Piste

Ciò che rende unico il panorama delle ruote scoperte americane è la varietà dei circuiti. Nel calendario IndyCar convivono infatti tre macro tipologie di piste:

Le difficoltà introdotte dalle caratteristiche delle diverse tipologie di circuiti sono moltiplicate dalle specifiche configurazioni tecniche imposte dagli organizzatori. Mentre stradali e cittadini in genere condividono soluzioni aerodinamiche e motoristiche, esigendo però differenti assetti in funzione delle caratteristiche del fondo stradale, le particolari caratteristiche degli ovali hanno imposto per questi tracciati configurazioni aerodinamiche specifiche, soggette nel tempo a una regolamentazione sempre più restrittiva.

I costruttori devono quindi predisporre degli alettoni di dimensioni e numero di elementi diversi e variabili in base al tipo di ovale. Mentre nei catini più veloci si impone l’impiego di profili più simili a delle lame che a veri e propri alettoni, in modo da limitare la resistenza, negli ovali più corti si permette un assetto aerodinamico più prossimo a quanto impiegato negli stradali, a causa di un raggio di curva normalmente più ridotto rispetto ai cosidetti super speedways.

I motivi alla base dei diversi livelli di carico aerodinamico consentiti sono molteplici: l’adozione di ali di grandi dimensioni negli ovali veloci renderebbe la guida troppo semplice, impedendo l’instaurarsi di sostanziali differenze di velocità tra le vetture, che proseguirebbero quindi in un gruppo perennemente compatto. Ali troppo piccole sugli ovali più corti, con curve a raggio ridotto, renderebbero il comportamento delle vetture imprevedibile e troppo dipendente dai disturbi aerodinamici generati dal “traffico”, riducendo le possibilità di sorpasso.

Date le elevatissime velocità raggiunte sugli ovali, e quindi il pericolo potenziale da queste indotto, gli organizzatori si riservano la possibilità di intervenire sulla configurazione aerodinamica ammessa anche per tenere sotto controllo le prestazioni delle vetture e preservare la sicurezza. Il regolamento stabilisce quali elementi aerodinamici sono utilizzabili per ogni ovale e talvolta anche il loro campo di regolazione. Le medesime misure possono anche essere implementate per migliorare la qualità della competizione, nel momento in cui le caratteristiche di vetture e circuiti rendessero quasi impossibili i sorpassi.

Spesso queste disposizioni si accompagnano a interventi atti a variare la potenza erogata dai motori, dipendente dal limite di sovrapressione prodotta dal turbo. Altre misure prese dagli organizzatori possono riguardare la costruzione degli pneumatici, con lo scopo di indurre un certo tipo di competizione basata sul consumo delle gomme, in modo da evitare il cosidetto pack racing, ovvero la formazione di un folto gruppo di vetture che procedono a stretto contatto e con poche possibilità di sorpasso. Condizione all’origine di alcuni dei più gravi incidenti occorsi negli ultimi anni.

Si capisce quindi come i piloti siano chiamati a gestire numerose variabili, dovendosi adattare da una settimana all’altra a piste diverse e, per certi versi, a vetture diverse, a causa della specifica configurazione tecnica ammessa nei diversi tracciati.

Per eccellere in queste tre discipline i piloti devono quindi dare prova di grande adattabilità, cosa che rende la IndyCar Series il campionato più completo del mondo.

Foto: f1fanatic.co.uk