.com; Chris Owens, Phoenix 2017 

2017 – Sonoma

GoPro Grand Prix of Sonoma – 15-17 settembre 2017 – 17° prova del campionato 2017

Circuito: Sonoma Raceway

Tipologia: Stradale Permanente

Lunghezza: 2.31 mi – 3.718 km

Configurazione aerodinamica: Stradale

Record della pista: 1:16.253, Simon Pagenaud, Dallara – Chevrolet, 2016

Distanza di gara: 85 giri – 196.35 mi

Vincitore uscente:  Simon Pagenaud

 

Griglia di Partenza
Pos. Pilota Tempo Pilota Tempo
1 Josef Newgarden 01:15.5205
2 Will Power 01:15.5556
3 Simon Pagenaud 01:15.6356
4 Helio Castroneves 01:15.8032
5 Takuma Sato 01:16.2208
6 Scott Dixon 01:16.3978
7 Ryan Hunter-Reay 01:16.1815
8 Alexander Rossi 01:16.1934
9 Graham Rahal 01:16.1968
10 Sebastien Bourdais 01:16.5811
11 Marco Andretti 01:16.8221
12 Tony Kanaan 01:16.9718
13 Conor Daly 01:17.1016
14 Max Chilton 01:16.7581
15 Charlie Kimball 01:17.1417
16 James Hinchcliffe 01:16.9539
17 Spencer Pigot 01:17.2662
18 Ed Jones 01:17.0231
19 Jack Harvey 01:17.2722
20 JR Hildebrand 01:17.1602
21 Zachary Claman DeMelo 01:17.2814
22 Carlos Munoz 01:17.2507

 

Ordine d’arrivo
Pos. Pilota Team Pacchetto N Sponsor Tempo
1 Simon Pagenaud (L) (LL) Penske Chevrolet 1 DXC 85 giri in 1:55:52.6840 – 104.968 mph
2 Josef Newgarden (P) (L) Penske Chevrolet 2 Hum 1.099
3 Will Power Penske Chevrolet 12 Verizon 1.614
4 Scott Dixon Ganassi Honda 9 NTT Data 12.087
5 Helio Castroneves Penske Chevrolet 3 Hitachi 22.502
6 Graham Rahal Rahal Honda 15 Turns for Troops 23.529
7 Marco Andretti Andretti Honda 27 United Fiber&Data 23.979
8 Ryan Hunter-Reay Andretti Honda 28 DHL 24.514
9 Sebastien Bourdais Coyne Honda 18 Unifin 49.991
10 Conor Daly (L) Foyt Chevrolet 4 ABC Supply 55.665
11 Charlie Kimball Ganassi Honda 83 Tresiba 1.21.020
12 Max Chilton Ganassi Honda 8 Gallagher 1.24.504
13 Spencer Pigot Carpenter Chevrolet 20 Fuzzy’s Vodka 1 giro
14 JR Hildebrand Carpenter Chevrolet 21 Fuzzy’s Vodka 1 giro
15 Carlos Munoz Foyt Chevrolet 14 ABC Supply 1 giro
16 Tony Kanaan Ganassi Honda 10 NTT Data 1 giro
17 Zachary Claman DeMelo Rahal Honda 13 Paysafe 1 giro
18 Jack Harvey Schmidt Honda 7 AutoNation 1 giro
19 Ed Jones Coyne Honda 19 Boy Scouts of America Off Course
20 Takuma Sato Andretti Honda 26 Dickinson fleet services Off Course
21 Alexander Rossi Andretti Honda 98 Napa 25 giri
22 James Hinchcliffe Schmidt Honda 5 Arrow Electronics Electrical
Giro più veloce Simon Pagenaud 1.18.3576
Giri in testa
Josef Newgarden 41
Simon Pagenaud 41
Conor Daly 3
P: punto per la pole position

L: Punto per aver condotto almeno un giro in testa

LL: Due punti per il maggior numero di giri in testa

Classifica finale
Pos. Pilota Punti Distacco Corse Vittorie Podi Top 5 Top 10 Poles LL L GPV
1 Josef Newgarden 642 0 17 4 9 10 13 1 390 12 4
2 Simon Pagenaud 629 13 17 2 6 13 15 187 6 2
3 Scott Dixon 621 21 17 1 7 10 16 1 131 8 1
4 Helio Castroneves 598 44 17 1 3 9 16 4 442 10 2
5 Will Power 562 80 17 3 7 9 10 6 443 10 2
6 Graham Rahal 522 120 17 2 3 6 12 2 110 5 1
7 Alexander Rossi 494 148 17 1 3 5 10 1 99 3 1
8 Takuma Sato 441 201 17 1 1 4 7 1 41 3 1
9 Ryan Hunter-Reay 421 221 17 3 4 8 72 4
10 Tony Kanaan 403 239 17 1 3 7 55 3 2
11 Max Chilton 396 246 17 0 1 6 64 5
12 Marco Andretti 388 254 17 0 1 5 16 2
13 James Hinchcliffe 376 266 17 1 3 3 7 50 4
14 Ed Jones 354 288 17 1 1 5
15 JR Hildebrand 347 295 16 2 2 2 42 3
16 Carlos Munoz 328 314 17 0 0 6
17 Charlie Kimball 327 315 17 0 0 5 1 53 5
18 Conor Daly 305 337 17 0 1 4 3 1
19 Mikhail Aleshin 237 405 12 0 0 3 1 1
20 Spencer Pigot 218 424 12 0 0 3 8 1
21 Sebastien Bourdais 214 428 8 1 2 2 5 74 2 1
22 Ed Carpenter 169 473 6 0 0 1 5 1
23 Gabby Chaves 98 544 3 0 1 2
24 Juan Pablo Montoya 93 549 2 0 0 2 1 1
25 Esteban Gutierrez 91 551 7 0 0 0
26 Sebastian Saavedra 80 562 4 0 0 0
27 Oriol Servia 61 581 3 0 0 0
28 Jack Harvey 57 585 3 0 0 0
29 Fernando Alonso 47 595 1 0 0 0 27 1
30 Pippa Mann 32 610 1 0 0 0
31 Zachary Claman De Melo 26 616 1 0 0 0
32 Jay Howard 24 618 1 0 0 0
33 Zach Veach 23 619 2 0 0 0
34 Sage Karam 23 619 1 0 0 0
35 James Davison 21 621 1 0 0 0 2 1
36 Tristan Vautier 15 627 1 0 0 0 15 1
37 Buddy Lazier 14 628 1 0 0 0

Immagine di copertina: indycar.com – Chris Owens

2017 – Watkins Glen

IndyCar Grand Prix at the Glen – 1-3 settembre 2017 – 16° prova della stagione 2017

Circuito: Watkins Glen International

Tipologia: Stradale Permanente

Lunghezza: 3.37 mi – 5.422 km

Configurazione aerodinamica: Stradale

Record della pista: 1:22.526, Scott Dixon, Dallara – Chevrolet, 2016

Distanza di gara: 60 giri – 203.22 mi

Vincitore uscente:  Scott Dixon

Griglia di Partenza
Pos. Pilota Tempo Pilota Tempo
1 Alexander Rossi 01:22.4639
2 Scott Dixon 01:22.5168
3 Josef Newgarden 01:22.5169
4 Takuma Sato 01:22.5660
5 Charlie Kimball 01:22.8081
6 Helio Castroneves 01:23.3350
7 Ryan Hunter-Reay 01:22.9854
8 Will Power 01:23.0987
9 Sebastien Bourdais 01:23.1459
10 Graham Rahal 01:23.2240
11 Carlos Munoz 01:23.2959
12 Simon Pagenaud 01:23.2981
13 Conor Daly 01:23.5089
14 Spencer Pigot 01:23.4917
15 James Hinchcliffe 01:23.6854
16 Ed Jones 01:23.9851
17 Jack Harvey 01:24.1390
18 Tony Kanaan 01:23.9982
19 Marco Andretti 01:24.1779
20 Max Chilton 01:24.2012
21 JR Hildebrand 01:24.4543
Ordine d’arrivo
Pos. Pilota Team Pacchetto N Sponsor Tempo
1 Alexander Rossi (P)(L)(LL) Andretti Honda 98 Napa 60 giri in 01:42:03.9024 – 118.865 mph
2 Scott Dixon (L) Ganassi Honda 9 NTT Data 0.951
3 Ryan Hunter-Reay (L) Andretti Honda 28 DHL 7.159
4 Helio Castroneves (L) Penske Chevrolet 3 Hitachi 8.894
5 Graham Rahal Rahal Honda 15 Mi-Jack 11.886
6 Will Power Penske Chevrolet 12 Verizon 15.379
7 Charlie Kimball Ganassi Honda 83 Tresiba 16.164
8 Max Chilton Ganassi Honda 8 Gallagher 28.041
9 Simon Pagenaud Penske Chevrolet 1 Menard’s 28.294
10 Carlos Munoz Foyt Chevrolet 14 ABC Supply 29.497
11 Conor Daly Foyt Chevrolet 4 ABC Supply 30.244
12 Spencer Pigot (L) Carpenter Chevrolet 20 Fuzzy’s Vodka 32.348
13 Ed Jones Coyne Honda 19 Boy Scouts of America 33.153
14 Jack Harvey Schmidt Honda 7 Autonation 35.683
15 JR Hildebrand Carpenter Chevrolet 21 Fuzzy’s Vodka 41.591
16 Marco Andretti Andretti Honda 27 United Fiber&Data 52.795
17 Sebastien Bourdais Coyne Honda 18 Unifin 54.044
18 Josef Newgarden (L) Penske Chevrolet 2 DeVilbiss 2 giri
19 Takuma Sato Andretti Honda 26 Andretti 4 giri
20 Tony Kanaan Ganassi Honda 10 NTT Data incidente
21 James Hinchcliffe Schmidt Honda 5 Arrow Electronics cambio
 P: punto per la pole position

L: punto per aver condotto almeno un giro in testa

LL: due punti per aver condotto il maggior numero di giri in testa

Giro più veloce Sebastien Bourdais 1.23.917
Giri in testa
Alexander Rossi 32
Helio Castroneves 13
Spencer Pigot 8
Ryan Hunter-Reay 4
Scott Dixon 2
Josef Newgarden 1

 

La classifica dopo Watkins Glen
Pos. Pilota Punti Distacco Corse Vittorie Podi Top 5 Top 10 Poles LL L GPV
1 Josef Newgarden 560 0 16 4 8 9 11 349 11 4
2 Scott Dixon 557 3 16 1 7 9 15 1 131 8 1
3 Helio Castroneves 538 22 16 1 3 8 15 4 442 10 2
4 Simon Pagenaud 526 34 16 1 5 12 14 146 5 1
5 Will Power 492 68 16 3 6 8 9 6 429 9 2
6 Alexander Rossi 476 84 16 1 3 5 9 1 99 3 1
7 Graham Rahal 466 94 16 2 3 6 11 2 105 3 1
8 Takuma Sato 421 139 16 1 1 4 7 1 41 3 1
9 Tony Kanaan 375 185 16 1 3 7 55 3 2
10 Ryan Hunter-Reay 373 187 16 3 4 7 72 4
11 James Hinchcliffe 360 200 16 1 3 3 7 50 4
12 Max Chilton 360 200 16 1 6 64 5
13 Marco Andretti 336 224 16 1 4 16 2
14 Ed Jones 332 228 16 1 1 5
15 JR Hildebrand 315 245 15 2 2 2 42 3
16 Carlos Munoz 298 262 16 6
17 Charlie Kimball 289 271 16 4 1 53 5
18 Conor Daly 264 296 16 1 3
19 Mikhail Aleshin 237 323 12 3 1 1
20 Spencer Pigot 184 376 11 3 8 1
21 Sebastien Bourdais 170 390 7 1 2 2 4 74 2 1
22 Ed Carpenter 169 391 6 1 5 1
23 Gabby Chaves 98 462 3 1 2
24 Juan Pablo Montoya 93 467 2 1 1
25 Esteban Gutierrez 91 469 7
26 Sebastian Saavedra 80 480 4
27 Oriol Servia 61 499 3
28 Fernando Alonso 47 513 1 27 1
29 Jack Harvey 33 527 2
30 Pippa Mann 32 528 1
31 Jay Howard 24 536 1
32 Zach Veach 23 537 2
33 Sage Karam 23 537 1
34 James Davison 21 539 1 2
35 Tristan Vautier 15 545 1 15 1
36 Buddy Lazier 14 546 1

 

 

Immagine di copertina: Mike Harding – indycar.com

2017 – St. Louis

Bommarito Automotive Group 500 – 25-26 agosto 2017 – 15° prova della stagione 2017

Circuito: Gateway International Raceway

Tipologia: Ovale corto

Lunghezza: 1.25 mi – 2.011 km

Configurazione aerodinamica: Ovale corto

Record della pista: 24.234 – Raul Boesel, 1997 – Reynard Ford

Distanza di gara: 248 giri – 310 mi

Vincitore uscente: Helio Castroneves (2003)

 

Griglia di Partenza
P Pilota Media (mph) Pilota Media (mph)
1 Will Power 189.642
2 Josef Newgarden 188.316
3 Helio Castroneves 187.457
4 Simon Pagenaud 186.747
5 Ed Carpenter 184.528
6 Takuma Sato 184.186
7 Scott Dixon 183.848
8 Carlos Munoz 183.620
9 Alexander Rossi 183.578
10 James Hinchcliffe 183.528
11 Conor Daly 183.283
12 Ed Jones 182.900
13 Graham Rahal 182.83
14 Ryan Hunter-Reay 182.529
15 JR Hildebrand 182.499
16 Max Chilton 182.271
17 Tony Kanaan 182.195
18 Charlie Kimball 182.137
19 Sebastien Bourdais 181.846
20 Marco Andretti 181.191
21 Sebastian Saavedra 177700

 

Ordine d’arrivo
Pos. Pilota Team Pacchetto N Sponsor Tempo
1 Josef Newgarden (L)(LL) Penske Chevrolet 2 PPG 248 giri in 02:13:22.0358 – 139.465 mph
2 Scott Dixon Ganassi Honda 9 NTT Data 0.685
3 Simon Pagenaud (L) Penske Chevrolet 1 Menard’s 0.974
4 Helio Castroneves (L) Penske Chevrolet 3 Shell 1.567
5 Conor Daly Foyt Chevrolet 4 ABC Supply 1.745
6 Alexander Rossi Andretti Honda 98 ShopAndretti.com 2.910
7 Charlie Kimball Ganassi Honda 83 Tresiba 4.237
8 James Hinchcliffe Schmidt Honda 5 Arrow Electronics 4.850
9 Carlos Munoz Foyt Chevrolet 14 ABC Supply 7.883
10 Sebastien Bourdais (L) Coyne Honda 18 Unifin 8.183
11 Sebastian Saavedra Schmidt Honda 7 Lucas 8.660
12 Graham Rahal Rahal Honda 15 FifthThird 8.846
13 Ed Jones Coyne Honda 19 Boy Scouts of America 12.344
14 Marco Andretti Andretti Honda 27 Oberto 19.870
15 Ryan Hunter-Reay Andretti Honda 28 DHL incidente
16 Tony Kanaan Ganassi Honda 10 NTT Data mechanical
17 Max Chilton (L) Ganassi Honda 8 Gallagher incidente
18 JR Hildebrand Carpenter Chevrolet 21 Fuzzy’s Vodka incidente
19 Takuma Sato Andretti Honda 26 Andretti incidente
20 Will Power (P)(L) Penske Chevrolet 12 Verizon incidente
21 Ed Carpenter Carpenter Chevrolet 20 Fuzzy’s Vodka incidente
Giro più veloce Josef Newgarden 24.6317 – 182.691 mph
Giri in testa
Josef Newgarden 170
Helio Castroneves 52
Simon Pagenaud 13
Will Power 5
Sebastien Bourdais 5
Max Chilton 3
La classifica dopo St. Louis
Pos. Pilota Punti Distacco Corse Vittorie Podi Top 5 Top 10 Poles LL L GPV
1 Josef Newgarden 547 0 15 4 8 9 11 348 10 4
2 Scott Dixon 516 31 15 1 6 8 14 1 129 7 1
3 Helio Castroneves 505 42 15 1 3 7 14 4 429 9 2
4 Simon Pagenaud 504 43 15 1 5 12 13 146 5 1
5 Will Power 464 83 15 3 6 8 8 6 429 9 2
6 Graham Rahal 436 111 15 2 3 5 10 2 105 3 1
7 Alexander Rossi 422 125 15 2 4 8 67 2 1
8 Takuma Sato 410 137 15 1 1 4 7 1 41 3 1
9 Tony Kanaan 365 182 15 1 3 7 55 3 2
10 James Hinchcliffe 351 196 15 1 3 3 7 50 4
11 Ryan Hunter-Reay 337 210 15 2 3 6 68 3
12 Max Chilton 336 211 15 1 5 64 5
13 Marco Andretti 322 225 15 1 4 16 2
14 Ed Jones 315 232 15 1 1 5
15 JR Hildebrand 300 247 14 2 2 2 42 3
16 Carlos Munoz 278 269 15 5
17 Charlie Kimball 263 284 15 3 1 53 5
18 Conor Daly 245 302 15 1 3
19 Mikhail Aleshin 237 310 12 3 1 1
20 Ed Carpenter 169 378 6 1 5 1
21 Spencer Pigot 165 382 10 3
22 Sebastien Bourdais 157 390 6 1 2 2 4 74 2
23 Gabby Chaves 98 449 3 1 2
24 Juan Pablo Montoya 93 454 2 1 1 1
25 Esteban Gutierrez 91 456 7
26 Sebastian Saavedra 80 467 4
27 Oriol Servia 61 486 3
28 Fernando Alonso 47 500 1 27 1
29 Pippa Mann 32 515 1
30 Jay Howard 24 523 1
31 Zach Veach 23 524 2
32 Sage Karam 23 524 1
33 James Davison 21 526 1  2 1
34 Jack Harvey 17 530 1
35 Tristan Vautier 15 532 1 15 1
36 Buddy Lazier 14 533 1

 

Immagine di copertina: Chris Owens, indycar.com

2017 – Pocono

ABC Supply 500 – 19 – 20 agosto 2017 – 14° gara della stagione 2017

Circuito: Pocono International Raceway

Tipologia: Super Speedway

Lunghezza: 2.5 mi – 4 km

Configurazione aerodinamica: Super speedway

Record della pista: 40.193, Juan Pablo Montoya, Dallara – Chevrolet, 2014

Distanza di gara: 200 giri – 500 mi

Vincitore uscente:  Will Power

 

Griglia di Partenza
P Pilota Media (mph) Pilota Media (mph)
1 Takuma Sato 219.639
2 Simon Pagenaud 219.395
3 Charlie Kimball 219.369
4 Tony Kanaan 219.012
5 Will Power 218.688
6 Alexander Rossi 218.622
7 Graham Rahal 218.099
8 Gabby Chaves 218.020
9 Scott Dixon 217.819
10 Max Chilton 217.748
11 Ed Jones 217.565
12 James Hinchcliffe 217.556
13 Esteban Gutierrez 217.292
14 Josef Newgarden 217.235
15 Sebastian Saavedra 216.943
16 Marco Andretti 216.801
17 Conor Daly 215.964
18 Carlos Munoz 215.115
19 JR Hildebrand 214.988
20 Helio Castroneves senza tempo
21 Ryan Hunter-Reay senza tempo
22 Ed Carpenter senza tempo

 

Ordine d’arrivo
Pos. Pilota Team Pacchetto N Sponsor Tempo
1 Will Power (L) Penske Chevrolet 12 Verizon 200 giri in 02:43:16.6005 – 183.737 mph
2 Josef Newgarden (L) Penske Chevrolet 2 Fitzgerald 0.527
3 Alexander Rossi (L) Andretti Honda 98 Military for Motorsports 0.711
4 Simon Pagenaud Penske Chevrolet 1 DXC 0.877
5 Tony Kanaan (L) Ganassi Honda 10 NTT Data 2.906
6 Scott Dixon (L) (LL) Ganassi Honda 9 NTT Data 3.354
7 Helio Castroneves Penske Chevrolet 3 Hitachi 3.727
8 Ryan Hunter-Reay (L) Andretti Honda 28 DHL 4.083
9 Graham Rahal (L) Rahal Honda 15 United Rentals 4.688
10 Carlos Munoz Foyt Chevrolet 14 ABC Supply 6.933
11 Marco Andretti (L) Andretti Honda 27 United Fiber & Data 9.461
12 Ed Carpenter Carpenter Chevrolet 20 Fuzzy’s Vodka 10.450
13 Takuma Sato (P) Andretti Honda 26 Expedite 11.239
14 Conor Daly Foyt Chevrolet 4 ABC Supply 19.805
15 Gabby Chaves Harding Chevrolet 88 Harding 20.679
16 Charlie Kimball Ganassi Honda 83 Tresiba 24.452
17 Ed Jones Coyne Honda 19 Boy Scouts of America 25.069
18 Max Chilton Ganassi Honda 8 Gallagher Mechanical
19 JR Hildebrand (L) Carpenter Chevrolet 21 Fuzzy’s Vodka incidente
20 James Hinchcliffe (L) Schmidt Honda 5 Arrow Electronics incidente
21 Sebastian Saavedra Schmidt Honda 7 Lucas incidente
22 Esteban Gutierrez Coyne Honda 18 incidente
Giro più veloce Tony Kanaan 41.223 – 218.325 mph
Giri in testa
Scott Dixon 51
Alexander Rossi 44
Will Power 34
Tony Kanaan 32
Ryan Hunter-Reay 12
Graham Rahal 9
Marco Andretti 9
Josef Newgarden 4
James Hinchcliffe 3
JR Hildebrand 2
La classifica dopo Pocono
Pos. Pilota Punti Distacco Corse Vittorie Podi Top 5 Top 10 Poles LL L GPV
1 Josef Newgarden 494 0 14 3 7 8 10 178 9 1
2 Scott Dixon 476 18 14 1 5 7 13 1 129 7 1
3 Helio Castroneves 472 22 14 1 3 6 13 4 377 8 1
4 Simon Pagenaud 468 26 14 1 4 11 12 133 4 2
5 Will Power 452 42 14 3 6 8 8 5 422 8 2
6 Graham Rahal 418 76 14 2 3 5 10 2 105 6 1
7 Takuma Sato 399 95 14 1 1 4 7 1 41 3 3
8 Alexander Rossi 394 100 14 2 4 7 67 2 2
9 Tony Kanaan 351 143 14 1 3 7 55 3 1
10 James Hinchcliffe 327 167 14 1 3 3 6 50 4
11 Max Chilton 322 172 14 1 5 61 4
12 Ryan Hunter-Reay 322 172 14 2 3 6 68 3
13 Marco Andretti 306 188 14 1 4 16 2
14 Ed Jones 298 196 14 1 1 5
15 JR Hildebrand 288 206 12 2 2 2 40 4
16 Carlos Munoz 256 238 14 4
17 Mikhail Aleshin 237 257 12 3 1 1
18 Charlie Kimball 237 257 14 2 1 53 5
19 Conor Daly 215 279 14 2
20 Spencer Pigot 165 329 10 3
21 Ed Carpenter 160 334 5 1 5 1
22 Sebastien Bourdais 136 358 5 1 2 2 3 69 1
23 Gabby Chaves 98 396 3 1 2
24 Juan Pablo Montoya 93 401 2 1
25 Esteban Gutierrez 91 403 7
26 Oriol Servia 61 433 3
27 Sebastian Saavedra 61 433 3
28 Fernando Alonso 47 447 1 27 1
29 Pippa Mann 32 462 1
30 Jay Howard 24 470 1
31 Zach Veach 23 471 2
32 Sage Karam 23 471 1
33 James Davison 21 473 1
34 Jack Harvey 17 477 1
35 Tristan Vautier 15 479 1 15 1
36 Buddy Lazier 14 480 1

 

Immagine di copertina: Chris Owens – indycar.com

2017 – Mid Ohio

Honda Indy 200 at Mid Ohio – 28-30 luglio 2017 – 13° prova della stagione 2017

Circuito: Mid Ohio Sports Car Course

Tipologia: Stradale Permanente

Lunghezza: 2.258 mi – 3.633 km

Configurazione aerodinamica: Stradale

Record della pista: 1.03.870, Simon Pagenaud, Dallara – Chevrolet, 2016

Distanza di gara: 90 giri – 203.22 mi

Vincitore uscente:  Simon Pagenaud

 

Ordine d’arrivo
Pos. Pilota Team Pacchetto N Sponsor Tempo
1 Josef Newgarden (L) (LL) Penske Chevrolet 2 PPG 90 giri in 01:46:19.5989 – 114.677 mph
2 Will Power (P) (L) Penske Chevrolet 12 Verizon 5.156
3 Graham Rahal (L) Rahal Honda 15 Stake ‘n Shake 6.313
4 Simon Pagenaud Penske Chevrolet 1 Menard’s 6.881
5 Takuma Sato Andretti Honda 26 Andretti Autosport 7.309
6 Alexander Rossi Andretti Honda 98 Andretti Autosport 9.027
7 Helio Castroneves Penske Chevrolet 3 Hitachi 11.681
8 Ryan Hunter-Reay Andretti Honda 28 DHL 12.362
9 Scott Dixon Ganassi Honda 9 NTT Data 18.186
10 Conor Daly Foyt Chevrolet 4 ABC Supply 20.566
11 James Hinchcliffe Schmidt Honda 5 Arrow Electronics 27.324
12 Marco Andretti Andretti Honda 27 Andretti Autosport 29.993
13 Charlie Kimball Ganassi Honda 83 Tresiba 31.125
14 Mikhail Aleshin Schmidt Honda 7 Lucas 32.596
15 Max Chilton Ganassi Honda 8 Gallagher 33.110
16 Tony Kanaan Ganassi Honda 10 NTT Data 36.200
17 JR Hildebrand Carpenter Chevrolet 21 Fuzzy’s Vodka 1.00.825
18 Carlos Munoz Foyt Chevrolet 14 ABC Supply 1 giro
19 Spencer Pigot Carpenter Chevrolet 20 Fuzzy’s Vodka 1 giro
20 Esteban Gutierrez Coyne Honda 18 UNIFIN 1 giro
21 Ed Jones Coyne Honda 19 Boy Scouts of America 2 giri
Giro più veloce Alexander Rossi 1.05.9696
Giri in testa
Josef Newgarden 73
Will Power 14
Graham Rahl 3

 

La classifica dopo Mid Ohio
Pos. Pilota Punti Distacco Corse Vittorie Podi Top 5 Top 10 Poles LL L GPV
1 Josef Newgarden 453 0 13 3 6 7 9 174 8 1
2 Helio Castroneves 446 7 13 1 3 6 12 4 377 8 1
3 Scott Dixon 445 8 13 1 5 7 12 1 78 6 1
4 Simon Pagenaud 436 17 13 1 4 10 11 133 4 2
5 Will Power 401 52 13 2 5 7 7 5 388 7 2
6 Graham Rahal 395 58 13 2 3 5 9 2 96 5 1
7 Takuma Sato 381 72 13 1 1 4 7 41 3 3
8 Alexander Rossi 358 95 13 1 3 6 23 1 1
9 Tony Kanaan 320 133 13 1 2 6 23 2 1
10 James Hinchcliffe 316 137 13 1 3 3 6 47 3
11 Max Chilton 310 143 13 1 5 61 4
12 Ryan Hunter-Reay 297 156 13 2 3 5 56 2
13 Marco Andretti 286 167 13 1 4 7 1
14 Ed Jones 285 168 13 1 1 5
15 JR Hildebrand 276 177 12 2 2 2 38 3
16 Mikhail Aleshin 237 216 12 3 1 1
17 Carlos Munoz 236 217 13 3
18 Charlie Kimball 223 230 13 2 1 53 5
19 Conor Daly 199 254 13 2
20 Spencer Pigot 165 288 10 3
21 Ed Carpenter 142 311 4 1 5 1
22 Sebastien Bourdais 136 317 5 1 2 2 3 69 1
23 Juan Pablo Montoya 93 360 2 1
24 Gabby Chaves 83 370 2 1 2
25 Esteban Gutierrez 83 370 6
26 Oriol Servia 61 392 3
27 Sebastian Saavedra 52 401 2
28 Fernando Alonso 47 406 1 27 1
29 Pippa Mann 32 421 1
30 Jay Howard 24 429 1
31 Zach Veach 23 430 2
32 Sage Karam 23 430 1
33 James Davison 21 432 1
34 Jack Harvey 17 436 1
35 Tristan Vautier 15 438 1
36 Buddy Lazier 14 439 1 15 1

Immagine di copertina: Matt Fraver – indycar.com