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2019 – St. Petersburg

Firestone Grand Prix of St. Petersburg – 8-10 marzo 2019 – Prima prova della stagione 2019

Circuito Streets of Saint Petersburg, Florida
Tipologia Cittadino
Lunghezza 1.8 mi – 2.896 km
Configurazione aerodinamica Stradale
Record della pista 1.00.0476 – 2018– Jordan King, Dallara – Chevrolet
Distanza di gara 110 giri – 198 mi
Vincitore uscente Sebastien Bourdais

 

 

Griglia di Partenza
Pos. Pilota Tempo Pilota Tempo
1 Will Power 01:00.4594
2 Josef Newgarden 01:00.5570
3 Felix Rosenqvist 01:00.6884
4 Scott Dixon 01:00.8544
5 Ryan Hunter-Reay 01:01.0784
6 Alexander Rossi 01:01.7739
7 Jack Harvey 01:00.9531
8 Charlie Kimball 01:01.0146
9 James Hinchcliffe 01:01.0185
10 Graham Rahal 01:01.0944
11 Colton Herta 01:01.4182
12 Ben Hanley 01:02.3703
13 Zach Veach 01:00.9061
14 Simon Pagenaud 01:04.6298
15 Spencer Pigot 01:00.9495
16 Ed Jones 01:06.1422
17 Marcus Ericsson 01:01.1345
18 Tony Kanaan 04:55.4703
19 Takuma Sato 01:01.1511
20 Sebastien Bourdais 04:58.5395
21 Matheus Leist 01:01.1579
22 Marco Andretti No Time
23 Max Chilton 01:01.3785
24 Santino Ferrucci No Time

 

 

Era atteso ad una prova di maturità e Josef Newgarden non ha deluso, vincendo in modo più che convincente la prova d’apertura della IndyCar Series 2019.

Alla partenza Will Power mantiene il comando sorprendendo però nello scatto al via Newgarden, che dopo aver subito il sorpasso di Felix Rosenqvist deve controllare nei primi giri la pressione di Scott Dixon. Poco più indietro Rossi ha invece la meglio su Hunter-Reay, che intorno al 20° giro deve abbandonare il gruppo per problemi al motore, causando la prima neutralizzazione. Il ritiro dell’americano diventa il secondo per la Honda, che nei primi giri vede anche Bourdais fermarsi per problemi alla trasmissione. La vettura ferma del francese, già nelle vie di fuga, convince Roger Penske a giocare prudente e richiamare in pit lane Power, seguito qualche giro più tardi dal resto del gruppo di testa. L’australiano poi conduce il gruppo alla bandiera verde successiva al ritiro di Hunter-Reay, ma un sovrasterzo di potenza all’uscita dall’ultima curva da a Rosenqvist la possibilità di puntare l’australiano e strappargli di forza il primato in curva 1. Dopo una lunga bandiera gialla per recuperare la vettura di Ed Jones, che rimedia una frattura alla mano per via di un violento botto in curva 9 che elimina anche l’incolpevole Leist, Rosenqvist guida con autorità il gruppo fino alla seconda sosta, subendo però il ritorno di Power. L’australiano è il primo a rientrare (giro 51), riuscendo a soffiare la posizione al rookie, che è costretto ad una manovra d’emergenza per evitare il contatto al momento di riprendere la pista. Dixon e soprattutto Newgarden sono però in grado di estendere la proprio finestra, fermandosi rispettivamente 3 e 4 giri dopo il campione 2014. Se la mossa consente a Dixon di scavalcare solo Rosenqvist, Newgarden rientra invece in pista con ampio margine su Power, frenato dal traffico. Su gomme rosse per via di un azzardo strategico di Tim Cindric, l’americano fa in breve il vuoto, mentre alle sue spalle un Power in difficoltà si vede strappare il secondo posto da Dixon dopo un doppio incrocio di traiettoria tra le curve 1 e 3. Mentre l’australiano e Rosenqvist perdono colpi, il distacco tra Newgarden e Dixon oscilla tra i 4 e i 9 secondi in funzione del traffico. Completata l’ultima sosta, l’ostruzionismo dei piloti Honda complica nel finale la situazione del pilota Penske, che a 5 giri dalla fine vede Dixon arrivare quasi a un secondo di distacco. Riguadagnata la pista libera, negli ultimi passaggi il campione 2017 riesce però a staccare nuovamente il neozelandese, conquistando il primo successo in carriera nelle strade della Florida. Una vittoria di carattere per Newgarden, bravo ad applicare alla perfezione la strategia, evitando di cadere nelle tante insidie (battaglie iniziali, doppiaggi difficili) presentate dalla corsa. Importante successo anche per la Chevrolet, che pone fine a un digiuno sui cittadini iniziato a Toronto 2017.

Per Dixon un ottimo secondo posto considerando i tanti problemi d’assetto sperimentati nelle prove. Penalizzato dalla scelta prudenziale della prima sosta anticipata, il terzo posto è un risultato accettabile per Will Power, comunque meno efficace di Dixon e Newgarden con le gomme dure. Al debutto Felix Rosenqvist ha rispettato in pieno le aspettative: aggressivo e concreto, lo svedese ha subito dimostrato di avere grinta e velocità per stare davanti, non mostrando timori referenziali. Soste non velocissime e un passo non irresistibile sulle gomme dure gli hanno fatto perdere il treno per la vittoria, ma se queste sono le premesse vederlo lottare per il titolo già quest’anno non appare utopia. Il rookie ha preceduto sul traguardo Alexander Rossi, a lungo aggrappato al poker di testa senza però mai dare l’impressione di avere lo spunto giusto per rovinare loro i piani. James Hinchcliffe, autore di una prova concreta, apre la parte bassa della top ten, precedendo Simon Pagenaud, autore di una delle tante rimonte viste nel 2018, questa volta però senza la responsabilità per una posizione di partenza arretrata. Di un bel recupero è stato autore anche Colton Herta, precipitato nella parte bassa del gruppo nella prima ripartenza e risalito fino all’ottava piazza grazie a un gran ritmo, una buona strategia e vari sorpassi. Il californiano ha preceduto Santino Ferrucci, bravo a navigare nel gruppo portando a casa il nono posto davanti a Jack Harvey, abile leader degli inseguitori nelle prime fasi ma poi progressivamente retrocesso a causa di un passo sulle gomme nere non irresistibile. Una sosta imprevista nel finale ha negato a Graham Rahal un piazzamento in top ten mentre un problema tecnico ha posto fine a metà gara alla lenta ma costante progressione di Marcus Ericsson.

St. Petersburg – 10/03/2019 – Ordine d’arrivo
Pos. Pilota Squadra Motore N Sponsor Tempo
1 Josef Newgarden Penske Chevy 2 Hitachi 110 giri in 02:04:18.2588 – 95.572 mph
2 Scott Dixon Ganassi Honda 9 PNC Bank 2,8998
3 Will Power Penske Chevy 12 Verizon 12,7442
4 Felix Rosenqvist Ganassi Honda 10 NTT Data 14,5858
5 Alexander Rossi Andretti Honda 27 Napa 18,3616
6 James Hinchcliffe Schmidt Honda 5 Arrow Electronics 31,1596
7 Simon Pagenaud Penske Chevy 22 Menard’s 31,4401
8 Colton Herta Harding Chevy 88 Harding 40,470
9 Santino Ferrucci Coyne Honda 19 David Yurman 57,6029
10 Jack Harvey Shank Honda 60 Autonation 59,1909
11 Spencer Pigot Carpenter Chevy 21 Fuzzy’s 62,6866
12 Graham Rahal Rahal Honda 15 United Rentals 1 giro
13 Marco Andretti Andretti Honda 98 U.S. Concrete 1 giro
14 Zach Veach Andretti Honda 26 Relay Group 1001 1 giro
15 Tony Kanaan Foyt Chevy 14 ABC 1 giro
16 Max Chilton Carlin Chevy 59 Gallagher 1 giro
17 Charlie Kimball Carlin Chevy 23 Tresiba 1 giro
18 Ben Hanley Dragon Speed Chevy 81 10 Star 2 giri
19 Takuma Sato Rahal Honda 30 Panasonic Mechanical
20 Marcus Ericsson Schmidt Honda 7 Arrow Electronics Mechanical
21 Ed Jones ECR/Scuderia Corsa Chevy 20 Scuderia Corsa Incidente
22 Matheus Leist Foyt Chevy 4 ABC Incidente
23 Ryan Hunter-Reay Andretti Honda 28 DHL Motore
24 Sebastien Bourdais Coyne Honda 18 Sealmaster Motore
Giro più veloce Josef Newgarden 1,01,7350
Giri in testa
Josef Newgarden 60
Felix Rosenqvist 31
Will Power 17
Alexander Rossi 2

 

Classifica  dopo St. Petersburg
Pos. Pilota Punti Distacco Corse Vittorie Podi Top 5 Top 10 Poles LL L GPV
1 Josef Newgarden 53 0 1 1 1 1 1 0 60 1 1
2 Scott Dixon 40 13 1 0 1 1 1 0 0 0 0
3 Will Power 37 16 1 0 1 1 1 1 17 1 0
4 Felix Rosenqvist 33 20 1 0 0 1 1 0 31 1 0
5 Alexander Rossi 31 22 1 0 0 1 1 0 2 1 0
6 James Hinchcliffe 28 25 1 0 0 0 1 0 0 0 0
7 Simon Pagenaud 26 27 1 0 0 0 1 0 0 0 0
8 Colton Herta 24 29 1 0 0 0 1 0 0 0 0
9 Santino Ferrucci 22 31 1 0 0 0 1 0 0 0 0
10 Jack Harvey 20 33 1 0 0 0 1 0 0 0 0
11 Spencer Pigot 19 34 1 0 0 0 0 0 0 0 0
12 Graham Rahal 18 35 1 0 0 0 0 0 0 0 0
13 Marco Andretti 17 36 1 0 0 0 0 0 0 0 0
14 Zach Veach 16 37 1 0 0 0 0 0 0 0 0
15 Tony Kanaan 15 38 1 0 0 0 0 0 0 0 0
16 Max Chilton 14 39 1 0 0 0 0 0 0 0 0
17 Charlie Kimball 13 40 1 0 0 0 0 0 0 0 0
18 Ben Hanley 12 41 1 0 0 0 0 0 0 0 0
19 Takuma Sato 11 42 1 0 0 0 0 0 0 0 0
20 Marcus Ericsson 10 43 1 0 0 0 0 0 0 0 0
21 Ed Jones 9 44 1 0 0 0 0 0 0 0 0
22 Matheus Leist 8 45 1 0 0 0 0 0 0 0 0
23 Ryan Hunter-Reay 7 46 1 0 0 0 0 0 0 0 0
24 Sebastien Bourdais 6 47 1 0 0 0 0 0 0 0 0

 

Classifica costruttori
Honda Chevy
Piloti Vittoria Pole Position Bonus Totale Piloti Vittoria Pole Position Bonus Totale
St. Pete 72 0 0 0 72 85 5 1 0 91

Foto di copertina: indycar.com, Joe Skibinski

2019 – Anteprima

Foto di copertina: indycar.com, Stephen King

 

SOMMARIO

  1. INTRODUZIONE
  2. CALENDARIO
  3. IL NUOVO AEROKIT
  4. CAMPIONATO COSTRUTTORI
  5. SQUADRE E PILOTI
  6. IL RACCONTO DELLA STAGIONE

 

 

  1. INTRODUZIONE

Dopo infinite stagioni di perenne transizione, l’IndyCar può finalmente vivere quella che abbiamo davanti come un’annata di relativo assestamento. Digerito il ritorno a un aerokit unico, dato ormai per assodato il congelamento dei motori in vista delle nuove unità nel 2021, le principali novità della stagione sono di carattere organizzativo-commerciale. Il duo Miles-Frye si è fatto trovare pronto dopo l’uscita di scena di Verizon, title sponsor della serie dal 2014, incassando il supporto del colosso giapponese NTT, azienda leader nel campo ICT e proprietaria del marchio NNT Data, già da anni presente nel campionato come sponsor del team Ganassi.

Sul fronte televisivo, storico tallone d’Achille delle ruote scoperte americane e vera e propria zavorra dell’ultimo decennio, la serie ha finalmente trovato una sistemazione stabile nel mondo NBC, ormai vera casa dei motori avendo in mano i diritti anche di Nascar e IMSA. L’accordo siglato a metà 2018 garantisce infatti al campionato ben 8 corse trasmesse in chiaro (erano solo 5 negli ultimi anni), tra cui ovviamente la 500 miglia di Indianapolis, già oggetto di una aggressiva promozione, dopo gli anni di “sopportazione” di ABC, abbandonata dal Brickyard dopo oltre 50 anni. La scadenza del contratto con ESPN ha portato anche alla ridiscussione dei diritti internazionali, con alterne fortune. Se nientemeno che SKY F1 trasmetterà gare e qualifiche nel Regno Unito, mercati fondamentali come Canada e Australia si ritrovano invece con accordi capestro. Un paradosso considerando la provenienza dei vincitori uscenti di campionato e Indy 500, nonchè le trattative su un possibile ritorno a Surfers Paradise. Dopo 8 anni consecutivi su Sky, sarà invece DAZN a trasmettere in Italia la serie per i prossimi due anni.

Sul fronte sportivo sono due i grandi temi della stagione.

In primis la lotta al titolo, in cui Alexander Rossi è atteso al passo finale della sua ascesa tra i piloti di riferimento della serie. L’americano, il personaggio della stagione 2018, dovrà ovviamente vedersela con il pentatitolato Scott Dixon, determinato non solo a confermarsi per la prima volta campione, ma anche a rimpolpare un bilancio di Indy500 che, dopo 16 tentativi con il team Ganassi, appare un po’ povero per un pilota del suo calibro. Rossi dovrà inoltre guardarsi da Newgarden, suo rivale “naturale” per modo di correre e ovviamente nazionalità, voglioso di cancellare un 2018 interlocutorio e rilanciarsi come principale stella del futuro nel panorama motoristico a stelle e strisce.

C’è poi una classe di rookies che promette spettacolo. Le aspettative più alte ricadono senza dubbio su Felix Rosenqvist, vero globetrotter del mondo motoristico, in grado di vincere e convincere praticamente in ogni serie in cui abbia girato il volante. Lo svedese, potenzialmente in grado di inserirsi da subito nel discorso campionato, dovrà guardarsi per la caccia al titolo di rookie of the year dal connazionale Marcus Ericsson, che dopo cinque anni di Formula 1 cerca il rilancio al team Schmidt, raccogliendo la pesantissima eredità di Robert Wickens. A rompere le uova nel paniere scandinavo potrebbe però essere Colton Herta, veloce e aggressivo pilota della joint venture Harding-Steinbrenner, pesantemente supportata dal team Andretti. Il quarto e paradossalmente più atteso è quello che rischiava di non esserci. Abbandonato per mancanza di fondi lo stesso team HSR a poche settimane da St. Pete, il campione IndyLights Patricio O’Ward ha trovato sistemazione per 13 corse al team Carlin, sulla vettura che condividerà con Charlie Kimball. Verosimilmente una stagione di apprendistato per il messicano che però, considerando l’impressionante debutto di Sonoma, potrebbe comunque stupire.

Tra i volti nuovi anche il team Dragon Speed, in arrivo dal mondo dell’endurance, che con l’inglese ex GP2 Ben Hanley si bagnerà i piedi in alcune gare in vista di una possibile espansione l’anno venturo.

Sul fronte calendario l’abbandono di Sonoma conduce al ritorno della serie su un ex feudo CART, Laguna Seca, che chiuderà la stagione come nel periodo 1989 – 1997. Per una tappa storica che torna, un’altra se ne va con Phoenix, che dopo tre anni fallimentari lascia spazio al Circuit of the Americas di Austin, per anni in predicato di entrare in calendario ma sempre osteggiato dal conterraneo Texas Motor Speedway. Il calendario ne guadagna sicuramente un circuito di livello mondiale (nonostante le vie di fuga aeroportuali poco si sposino con lo spirito della serie), ma perde in varietà, con il numero di ovali che scende a cinque, come non accadeva dal 2012.

Nonostante i numeri televisivi rimangano tutt’altro che incoraggianti, l’annuncio di nuovi sponsor, la chiusura di importanti contratti commerciali (tra cui la conferma dell’impegno Firestone fino al 2025) e il previsto arrivo di un terzo costruttore nel 2021 fanno ben sperare un campionato che, a differenza del recente passato, guarda agli anni a venire con speranza e prospettive di crescita.

 

 

 

2. CALENDARIO

Come nelle ultime stagioni, si conferma un calendario di 17 gare. Giunto al termine il fallimentare esperimento di Phoenix, dove l’IndyCar ha dato vita per tre anni a una poco entusiasmante processione, la serie conquista finalmente l’approdo dal Circuit of the Americas di Austin. Per anni osteggiato da Eddie Gossage, presidente del Texas Motor Speedway, il circuito costruito specificamente per la Formula 1 porta a 7 il numero di stradali permanenti in calendario, riducendo il numero di ovali a 5. La seconda grande novità è rappresentata dal ritorno di Laguna Seca, che mantiene in California la prova decisiva del campionato, subentrando a Sonoma.

Gara Data Evento Pista Tipologia Canale
1 10 marzo Firestone Grand Prix of St. Petersburg St. Petersburg Cittadino NBCSN
2 24 marzo IndyCar Classic Circuit of Americas Stradale permanente NBCSN
3 7 aprile Honda Indy Grand Prix of Alabama Barber Stradale permanente NBCSN
4 14 aprile Toyota Grand Prix of Long Beach Long Beach Cittadino NBCSN
5 11 maggio INDYCAR Grand Prix Indianapolis GP Stradale permanente NBC
6 26 maggio 102nd Running of the Indianapolis 500 Indianapolis Super speedway NBC
7 1 giugno Chevrolet Dual in Detroit – Dual 1 Detroit 1 Cittadino NBC
8 2 giugno Chevrolet Dual in Detroit – Dual 2 Detroit 2 Cittadino NBC
9 8 giugno DXC Technology 600 Texas Ovale medio NBCSN
10 23 giugno Road America Grand Prix Road America Stradale permanente NBC
11 14 luglio Honda Indy Toronto Toronto Cittadino NBCSN
12 20 luglio Iowa 300 Iowa Ovale corto NBCSN
13 28 luglio Honda Indy 200 at Mid Ohio Mid Ohio Stradale permanente NBC
14 18 agosto ABC Supply 500 Pocono Super speedway NBCSN
15 24 agosto Bommarito Automotive Group 500 Gateway Ovale corto NBCSN
16 1 settembre Portland International Raceway Portland Stradale permanente NBC
17 22 settembre IndyCar Grand Prix of Monterrey Laguna Seca Stradale permanente NBC

 

 

3. NOVITà TECNICHE

Dopo la semi rivoluzione del 2018 con l’arrivo del nuovo UAK, il 2019 vede solo l’implementazione di alcuni aggiustamenti per andare a correggere le criticità emerse. Se la nuova aerodinamica ha complessivamente convinto su stradali e cittadini, lo spettacolo offerto sui super speedway è stato invece ben al di sotto delle aspettative, a causa di un carico aerodinamico troppo ridotto. La cosa è risultata palmare a Indianapolis, dove un caldo inaspettato ha ridotto notevolmente la deportanza massima disponibile, lasciando le squadre prive di strumenti per correggere la situazione. L’IndyCar ha quindi deciso di introdurre diversi Gurney flap da utilizzare a scelta sugli alettoni, che permetteranno regolazioni aerodinamiche di fino, in grado quanto meno di compensare gli effetti di condizioni aerodinamiche estreme come quelle viste nel maggio scorso.

A questo si è aggiunto il lavoro della Firestone, fresca dell’estensione del contratto di fornitura esclusiva fino al 2025, che nei test di fine stagione 2018 ha introdotto una nuova mescola di gomma, specifica per i super speedway, che dovrebbe aiutare i piloti a “sentire” maggiormente la vettura, a tratti apparsa imprevedibile durante la Indy 500. I giudizi dei piloti coinvolti sono stati entusiasti, ma la prova del nove si avrà chiaramente solo in condizioni gara, specie se si ripeterà il caldo anomalo della passata stagione.

Sul fronte telaio si registra la sola novità del Advanced Frontal Protection, pinna posta di fronte all’abitacolo che sarà introdotta per la 500 miglia di Indianapolis. Il dispositivo, volto a proteggere i piloti da detriti di grandi dimensioni colpiti frontalmente, segna anche la (temporanea?) marcia indietro della serie sul fin troppo pubblicizzato cupolino, che non sembra aver superato i test di impatto su detriti voluminosi.

Modello dell’Advanced Frontal Protection. indycar.com Chris Beatty Design

 

Sul fronte motori è ormai confermato il congelamento quasi totale dei componenti in vista delle nuove unità da 2,4 litri, in arrivo nel 2021. Per i costruttori la battaglia continua a concentrarsi quindi più sul lato software, alla ricerca di una sempre maggiore efficienza e guidabilità. Si attende una riscossa della Honda a Indianapolis, oltre a un maggiore impegno della Chevrolet per ottimizzare lo sfruttamento della coppia ai bassi regimi, tallone d’Achille del propulsore americano. L’unica novità è così la pressione di sovralimentazione sugli ovali corti (Iowa e St. Louis), che verrà portata al livello degli stradali (1,5 bar) nel tentativo di rendere più selettiva la guida e indurre un maggior consumo delle gomme.

 

 

4. SQUADRE E PILOTI

 

Dominatrice a Indianapolis dopo due anni di sofferenza, nel 2018 la Penske ha mancato il campionato per qualche errore di troppo dei suoi piloti e un motore Chevrolet poco amichevole nei cittadini, tipologia di circuito in cui gli uomini del Capitano non hanno messo a segno neanche una vittoria. Immutata nella formazione, la squadra con sede a Mooresville punta ancora una volta al bottino pieno, sperando che la Chevy abbia nel frattempo recuperato il gap di guidabilità con Honda. Nei test il trio di campioni non ha entusiasmato, ma è indubbio che seppur non esenti da punti deboli, sono tutti attesi come sicuri protagonisti.

Pilota Josef Newgarden (USA) Will Power (AUS) Simon Pagenaud (FRA)
Vettura #2 Hitachi #12 Verizon #22 DXC Technology
Motore Chevrolet Chevrolet Chevrolet
Ingegnere Gavin Ward Dave Faustino Ben Bretzman
Stratega Tim Cindric Roger Penske Kyle Moyer
Capo meccanico Vance Welker Matt Jonsson
Difendere il titolo è sempre più difficile che conquistarlo la prima volta e anche Newgarden lo ha sperimentato nel 2018. Il pilota del Tennesse ha confermato grinta e velocità viste nel trionfale 2017, ma sono mancate adattabilità e concretezza. Oltre a qualche errore di troppo, deve ancora imparare quella capacità di portare sempre a casa il massimo possibile, tipica dei grandi campioni. Nel finale di stagione è sembrato avere poca “fame”, scivolando dietro a Rossi come miglior americano. Orgoglio e maturazione dovranno quindi ben bilanciarsi nel 2019. Tolto dalle spalle il peso della vittoria a Indy, la seconda metà di stagione ha mostrato il miglior Will Power, concreto, determinato e velocissimo. Peccato che oltre alla consueta sfortuna non siano mancati qua e là quegli errorini che pesano sempre a fine campionato. Per competere con Dixon e Rossi le singole vittorie infatti non basteranno e a Power, efficacissimo sugli ovali ma non più imbattibile su stradali e cittadini, sarà richiesto quello che non gli è mai riuscito: una stagione senza alti e bassi, costantemente in top 5. Dopo un 2017 reso deludente solo dalle impossibili aspettative successive al 2016, quella finita a settembre è stata senza dubbio la peggior stagione di Pagenaud in IndyCar. Pur avendo visto chiudersi senza colpa alcune delle corse più promettenti, il francese ha semplicemente faticato a trovare un bilanciamento gradito, riuscendo solo saltuariamente in gara a mettere una pezza a delle qualifiche al limite dell’umiliante. A guardare le classifiche dei test la risposta tecnica ai suoi mali non sembra ancora essere arrivata. E’ però chiaro che una terza stagione infruttuosa (2015, 2018) non sarà tollerata da Penske.

 

 

A due anni dal comprensibile ma, col senno di poi, poco lungimirante passaggio alla Chevrolet, il team Foyt si ritrova a metà di quel piano triennale che dovrebbe finalmente smuovere la squadra dal ruolo di cenerentola del campionato. L’arrivo di Scott Harner dal team Ganassi va a rinforzare uno staff tecnico-manageriale di grandi individualità, ma che per il momento ha faticato a trovare il giusto amalgama. Competitiva ma sfortunata su alcuni ovali, la squadra deve necessariamente mostrare progressi su stradali e cittadini, sperando che i piloti si dimostrino in grado di capitalizzare le occasioni.

Pilota Matheus Leist (BRA) Tony Kanaan (BRA)
Vettura #4 ABC Supply #14 ABC Supply
Motore Chevrolet Chevrolet
Ingegnere Mike Colliver Eric Cowdin
Stratega Larry Foyt George Klotz
Capo meccanico
Esaltante ma sfortunato nella corsa inaugurale di St. Pete, Leist è praticamente scomparso nel resto della stagione, quando i team rivali hanno dimostrato di saper comprendere molto più velocemente della squadra texana il nuovo aerokit. Il salto dalla serie cadetta è stato probabilmente troppo anticipato, ma un anno di esperienza alle spalle potrebbe permettergli di sfruttare meglio le occasioni che la strategia presenterà. Ancora capace di qualche bello spunto e in grado di sfruttare le poche occasioni, Kanaan è reduce da un 2018 sfortunato. Le due gare migliori della stagione, Indy e Texas, sono infatti state rovinate da sfortune e problemi tecnici. Dati i limiti di team e pilota, non è il caso di aspettarsi particolari guizzi per buona parte dell’anno, ma se la Chevrolet dovesse confermarsi al top, il brasiliano rimane un outsider di lusso per la Indy 500, l’unica gara realmente importante per patron Foyt.

 

Superato lo shock per l’incidente di Wickens il team Schmidt, forte del supporto su entrambe le vetture del fedele sponsor Arrow Electronics, si ripresenta ai nastri di partenza determinato a ridurre il gap dai top teams. Per questo la squadra ha portato avanti un costoso programma di sviluppo invernale, che dovrebbe aiutare a risolvere il principale problema incontrato nel 2018: l’eccessiva usura delle gomme. I test non sembrano però aver regalato tutte le conferme attese e l’assenza di Wickens, in prodigioso recupero dal terribile incidente di Pocono, rischia di lasciare il team ancora una volta senza una figura guida.

Pilota James Hinchcliffe (CAN) Marcus Ericsson (SWE)
Vettura #5 Arrow Electronics #7 Arrow Electronics
Pacchetto tecnico Honda Honda
Ingegnere Will Anderson Blair Perschbacher
Stratega Taylor Kiel Nick Snyder/Piers Phillips
Capo meccanico  Billy Vincent
Ancora supportato da Will Anderson, promosso ingegnere di pista a metà 2018, dopo una stagione all’ombra di Wickens James Hinchcliffe è richiamato a ricoprire il ruolo di capitano. Dopo tanti anni in attesa del salto di qualità, è ormai chiaro che il canadese non è un campione in grado di puntare al titolo. Qualche vittoria di tappa è però come sempre alla sua portata, nella speranza che la squadra eviti il solito tracollo nel finale di stagione. Per tenere a galla le sue quotazioni battere Ericsson è un obiettivo obbligato. Ennesima transfuga F1 in cerca di rilancio, Marcus Ericsson approda in IndyCar raccogliendo la pesante eredità di Wickens. Totalmente digiuno di ovali, alla prima esperienza con le particolarità delle piste USA, per il pilota svedese si preannuncia un’annata di apprendimento. Veloce a sprazzi nei test, l’ex pilota Sauber sta infatti ancora digerendo la transizione a una vettura molto meno precisa e ai tanti bumps degli asfalti americani. Se saprà farsi trovare pronto potrebbe mettere a segno qualche bel risultato qua e là, ma la prospettiva più plausibile è una replica degli anni di Chilton in Ganassi.

 

 

Apparso in netta difficoltà fino a Indianapolis, ancora una volta il team Ganassi ha trovato la forza e le risorse per rivoltare la stagione, andando a cogliere l’ennesimo titolo. Più che di team si dovrebbe però parlare di crew, la #9, perchè nonostante l’ottimizzazione delle risorse permessa dalla riduzione a due vetture, la vettura #10 ha continuato a stazionare fuori dalla top 5 come succede ormai dai tempi del ritiro di Franchitti. La musica sembra però destinata a cambiare e già quest’anno Chip Ganassi potrebbe puntare al titolo con due piloti, come non accadeva dal 2011.

Pilota Scott Dixon (NZL) Felix Rosenqvist (SWE)
Vettura #9 PNC Bank #10 NTT DATA
Motore Honda Honda
Ingegnere Chris Simmons Julian Robertson
Stratega Mike Hull Barry Wanser
Capo meccanico Blair Julian Kevin O’Donnell
Gli aggettivi ormai cominciano a mancare per un pilota che sembra migliorare con gli anni. Scott Dixon non è il miglior pilota della serie probabilmente in nessuna caratteristica specifica, ma  sa combinare le principali qualità richieste ad un campione meglio di chiunque altro. Le inattese difficoltà in qualifica del 2018 potrebbero suonare però come un campanello d’allarme per il tetracampione che, ormai disabituato a una feroce lotta interna, avrà il suo bel da fare per contenere un pilota dotato del potenziale per diventare il suo erede. Nel mirino di Ganassi da ormai tre anni, Felix Rosenqvist approda finalmente in IndyCar e il suo arrivo può essere davvero prorompente. Sostenuto da una crew assettata di successo dopo anni di magra, nei test lo svedese ha già mostrato di potersela giocare con Dixon sul piano della velocità. L’esperienza in Formula E sarà preziosa per adattarsi alle strategie risparmiose della IndyCar, mentre l’infinito numero di vetture condotte in carriera dovrebbero rendere l’adattamento alle gomme rosse non troppo traumatico. Già esposto all’ambiente e alle piste USA dalla mezza stagione 2016 in IndyLights, l’incognita rimangono gli ovali, dove il supporto di Dixon e del manager comune Johansson sarà fondamentale. Ha la testa e il piede per sognare da subito il titolo.

 

 

Il raddoppio delle forze in campo sembrava poter essere la panacea di tutti i mali del team Rahal, ma il 2018 è stato per molti versi la peggiore delle ultime 4 stagioni. Sempre nella parte bassa della top ten e incapace di far fruttare le occasioni (a eccezione della fortunosa vittoria di Sato a Portland) per via di errori e sfortune, la squadra di Bobby Rahal punta ancora sul rafforzamento del comparto tecnico, strappando a Ed Carpenter Allen McDonald. I test, indicativi fino a un certo punto, non sembrano però prospettare una presenza fisso del duo nippo-americano nelle posizioni che contano.

Pilota Graham Rahal (USA) Takuma Sato (JPN)
Vettura #15 United Rentals #30 Panasonic
Motore Honda Honda
Ingegnere Tom German Eddie Jones
Stratega Ricardo Nault
Capo meccanico Donnie Stewart Brad Wright
Ormai indissolubilmente legato al team di famiglia, Graham Rahal si è garantito un posto fisso in griglia, ma probabilmente non i successi che nel 2015 sembravano possibili. Frenato per anni dal pacchetto Honda, l’americano e la sua squadra non hanno saputo sfruttare come Rossi e Dixon le qualità del propulsore giapponese. A pensar male si potrebbe correlare questa involuzione con il taglio netto di deportanza portato dal nuovo UAK, dalle caratteristiche più simili alla odiata Dallara 2012-2014. L’importante è che la momentanea mancanza di risultati non faccia ripiombare l’americano nel buco nero successivo all’uscita dal team Ganassi. Più bassi che alti nel 2018 nonostante la vittoria di Portland, Takuma Sato rimane una scheggia impazzita nel panorama IndyCar, in grado di esaltarsi quando il mezzo lo permette o in condizioni difficili, ma anche di perdersi nell’anonimato  per numerose gare. Meno costante ma più propenso a sfruttare l’occasione di Rahal, il giapponese può sperare in qualche successo parziale, ma sia lui che il team continuano ad avere la giusta consistenza per sperare di entrare nel discorso titolo.

 

 

 

Maestro nel fare il massimo spendendo il minimo, per il terzo anno consecutivo Dale Coyne mette in campo un programma comunque ambizioso, con il solito Bourdais ancora supportato dal duo Hampson-Boisson. Il francese, croce e delizia della squadra, è chiamato a mantenere alta la tensione, evitando gli errori banali che insieme alla sfortuna hanno rovinato diverse belle gare e la speranza di entrare tra i primi cinque in classifica. Il tetracampione sarà affiancato per tutta la stagione da Santino Ferrucci, poco spettacolare ma solida presenza a centro classifica nelle gare disputate nel 2018. L’americano, totalmente digiuno di ovali, non appare un fulmine di guerra, ma la sua combattività potrebbe portare risultati sorprendenti se una strategia azzardata, specialità della casa, dovesse portarlo nelle posizioni che contano.

Pilota Sebastien Bourdais (USA) Santino Ferrucci (USA)
Vettura #18 Sealmaster #19 Paysafe
Motore Honda Honda
Ingegnere Craig Hampson Michael Cannon
Stratega Dale Coyne Darren Crouser
Capo meccanico    

 

 

 

Un’altra stagione deludente per il team Carpenter, ancora alle prese con piloti forse non pronti a guidare la squadra. L’arrivo di Allen McDonald dal team Schmidt sembrava inizialmente aver rivitalizzato la vettura #20, che nelle mani di Jordan King ha spesso impressionato a inizio stagione, pur raccogliendo meno di quanto meritato a causa di sfortune tecniche e strategiche. Protagonista delle due settimane di Indy500, Ed Carpenter ha corso da campione, mancando però per la terza volta la conversione della pole in vittoria. Dopo un inizio di stagione largamente negativo, Spencer Pigot ha salvato l’annata con il podio dell’Iowa e altri buoni piazzamenti in top ten. La sua maturazione è però più lenta del previsto, lasciando ormai molti dubbi su quel futuro da top driver che in IndyLights era dato per certo.

Pilota Ed Carpenter (USA) Spencer Pigot (USA)
Ed Jones (EAU)
Vettura #20 Fuzzy Vodka #21 Fuzzy Vodka
Motore Chevrolet Chevrolet
Ingegnere Brent Harvey Matt Barnes
Stratega Tim Broyles Brent Harvey
Capo meccanico
Uscito malamente ridimensionato dalla difficile stagione al team Ganassi, Ed Jones riparte da una squadra di medio livello, puntando a smentire i suoi detrattori. Come per Pigot, rivale per il titolo ai tempi della prima stagione in IndyLights, il passo gara non è un problema ma la velocità in qualifica deve necessariamente migliorare. Sugli ovali tornerà Ed Carpenter, vicinissimo alla vittoria a Indy ma tutt’altro che memorabile nelle altre uscite stagionali. Probabilmente dovrebbe limitarsi alla sola Indy500. Alla quarta stagione in IndyCar, seconda full time, per Pigot è ormai il momento della verità. Dopo i progressi del 2017, il 2018 ha segnato un’involuzione inaspettata. Sempre più abile sul passo gara rispetto al giro singolo, se anche quest’anno superare la Q1 dovesse dimostrarsi un ostacolo insormontabile, i risultati continueranno a latitare e a quel punto anche la pazienza di Ed Carpenter potrebbe finire.

 

 

Dopo una stagione d’esordio cominciata tra mille incognite e in perenne inseguimento, il team Carlin si presenta ai nastri di partenza questa volta ben preparato, con all’attivo un buon numero di test. Il miglior tempo a sorpresa di Chilton a Laguna Seca aveva fatto ben sperare, prima di una due giorni a COTA meno esaltante. L’inglese, pur con tutti i suoi limiti specialmente sui cittadini, potrebbe spingersi in qualche occasione fino alla top ten. Proprio alla vigilia di St. Pete il team ha annunciato l’accordo con Patricio O’Ward, che a partire da Austin prenderà parte a 13 prove, compresa la Indy500. Il messicano, totalmente a digiuno di test, dovrà sfruttare tutto il suo strepitoso talento per per sopperire all’inesperienza sua e del team. Nel resto delle corse il volante sarà preso dal Charlie Kimball, garantitosi Indy e altre quattro gare dopo l’abbandono dello sponsor.

Pilota Charlie Kimball (USA) Max Chilton (ENG)
Patricio O’Ward (MEX)
Vettura #23 #59 Gallagher
Motore Chevrolet Chevrolet
Ingegnere Matt Greasley Daniele Cucchiaroni
Stratega Geoff Fickling
Capo meccanico

 

 

Tornato ai livelli del 2012, il team Andretti è forse la squadra più solida del campionato, in grado di lottare per il titolo e puntare al successo praticamente in ogni appuntamento. Dopo anni di purgatorio, il programma di sviluppo ammortizzatori del team non ha più nulla da invidiare a quello di Penske e Ganassi. Con una punta di razza come Rossi, il sempre temibile Hunter-Reay, un Veach atteso ad una decisa progressione e il driver/owner Andretti in lenta ma costante crescita, il team ha tutti gli ingredienti per un’altra stagione da costante protagonista. Una quinta vettura per il carichissimo Conor Daly aumenterà poi le possibilità di successo a Indianapolis.

Pilota Zach Veach (USA) Alexander Rossi (USA)
Vettura #26 Group 1001 #27 Napa Autoparts
Motore Honda Honda
Ingegnere Garrett Mothersead Jeremy Milless
Stratega  Josh Freund Rob Edwards
Capo meccanico
Dopo una tipica stagione da rookie tra errori ma anche grinta e buoni spunti velocistici, Zach Veach è ora chiamato a inserirsi più spesso tra i due capi squadra, puntando anche al primo successo in carriera. Anche lui dovrà però essere bravo a sfruttare un anno di esperienza con le gomme rosse e cominciare a frequentare più spesso non solo la top 10, ma anche la Fast six in qualifica. Il limite più grande di Alexander Rossi? Alexander Rossi. Dopo due anni in continua ascesa, nel 2018 l’americano ha dimostrato definitivamente di avere la stoffa del campione: veloce, aggressivo, efficace su tutte le piste e maestro della strategia. Per fare meglio della passata stagione Rossi, tra i più veloci nei test, dovrà però evitare quelle ingenuità che gli sono costate buona parte dei punti che lo separavano da Dixon a Sonoma. Se in qualche occasione saprà accontentarsi, è sicuramente il favorito n.1 al titolo.
Pilota Ryan Hunter-Reay (USA) Marco Andretti (USA)
Vettura #28 DHL #98 US Concrete
Motore Honda Honda
Ingegnere Ray Gosselin Mark Bryant
Stratega Ray Gosselin Bryan Herta
Capo meccanico
Qual’è il vero Hunter-Reay? Il pilota dominante di Detroit e Sonoma, quello pasticcione di Long Beach o quello impaziente di Pocono?  Dopo l’annata perfetta del 2012 l’americano non ha più saputo mettere insieme una stagione costantemente ad alto livello, frenato da errori evitabili e una sfortuna talvolta al limite del grottesco. In difficoltà con la velocità di Rossi, l’americano ha però ancora la stoffa per puntare al secondo titolo, se come il compagno saprà tenere alta la tensione e non incappare nei soliti incidenti evitabili. Contro la sfortuna invece si può solo sperare. Ormai parlando di Andretti non ci si sbilancia più in domande del tipo “sarà l’anno buono?”. Nonostante i lenti ma costanti progressi delle ultime due stagioni, aspettarsi vittorie o una seria campagna per il titolo è pura utopia. Tenersi davanti a Veach e al quasi compagno Herta sarebbe già un buon risultato per la classifica finale. L’obiettivo vero della stagione è però a fine maggio, quando Marco cercherà di conquistare la seconda vittoria a Indianapolis per la famiglia Andretti a 50 anni dal solitario trionfo di Mario. Successo che darebbe un senso a una carriera.

 

 

Al momento di scrivere le certezze sulla stagione del team Juncos sono due vetture che tenteranno la qualifica a Indy e una per Kyle Kaiser a COTA. Appare quindi chiaro che il team manager argentino punta sul budget di alcuni piloti paganti per accumulare esperienza. L’obiettivo è chiaramente qualificare entrambe le vetture per la 500 miglia, cercando quella stabilità che potrebbe portare a un impegno full time nel 2020. Nel frattempo il team spera di raccogliere soddisfazioni con il suo programma Cadillac in IMSA:

Pilota Kyle Kaiser (USA)
Vettura #32
Motore Chevrolet
Ingegnere
Stratega  Ricardo Juncos
Capo meccanico

 

 

Michael Shank prosegue alla sua maniera, prudente ma deciso, il suo ingresso tra le compagini stabili della serie, estendendo da sei a dieci  gare il programma per Jack Harvey. La maggiore continuità d’azione non potrà che giovare all’inglese, ormai abbonato a presenze spot. L’obiettivo rimane superare la Q1 e portare a casa qualche top 10, senza però perdere l’occasione di tentare un colpaccio come quello sfiorato l’anno scorso a Indy.

Pilota Jach Harvey (ENG)
Vettura #60 AutoNation/Sirius XM
Motore Honda
Ingegnere
Stratega
Capo meccanico Brian Goslee

 

 

Da top team in costruzione il team Harding ha subito un ridimensionamento, di mezzi e aspettative, con la separazione a sorpresa da Pato O’Ward, fenomenale al debutto a Sonoma. Rimane così Colton Herta, da anni ormai sotto la protezione della potente famiglia Steinbrenner. Battuto dal messicano per il titolo IndyLights anche per via di un infortunio patito a Toronto, il californiano ha a dir poco stupito nei test di COTA, guidando tre sessioni su quattro. Nonostante le rassicurazioni del team queste prestazioni, arrivate all’indomani dell’abbandono di O’Ward, lasciano qualche dubbio sulle prospettive di Herta, supportato da Nathan O’Rourke, in arrivo dal team Andretti con cui la squadra collabora tecnicamente. Sempre veloce in IndyLights, il figlio d’arte non è sempre apparso solidissimo mentalmente, faticando in più di un’occasione a controllare la sua aggressività. Sarà sicuramente competitivo a tratti, ma è improbabile che a fine anno possa impensierire Rosenqvist (e forse anche Ericsson) per il titolo di miglior debuttante.

Pilota Colton Herta (USA)
Vettura #88 Harding Group
Motore Chevrolet
Ingegnere Nathan O’Rourke
Stratega Brian Barnhart
Capo meccanico Larry Curry

 

 

Mercato e test a Laguna Seca

Ventuno vetture sono scese in pista ieri a Laguna Seca per il secondo test privato del 2019. In una sessione conclusa in anticipo causa pioggia, a svettare è stato a sorpresa Max Chilton, in grado di suggellare con il primo posto finale un test estremamente positivo per il team Carlin, che ha visto a lungo l’inglese alternarsi nelle prime posizioni con RC Enerson. Il giovane americano, già al volante di una vettura della squadra inglese a fine 2018 e chiamato in extremis da Trevor Carlin, sembrerebbe così il candidato principale ad alternarsi sulla vettura #23 con Charlie Kimball, che in settimana ha confermato un calendario parziale limitato a St. Pete, Indy500, Texas, Pocono e Laguna Seca.

L’ex campione USF2000 ha chiuso al sesto posto, preceduto da un ottimo Rosenqvist, oltre che da Hunter-Reay, Harvey e Rossi. Zach Veach ha quindi portato a tre le vettura Andretti in top ten, precedendo il campione Dixon, Pagenaud e Pigot. Kyle Kaiser ha chiuso al 18° posto per il team Juncos, che dovrebbe a giorni annunciare i suoi programmi ufficiali.

In settimana si è intanto avuto conferma sulla quinta vettura del team Andretti a Indianapolis, che sarà condotta da Conor Daly con il supporto della US Airforce.

 

Laguna Seca – 08/02/2019 – Classifica test
Pos. Pilota Squadra Pacchetto N Sponsor Tempo Distacco
1 Max Chilton Carlin Chevy 59 Gallagher 71,29
2 Felix Rosenqvist Ganassi Honda 10 NTT Data 71,33 0,04
3 Ryan Hunter-Reay Andretti Honda 28 DHL 71,35 0,06
4 Jack Harvey Shank Honda 60 Autonation 71,37 0,08
5 Alexander Rossi Andretti Honda 27 Napa 71,58 0,29
6 RC Enerson Carlin Chevy 23 Tresiba 71,62 0,33
7 Zach Veach Andretti Honda 26 Relay Group 1001 71,68 0,39
8 Scott Dixon Ganassi Honda 9 PNC Bank 71,77 0,48
9 Simon Pagenaud Penske Chevy 22 DXC Technology 71,79 0,50
10 Spencer Pigot Carpenter Chevy 21 Fuzzy’s 71,86 0,57
11 Josef Newgarden Penske Chevy 2 Verizon 71,87 0,58
12 James Hinchcliffe Schmidt Honda 5 Arrow Electronics 71,97 0,68
13 Sebastien Bourdais Coyne Honda 18 Sealmaster 71,98 0,69
14 Marco Andretti Andretti Honda 98 U.S. Concrete 72,07 0,78
15 Santino Ferrucci Coyne Honda 19 Paysafe 72,23 0,94
16 Takuma Sato Rahal Honda 30 Panasonic 72,32 1,03
17 Marcus Ericsson Schmidt Honda 7 Lucas Oil 72,42 1,13
18 Kyle Kaiser Juncos Chevy 32 HD Pellets 72,53 1,24
19 Graham Rahal Rahal Honda 15 Total 72,65 1,36
20 Ed Jones ECR/Scuderia Corsa Chevy 20 Fuzzy’s 72,85 1,56
21 Will Power Penske Chevy 12 Verizon 73,30 2,01

 

Foto di copertina: indycar.com, Stephen King

Carlin conferma Chilton, 10 gare per Shank

Si fa sempre più chiaro l’assetto della griglia IndyCar 2019 con l’annuncio che il team Carlin proseguirà anche nella prossima stagione il suo rapporto con Max Chilton. Il pilota inglese ha infatti incassato per il quarto anno consecutivo il supporto dello sponsor Gallagher, compagnia di assicurazioni di cui il padre è stato amministratore delegato per il Regno Unito.

A differenza di quanto trapelato a fine 2018 l’ex F1 sarà quindi al via di tutto il calendario, smentendo le voci che lo volevano impegnato in un programma di soli stradali e cittadini. Il team Carlin ha inoltre confermato che Charlie Kimball, non più sostenuto dallo storico sponsor Tresiba, sarà ai comandi della vettura #23 in un limitato numero di appuntamenti, ancora da annunciare.

Con la griglia ormai al completo, gli unici dubbi riguardano chi si alternerà con il californiano sulla seconda vettura del team Carlin, oltre all’impegno del team Juncos, prossimo all’avvio del proprio programma IMSA con la 24 ore di Daytona, che al momento ha confermato la sola partecipazione alla Indy500, quasi certamente con due vetture.

Il team Shank ha intanto annunciato i dettagli del proprio programma di dieci corse (4 in più del 2018). Jack Harvey sarà quindi ai comandi della Dallara-Honda Sirius XM #60 a St. Petersburg, Austin, Barber, Long Beach, Indy GP, Indy 500, Road America, Mid Ohio, Portland e Laguna Seca.

Sono quindi 24 per ora gli iscritti confermati per la prova di apertura prevista il 10 marzo a St. Petersburg.

Riepilogo situazione di mercato per la stagione 2019
Squadra Motore N Pilota N Pilota N Pilota N Pilota
Penske Chevy 2 Newgarden 12 Power 22 Pagenaud    
Foyt Chevy 4 Leist 14 Kanaan        
Schmidt Honda 5 Hinchcliffe 7 Ericsson (R)        
Harding Steinbrenner Honda 8 O’Ward (R) 88 Herta (R)        
Ganassi Honda 9 Dixon 10 Rosenqvist (R)        
Rahal Honda 15 Rahal 30 Sato 16 King (PT)    
Coyne Honda 18 Bourdais 19 Ferrucci (R)    
ECR/Scuderia Corsa Chevy 20 Carpenter 21 Pigot        
Jones
Carlin Chevy 23 Kimball (PT) 59 Chilton      
Enerson
Andretti Honda 26 Veach 27 Rossi 28 Hunter-Reay 98 Andretti
Juncos (PT) Chevy 32 Kaiser 33 Binder         
Shank (PT) Honda 60 Harvey            
Dragon Speed (PT) Chevy Hanley (R)
Legenda
Confermato
Probabile
Possibile
(R) Rookie
(PT) Part time
Programmi extra confermati per la Indy 500 2019
Numero Pilota Squadra Motore
3 Helio Castroneves Penske Chevrolet
16 Jordan King Rahal Honda
29? Fernando Alonso McLaren Chevrolet
67 Ed Jones ECR/Scuderia Corsa Chevrolet
25? Conor Daly Andretti Honda

Foto di copertina: indycar.com, Stephen King

Nuovo title sponsor e primi test

Settimana di intensa attività per l’IndyCar, che nella giornata di ieri ha annunciato il nuovo title sponsor in sostituzione di Verizon, al fianco della serie dal 2014 al 2018. Si tratta di NTT, multinazionale giapponese attiva nel campo ICT e già presente nel campionato con il marchio NTT Data, sponsor del team Ganassi dal 2013. Un accordo importante, che testimonia la lenta ma costante crescita della serie, vista dall’azienda giapponese come mezzo adatto per una progressiva (e sostenibile) espansione nel mercato statunitense. La NTT è ovviamente il partner ideale per ampliare il rapporto B2B che aveva caratterizzato il quinquennio Verizon. La società giapponese dovrebbe infatti subito subentrare come gestore della app ufficiale del campionato, già universalmente apprezzata, introducendo nel tempo nuovi canali di comunicazione che, si spera, aiutino la rinominata NTT IndyCar Series ad attrarre pubblico giovane, la sfida più difficile al giorno d’oggi per ogni serie automobilistica.

L’annuncio arriva ad una settimana dalla conferma della programmazione televisiva 2019, che come ormai noto da mesi sarà totalmente appannaggio dalle emittenti del gruppo NBC. A partire dall’Indy Gp dell’11 maggio l’IndyCar vedrà otto delle sue tappe, compresa la Indy500, sul canale NBC free to air, ovvero gratuito, rispetto alle 5 offerte negli ultimi anni da ABC. Le restanti 9 corse andranno invece in onda sul solito canale a pagamento NBCSN. Si fa notare che sui canali NBC la Nascar ha diritto a “sole” 7 dirette sul canale principale NBC, che copre circa 115.000.000 di case americane.

Con la scadenza del contratto di trasmissione internazionale ESPN, sono attese a breve notizie riguardo i diritti internazionali, che la serie sta discutendo con i singoli paesi. Al momento l’emittente più accreditata per la trasmissione in Italia sembrerebbe DAZN.

Gara Data Evento Pista Tipologia Canale
1 10 marzo Firestone Grand Prix of St. Petersburg St. Petersburg Cittadino NBCSN
2 24 marzo IndyCar Classic Circuit of Americas Stradale permanente NBCSN
3 7 aprile Honda Indy Grand Prix of Alabama Barber Stradale permanente NBCSN
4 14 aprile Toyota Grand Prix of Long Beach Long Beach Cittadino NBCSN
5 11 maggio INDYCAR Grand Prix Indianapolis GP Stradale permanente NBC
6 26 maggio 102nd Running of the Indianapolis 500 Indianapolis Super speedway NBC
7 1 giugno Chevrolet Dual in Detroit – Dual 1 Detroit 1 Cittadino NBC
8 2 giugno Chevrolet Dual in Detroit – Dual 2 Detroit 2 Cittadino NBC
9 8 giugno DXC Technology 600 Texas Ovale medio NBCSN
10 23 giugno Road America Grand Prix Road America Stradale permanente NBC
11 14 luglio Honda Indy Toronto Toronto Cittadino NBCSN
12 20 luglio Iowa 300 Iowa Ovale corto NBCSN
13 28 luglio Honda Indy 200 at Mid Ohio Mid Ohio Stradale permanente NBC
14 18 agosto ABC Supply 500 Pocono Super speedway NBCSN
15 24 agosto Bommarito Automotive Group 500 Gateway Ovale corto NBCSN
16 1 settembre Portland International Raceway Portland Stradale permanente NBC
17 22 settembre IndyCar Grand Prix of Monterrey Laguna Seca Stradale permanente NBC

 

L’inizio della settimana ha infine visto alcune squadre scaldare i motori nella assolata Sebring. Il team Coyne ha provato in solitaria lunedì, lasciando poi la pista a 11 vetture schierate dai team Andretti, ECR, Ganassi e SPM,

Secondo quanto riportato da racer.com e motorsport.com, il più veloce in entrambe le sessioni sarebbe risultato James Hinchcliffe. Il canadese ha svolto un intenso programma di validazione tecnica, volto a valutare le novità prodotte dal team Schmidt nell’inverno per limitare l’eccessiva usura delle gomme riscontrata nel 2018.

Sebring – 15/01/2019 – Classifica combinata test
Pos. Pilota Squadra Pacchetto N Sponsor Tempo Distacco
1 James Hinchcliffe Schmidt Honda 5 Arrow Electronics 51,37 –.—-
2 Zach Veach Andretti Honda 26 Relay Group 1001 51,46 0,09
3 Takuma Sato Rahal Honda 30 Panasonic 51,48 0,11
4 Ryan Hunter-Reay Andretti Honda 28 DHL 51,62 0,25
5 Alexander Rossi Andretti Honda 27 Napa 51,66 0,29
6 Ed Jones ECR/Scuderia Corsa Chevy 20 Fuzzy’s 51,85 0,48
7 Felix Rosenqvist Ganassi Honda 10 NTT Data 51,97 0,60
8 Marcus Ericsson Schmidt Honda 7 Lucas Oil 52,00 0,63
9 Spencer Pigot Carpenter Chevy 21 Fuzzy’s 52,03 0,66
10 Marco Andretti Andretti Honda 98 U.S. Concrete 52,13 0,76
11 Graham Rahal Rahal Honda 15 Total 52,23 0,86

 

Foto di copertina: racer.com

DragonSpeed al via in 5 gare nel 2019

In attesa di conoscere i programmi definitivi di casa Carlin e Juncos, il mercato IndyCar incassa a sorpresa la conferma che il team DragonSpeed sarà ai nastri di partenza di 5 corse nel 2019, con una vettura pilotata dall’inglese Ben Hanley. Dopo la dichiarazione di interesse di metà 2018 seguita da mesi di silenzio, le speranze nell’impegno della scuderia americana, nel 2018 impegnata in WEC e European Le Mans Series, sembravano ormai essere tramontate. In giornata è invece arrivata la conferma che il team sarà al via fin dalla prima prova di St. Petersburg, cui seguiranno gli appuntamenti di Barber, Road America e Mid Ohio. Il clou del programma arriverà però a maggio, quando Hanley cercherà di qualificarsi per una Indy 500 che promette spettacolo fin dal bump day.

Il pilota inglese, dopo una buona carriera nelle formule addestrative europee con apice il secondo posto nel campionato World Series Renault 2007, è ormai da tempo totalmente concentrato sulll’endurance, cosa che non dovrebbe comunque creargli problemi nell’ottenere la licenza IndyCar, recentemente riformata sul modello della superlicenza F.1.

Il programma, come prevedibile osservando nella tabella sottostante il numero di vetture del parco Honda,  sarà supportato dalla Chevrolet.

Riepilogo situazione di mercato per la stagione 2019
Squadra Motore N Pilota N Pilota N Pilota N Pilota
Penske Chevy 2 Newgarden 12 Power 22 Pagenaud    
Foyt Chevy 4 Leist 14 Kanaan        
Schmidt Honda 5 Hinchcliffe 7 Ericsson (R)        
Harding Steinbrenner Honda 8 O’Ward (R) 88 Herta (R)        
Ganassi Honda 9 Dixon 10 Rosenqvist (R)        
Rahal Honda 15 Rahal 30 Sato 16 King (PT)    
Coyne Honda 18 Bourdais 19 Ferrucci (R)    
ECR/Scuderia Corsa Chevy 20 Carpenter 21 Pigot        
Jones
Carlin Chevy 23 Kimball 59 Chilton      
Enerson
Andretti Honda 26 Veach 27 Rossi 28 Hunter-Reay 98 Andretti
Juncos (PT) Chevy 32 Kaiser 33 Binder         
Shank (PT) Honda 60 Harvey            
Dragon Speed (PT) Chevy Hanley (R)
Legenda
Confermato
Probabile
Possibile
(R) Rookie
(PT) Part time
Programmi extra confermati per la Indy 500 2019
Numero Pilota Squadra Motore
3 Helio Castroneves Penske Chevrolet
16 Jordan King Rahal Honda
29? Fernando Alonso McLaren Chevrolet
67 Ed Jones ECR/Scuderia Corsa Chevrolet

 

 

Immagine di copertina: indycar.com

Mercato 2019: Harding-Steinbrenner con Honda

Il team Harding Steinbrenner Racing ha confermato in giornata il suo passaggio ai motori Honda nel 2019. La notizia spegne quindi la strisciante polemica indotta dal rapporto privilegiato tra il team Andretti Autosports e la squadra, che in caso di permanenza nella sfera Chevrolet avrebbe potuto comportare un indesiderato travaso di informazioni tecniche sui due propulsori. L’annuncio smentisce anche la presunta collaborazione con il team McLaren, che la settimana scorsa ha invece confermato l’alleanza con Chevrolet  per il suo ritorno alla Indy 500.

L’equilibrio della griglia, già alterato dal ritorno due anni or sono del team Ganassi sotto il tetto Honda, si sposta sempre più verso la casa giapponese, il cui motore spingerà le vetture (15 full time) di 7 squadre, contro le 5 supportate della casa americana.

La sproporzione è ulteriormente acuita dal fatto che, tra i clienti del cravattino, solo il team Penske ha la struttura e i piloti per competere stabilmente al vertice.

Il team Coyne ha intanto ufficializzato l’ingaggio full time di Santino Ferrucci al fianco di Sebastien Bourdais. Oltre all’annuncio di eventuali programmi parziali, compreso quello di Jordan King con Rahal (al momento limitato alla Indy 500), per il completamento del quadro partenti sono attese ora solo le conferme in casa Carlin e Juncos, ancora impegnati a completare il budget.

 

Riepilogo situazione di mercato per la stagione 2019
Squadra Motore N Pilota N Pilota N Pilota N Pilota
Penske Chevy 2 Newgarden 12 Power 22 Pagenaud    
Foyt Chevy 4 Leist 14 Kanaan        
Schmidt Honda 5 Hinchcliffe 7 Ericsson (R)        
Harding Steinbrenner Honda 8 O’Ward (R) 88 Herta (R)        
Ganassi Honda 9 Dixon 10 Rosenqvist (R)        
Rahal Honda 15 Rahal 30 Sato 16 King    
Coyne Honda 18 Bourdais 19 Ferrucci (R) 39 C. De Melo    
ECR/Scuderia Corsa Chevy 20 Carpenter 21 Pigot        
Jones
Carlin Chevy 23 Kimball 59 Chilton      
Enerson
Andretti Honda 26 Veach 27 Rossi 28 Hunter-Reay 98 Andretti
Juncos Chevy 32 Kaiser 33 Binder         
Shank Honda 60 Harvey            
Dragon Speed Chevy Hanley
Legenda
Confermato
Probabile
Possibile
(R) Rookie
Programmi extra confermati per la Indy 500 2019
Numero Pilota Squadra Motore
3 Helio Castroneves Penske Chevrolet
16 Jordan King Rahal Honda
29? Fernando Alonso McLaren Chevrolet
67 Ed Jones ECR/Scuderia Corsa Chevrolet

Foto di copertina: indycar.com

Mercato 2019: Alonso e King a Indy

Piccoli ma importanti movimenti nel mercato IndyCar 2019. Dopo la rinuncia al programma full time arrivata a Austin, Zak Brown e Fernando Alonso hanno riportato il sorriso sul volto dei tifosi IndyCar, annunciando la loro partecipazione alla Indy 500 2019. Dopo la positiva ma sfortunata esperienza del 2017, lo spagnolo farà quindi ritorno allo Speedway per tentare di portare a casa l’ultimo tassello della Tripla Corona, ancora appannaggio del solo Graham Hill. A detta di Brown l’avventura del due volte campione del mondo, cui potrebbe essere affiancata una seconda vettura (circola il nome di JR Hildebrand), sarà pero stavolta gestita interamente dalla McLaren, con personale dedicato da integrare con esperti della scena americana. E’ probabile che tale appoggio arrivi dal solito team Andretti, almeno stando a patron Michael, che in un tweet prontamente cancellato ha confermato il coinvolgimento della propria organizzazione. Dati i rapporti non certo idilliaci tra McLaren e Honda, è probabile che la squadra guidata da Brown si avvarrà dei propulsori Chevrolet, rendendo probabile una collaborazione con il ramo Harding-Steinbrenner del team Andretti.

E’ di giornata inoltre l’annuncio del terzo pilota del team Rahal nella stessa Indianapolis. Si tratta di Jordan King, che dopo aver fallito l’approdo in un programma full time, si garantisce almeno la partecipazione nella classicissima dell’Indiana, vissuta da spettatore nel 2018. L’accordo potrebbe essere comunque solo l’apice della stagione dell’inglese, pesantemente impegnato nel reperimento dei fondi necessari per allestire un programma part time.

L’arrivo di King segue l’ingaggio dell’ingegnere capo dello sviluppo Allen McDonald, già ingegnere di pista dell’inglese al team ECR (coincidenza?), oltre che di Piers Phillips, ex team manager del team Schmidt, promosso a presidente dell’intera organizzazione, che oltre all’IndyCar è attiva anche in IMSA con il programma ufficiale BMW.

 

 

Riepilogo situazione di mercato per la stagione 2019
Squadra Motore N Pilota N Pilota N Pilota N Pilota
Penske Chevy 2 Newgarden 12 Power 22 Pagenaud    
Foyt Chevy 4 Leist 14 Kanaan        
Schmidt Honda 5 Hinchcliffe 7 Ericsson        
Harding Steinbrenner Chevy 8 O’Ward 88 Herta        
Ganassi Honda 9 Dixon 10 Rosenqvist        
Rahal Honda 15 Rahal 30 Sato 16 King    
Coyne Honda 18 Bourdais 19 Ferrucci 39 C. De Melo    
ECR/Scuderia Corsa Chevy 20 Carpenter 21 Pigot        
Jones
Carlin Chevy 23 Kimball 59 Chilton      
Enerson
Andretti Honda 26 Veach 27 Rossi 28 Hunter-Reay 98 Andretti
Juncos Chevy 32 Kaiser 33 Binder         
Shank Honda 60 Harvey            
Dragon Speed Chevy Hanley

 

Legenda
Confermato
Probabile
Possibile

 

Programmi extra confermati per la Indy 500 2019
Numero Pilota Squadra
3 Helio Castroneves Penske
16 Jordan King Rahal
29? Fernando Alonso McLaren
67 Ed Jones ECR/Scuderia Corsa

 

Piloti che hanno dichiarato interessamento a un programma IndyCar 2019
Pilota Programma 2018 Ultimo impegno IndyCar Possibile destinazione
Alfonso Celis Jr. IndyCar – Juncos – 2 gare Portland 2018 Juncos
Ben Hanley DragonSpeed – ELMS DragonSpeed
Carlos Munoz IndyCar – 3 gare Sonoma 2018 Schmidt?
Charlie Kimball IndyCar – Carlin Sonoma 2018 Carlin
Colin Braun IMSA – Core Autosport Rahal?
Conor Daly IndyCar – Harding – 4 gare Pocono 2018 Coyne?
Gabby Chaves IndyCar – Harding Portland 2018 ?
J.R. Hildebrand IndyCar – D&R – 1 gara Indy 500 2018 ?
Jordan King IndyCar – ECR – 11 gare Sonoma 2018 Rahal
Kyle Kaiser IndyCar – Juncos – 4 gare Indy 500 2018 Juncos
Oriol Servia IndyCar – Scuderia Corsa – 1 gara Indy 500 2018
Pietro Fittipaldi IndyCar – Coyne – 6 gare Sonoma 2018 Test driver Haas F1
RC Enerson Sonoma 2016 Carlin
Sage Karam IndyCar – D&R – 1 gara Indy 500 2018 ?
Zach. Claman De Melo IndyCar – Coyne – 9 gare Toronto 2018 Coyne?
René Binder IndyCar – Juncos – 6 gare Mid Ohio 2018 Juncos

 

Foto di copertina:  indycar.com

Mercato 2019: Ericsson si accasa da SPM

Un altro pezzo del puzzle IndyCar 2019 è stato aggiunto in giornata con l’annuncio che sarà Marcus Ericsson ad affiancare James Hinchcliffe sulla seconda vettura del team Schmidt Peterson Racing. A lungo associato al team Carlin, il pilota Sauber Alfa Romeo prenderà quindi per tutta la stagione i comandi della vettura #7.

Con un bel gesto il team ha quindi lasciato vacante il numero 6, nella speranza che un giorno possa tornare in pista con Robert Wickens. Nei giorni scorsi il canadese ha dissipato ogni dubbio sulle reali conseguenze dell’incidente di agosto a Pocono. Al momento la lesione (non recisione) del midollo spinale a livello T4 nega al rookie of the year il movimento degli arti inferiori, che però rispondono saltuariamente agli stimoli. La speranza è che il progressivo assestamento del midollo e la riabilitazione che il canadese sta caparbiamente affrontando, possano nel tempo “risvegliare” le terminazioni nervose e consentirgli di camminare di nuovo.

L’arrivo di Ericsson porta a due gli svedesi al via della stagione 2019, dopo l’ingaggio da parte del team Ganassi di Felix Rosenqvist, che ieri ha guidato per la prima volta la DW12 dotata di UAK in un test a Barber insieme a Scott Dixon. I due nordici dovranno fare i conti anche con Patricio O’Ward e Colton Herta in una caccia al titolo di rookie of the year che si annuncia tra le più interessanti degli ultimi anni.

Dopo i test di gomme e aerodinamica sull’ovale di Indianapolis che hanno coinvolto la settimana scorsa anche Rahal, Dixon, Carpenter e Power, Alexander Rossi e Tony Kanaan sono tornati in pista al Circuit of Americas di Austin per deliberare la mescola di gomme Firestone che sarà utilizzata sul circuito texano il prossimo 24 marzo. I due sono stati accompagnati a sorpresa da RC Enerson, alla guida di una vettura del team Carlin due anni dopo la sua ultima corsa nella serie a Sonoma 2016.

Il giovane americano si affaccia così su un mercato quasi esclusivamente concentrato su programmi parziali. A questo proposito si fa critica la posizione di Jordan King, che si è visto soffiare da Ericsson l’ultimo sedile potenzialmente vincente disponibile. Dubbi rimangono anche sulla seconda vettura del team Coyne, soprattutto alla luce dell’ingiunzione di pagamento emanata dal tribunale di Milano nei confronti di Santino Ferrucci, dato quasi per certo sul sedile della vettura #19. Il pilota italo americano, licenziato dal team Trident di Formula 2 subito dopo i fatti di Silverstone, non avrebbe infatti rispettato gli accordi economici con la squadra di Maurizio Salvadori, che ora esige un pagamento di circa 500.000€.

Il test di Enerson con il team Carlin ingarbuglia ulteriormente la situazione della squadra inglese, ancora incerta sui finanziamenti di Kimball, mentre alcune voci vorrebbero Max Chilton impegnato, per sua scelta, solo su stradali e cittadini.

E’ di ieri infine la notizia dell’abbandono dello sponsor Fuzzy’s Vodka, che lascia l’IndyCar e il team Carpenter dopo 7 stagioni di collaborazione.

 

 

Riepilogo situazione di mercato per la stagione 2019
Squadra Motore N Pilota N Pilota N Pilota N Pilota
Penske Chevy 2 Newgarden 12 Power 22 Pagenaud    
Foyt Chevy 4 Leist 14 Kanaan        
Schmidt Honda 5 Hinchcliffe 7 Ericsson        
Harding Steinbrenner Chevy 8 O’Ward 88 Herta        
Ganassi Honda 9 Dixon 10 Rosenqvist        
Rahal Honda 15 Rahal 30 Sato 16      
Coyne Honda 18 Bourdais 19 Ferrucci 39 Fittipaldi    
C. De Melo
ECR/Scuderia Corsa Chevy 20 Carpenter 21 Pigot        
Jones
Carlin Chevy 23 Kimball 59 Chilton      
Enerson
Andretti Honda 26 Veach 27 Rossi 28 Hunter-Reay 98 Andretti
Juncos Chevy 32 Kaiser 33 Binder         
Shank Honda 60 Harvey            
Dragon Speed Chevy Hanley

 

Legenda
Confermato
Probabile
Possibile

 

Pilota Programma 2018 Ultimo impegno IndyCar Possibile destinazione
Alfonso Celis Jr. IndyCar – Juncos – 2 gare Portland 2018 Juncos
Ben Hanley DragonSpeed – ELMS DragonSpeed
Carlos Munoz IndyCar – 3 gare Sonoma 2018 Schmidt?
Charlie Kimball IndyCar – Carlin Sonoma 2018 Carlin
Colin Braun IMSA – Core Autosport Rahal?
Conor Daly IndyCar – Harding – 4 gare Pocono 2018 Coyne?
Gabby Chaves IndyCar – Harding Portland 2018 ?
J.R. Hildebrand IndyCar – D&R – 1 gara Indy 500 2018 ?
Jordan King IndyCar – ECR – 11 gare Sonoma 2018 ?
Kyle Kaiser IndyCar – Juncos – 4 gare Indy 500 2018 Juncos
Oriol Servia IndyCar – Scuderia Corsa – 1 gara Indy 500 2018
Pietro Fittipaldi IndyCar – Coyne – 6 gare Sonoma 2018 Coyne
RC Enerson Sonoma 2016 Carlin
Sage Karam IndyCar – D&R – 1 gara Indy 500 2018 ?
Zach. Claman De Melo IndyCar – Coyne – 9 gare Toronto 2018 Coyne? Rahal?
René Binder IndyCar – Juncos – 6 gare Mid Ohio 2018 Juncos

 

Foto di copertina:  indycar.com

Mercato 2019: Jones da ECR, niente Alonso e McLaren nel 2019

Le indiscrezioni degli ultimi giorni hanno trovato conferma e, a sorpresa, sarà Ed Jones a guidare la vettura #20 dell’Ed Carpenter Racing su stradali e cittadini. Il pilota degli Emirati si alternerà quindi con il boss Ed Carpenter, ma a differenza dei suoi predecessori prenderà parte anche alla Indy 500. Il rookie of the year 2017 ha infatti raccolto il sostegno della Scuderia Corsa di Giacomo Mattioli, all’esordio a Indy 2018 in collaborazione con il team RLL. Atteso come una delle nuove compagini al via, la squadra IMSA ha preferito non fare il passo più lungo della gamba, associandosi con una solida realtà del campionato. Scuderia Corsa sarà quindi partner di ECR nei 12 stradali e cittadini, schierando poi in prima persona la terza vettura (#67) alla 500 miglia di Indianapolis. Con l’uscita di scena di Phoenix, Jones salterà solo 4 delle 17 prove del calendario 2019.

Non si hanno ancora notizie sulla possibile destinazione di Jordan King, che dopo una stagione di ambientamento punta a un sedile full time. Tra le opzioni rimaste all’inglese la vettura #6 del team Schmidt (tra i cui candidati figura anche Markus Ericsson), la vettura #23 del team Carlin, oltre alle eventuali terze vetture di casa Rahal e Coyne.

Felipe Nasr, neo campione IMSA, nel 2019 difenderà il titolo appena conquistato, rimanendo aperto a eventuali test o corse non concomitanti con gli impegni nei prototipi.

In occasione del Gp degli Stati Uniti a Austin, Zak Brown ha definitivamente escluso la partecipazione della McLaren al campionato IndyCar 2019. La dichiarazione del manager americano pone fine ad un triste teatrino durato mesi, avendo almeno il merito di mettere a tacere anche le speculazioni sul futuro di Fernando Alonso. Lo spagnolo ha infatti dichiarato di non essere intaccato dalle intenzioni del suo attuale team, avendo preso già in agosto la decisione di non partecipare all’intero campionato nel 2019. Rimane comunque aperta l’ipotesi di un ritorno a Indianapolis con il team Andretti, dettosi disposto nelle parole di Rob Edwards a schierare almeno una vettura supplementare per la Indy500.

Per noi appassionati rimane comunque l’amaro in bocca, non tanto per la decisione ma per la tempistica dell’annuncio. Se davvero Alonso ha deciso ben tre mesi fa di non trasferirsi in pianta stabile in America, per rispetto dell’ambiente IndyCar la notizia sarebbe potuta arrivare insieme all’annuncio del ritiro dalla Formula 1.

 

 

Riepilogo situazione di mercato per la stagione 2019
Squadra Motore N Pilota N Pilota N Pilota N Pilota
Penske Chevy 2 Newgarden 12 Power 22 Pagenaud    
Foyt Chevy 4 Leist 14 Kanaan        
Schmidt Honda 5 Hinchcliffe 6 Ericsson        
King
Harding Steinbrenner Chevy 8 O’Ward 88 Herta        
Ganassi Honda 9 Dixon 10 Rosenqvist        
Rahal Honda 15 Rahal 30 Sato 16      
Coyne Honda 18 Bourdais 19 Ferrucci 39    
ECR/Scuderia Corsa Chevy 20 Carpenter 21 Pigot        
Jones
Carlin Chevy 23 Kimball 59 Chilton   Ericcson     
Ericsson
Andretti Honda 26 Veach 27 Rossi 28 Hunter-Reay 98 Andretti
Juncos Chevy 32 Kaiser 33 Binder         
Shank Honda 60 Harvey            
Dragon Speed Chevy Hanley

 

Legenda
Confermato
Probabile
Possibile

 

Pilota Programma 2018 Ultimo impegno IndyCar Possibile destinazione
Alfonso Celis Jr. IndyCar – Juncos – 2 gare Portland 2018 Juncos
Ben Hanley DragonSpeed – ELMS DragonSpeed
Carlos Munoz IndyCar – 3 gare Sonoma 2018 Schmidt?
Charlie Kimball IndyCar – Carlin Sonoma 2018 Carlin
Colin Braun IMSA – Core Autosport Rahal?
Conor Daly IndyCar – Harding – 4 gare Pocono 2018 Coyne?
Gabby Chaves IndyCar – Harding Portland 2018 ?
J.R. Hildebrand IndyCar – D&R – 1 gara Indy 500 2018 ?
Jordan King IndyCar – ECR – 11 gare Sonoma 2018 ?
Kyle Kaiser IndyCar – Juncos – 4 gare Indy 500 2018 Juncos
Marcus Ericsson F1 – Sauber Carlin?
Oriol Servia IndyCar – Scuderia Corsa – 1 gara Indy 500 2018
Pietro Fittipaldi IndyCar – Coyne – 6 gare Sonoma 2018 Coyne
Sage Karam IndyCar – D&R – 1 gara Indy 500 2018 ?
Zach. Claman De Melo IndyCar – Coyne – 9 gare Toronto 2018 Coyne? Rahal?
René Binder IndyCar – Juncos – 6 gare Mid Ohio 2018 Juncos

 

Foto di copertina:  indycar.com

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