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Mercato 2019: Aggiornamento 5/10/2018

Varie speculazioni e manifestazioni di interesse hanno caratterizzato l’ultima settimana di mercato IndyCar.

Stando a quanto riportato da Racer.com, Santino Ferrucci si sarebbe assicurato l’ambito secondo sedile del team Coyne (#19). Con sorprendente anticipo il manager ed ex pilota di Chicago avrebbe quindi completato la propria line up, lasciando aperta la possibilità di schierare, come fatto nel finale del 2018, una terza vettura, probabilmente in condivisione.

L’attenzione di tutti è ora concentrata sui pochi sedili sicuri rimasti, ovvero la vettura #6 del team Schmidt, la #20 del team ECR (solo stradali e cittadini), la #32 del team Juncos, la #23 del team Carlin, oltre ai programmi non confermati dei team Scuderia Corsa e Dragon Speed.

Stando a quanto riportato dallo stesso Racer.com Elton Julian, titolare della squadra americana impegnata in WEC ed ELMS, sarebbe pronto a scendere in campo e starebbe trattando la fornitura di un motore, una situazione già vissuta nel 2012 da Michael Shank. Nel caso l’operazione andasse in porto, il pilota dovrebbe essere l’inglese ex GP2 Ben Hanley, attualmente in forza nel programma ELMS.

A differenza di quanto lasciato intendere da Trevor Carlin a Sonoma, la presenza nel 2019 di Charlie Kimball sulla vettura #23 è tutt’altro che certa. Il californiano starebbe infatti ridiscutendo il suo accordo con lo storico sponsor Tresiba, apparentemente non più disposto a finanziare un’intera stagione. Tra i molti cui fa gola il sedile dell’ex pilota Ganassi, Ed Jones e soprattutto Marcus Ericsson. Lo svedese, in procinto di lasciare il sedile Sauber ad Antonio Giovinazzi, si è detto intenzionato a proseguire la carriera nelle monoposto di elevata potenza, nella speranza di rientrare in F.1 nelle stagioni successive. Se il compagno di Chilton verrà confermato in tempi brevi, Carlin potrebbe interessarsi ad allestire un terzo programma.

Nulla è ancora trapelato sul sostituto di Robert Wickens sulla seconda vettura del team Schmidt. James Hinchcliffe si è comunque augurato che il nuovo sostituto possa continuare sulla strada, tecnica e prestazionale, aperta dal suo sfortunato compatriota, i cui tempi di recupero rimangono indeterminati.

Dopo aver confermato Spencer Pigot alla vigilia dell’appuntamento di Sonoma, il team ECR si è detto fiducioso di trovare l’accordo anche con Jordan King. A differenza di quanto riportato in precedenza, Ed Carpenter ha però negato la possibilità di schierare una terza monoposto, confermando di voler ancora prendere il volante della vettura #20 sugli ovali. Che sia questo l’oggetto del contendere con il pilota inglese?

Per quanto riguarda il team Juncos ed eventuali terze vetture di Carlin e Rahal, in assenza di piloti dotati di budget completo si prospettano programmi parziali e alternanze simili a quanto visto in casa Coyne tra Claman De Melo e Fittipaldi. Di seguito un breve elenco dei piloti che hanno mostrato un interesse per un posto nella serie nel 2019.

Pilota Programma 2018 Ultimo impegno IndyCar Possibile destinazione
Alfonso Celis Jr. IndyCar – Juncos – 2 gare Portland 2018 Juncos
Ben Hanley DragonSpeed – ELMS DragonSpeed
Carlos Munoz IndyCar – 3 gare Sonoma 2018 Schmidt?
Charlie Kimball IndyCar – Carlin Sonoma 2018 Carlin
Colin Braun IMSA – Core Autosport Rahal?
Conor Daly IndyCar – Harding – 4 gare Pocono 2018 Coyne?
Ed Jones IndyCar – Ganassi Sonoma 2018 Carlin? – Coyne?
Felipe Nasr IMSA – Action Express ?
Fernando Alonso F1 – McLaren/ WEC – Toyota Indy 500 2017 Andretti?
Gabby Chaves IndyCar – Harding Portland 2018 ?
J.R. Hildebrand IndyCar – D&R – 1 gara Indy 500 2018 ?
Jordan King IndyCar – ECR – 11 gare Sonoma 2018 ECR
Kyle Kaiser IndyCar – Juncos – 4 gare Indy 500 2018 Juncos
Marcus Ericsson F1 – Sauber Carlin?
Oriol Servia IndyCar – Scuderia Corsa – 1 gara Indy 500 2018 Scuderia Corsa
Pietro Fittipaldi IndyCar – Coyne – 6 gare Sonoma 2018 Coyne
Sage Karam IndyCar – D&R – 1 gara Indy 500 2018 ?
Zach. Claman De Melo IndyCar – Coyne – 9 gare Toronto 2018 Coyne? Rahal?
René Binder IndyCar – Juncos – 6 gare Mid Ohio 2018 Juncos

 

 

Riepilogo situazione di mercato per la stagione 2019
Squadra Motore N Pilota N Pilota N Pilota N Pilota N Pilota
Penske Chevy 2 Newgarden 12 Power 22 Pagenaud        
Foyt Chevy 4 Leist 14 Kanaan            
Schmidt Honda 5 Hinchcliffe 6 Wickens            
Harding Steinbrenner Chevy 8 O’Ward 88 Herta            
Ganassi Honda 9 Dixon 10 Rosenqvist            
Rahal Honda 15 Rahal 30 Sato 16          
Coyne Honda 18 Bourdais 19 Ferrucci 39        
ECR Chevy 20 Pigot 21 Carpenter            
King
Carlin Chevy 23 Kimball 59 Chilton   Ericcson         
Jones Jones
Ericsson
Andretti Honda 26 Veach 27 Rossi 28 Hunter-Reay 98 Andretti 29 Alonso
Juncos Chevy 32 Kaiser 33 Binder             
Shank Honda 60 Harvey                
Scuderia Corsa Honda  64 Servia                 
Dragon Speed Chevy Hanley

 

Legenda
Confermato
Probabile
Possibile

 

Foto di copertina:  indycar.com, Chris Jones

2018 – Analisi

Foto di copertina: autoweek.com, LAT Motorspors, Phillip Abbott

 

I MOTIVI

Dopo tre anni di divisione della griglia, il nuovo UAK ha certamente raggiunto il primo, principale obiettivo dietro il superamento degli aerokits: il ritorno a una lotta per il titolo aperta (virtualmente) a tutto lo schieramento. Si è così assistito a una stagione appassionante, in cui i top team hanno sì fatto la parte del leone, lasciando però spazio all’inserimento di strepitosi solisti come Bourdais e il rookie Wickens. Dopo un inizio di stagione targato Penske, con Josef Newgarden determinato a difendere il numero 1 e Will Power dominatore del mese di maggio, le squadre Honda hanno prepotentemente riconquistato la scena. Tre vittorie in sei gare hanno infatti lanciato Scott Dixon al vertice della classifica, chiudendo apparentemente i giochi. Con le Penske marcianti a corrente alternata, il neozelandese si è però dovuto guardare nel finale di stagione del prepotente ritorno di Alexander Rossi, autore di una entusiasmante rimonta, smorzata però nel finale da errori e sfortune patite nelle ultime due corse. La stagione del quinto titolo per la leggenda neozelandese è stata come detto impreziosita dal debutto di Robert Wickens, strepitoso poleman già nella prima corsa di St. Petersburg e poi costantemente protagonista su ogni tipo di circuito. L’avventura del canadese, rimasto fuori dalla lotta per il titolo per via di alcuni incolpevoli contrattempi, si è poi conclusa nel catastrofico incidente di Pocono, le cui conseguenze rimangono ancora non del tutto determinate. A lui, ancora una volta, vanno i nostri migliori auguri di un pieno recupero.

 

SOMMARIO

  1. CALENDARIO
  2. IL NUOVO AEROKIT
  3. CAMPIONATO COSTRUTTORI
  4. SQUADRE E PILOTI
  5. IL RACCONTO DELLA STAGIONE

 

 

 

  1. CALENDARIO
Gara Data Evento Pista Tipologia
1 11 marzo Firestone Grand Prix of St. Petersburg St. Petersburg Cittadino
2 7 aprile Phoenix Grand Prix Phoenix Ovale corto
3 15  aprile Toyota Grand Prix of Long Beach Long Beach Cittadino
4 22 aprile Honda Indy Grand Prix of Alabama Barber Stradale permanente
5 12 maggio INDYCAR Grand Prix Indianapolis GP Stradale permanente
6 28 maggio 102nd Running of the Indianapolis 500 Indianapolis Super speedway
7 2 giugno Chevrolet Dual in Detroit – Dual 1 Detroit 1 Cittadino
8 3 giugno Chevrolet Dual in Detroit – Dual 2 Detroit 2 Cittadino
9 9 giugno DXC Indy 600 Texas Ovale medio
10 24 giugno Kohler Grand Prix Road America Stradale permanente
11 8 luglio Iowa Corn 300 Iowa Ovale corto
12 15 luglio Honda Indy Toronto Toronto Cittadino
13 29 luglio Honda Indy 200 at Mid Ohio Mid Ohio Stradale permanente
14 19 agosto ABC Supply 500 Pocono Super speedway
15 25 agosto Bommarito Automotive Group 500 Gateway Ovale corto
16 2 settembre Portland International Raceway Portland Stradale permanente
17 16 settembre Go Pro Grand Prix of Sonoma Sonoma Stradale permanente

 

2. IL NUOVO AEROKIT

Come ampiamente descritto nell’anteprima alla stagione, il nuovo universal aerokit è stato introdotto per perseguire vari scopi:

  • Aspetto più accattivante, non solo rispetto agli aerokit dei costruttori ma anche alla DW12 originale
  • Ridurre la deportanza, rimettendo il pilota al centro dell’attenzione
  • Ridurre le turbolenze, permettendo alle auto di viaggiare più vicine e quindi aumentando le possibilità di sorpasso
  • Mantenere o migliorare il livello di sicurezza raggiunto

Se il primo aspetto, valutabile ancora prima dell’inizio stagione, è stato centrato in pieno, gli altri hanno richiesto varie corse per essere apprezzati a pieno.

Sul fronte della difficoltà di guida, l’obiettivo è stato sostanzialmente centrato. Su stradali e cittadini dalle visuali onboard si è potuto apprezzare una guida in generale molto più composta e precisa in tutte le fasi, dalla frenata, alle correzioni in percorrenza fino all’applicazione dell’acceleratore in uscita di curva. Si è così assistito a una crescita progressiva nella confidenza dei piloti, permettendo di superare alcuni disastri visti nelle prime fasi dell’appuntamento inaugurale a St. Pete, complice anche la nuova vernice in fondo al rettilineo principale.

Sugli ovali la riduzione di deportanza ha portato finalmente a lunghe fasi di rilascio dell’acceleratore in curva, non solo sugli ovali corti, ma talvolta anche a Indianapolis, Pocono e nelle curve 1 e 2 del Texas. Come da molti temuto il minor carico aerodinamico ha però anche limitato il numero di traiettorie percorribili, cosa che sommata alla rapida formazione di marbles, soprattutto sugli ovali corti, ha limitato fortemente le possibilità di sorpasso. Se St. Louis, Iowa e per certi versi Texas hanno quindi offerto a tratti uno spettacolo assolutamente godibile, Phoenix, Pocono e la Indy500 si sono rivelate invece molto deludenti, dando vita a lunghi trenini in cui anche un doppiato particolarmente lento ha spesso rappresentato un ostacolo insuperabile. Esplicativo a questo proposito il finale della Indy500 in cui il dominatore Power, su gomme fresche, negli ultimi giri non è stato in grado di superare in pista le vetture nettamente più lente di Wilson e Harvey, in testa in virtù di una diversa strategia. Maggiori opzioni di personalizzazione aerodinamica e la ricerca di una mescola di gomma più “corsaiola” saranno quindi necessarie per garantire il giusto compromesso tra spettacolo (senza arrivare al pack racing) e purezza della competizione, evitando quindi quel’effetto Handford device di compattamento artificioso della griglia osservato a Indy negli ultimi anni.

Anche stradali e cittadini hanno portato a conclusioni contraddittorie, perfettamente rappresentate dalle due corse prive di bandiere gialle di Mid Ohio e Road America. Paradossalmente lo stretto e tortuoso permanente dell’Ohio ha visto infatti una continua sequenza di sorpassi nel gruppo, mentre il ben più veloce circuito del Wisconsin ha dato vita a una corsa dall’esito a lungo incerto, ma tutto sommato avara di sorpassi. In generale se la riduzione della deportanza e delle turbolenze ha migliorato la stabilità dell’auto nel traffico, oltre ad aumentare la velocità di punta e gli spazi di frenata, l’effetto congiunto di minore resistenza e dell’eliminazione dei wheel guards posteriori ha ridotto notevolmente l’effetto scia. Il bilanciamento di tali fenomeni è quindi risultato in un miglioramento modesto delle possibilità di sorpasso, che restano funzione di numerose altre variabili, prima fra tutte il tasso di degrado degli pneumatici, nonché ovviamente l’ingresso della pace car.

Il tremendo incidente di Robert Wickens a Pocono ha ovviamente dominato le discussioni sulla sicurezza. Se la cellula di sopravvivenza ha infatti protetto egregiamente il pilota canadese (nonostante il distacco dell’estintore di bordo sia ritenuto responsabile delle fratture alle gambe), la dinamica del decollo riapre i dubbi sulla tendenza al sollevamento di queste vetture. Pur ritenendo del tutto normale l’effetto trampolino su un’auto schiacciata a terra, oltre che dal proprio peso, da una deportanza modesta per via delle ali di dimensione minima usata sui super speedway, come già indicato nell’anteprima qualche dubbio resta sull’eliminazione dei cosiddetti “sponsor blocker”. A differenza dei wheel guards posteriori, giustamente eliminati, le pinne laterali poste all’estremità del fondo, in corrispondenza dei pontoni laterali, si erano dimostrate negli anni scorsi estremamente efficaci nel prevenire il contatto tra le ruote anteriori, responsabile del decollo della vettura di Wickens. Non si può comunque provare che tale appendice avrebbe potuto resistere all’urto tra la vettura del canadese e quella di Hunter-Reay.

 

3. CAMPIONATO COSTRUTTORI

Per la prima volta dall’introduzione del nuovo motore 2,2 litri, la Honda è riuscita a conquistare il titolo costruttori, appannaggio della Chevrolet nelle ultime sei stagioni. Il risultato è in parte dovuto al cambiamento di filosofia operato dai due costruttori. La casa di Detroit, vincitrice di 5 titoli piloti ma sole due Indy500 dal 2012, ha infatti impostato la preparazione invernale sulle esigenze della maratona dell’Indiana, privilegiando la potenza ad alti regimi a discapito della guidabilità. Non a caso i piloti Penske non hanno vinto in nessuno dei 5 cittadini in calendario, pur portando a casa la prova bagnata di Barber. Se la casa americana ha quindi centrato il successo a Indianapolis, la Honda, forte di un parco partenti ben più strutturato, ha fatto incetta di vittorie (11 su 17), superando per la prima volta il Cravattino in termini di successi parziali e piazzando 11 piloti tra i primi 15 in classifica generale.

Si riporta di seguito il prospetto dei risultati utili per la classifica costruttori, il cui sistema prevede l’assegnazione dei punti (gli stessi conquistati per la classifica piloti al netto di bonus e raddoppi) ai primi due piloti full time di ciascun costruttore. Cinque punti aggiuntivi sono assegnati alla casa vincitrice dell’evento, uno a chi segna la pole position. Per Indy500 due punti sono assegnati per la pole position, uno per la casa che chiude in testa la prima giornata di qualifica. Due punti bonus, indicati con *, sono assegnati al raggiungimento di particolari risultati di durata dei propulsori.

Gara Honda Chevy
Pole Pos. 1 Pos. 2 Punti Pole Pos. 1 Pos. 2 Punti
St. Pete Wickens 1. Bourdais 2. Rahal 96 7 .Newgarden 10. Power 46
Phoenix Buordais 2. Wickens 3. Rossi 76 1. Newgarden 7. Carpenter 81
Long Beach Rossi 1. Rossi 3. Jones 91 2. Power 7. Newgarden 66
Barber 2. Hunter-Reay 3. Hinchcliffe 76* Newgarden 1. Newgarden 9. Pagenaud 77*
Indy GP 2. Dixon 3. Wickens 75 Power 1. Power 6. Castroneves 84
Indy500 3. Dixon 4. Rossi 67 Carpenter 1. Power 2. Carpenter 98
Detroit 1 Andretti 1. Dixon 2. Hunter-Reay 96 7. Power 9. Newgarden 48
Detroit 2 Rossi 1. Hunter-Reay 3. Dixon 91 2. Power 7. Kanaan 66
Texas 1. Dixon 3. Rossi 90 Newgarden 2. Pagenaud 10. Kimball 61
Road America 2. Hunter-Reay 3. Dixon 75 Newgarden 1. Newgarden 7. Pagenaud 82
Iowa 1. Hinchcliffe 3. Sato 90 Power 2. Pigot 4. Newgarden 73
Toronto 1. Dixon 3. Wickens 90 Newgarden 2. Pagenaud 5. Kimball 71
Mid Ohio Rossi 1. Rossi 2. Wickens 96 3. Power 4. Newgarden 67
Pocono 1. Rossi 3. Dixon 90 Power 2. Power 5. Newgarden 71
St. Louis 2. Rossi 3. Dixon 77* 1. Power 4. Pagenaud 87
Portland 1. Sato 2. Hunter-Reay 95 Power 4. Pigot 6. Pagenaud 61
Sonoma Hunter-Reay 1. Hunter-Reay 2. Dixon 96 3. Power 4. Pagenaud 67
Totale 1467 1206

 

 

4. SQUADRE E PILOTI

 

Reduce da tre titoli negli ultimi quattro anni, per la Penske la sconfitta in campionato è un prezzo accettabile dopo il trionfo di maggio. Le direttive della Chevrolet erano ben note fin dall’inverno e sia i piloti del Capitano che Ed Carpenter hanno reso onore alla casa americana, dominando la Indy500. L’elevata potenza agli alti regimi si è però pagata con guidabilità e ripresa non ottimali, facendo soffrire Power e compagni soprattutto nei circuiti cittadini. A tarpare le ali dell’australiano in chiave titolo sono però stati qualche errore e soprattutto i problemi meccanici subiti a Road America e Portland. Nonostante il tormentone “defend the #1”, Newgarden ha compiuto un passo indietro rispetto al 2017, risultando più falloso e meno incisivo quando il campionato è entrato nella fase calda. Per Pagenaud, afflitto da una quasi inspiegabile mancanza di velocità, semplicemente una stagione da dimenticare.

Pilota Josef Newgarden (USA) Will Power (AUS) Simon Pagenaud (FRA)
Vettura #1 Hitachi #12 Verizon #22 Menard’s
Motore Chevrolet Chevrolet Chevrolet
Ingegnere Brian Campe Dave Faustino Ben Bretzman
Stratega Tim Cindric Roger Penske Kyle Moyer
Capo meccanico Vance Welker Matt Jonsson

indycar.com, Chris Jones
indycar.com, Chris Jones

indycar.com, Chris Jones
indycar.com, Chris Jones

indycar.com, Chris Jones
indycar.com, Chris Jones
Il Meglio 
  • Si è ben adattato al nuovo aerokit
  • La velocità non è mancata
  • Sempre tra i più aggressivi e spettacolari
  • Ancora imbattibile quando tutto gira bene
  • E’ ormai un oval master a tutti gli effetti
  • Con la Indy500, che gli ha salvato il posto, la sua carriera è completa
  • Sesto in campionato e bravo a contenere i danni in una stagione difficile
  • Non si è lasciato andare alla frustrazione, portando sempre la macchina al traguardo
  • In generale buon passo gara penalizzato da brutte qualifiche
  • Mediamente efficace sugli ovali
Il Peggio 
  • Troppi errori gratuiti
  • Poco incisivo nella fase cruciale del campionato
  • Ha sofferto alcuni errori strategici del muretto
  • Forse ne abbiamo sopravvalutato la maturazione
  • Inizio di stagione stentato
  • Solita sfortuna ma anche soliti errori evitabili
  • Non è più il re della qualifica
  • Mai in sintonia con il nuovo aerokit
  • Velocità in qualifica disastrosa
  • A Indy ha perso una grande occasione
  • Fiducia da ricostruire

 

 

Cambiare tutto, per la seconda volta di fila, e continuare a non cambiare nulla? Con l’assunzione del team Coyne a squadra di fascia quantomeno media, al team Foyt resta la triste palma di cenerentola del campionato tra le squadre full time. La sorpresa è relativa, in quanto fin dall’inverno il piano di ristrutturazione attorno al duo Cowdin-Kanaan è stato dichiarato su base triennale, quindi non ci si aspettavano miracoli dal 2018. Vedere le vetture bianco-rosso-blu  lottare stabilmente per un posto in top ten non sembrava però una previsione così ottimistica, eppure la scena si è presentata davvero poche volte.

Pilota Matheus Leist (BRA) Tony Kanaan (BRA)
Vettura #4 ABC Supply #14 ABC Supply
Motore Chevrolet Chevrolet
Ingegnere Mike Colliver Eric Cowdin
Stratega Larry Foyt George Klotz
Capo meccanico

indycar.com, Joe Skibinski
indycar.com, Joe Skibinski

indycar.com, Joe Skibinski
indycar.com, Joe Skibinski
Il Meglio 
  • Arrembante nella prima corsa di St. Pete
  • Ha incamerato esperienza senza fare troppi danni
  • Sugli ovali può dire ancora la sua
  • Spettacolare come sempre a Indianapolis
  • Bravo a capitalizzare sui problemi altrui e centrare alcuni top10
Il Peggio 
  • Dopo St. Pete pochi sussulti
  • Bella gara a Portland rovinata dalle bandiere gialle
  • Sfortuna ed errori hanno rovinato due potenziali podi a Indy e Texas

 

Un 2018 per lunghi tratti positivo ma dal finale amaro per il team Schmidt, in una stagione a metà tra conferme e rinnovamento. Pubblicizzato come vero e proprio colpo di mercato, l’ingaggio di Leena Gade, ingegnere star dell’Audi a Le Mans, si è invece rivelato un fiasco. L’inglese, abituata agli staff infiniti dai grandi team ufficiali, ha infatti faticato a calarsi in una realtà per certi versi più semplice ma anche più esigente nei confronti dell’ingegnere di pista. Gli errori collettivi nella gestione della vettura di Hinchcliffe hanno poi portato al disastro di Indianapolis, con conseguente avvicendamento con Will Anderson, di ritorno dal team Shank. Dall’altra parte del box il confermato Blair Perschbacher è stato invece spettatore e in parte artefice dello strepitoso debutto di Robert Wickens, forse il miglior rookie dai tempi di Bourdais. Se Hinchcliffe cercava un compagno in grado di pungolarlo, lo ha certamente trovato nel fraterno amico, impostosi non solo per velocità ma anche per cultura tecnica. Non è probabilmente un caso se con l’assenza forzata del canadese, il team sia ricaduto nella consueta mediocrità dei passati finali di stagione. In questo scenario chiedere a Carlos Munoz di replicare le performance del rookie of the year sarebbe stato davvero troppo.

Pilota James Hinchcliffe (CAN) Robert Wickens (CAN)
Carlos Munoz (COL)
Vettura #5 Arrow Electronics #6 Lucas Oil
Pacchetto tecnico Honda Honda
Ingegnere Leena Gade – Will Anderson Blair Perschbacher
Stratega Taylor Kiel Nick Snyder/Piers Phillips
Capo meccanico  Billy Vincent
indycar.com, Chris Jones
indycar.com, Chris Jones

 

indycar.com, Chris Jones
indycar.com, Chris Jones

 

Il Meglio 
  • La classe con cui ha gestito la delusione di Indy
  • La reazione al cambio di ingegnere con la bella vittoria in Iowa
  • Straordinaria adattabilità a tutte le novità, compresi i diversi tipi di piste e le due mescole di gomme
  • Subito al top anche sugli ovali
  • Non ha perso un minuto a riadattarsi alle monoposto dopo 6 anni in DTM
  • Guida tecnica e continuo sprone per gli ingegneri
  • Rispettato da tutti anche per un atteggiamento sicuro ma rispettoso dell’ambiente
Il Peggio 
  • Penalizzato dalla mancanza di esperienza specifica dell’ingegnere Leena Gade, sostituita dopo il disastro di Indianapolis
  • Ha sofferto per tutta la stagione la velocità di Wickens
  • Test invernali inconcludenti a causa di un problema di fabbrica sulla sua vettura, scoperto troppo tardi.
  • In difficoltà inizialmente nel gioco del risparmio carburante
  • Ha pagato esageratamente l’unico momento sopra le righe di tutta la stagione

 

 

Il ridimensionamento a due vetture, impostazione che ha regalato alla squadra i maggiori successi, è subito stato accompagnato dalla conquista dell’ennesimo titolo per il team Ganassi. Più che il riassetto delle risorse, il successo finale è però dovuto allo strepitoso affiatamento tra Scott Dixon e tutto il team della vettura #9. Senza lasciarsi distrarre dalle mille voci di mercato che lo hanno visto protagonista, il neozelandese ha dovuto ricorrere a tutto il suo talento e a 20 anni di esperienza per avere la meglio su Alexander Rossi. Nonostante il ruolo di principale tester Honda, il 5 volte campione e la sua squadra hanno infatti faticato nelle prime corse a comprendere totalmente la nuova vettura. Alla conquista del titolo, apparsa realmente possibile solo dopo Indianapolis, non ha collaborato in maniera sostanziale il nuovo arrivato, e prossimo partente, Ed Jones. Il pilota degli Emirati, sicuramente meno coinvolto nei test pre campionato, non è riuscito a sfruttare la grandissima occasione offertagli da Ganassi, mettendo presto alla prova la pazienza del manager di Pittsburgh con gli incidenti di Phoenix e Indianapolis.

Pilota Scott Dixon (NZL) Ed Jones (EAU)
Vettura #9 PNC Bank #10 NTT DATA
Motore Honda Honda
Ingegnere Chris Simmons Julian Robertson
Stratega Mike Hull Barry Wanser
Capo meccanico Blair Julian Kevin O’Donnell
indycar.com, Joe Skibinski
indycar.com, Joe Skibinski

 

indycar.com, Joe Skibinski
indycar.com, Joe Skibinski
Il Meglio 
  • Sempre il più completo e, soprattutto, concreto
  • In grado di raddrizzare ogni giornata storta e quest’anno anche un po’ fortunato
  • Il sogno di ogni stratega
  • Veloce a inizio stagione
  • Bravo a Detroit a mettersi dietro Dixon in gara 2
Il Peggio 
  • Inizio di stagione titubante
  • Qualche difficoltà di troppo in qualifica, soprattutto sugli stradali
  • Troppi errori nelle prime gare
  • Nella seconda metà stagione non è mai stato neanche vicino a Dixon
  • Sfortunato in più di un’occasione con forature e guai meccanici
  • Involuzione su tutti i fronti rispetto al 2017, ha forse sofferto la precarietà della sua posizione

 

 

Finalmente in grado di raddoppiare l’impegno e segnalatosi come potenziale contendente al titolo nei test invernali, il team Rahal ha invece vissuto una stagione negativa, riuscendo solo in extremis a portare a casa un successo. Se la seconda vettura è stata per anni indicata come il mezzo per passare da contendenti occasionali a top team, il 2018 ha si visto una stabilizzazione delle prestazioni, ma sempre un gradino indietro ai soliti noti. A differenza degli anni scorsi, in nessuna occasione Sato e Rahal hanno infatti messo in mostra un passo da vittoria, apparendo sempre a corto di quei pochi decimi di passo gara che fanno la differenza tra il podio e navigare nella parte bassa della top ten, esattamente dove Graham ha chiuso in classifica generale.

Pilota Graham Rahal (USA) Takuma Sato (JPN)
Vettura #15 United Rentals #30 Panasonic
Motore Honda Honda
Ingegnere Tom German Eddie Jones
Stratega Ricardo Nault
Capo meccanico Donnie Stewart Brad Wright
indycar.com, Chris Jones
indycar.com, Chris Jones

 

indycar.com, Chris Jones
indycar.com, Chris Jones

 

Il Meglio 
  • Quasi sempre in top10, molto concreto in gara
  • Bravissimo a sfruttare una delle poche occasioni della stagione a Portland
  • Meno costante di Rahal ma autore di maggiori acuti
Il Peggio 
  • Errore evitabile in una delle gare migliori, Detroit
  • Dopo St. Pete non ha mai avuto un aiuto dalle bandiere gialle
  • Qualifiche non entusiasmanti
  • Grossa occasione sprecata a Toronto

 

 

 

Se il 2017 si era chiuso con tanti interrogativi su cosa avrebbe potuto fare Bourdais senza l’incidente di Indianapolis, la risposta è arrivata nel 2018. Considerato inizialmente tra i contendenti al titolo per via di costanza e velocità messe in mostra fino alla Indy500, il francese ha poi imboccato una lunga sequenza di corse negative, riuscendo solo saltuariamente a sbrogliare la matassa tecnica in cui il team sembrava essersi cacciato. La seconda vettura, sempre occupata da rookies, ha mostrato in più occasioni un buon potenziale, tanto da essere tra i sedili più ambiti per il prossimo anno. L’incidente patito alla 1000 km di Spa ha notevolmente limitato il potenziale di Fittipaldi, positivo nelle ultime gare nonostante un ritorno troppo precipitoso. Claman De Melo ha mostrato un buon piede ma anche una testa calda mentre dopo i disastri in F.2 Ferrucci ha corso con concretezza, volando basso e inserendosi bene nella pancia del gruppo.

Pilota Sebastien Bourdais (USA) Pietro Fittipaldi (BRA)
Zachary C. De Melo (CAN)
Santino Ferrucci (USA)
Vettura #18 Sealmaster #19 Paysafe
Motore Honda Honda
Ingegnere Craig Hampson Michael Cannon
Stratega Dale Coyne Darren Crouser
Capo meccanico    
indycar.com, Chris Jones
indycar.com, Chris Jones

 

indycar.com, Chris Jones
indycar.com, Chris Jones

 

Il Meglio 
  • Arrembante e spettacolare
  • Sempre pronto a sfruttare strategie inusuali
  • Ancora tra i più veloci
  • De Melo grintoso e veloce ma ancora grezzo
  • Grande coraggio di Fittipaldi, solido nelle ultime gare, nel tornare dopo meno di tre mesi dall’incidente di Spa
  • La solidità di Ferrucci
Il Peggio 
  • Continua a buttare via grandi occasioni con errori evitabili
  • La grossa occasione sprecata da Claman De Melo in Texas (pur con la complicità di Power)

 

 

 

Un’altra stagione deludente per il team Carpenter, ancora alle prese con piloti forse non pronti a guidare la squadra. L’arrivo di Allen McDonald dal team Schmidt sembrava inizialmente aver rivitalizzato la vettura #20, che nelle mani di Jordan King ha spesso impressionato a inizio stagione, pur raccogliendo meno di quanto meritato a causa di sfortune tecniche e strategiche. Protagonista delle due settimane di Indy500, Ed Carpenter ha corso da campione, mancando però per la terza volta la conversione della pole in vittoria. Dopo un inizio di stagione largamente negativo, Spencer Pigot ha salvato l’annata con il podio dell’Iowa e altri buoni piazzamenti in top ten. La sua maturazione è però più lenta del previsto, lasciando ormai molti dubbi su quel futuro da top driver che in IndyLights era dato per certo.

Pilota Ed Carpenter (USA) Spencer Pigot (USA)
Jordan King (ENG)
Vettura #20 Fuzzy Vodka #21 Fuzzy Vodka
Motore Chevrolet Chevrolet
Ingegnere Allen McDonald Matt Barnes
Stratega Tim Broyles Brent Harvey
Capo meccanico
indycar.com, Chris Jones
indycar.com, Chris Jones

 

indycar.com, Joe Skibinski
indycar.com, Joe Skibinski

Il Meglio 
  • King mediamente più veloce di Pigot in qualifica
  • Veloce e aggressivo, soprattutto nelle prime gare
  • Carpenter finalmente competitivo a Indy500
  • Bravo a concretizzare alcune buone occasioni nella seconda parte di stagione

 

Il Peggio 
  • Qualche incidente di troppo di King tra libere e qualifiche
  • Le gare migliori (St. Pete, Indy Gp e Portland) rovinate da errori strategici e sfortune.
  • Carpenter ancora poco efficace al di fuori di Indy e scandaloso nell’incidente con Wickens in Texas
  • Il suo rendimento in qualifica rimane insufficiente (ingiustificabili le sue tante partenze dietro King), limitandone il potenziale in gara
  • Meno efficace di Carpenter a Indy
  • Ancora troppi errori gratuiti (Indy Gp, Toronto)

 

 

 

La consegna molto ritardata delle auto ha costretto il team Carlin a presentarsi a St. Pete praticamente con sole quattro giornate di test alle spalle. Inevitabilmente le prime corse sono state quindi solo un proseguimento della preparazione e in questo contesto la doppia qualificazione a Indy, conquistata senza troppe preoccupazioni, è da considerarsi eccellente. Le cose sono progressivamente migliorate col passare delle gare, fino al bel 7° posto conquistato da Kimball (già quinto  a Toronto) a Portland davanti nientemeno che ad Alexander Rossi.

Pilota Charlie Kimball (USA) Max Chilton (ENG)
Vettura #23 Tresiba #59 Gallagher
Motore Chevrolet Chevrolet
Ingegnere Matt Greasley Daniele Cucchiaroni
Stratega Geoff Fickling
Capo meccanico

indycar.com, Chris Jones
indycar.com, Chris Jones

indycar.com, Chris Jones
indycar.com, Chris Jones
Il Meglio 
  • Bravo a sfruttare ogni occasione e portare a casa addirittura un top 5 a Toronto
  • La qualifica di Mid Ohio
  • La buona chimica con Kimball, importante per far crescere in fretta la squadra
Il Peggio 
  • L’evitabile contatto con Sato nella stessa Mid Ohio, che gli ha rovinato l’unica reale occasione di brillare

 

 

Un po’ come accaduto nel 2012, l’Andretti Autosport ha sfruttato il ritorno a una piattaforma tecnica comune per fare tabula rasa e riconquistare un posto stabile tra i top teams del campionato. Che il team avesse imboccato il binario giusto lo si era capito già alla fine della scorsa stagione, specie dopo la bella vittoria di Alexander Rossi a Watkins Glen. Il rinnovato programma di sviluppo degli ammortizzatori e il lavoro di coordinamento di Ben Bretzman hanno finalmente portato concretezza in un reparto tecnico a lungo in confusione, arrivando a rendere del tutto ininfluente l’esclusione dal programma di test invernali riservati ai costruttori. Il team è stato così in grado di vincere e lottare per il titolo con due piloti, oltre ad aiutare la crescita di Andretti e permettere a Veach di mettersi subito in mostra.

Pilota Zach Veach (USA) Alexander Rossi (USA)
Vettura #26 Group 1001 #27 Napa Autoparts
Motore Honda Honda
Ingegnere Garrett Mothersead Jeremy Milless
Stratega  Josh Freund Rob Edwards
Capo meccanico
indycar.com, Joe Skibinski
indycar.com, Joe Skibinski

 

indycar.com, John Cote
indycar.com, John Cote

 

Il Meglio 
  • Capace di un’ottima progressione dopo un inizio di stagione difficile
  • Discreta velocità in qualifica
  • Sa farsi rispettare nel gruppo, anche troppo
  • E’ già un riferimento tecnico per la squadra
  • Il pilota più migliorato, ormai perfettamente adattatosi alla serie
  • Probabilmente il miglior sorpassatore del campionato
  • Al top su ogni tipo di percorso
  • E’ in grado di dominare dalla pole come di rimontare dal fondo a suon di sorpassi
  • Veloce quasi come il miglior Power e in grado di far fruttare le più diverse strategie come Dixon
Il Peggio 
  • Diverse giornate promettenti (Texas, Iowa) buttate via per errori da rookie
  • Qualche contatto di troppo, compreso l’incidente evitabile con Hinchcliffe a Portland
  • Qualche errorino di troppo, specie sotto pressione (Toronto, Sonoma)
  • Scarsa visione d’insieme a Detroit, dove ha buttato punti preziosi in una inutile battaglia con Hunter-Reay
  • Non guarda in faccia nessuno ma rischia di  attirarsi le ripicche dei colleghi
Pilota Ryan Hunter-Reay (USA) Marco Andretti (USA)
Vettura #28 DHL #98 US Concrete
Motore Honda Honda
Ingegnere Ray Gosselin Nathan O’Rourke
Stratega Ray Gosselin Bryan Herta
Capo meccanico
indycar.com, Joe Skibinski
indycar.com, Joe Skibinski

 

indycar.com, Joe Skibinski
indycar.com, Joe Skibinski

 

Il Meglio 
  • Tornato finalmente alla vittoria
  • Competitivo su ogni tipo di pista
  • Lento ma costante miglioramento
  • Nono in classifica con 8 piazzamenti in top 10, miglior risultato dal 2015
  • La sorprendente pole di Detroit
Il Peggio 
  • Qualche errorino di troppo, la continuità per lui rimane un problema
  • Nonostante la stagione indubbiamente positiva, è ormai il numero 2 della squadra dietro Rossi
  • In qualifica fatica ancora troppo spesso a passare la Q1
  • Continua ancora a soffrire sugli ovali, dove un tempo dava il meglio
  • L’anno prossimo rischia di finire dietro anche a Veach

 

 

Quindici anni dopo essere arrivato in America con i pochi soldi rimasti dopo il fallimento dell’Argentina, Ricardo Juncos ha coronato il sogno di lanciare il suo team IndyCar, completando un programma di 12 corse. Con molta onestà ha però anche ammesso di aver dovuto ricorrere a piloti paganti per far quadrare i conti, rassegnandosi il più delle volte a far incamerare esperienza alla squadra in attesa di tempi migliori, che potrebbero arrivare già nel 2019, stagione in cui si spera di poter schierare due vetture.

Pilota Kyle Kaiser (USA)
Rene Binder (AUT)
Alfonso Celis Jr. (MEX)
Vettura #32 Binderholz
Motore Chevrolet
Ingegnere  Ernesto Gonella
Stratega  Ricardo Juncos
Capo meccanico

indycar.com, Joe Skibinski
Il Meglio 
  • La grandiosa qualificazione di Kaiser a Indianapolis, dopo aver trovato magicamente 1 mph tra fast friday e bump day
  • Esperienza preziosa in vista del 2019
Il Peggio 
  • Binder e Celis forse non all’altezza e impreparati a debuttare con una squadra così giovane
  • Il botto di Kaiser al primo giro delle qualifiche a Long Beach

 

 

Sei gare nel 2018 per il team Shank e per di più sparpagliate su tutto il calendario. Decisamente troppo poco per costruire la giusta chimica tra auto, squadra e pilota, (specie dopo il ritorno dell’ingegnere Will Anderson al team Schmidt) e ancor di più per capire a pieno il potenziale di questa operazione. Harvey è spesso apparso veloce nelle libere, non riuscendo però a concretizzare il potenziale in qualifica, dove non ha mai superato lo scoglio della Q1. La qualificazione in extremis a Indianapolis ai danni di Hinchcliffe e dei cugini del team Schmidt, rimane tra i momenti migliori dell’anno, cui si sommano quegli ultimi giri della 500 miglia, secondo e in scia di Wilson, nella disperata attesa di una bandiera gialla. La gara più solida è però stata Portland, dove l’inglese era ampiamente in corsa per un posto ai margini della top 5 prima dello sconvolgimento della corsa arrivato con le bandiera gialle. Speriamo di rivedere squadra e pilota impegnati in un programma più consistente nel 2019.

Pilota Jach Harvey (ENG)
Vettura #60 AutoNation/Sirius XM
Motore Honda
Ingegnere Will Anderson
Stratega
Capo meccanico Brian Goslee

Brian Cleary, indycar.com
Brian Cleary, indycar.com
Il Meglio 
  • Una eccellente gara a Portland rovinata dalle bandiere gialle
  • Buon ritmo gara in quasi tutte le corse
  • Il colpaccio sfiorato a Indianapolis
Il Peggio 
  • Come per Pigot, ancora troppa fatica a sfruttare le gomme rosse in qualifica

 

 

Dopo un più che incoraggiante programma part time, la prima stagione completa del team Harding si è rivelata particolarmente difficile. Alle prese con ammortizzatori vecchi quasi di dieci anni rispetto alle costosissime soluzioni sviluppate dai top team, Gabby Chaves si è barcamenato per buona parte della stagione nei piani bassi della classifica, non riuscendo nell’impresa di portare a casa un piazzamento in top ten, apparso possibile a  Portland e St. Louis. Nella seconda metà stagione la squadra, in evidenti difficoltà finanziarie, ha poi messo in macchina Conor Daly, che non ha fatto rimpiangere il colombiano, ben comportandosi sia a Toronto che a Mid Ohio, dove ha a lungo lottato ai margini dei primi 10. La svolta è però arrivata all’ultimo appuntamento di Sonoma, che ha visto il primo passo di un’alleanza con il team Andretti che nel 2019 promette di trasformare la cenerentola del campionato in una costante pretendente per piazzamenti di alta classifica. Armato di ammortizzatori 2018, il campione IndyLights Patricio O’Ward ha dato spettacolo in prova, piazzando la sua vettura in una inusitata seconda fila e chiudendo poi 8° sul traguardo, di gran lunga il miglior risultato dell’anno per il team. Meno fortuna al debutto per Colton Herta, che sarà comunque il compagno del promettente messicano per tutto il 2019.

Pilota Gabby Chaves (COL)
Conor Daly (USA)
Colton Herta (USA)
Patricio O’Ward (MEX)
Vettura #88 Harding Group
Motore Chevrolet
Ingegnere Gerald Tyler
Stratega Brian Barnhart
Capo meccanico Larry Curry

indycar.com, Joe Skibinski
Il Meglio 
  • Strepitoso debutto di O’Ward su una seconda vettura (#8) a Sonoma
  • La qualifica senza troppi patemi di Chaves a Indy
  • Le solide prestazioni di Daly dopo un anno di inattività su stradali e cittadini
Il Peggio 
  • Non essere riusciti a replicare almeno sugli ovali le prestazioni viste nel 2017 (top ten a Indy e Texas)

 

 

5. RACCONTO DELLA STAGIONE

La pioggia che accompagna le qualifiche di St. Petersburg regala subito sorprese, con Robert Wickens a beffare Will Power per la pole e gli altri rookie Leist e King in seconda fila. Al via mentre l’australiano va in testacoda già alla seconda curva, sono proprio i debuttanti ad animare le prime fasi, rallentate da numerosi incidenti alla prima curva. Se Leist e King rimangono però attardati da problemi tecnici, in testa Wickens controlla la rimonta di Alexander Rossi fino all’ultimo restart, quando l’americano esagera in frenata eliminando l’ex pilota Mercedes. A 3 giri dalla fine quindi Bourdais, partito 14° ma a lungo in testa grazie ad una strategia alternativa, si ritrova tra le mani la vittoria, precedendo Rahal e lo stesso Rossi, graziato dai commissari.

Il francese conferma l’ottimo momento di forma centrando la pole nell’appuntamento successivo di Phoenix, dove spreca però tutto con una penalità rimediata al primo pit stop. Se il 4 volte campione non riesce più a risollevarsi dal fondo del gruppo, Alexander Rossi, punito per la stessa infrazione, mette in scena un’incredibile rimonta che lo vede superare per ben due volte l’intero schieramento, sdoppiarsi e risalire fino ai margini della top 5. Ancora più a sorpresa che a St. Pete, a comandare la corsa è il duo Schmidt Wickens-Hinchcliffe, che rimane però beffato da una ripartenza nel finale in cui Newgarden, primo dei piloti con gomme nuove, passa al comando con uno spettacolare sorpasso all’esterno, andando a vincere davanti a un comunque grandioso Wickens e un altrettanto impressionante Rossi.

Il californiano è subito protagonista nelle strade di Long Beach, facendo segnare la pole e poi dominando incontrastato la corsa. Alle sue spalle la battaglia coinvolge soprattutto il duo Dixon-Bourdais, con il francese autore di un clamoroso doppio sorpasso sul rivale. Entrambi rimangono però beffati nel finale da una bandiera gialla, lasciando spazio a Power, che nulla può però per scalfire il dominio di Rossi. Alle loro spalle Ed Jones nega il primo podio in carriera al rookie Veach.

Poco appariscente nelle prime gare, Josef Newgarden conduce il gruppo al via del quarto appuntamento di Barber, flagellato dal maltempo. Sospesa per troppa pioggia dopo il ritiro di Will Power, la corsa riprende sull’asciutto il lunedì ed è dominata dal campione in carica, che è però il primo ad arrischiare il passaggio alle gomme da bagnato quando la pioggia rifà capolino sul circuito dell’Alabama. Tutti in breve sono però costretti a rientrare, compreso Bourdais, che rimane fuori fino all’ultimo con le slicks sperando in una bandiera gialla, che non arriva. Sul traguardo Newgarden precede quindi Hunter-Reay e Hinchcliffe.

Classifica dopo Barber (4/17)
Pos. Pilota Punti Distacco Corse Vittorie Podi Top 5 Top 10 Poles LL L GPV
1 Josef Newgarden 158 0 4 2 2 2 4 1 106 3 1
2 Alexander Rossi 145 13 4 1 3 3 3 1 77 3 1
3 Sebastien Bourdais 119 39 4 1 1 2 2 1 103 4 1
4 Graham Rahal 119 39 4 0 1 2 4 0 7 1 0
5 James Hinchcliffe 118 40 4 0 1 2 4 0 20 1 0
6 Ryan Hunter-Reay 113 45 4 0 1 3 3 0 7 3 0
7 Scott Dixon 107 51 4 0 0 1 3 0 0 0 0
8 Robert Wickens 97 61 4 0 1 2 2 1 113 2 0
9 Marco Andretti 88 70 4 0 0 0 3 0 0 0 0
10 Will Power 81 77 4 0 1 1 2 0 86 2 0

Dopo in inizio di stagione altalenante, Will Power rimette le cose a posto a Indianapolis, conquistando la pole per l’Indy GP. La gara vive a lungo sul bel duello tra l’australiano e Robert Wickens, fino a quando una bandiera gialla non ricompatta il gruppo. Ad approfittarne è Scott Dixon, partito addirittura 18°, che dopo aver rimontato fino alla top5 si piazza alle spalle di Power, non riuscendo però a negare il terzo successo su 5 edizioni al pilota Penske. Per Wickens arriva comunque l’ennesimo ottimo podio, difeso con i denti nel finale dagli attacchi di Alexander Rossi.

Le qualifiche della Indy500 vedono un dominio Chevrolet, con Ed Carpenter a beffare la corazzata Penske. Mentre Alexander Rossi rimonta spettacolarmente dal fondo, in testa la gara vede l’alternanza tra Carpenter, Kanaan e Power, fino a quando il brasiliano rimane attardato durante una sosta. In testa definitivamente dopo gli ultimi pit stop, nelle fasi finali Power deve solo aspettare lo splash and go di Wilson e Harvey, su una diversa strategia, per riprendere il comando e andare finalmente a vincere la Indy500, precedendo Carpenter, Dixon e Rossi, showman della gara con i suoi incredibili sorpassi all’esterno in ripartenza.

Dalle qualifiche bagnate dell’appuntamento successivo a Detroit emerge Marco Andretti, che dalla pole conduce la corsa per metà distanza, dovendo poi però lasciar spazio al passo superiore di Scott Dixon. Neanche alcune bandiere gialle nel finale impensieriscono il neozelandese, che controlla fino al traguardo Hunter-Reay mentre Andretti si vede soffiare il podio da Rossi.

E’ proprio il californiano il giorno dopo a conquistare la pole per la seconda frazione, impostando una corsa su due soste in cui stacca tutti tranne il compagno di squadra Hunter-Reay che nel finale, sfruttando le gomme fresche garantite da una tattica a tre pit stop, rinviene sul compagno. Determinato a difendere fino all’ultimo il primato, Rossi spiattella però malamente le gomme, gettando al vento il podio con un lungo alla staccata della curva 3. Hunter-Reay si ritrova quindi servito il successo sul piatto d’argento, precedendo nettamente il vincitore di Indy Power e Ed Jones, che ha la meglio sul compagno Dixon.

Classifica dopo Detroit 2 (8/17)
Pos. Pilota Punti Distacco Corse Vittorie Podi Top 5 Top 10 Poles LL L GPV
1 Will Power 309 0 8 2 4 4 6 1 201 4 0
2 Scott Dixon 304 5 8 1 3 5 7 0 39 1 1
3 Alexander Rossi 298 11 8 1 4 6 6 2 126 6 1
4 Ryan Hunter-Reay 278 31 8 1 3 6 6 0 33 6 2
5 Josef Newgarden 270 39 8 2 2 2 6 1 110 5 1
6 Robert Wickens 232 77 8 0 2 3 6 1 141 5 0
7 Graham Rahal 221 88 8 0 1 3 7 0 24 4 0
8 Marco Andretti 197 112 8 0 0 1 5 1 22 1 0
9 Sebastien Bourdais 194 115 8 1 1 3 3 1 108 6 1
10 Simon Pagenaud 188 121 8 0 0 0 5 0 4 2 0

Dopo il dominio Honda nel feudo del Michigan, i lunghi rettilinei di Road America favoriscono la Chevrolet, che piazza in prima fila Newgarden e Power. L’australiano è però subito costretto alla resa da problemi tecnici, lasciando il campione in carica a difendersi dagli assalti di un nugolo di piloti Honda capeggiato da Hunter-Reay. Pur inseguendo a breve distanza il connazionale, il vincitore uscente non riesce però mai a impostare una manovra di sorpasso, dovendosi guardare nel finale dal ritorno di Dixon, autore di una bella rimonta dopo una qualifica deludente. Newgarden conquista quindi il terzo successo mentre Rossi perde punti preziosi, frenato da guai a una sospensione dopo alcuni duelli rusticani con Sato e Wickens, che chiudono fuori dal podio.

La Penske replica la prima fila, ma a ruoli invertiti, in Iowa, dove Power conduce le prime fasi, lasciando poi spazio a Newgarden, che domina a lungo. Mentre i principali contendenti al titolo rimangono attardati per via di assetti poco competitivi, alle spalle del campione in carica si assiste a una bella battaglia tra Hinchcliffe, Pigot e Sato, fino a quando il canadese trova il guizzo giusto per staccare i rivali e sfilare il comando a Newgarden nel traffico. Anche Wickens negli ultimi giri trova la via del podio, ma una bandiera gialla nel finale inganna lui e Newgarden, che rientrando per cambiare gomme in vista di una bandiera verde che non arriva consegnano i posti sul podio dietro Hinchcliffe a Pigot e Sato.

Il pilota Penske si rifà parzialmente nelle strade di Toronto, soffiando la pole a Scott Dixon e conducendo le prime fasi. Un errore di valutazione lo spedisce però contro il muro in una ripartenza. Altri errori e disavventure dei principali contendenti al titolo rendono poi trionfale la giornata di Dixon, che tiene il comando fino alla bandiera scacchi mentre alle sue spalle Pagenaud contiene con le buone e con le cattive gli attacchi di Wickens, all’ennesimo podio di una grande stagione d’esordio.

Classifica dopo Toronto (12/17)
Pos. Pilota Punti Distacco Corse Vittorie Podi Top 5 Top 10 Poles LL L GPV
1 Scott Dixon 464 0 12 3 6 8 10 0 209 4 1
2 Josef Newgarden 402 62 12 3 3 4 9 4 476 9 2
3 Alexander Rossi 394 70 12 1 5 7 9 2 133 7 1
4 Ryan Hunter-Reay 373 91 12 1 4 8 8 0 33 6 2
5 Will Power 371 93 12 2 4 4 7 2 225 6 2
6 Robert Wickens 339 125 12 0 3 6 9 1 172 6 0
7 Simon Pagenaud 320 144 12 0 2 2 9 0 31 4 0
8 Graham Rahal 313 151 12 0 1 3 10 0 29 5 0
9 James Hinchcliffe 312 152 11 1 2 5 9 0 65 2 0
10 Marco Andretti 266 198 12 0 0 1 6 1 22 1 0

Dopo i misfatti di Toronto, la reazione di Alexander Rossi non si fa attendere a Mid Ohio, dove l’americano centra la pole position e poi domina la corsa, unico nel gruppo di testa a impostare con successo una tattica su due soste. Secondo sul traguardo, il solito Wickens ha la meglio sul gruppetto composto da Power, Newgarden e un poco incisivo Dixon. Strepitosa la rimonta di Bourdais, che in una corsa priva di neutralizzazioni risale a suon di sorpassi dal fondo del gruppo  fino alla sesta piazza.

L’ennesima prima fila Penske a Pocono viene in breve spazzata via dal solito Rossi, che passa a condurre a metà del primo giro, prima che un duello troppo acceso tra Hunter-Reay e Wickens sfoci in un incidente a catena in curva 2. Impennatasi sul relitto del rivale la vettura del canadese impatta infatti con terrificante violenza contro le reti di contenimento, spargendo ovunque detriti. Solo dopo un’interminabile ora arriva la notizia che il rookie è sveglio e cosciente (nonostante estese fratture la cui gravità rimane ancora non del tutto indeterminata), e un’altra ne dovrà passare prima che la pista sia pronta per riprendere le ostilità. Alla bandiera verde Rossi domina poi sul gruppo di superstiti, vincendo la non troppo convinta resistenza di Power, secondo davanti al redivivo Dixon, che risolve a suo favore un lungo duello con Bourdais.

Di ben altra intensità è l’appuntamento successivo di St. Louis, dove la pioggia cancella le qualifiche e per metà gara Dixon guida un compatto terzetto che comprende i rivali per il titolo Power e Rossi. Una bandiera gialla nel finale trasforma però la contesa in un sfida strategica in cui l’australiano, effettuando il rabbocco finale per primo ha la meglio, riprendendo negli ultimi giri il comando da Rossi, che però evitando lo splash and go rosicchia punti preziosi al capo classifica Dixon, terzo dopo aver ritardato troppo la sosta.

Classifica dopo St. Louis (15/17)
Pos. Pilota Punti Distacco Corse Vittorie Podi Top 5 Top 10 Poles LL L GPV
1 Scott Dixon 568 0 15 3 8 11 13 1 357 6 2
2 Alexander Rossi 542 26 15 3 8 10 12 3 383 # 1
3 Will Power 500 68 15 3 7 7 10 3 343 9 3
4 Josef Newgarden 490 78 15 3 3 6 12 4 476 9 2
5 Ryan Hunter-Reay 421 147 15 1 4 8 9 0 33 6 2
6 Simon Pagenaud 400 168 15 0 2 3 12 0 31 4 0
7 Robert Wickens 391 177 14 0 4 7 10 1 187 7 0
8 Graham Rahal 371 197 15 0 1 3 12 0 29 5 0
9 James Hinchcliffe 353 215 14 1 2 5 9 0 65 2 0
10 Sebastien Bourdais 334 234 15 1 1 4 6 1 108 6 2

L’ennesima brutta qualifica sugli stradali complica ancora la situazione del neozelandese, che a Portland rimane coinvolto in un incidente a catena al primo giro, che vede Andretti volare sulle teste di Rahal e Jones. Incredibilmente il quattro volte campione se la cava però senza danni, mentre alla ripartenza il polesitter Will Power rimane attardato da problemi al cambio. Sembrerebbe quindi arrivato il gran giorno di Alexander Rossi, ma due bandiere gialle sfortunate capovolgono la classifica, spedendo l’americano in fondo al gruppo e Dixon addirittura in zona podio. A beneficiare più di tutti del rimescolamento è però Sato, che passa al comando e nelle ultime fasi è bravo a contenere Hunter-Reay e Bourdais, portando a casa un insperato successo. Dixon chiude invece la sua miracolosa giornata al quinto posto mentre Rossi riesce a limitare i danni, risalendo nel finale fino all’ottava piazza.

Classifica dopo Portland (16/17)
Pos. Pilota Punti Distacco Corse Vittorie Podi Top 5 Top 10 Poles LL L GPV
1 Scott Dixon 598 0 16 3 8 12 14 1 357 6 2
2 Alexander Rossi 569 29 16 3 8 10 13 3 415 # 1
3 Josef Newgarden 511 87 16 3 3 6 13 4 484 # 2
4 Will Power 511 87 16 3 7 7 10 4 354 # 3
5 Ryan Hunter-Reay 462 136 16 1 5 9 10 0 52 7 2
6 Simon Pagenaud 428 170 16 0 2 3 13 0 31 4 0
7 Robert Wickens 391 207 14 0 4 7 10 1 187 7 0
8 Graham Rahal 378 220 16 0 1 3 12 0 29 5 0
9 Sebastien Bourdais 369 229 16 1 2 5 7 1 108 6 2
10 James Hinchcliffe 361 237 15 1 2 5 9 0 65 2 0

Si arriva quindi all’epilogo di Sonoma con il neozelandese in vantaggio di 29 punti sull’americano, le cui speranze sono però alimentate dai punti doppi assegnati nell’appuntamento finale. Mentre Dixon accompagna Hunter-Reay in prima fila, una strana tattica relega però Rossi al sesto posto in griglia, conducendo a un errore al primo giro in cui il californiano rimedia una foratura in un contatto con il compagno Andretti. Con il rivale tranquillo in seconda posizione, Rossi veleggia a lungo sull’orlo del doppiaggio, fino a quando una bandiera gialla non ricompatta il gruppo, dando un’ultima occasione allo sfidante. Nonostante una rimonta spiritata, Rossi non va però oltre il quinto posto, insufficiente a mettere a rischio la leadership di Dixon, che chiudendo secondo dietro il dominatore Hunter-Reay porta a casa il quinto titolo in carriera.

Classifica finale
Pos. Pilota Punti Distacco Corse Vittorie Podi Top 5 Top 10 Poles LL L GPV
1 Scott Dixon 678 0 17 3 9 13 15 1 357 6 3
2 Alexander Rossi 621 57 17 3 8 10 14 3 415 11 1
3 Will Power 582 96 17 3 8 8 11 4 358 11 3
4 Ryan Hunter-Reay 566 112 17 2 6 10 11 1 132 8 2
5 Josef Newgarden 560 118 17 3 3 6 14 4 485 11 2
6 Simon Pagenaud 492 186 17 0 2 4 14 0 31 4 0
7 Sebastien Bourdais 425 253 17 1 2 5 8 1 108 6 2
8 Graham Rahal 392 286 17 0 1 3 12 0 29 5 0
9 Marco Andretti 392 286 17 0 0 2 8 1 22 1 0
10 James Hinchcliffe 391 287 16 1 2 5 9 0 65 2 0
11 Robert Wickens 391 287 14 0 4 7 10 1 187 7 0
12 Takuma Sato 351 327 17 1 2 4 8 0 32 3 0
13 Ed Jones 343 335 17 0 2 2 8 0 1 1 0
14 Spencer Pigot 325 353 17 0 1 2 5 0 4 2 0
15 Zach Veach 313 365 17 0 0 2 5 0 2 1 1
16 Tony Kanaan 312 366 17 0 0 0 4 0 20 2 0
17 Charlie Kimball 287 391 17 0 0 1 6 0 1 1 0
18 Matheus Leist 253 425 17 0 0 0 0 0 0 0 0
19 Max Chilton 223 455 17 0 0 0 0 0 10 1 0
20 Gabby Chaves 187 491 13 0 0 0 0 0 0 0 0
21 Ed Carpenter 187 491 6 0 1 1 4 1 66 2 0
22 Jordan King 175 503 11 0 0 0 0 0 11 2 0
23 Zachary Claman De Melo 122 556 9 0 0 0 0 0 7 1 1
24 Jack Harvey 103 575 6 0 0 0 0 0 0 0 0
25 Carlos Munoz 95 583 3 0 0 0 1 0 4 1 1
26 Pietro Fittipaldi 91 587 6 0 0 0 1 0 0 0 0
27 Santino Ferrucci 66 612 4 0 0 0 0 0 0 0 0
28 Rene Binder 61 617 6 0 0 0 0 0 0 0 0
29 Conor Daly 58 620 4 0 0 0 0 0 0 0 0
30 Kyle Kaiser 45 633 4 0 0 0 0 0 2 1 0
31 Patricio O’Ward 44 634 1 0 0 0 1 0 0 0
32 Helio Castroneves 40 638 2 0 0 0 1 0 0 0 1
33 JR Hildebrand 38 640 1 0 0 0 0 0 0 0 0
34 Stefan Wilson 31 647 1 0 0 0 0 0 3 1 0
35 Oriol Servia 27 651 1 0 0 0 0 0 16 1 0
36 Alfonso Celis Jr 23 655 2 0 0 0 0 0 0 0 0
37 Colton Herta 20 658 1 0 0 0 0 0 0 0
38 Danica Patrick 13 665 1 0 0 0 0 0 0 0 0
39 Jay Howard 12 666 1 0 0 0 0 0 0 0 0
40 James Davison 10 668 1 0 0 0 0 0 0 0 0
41 Sage Karam 10 668 1 0 0 0 0 0 0 0 0

 

Mercato 2019: Rosenqvist finalmente con Ganassi

Con la fine della stagione 2018, andiamo subito a vedere la situazione di team e piloti per l’anno venturo, partendo dalle principali conferme.

Incassato il rinnovo di Scott Dixon, che dopo un lungo corteggiamento di McLaren e Penske nel 2019 difenderà per la quinta volta il titolo alla guida della vettura #9, sulla vettura #10 il team Ganassi potrà finalmente schierare Felix Rosenqvist. Lo svedese, protetto di Stefan Johansson (già manager di Dixon), è stato al centro delle mire del manager di Pittsburgh per ben due anni, non riuscendo però mai a svincolarsi dai numerosi contratti che lo hanno portato a gareggiare con successo in Formula E, GT e Superformula. L’ingaggio dell’ormai ex pilota Mahindra e campione 2015 della F.3 Europea, che prenderà il posto di Ed Jones, è accompagnato dall’estensione dell’accordo di sponsorizzazione con la società informatica NTT Data, stabile partner del team fin dal 2013.

 

Riepilogo situazione di mercato per la stagione 2019
Squadra Motore N Pilota N Pilota N Pilota N Pilota N Pilota
Penske Chevy 2 Newgarden 12 Power 22 Pagenaud        
Foyt Chevy 4 Leist 14 Kanaan            
Schmidt Honda 5 Hinchcliffe 6 Wickens            
Harding Steinbrenner Chevy 8 O’Ward 88 Herta            
Ganassi Honda 9 Dixon 10 Rosenqvist            
Rahal Honda 15 Rahal 30 Sato 16          
Coyne Honda 18 Bourdais 19 Fittipaldi/Ferrucci/Jones 39          
ECR Chevy 20 Pigot 21 King-Carpenter            
Carlin Chevy 23 Kimball 59 Chilton            
Andretti Honda 26 Veach 27 Rossi 28 Hunter-Reay 98 Andretti 29 Alonso
Juncos Chevy 32 Kaiser 33              
Shank Honda 60 Harvey                
Scuderia Corsa Honda  64                  

 

Legenda
Confermato
Probabile
Possibile

 

Foto di copertina: Felix Rosenqvist a colloquio con gli ingegneri Julian Robertson (sin.) e Chris Simmons in occasione dei test svolti con il team Ganassi a Mid Ohio nel 2016 – indycar.com, Chris Owens

Mercato 2019 – agg. 19/09/18

Con la fine della stagione 2018, andiamo subito a vedere la situazione di team e piloti per l’anno venturo, partendo dalle principali conferme.

A Pocono il team Penske ha posto fine a settimane di speculazioni sul futuro di Simon Pagenaud, confermando la formazione a tre punte. Per il terzo anno di fila nel 2019 il Capitano si avvarrà quindi, oltre che del francese, anche di Josef Newgarden e Will Power.

Nessuna novità anche in casa Foyt, con Leist e Kanaan già confermati per la prossima stagione.

James Hinchcliffe e lo sponsor Arrow torneranno anche nel 2019 per Sam Schmidt. Le incertezze sulle condizioni di Wickens lasciano invece molti dubbi sul conduttore della seconda vettura. Anche se il pericolo paraplegia venisse scongiurato, difficilmente il canadese potrà infatti essere della partita già nel 2019. La scelta della spalla del Sindaco potrebbe allora dipendere da questioni finanziarie, non intervenute nella scelta dello sfortunato canadese.

Tre giorni dopo la fine della stagione è arrivata la conferma tanto attesa per il team Harding, che nel 2019 vedrà la proprietà estesa alla famiglia Steinbrenner, co-titolare dei New York Yankees. Dopo due anni in IndyLights come co-proprietario della vettura di Colton Herta, il 22 enne George Steinbrenner IV è quindi deciso a fare il grande salto, supportando la promozione full time non solo del 18enne figlio d’arte ma anche del suo grande rivale, nonché campione IndyLights, Patricio O’Ward. Come già osservato nel debutto dei due a Sonoma,  a fare da collante tra Steinbrenner e Mike Harding sarà Michael Andretti, che fornirà supporto tecnico sotto forma di personale (proveniente dalla formula cadetta) e componentistica (ammortizzatori). La nuova squadra, denominata Harding-Steinbrenner Racing, sarà quindi di fatto un junior team della Andretti Autosports, riportando in parte a galla  il conflitto d’interessi temuto in caso di associazione, a questo punto definitivamente tramontata, tra Harding e McLaren. Il personale in arrivo dal team Andretti lavorerà su vetture motorizzate Chevrolet, con conseguente rischio di un travaso di informazioni alla squadra “principale”, tra i top team Honda. Assegnati entrambi i sedili, si attendono notizie sul futuro di Gabby Chaves, rimasto totalmente escluso dalla trattativa nonostante un contratto in essere con l’ormai ex team Harding, e di Conor Daly, ben comportatosi nelle poche uscite al volante della vettura #88 e alla ricerca di una sistemazione sia in IndyCar che, eventualmente, in Nascar.

Incassato il rinnovo di Scott Dixon, che nel 2019 difenderà per la quinta volta il titolo alla guida della vettura #9, con il rinnovo di Bourdais in casa Coyne dal team Ganassi è atteso a breve l’ufficializzazione dell’ingaggio di Felix Rosenqvist, nel mirino della squadra americana già dal 2016. Lo svedese, protetto di Stefan Johansson (già manager di Dixon), è indicato da varie fonti autorevoli come sicuro sostituto di Ed Jones, cui la squadra avrebbe comunicato già da diverse settimane l’intenzione di non proseguire il rapporto.

Con Graham Rahal legato da un contratto pluriennale e Takuma Sato fresco di rinnovo, le incertezze del team Rahal riguardano la possibilità di schierare una terza vettura in pianta stabile. Di concreto però, attualmente, poco o nulla.

Il team Coyne ha annunciato a Sonoma il rinnovo con Sebastien Bourdais, che dopo l’approccio di fine 2017 non ha evidentemente trovato l’accordo con il team Ganassi, con cui già corre peraltro nel programma Ford GT. Dopo due corse di buon livello, Santino Ferrucci sembra in questo momento il favorito per il sedile della vettura #19, che per stessa ammissione di Coyne è comunque oggetto dell’interesse di molti piloti, tra cui con ogni probabilità Pietro Fittipaldi, Zachary Claman De Melo e Ed Jones. Come Bobby Rahal, il manager di Chicago non ha escluso la possibilità di schierare stabilmente una terza vettura, a patto però di trovare in tempi brevi le coperture per i due programmi principali.

Dopo aver confermato Spencer Pigot alla vigilia dell’appuntamento di Sonoma, il team ECR si è detto fiducioso di trovare l’accordo anche con Jordan King. A differenza di quanto riportato in precedenza, Ed Carpenter ha però negato la possibilità di schierare una terza monoposto, confermando di voler ancora prendere il volante della vettura #20 sugli ovali. Che sia questo l’oggetto del contendere con il pilota inglese?

Poche novità sono attese anche dalla squadra di Trevor Carlin, che a Sonoma ha confermato ufficiosamente lo schieramento 2018 con Chilton e Kimball.

Nonostante le quattro vetture schierate stabilmente nel 2018, le innumerevoli speculazioni di mercato riguardanti il team Andretti sono tutte concentrate su un’eventuale quinta auto. Hunter-Reay e Rossi, protagonisti di tutta la stagione, sono infatti legati da contratti pluriennali con NAPA Autoparts e DHL, così come Marco Andretti e il gruppo U.S. Concrete. Zach Veach a sua volta ha appena completato il primo dei tre anni del programma finanziato dal gruppo 1001.

Come è facile capire, tutti gli scenari attorno alla quinta vettura dipendono esclusivamente dalle decisioni di Fernando Alonso e della McLaren, nonché dai rapporti di questi con la Honda. La casa giapponese, dettasi disponibile a una nuova collaborazione con lo spagnolo, non accetterebbe invece il coinvolgimento in un progetto McLaren dopo la polemica separazione nel programma F1. A complicare la situazione del costruttore nipponico, fornitore di ben 14 motori su 25 nell’ultima corsa di Sonoma, i sopraggiunti limiti di produzione e assistenza in una griglia che nel 2019 potrebbe vedere 25/26 macchine in pianta stabile. Se la McLaren dovesse effettivamente tentare lo sbarco in IndyCar già nel 2019, le sue Dallara saranno quindi spinte con ogni probabilità da motori Chevrolet. Con Ed Carpenter e Roger Penske già tiratisi fuori da un’eventuale collaborazione, appare a questo punto improbabile anche l’ipotesi circolata nelle ultime settimane di un associazione con il team Harding,  già a quota due vetture con Herta e O’Ward. Al momento quindi per Alonso, già impegnato in parte del 2019 nel WEC nientemeno che con la Toyota, rivale storica della Honda, appare quasi certa la sola partecipazione alla 500 miglia di Indianapolis.

Pur non lasciando trapelare nulla sui piloti, Ricardo Juncos ha espresso nelle ultime settimane l’intenzione di schierare due vetture nel 2019, in modo da ottimizzare il lavoro di set up.

In attesa di conferme ufficiali, i programmi di Michael Shank prevedono invece ancora un impegno part time di 10 appuntamenti, con l’intenzione di capitalizzare sull’esperienza maturata da Jack Harvey nelle ultime due stagioni parziali.

Fiduciosi all’indomani della Indy500 di poter imbastire un programma full time per il 2019, si attendono conferme da Giacomo Mattioli e Stefan Johansson, rispettivamente titolare e team manager del team Scuderia Corsa, che dovrebbe comunque  essere certamente ai nastri di partenza della 500 miglia.

Squadra Motore N Pilota N Pilota N Pilota N Pilota N Pilota
Penske Chevy 2 Newgarden 12 Power 22 Pagenaud        
Foyt Chevy 4 Leist 14 Kanaan            
Schmidt Honda 5 Hinchcliffe 6 Wickens            
Harding Steinbrenner Chevy 8 O’Ward 88 Herta            
Ganassi Honda 9 Dixon 10 Rosenqvist            
Rahal Honda 15 Rahal 30 Sato 16          
Coyne Honda 18 Bourdais 19 Fittipaldi/Ferrucci/Jones 39          
ECR Chevy 20 Pigot 21 King-Carpenter            
Carlin Chevy 23 Kimball 59 Chilton            
Andretti Honda 26 Veach 27 Rossi 28 Hunter-Reay 98 Andretti 29 Alonso
Juncos Chevy 32 Kaiser 33              
Shank Honda 60 Harvey                
Scuderia Corsa Honda  64                  

 

Legenda
Confermato
Probabile
Possibile

 

Foto di copertina: indycar.com, Chris Owens

2018 – Sonoma

Go Pro Grand Prix of Sonoma – 14-16 settembre 2018 – 17° gara della stagione 2018

Circuito Sonoma Raceway
Tipologia Stradale permanente
Lunghezza 2.31 mi – 3.718 km
Configurazione aerodinamica Stradale
Record della pista 1.15.5205 – Josef Newgarden, Dallara/Chevrolet, 2017
Distanza di gara 85 giri – 196.4 mi
Vincitore uscente Simon Pagenaud

 

Griglia di Partenza
Pos. Pilota Tempo Pilota Tempo
1 Ryan Hunter-Reay 01:17.6277
2 Scott Dixon 01:17.7599
3 Josef Newgarden 01:17.7937
4 Marco Andretti 01:17.7999
5 Patricio O’Ward 01:17.9737
6 Alexander Rossi 01:18.0019
7 Will Power 01:17.6495
8 Simon Pagenaud 01:17.7489
9 Graham Rahal 01:17.9043
10 Zach Veach 01:17.9111
11 Sebastien Bourdais 01:17.9242
12 Takuma Sato 01:17.9919
13 Ed Jones 01:18.5088
14 Pietro Fittipaldi 01:18.5281
15 Jack Harvey 01:18.5892
16 James Hinchcliffe 01:18.5740
17 Tony Kanaan 01:18.5966
18 Spencer Pigot 01:18.6687
19 Santino Ferrucci 01:18.6172
20 Colton Herta 01:18.6823
21 Carlos Munoz 01:18.7211
22 Max Chilton 01:18.7536
23 Charlie Kimball 01:18.8495
24 Matheus Leist 01:18.9665
25 Jordan King 01:19.1519

 

Scott Dixon è campione IndyCar per la quinta volta in carriera. Questo il verdetto dell’ultimo appuntamento stagionale di Sonoma, che ha visto la lotta per il titolo risolversi praticamente al primo giro, quando urtando il retro della vettura di Andretti Alexander Rossi ha rimediato una foratura che lo ha spedito immediatamente in coda al gruppo e in breve indietro di un giro. Una bandiera gialla arrivata subito dopo la penultima sosta ha poi ravvivato le speranze dell’americano, autore di una rimonta strepitosa che in pochi giri lo ha visto risalire  dal fondo fino al quinto posto. Non abbastanza però per impensierire Dixon, che per tutta la gara ha seguito a breve distanza Hunter-Reay, intoccabile in testa alla corsa. In assenza di ulteriori neutralizzazioni, neanche un ultimo azzardo strategico ha quindi permesso a Rossi di ribaltare la situazione. Mentre il californiano, in crisi coi consumi,  cedeva infatti nel finale ad Andretti e Bourdais, Dixon si è limitato a controllare la pressione di Power, scortando poi il vincitore Hunter-Reay sotto la bandiera a scacchi per conquistare il quinto titolo, uno in più di altri mostri sacri come Mario Andretti, Dario Franchitti e Sebastien Bourdais. Prossimo obiettivo A.J. Foyt a quota 7.

Smaltita la delusione per il titolo mancato e l’evitabile errore, Rossi potrà comunque essere soddisfatto di una stagione strepitosa che, dopo  l’esperienza di una battaglia punto a punto con il riferimento della categoria, lo candida probabilmente a favorito per il titolo 2019.

Generosa ma non priva di errori la prova del rookie O’Ward, attesissimo dopo delle qualifiche stellari. Alle prese con un consumo eccessivo del primo treno di gomme, il messicano ha poi messo in atto una costante progressione che lo ha portato ad un ottimo nono posto finale.

 

LA GARA

Alla partenza Hunter-Reay mantiene il comando su Dixon e Newgarden, ma poco più indietro una costante fumata segnala un danno all’anteriore destra di Rossi, che paga con una foratura un contatto fortuito con Andretti immediatamente dopo la bandiera verde. Con una mossa su cui i commissari chiudono un occhio, l’americano guadagna la via della pit lane “tagliando” sul circuito Nascar, quasi un chilometro più corto, cosa che gli permette di tornare in pista a pieni giri, seppur staccato di quasi un minuto. Mentre in testa Hunter-Reay allunga con circa 3 secondi su Dixon e 6 su Newgarden, dietro Andretti il rookie O’Ward scopre a sue spese il brutale decadimento delle gomme rosse, bloccando a lungo i progressi di Rahal fino a quando Power, con una manovra di forza al tornantino, si libera di entrambi guadagnando il quinto posto. Poco più indietro Pagenaud inaugura il primo turno di soste al 13° passaggio, imitato tra gli altri da Rahal e Sato, con quest’ultimo poi subito costretto a rientrare in pit lane con il motore in fumo. Lo spauracchio della neutralizzazione spiazza i battistrada, che si vedono a loro volta costretti ad anticipare il pit stop. Chi ne guadagna è Pagenaud, che risale dal nono al terzo posto, mentre Newgarden fa il percorso opposto dopo aver fatto spegnere il motore.

Mentre Hunter-Reay conduce quindi su Dixon, il terzetto Pagenaud-Andretti-Power e un Rahal in difficoltà con le gomme nere, Rossi naviga nelle retrovie cercando inizialmente di completare la corsa con due sole soste invece delle tre dei primi. Sopravvissuto a un contatto con King e finito sotto di un giro, l’americano decide però poi di rischiare il tutto per tutto e sdoppiarsi in pista da Dixon e Hunter-Reay, che rifanno capolino in pit lane insieme agli altri leaders tra il 36° e il 40° giro. A sua volta in pit lane per la terza volta al 43° giro, dopo il disastro di Portland e l’intoppo del primo giro la fortuna concede finalmente un’ultima chance a Rossi, che torna in pista davanti ad Hunter-Reay proprio mentre noie alla batteria immobilizzano Rahal, costringendo all’intervento della pace car. Alla ripartenza del 49° giro il californiano si ritrova quindi in coda al gruppo ma con gomme fresche e serbatoio pieno. Sopravvissuto ad un restart a dir poco selvaggio, mentre davanti Hunter-Reay fa l’andatura su Dixon e Pagenaud, Rossi da spettacolo nel gruppo inanellando sorpassi praticamente in ogni curva del tracciato. Arrivato fino al settimo posto dietro Bourdais ma a oltre dieci secondi da Dixon, l’americano tenta poi la carta della disperazione, anticipando l’ultima sosta al 59° giro nella speranza che il rivale resti attardato da una neutralizzazione inattesa. Al muretto Mike Hull è però pronto a reagire, richiamando Dixon il giro successivo. Quando tutti i battistrada effettuano l’ultima sosta Hunter-Reay continua quindi a condurre con circa 4 secondi su Dixon, che deve però guardarsi dal ritorno minaccioso di Power, balzato davanti a Pagenaud e Andretti, che cede la posizione al compagno Rossi, le cui speranze di titolo risiedono solo in un’ultima bandiera gialla.

La neutralizzazione però non arriva e negli ultimi giri Dixon, ansiosamente in ascolto di ogni rumore insolito proveniente dalla monoposto, non deve far altro che seguire Hunter-Reay e tagliare il traguardo in seconda piazza per conquistare il quinto titolo in carriera. All’ultimo giro Rossi è invece costretto a lasciare strada ad Andretti e Bourdais, accostando subito dopo il traguardo con il serbatoio vuoto.

Per Hunter-Reay arriva quindi la seconda meritatissima vittoria stagionale al termine di un fine settimana impeccabile. Con Dixon preoccupato essenzialmente di portare a casa il titolo, il rivale principale dell’americano sarebbe potuto essere Will Power, che ha però pagato l’errore strategico al termine della Q2. Simon Pagenaud chiude con una nota positiva una stagione mediocre, ritrovando finalmente sugli stradali un livello di competitività compatibile con il potenziale della vettura. Per Andretti un buon quinto posto in una pista storicamente amica, davanti a Bourdais, che ha chiuso in sesta piazza una corsa solida ma senza acuti. Il secondo grave errore dell’anno è costato a Rossi la possibilità di lanciare una concreta sfida a Dixon, ma il californiano deve comunque essere soddisfatto di una stagione da assoluto top driver, che lo consacra come uno dei tre migliori piloti della serie e certamente il più spettacolare.

Di converso, Josef Newgarden ha macchiato la sua altalenante difesa del titolo con l’ennesima leggerezza, lo spegnimento del motore, che lo ha relegato ai margini della top ten. La ripartenza su gomme nere in mezzo a vari piloti su coperture morbide ha poi definitivamente relegato il campione uscente all’ottavo posto. Piazzamento in top ten all’esordio per Pato O’Ward, strepitoso in qualifica, combattivo in gara e bravo a reagire sulla distanza a un primo stint naufragato con il consumo delle Firestone rosse. Il messicano ha chiuso davanti a Ed Jones, che ha proseguito il trend di corse senza infamia e senza lode in quella che, con ogni probabilità, è stata la sua ultima uscita con il team Ganassi. Bell’undecesimo posto per Santino Ferrucci, alle prese con problemi al cambio per tutta la gara.

Come spesso accade con i punti doppi le 57 lunghezze di vantaggio di Dixon su Rossi non rendono giustizia all’intensissima lotta tra i due. Il podio regala a Power, il più bersagliato dalla sfortuna, un meritato terzo posto in classifica davanti a un positivo Hunter-Reay, in generale meno efficace di Rossi ma tornato ad altissimi livelli dopo due stagioni difficili. Quinta piazza per un troppo falloso Newgarden, che chiude davanti al duo francese Pagenaud-Bourdais, con il primo mai in sintonia con la nuova aerodinamica e il secondo sempre spettacolare, ma per sua stessa ammissione troppo incline all’errore. Senza vittorie per la prima volta dal 2014, Graham Rahal chiude all’ottavo posto una stagione costante ma senza acuti, precedendo un Marco Andretti in lenta crescita e James Hinchcliffe, la cui difficile stagione è stata salvata dal successo in Iowa.

Undicesima piazza finale per il rookie of the year Robert Wickens, strepitoso nel suo adattamento alla serie, che con un messaggio video prima della bandiera verde ha ringraziato l’ambiente per l’enorme sostegno ricevuto. In attesa di ulteriori aggiornamenti sulle lesioni midollari, il coraggio e la determinazione espresse nel video fanno ben sperare per un recupero che lo stesso Wickens ha però definito molto lungo. Il gesticolare osservato nel messaggio rappresenta comunque un notevole sollievo rispetto al pericolo tetraplegia da più parti ventilato nelle settimane passate.

Ordine d’arrivo
Pos. Pilota Team Pacchetto N Sponsor Tempo
1 Ryan Hunter-Reay (P)(L)(LL) Andretti Honda 28 DHL 85 giri in 2:02:19.1667 – 99,440 mph
2 Scott Dixon Ganassi Honda 9 PNC Bank 2,7573
3 Will Power (L) Penske Chevy 12 Verizon 3,655
4 Simon Pagenaud Penske Chevy 22 DXC Technology 4,6306
5 Marco Andretti Andretti Honda 98 U.S. Concrete 19,803
6 Sebastien Bourdais Coyne Honda 18 Sealmaster 21,6393
7 Alexander Rossi Andretti Honda 27 Napa 28,3778
8 Josef Newgarden (L) Penske Chevy 1 Verizon 34,6288
9 Patricio O’Ward Harding Chevy 8 Harding 42,8662
10 Ed Jones Ganassi Honda 10 NTT Data 44,2254
11 Santino Ferrucci Coyne Honda 39 Cly-Del 44,6273
12 Tony Kanaan Foyt Chevy 14 ABC 60,4138
13 Jordan King Carpenter Chevy 20 Fuzzy’s 64,0637
14 Zach Veach Andretti Honda 26 Relay Group 1001 65,4899
15 James Hinchcliffe Schmidt Honda 5 Arrow Electronics 72,8026
16 Pietro Fittipaldi Coyne Honda 19 Paysafe 74,2459
17 Jack Harvey Shank Honda 60 Autonation 75,6462
18 Carlos Munoz Schmidt Honda 6 Lucas Oil 78,6345
19 Matheus Leist Foyt Chevy 4 ABC 82,3819
20 Colton Herta Harding Chevy 88 Harding 83,4673
21 Max Chilton Carlin Chevy 59 Gallagher 1 giro
22 Charlie Kimball Carlin Chevy 23 Tresiba 9 giri
23 Graham Rahal Rahal Honda 15 Total 19 giri
24 Spencer Pigot Carpenter Chevy 21 Fuzzy’s Mechanical
25 Takuma Sato Rahal Honda 30 Panasonic Motore
Giro più veloce Scott Dixon 1.09.8646
Giri in testa
Ryan Hunter-Reay 80
Will Power 4
Josef Newgarden 1
Classifica finale
Pos. Pilota Punti Distacco Corse Vittorie Podi Top 5 Top 10 Poles LL L GPV
1 Scott Dixon 678 0 17 3 9 13 15 1 357 6 3
2 Alexander Rossi 621 57 17 3 8 10 14 3 415 11 1
3 Will Power 582 96 17 3 8 8 11 4 358 11 3
4 Ryan Hunter-Reay 566 112 17 2 6 10 11 1 132 8 2
5 Josef Newgarden 560 118 17 3 3 6 14 4 485 11 2
6 Simon Pagenaud 492 186 17 0 2 4 14 0 31 4 0
7 Sebastien Bourdais 425 253 17 1 2 5 8 1 108 6 2
8 Graham Rahal 392 286 17 0 1 3 12 0 29 5 0
9 Marco Andretti 392 286 17 0 0 2 8 1 22 1 0
10 James Hinchcliffe 391 287 16 1 2 5 9 0 65 2 0
11 Robert Wickens 391 287 14 0 4 7 10 1 187 7 0
12 Takuma Sato 351 327 17 1 2 4 8 0 32 3 0
13 Ed Jones 343 335 17 0 2 2 8 0 1 1 0
14 Spencer Pigot 325 353 17 0 1 2 5 0 4 2 0
15 Zach Veach 313 365 17 0 0 2 5 0 2 1 1
16 Tony Kanaan 312 366 17 0 0 0 4 0 20 2 0
17 Charlie Kimball 287 391 17 0 0 1 6 0 1 1 0
18 Matheus Leist 253 425 17 0 0 0 0 0 0 0 0
19 Max Chilton 223 455 17 0 0 0 0 0 10 1 0
20 Gabby Chaves 187 491 13 0 0 0 0 0 0 0 0
21 Ed Carpenter 187 491 6 0 1 1 4 1 66 2 0
22 Jordan King 175 503 11 0 0 0 0 0 11 2 0
23 Zachary Claman De Melo 122 556 9 0 0 0 0 0 7 1 1
24 Jack Harvey 103 575 6 0 0 0 0 0 0 0 0
25 Carlos Munoz 95 583 3 0 0 0 1 0 4 1 1
26 Pietro Fittipaldi 91 587 6 0 0 0 1 0 0 0 0
27 Santino Ferrucci 66 612 4 0 0 0 0 0 0 0 0
28 Rene Binder 61 617 6 0 0 0 0 0 0 0 0
29 Conor Daly 58 620 4 0 0 0 0 0 0 0 0
30 Kyle Kaiser 45 633 4 0 0 0 0 0 2 1 0
31 Patricio O’Ward 44 634 1 0 0 0 1 0 0 0
32 Helio Castroneves 40 638 2 0 0 0 1 0 0 0 1
33 JR Hildebrand 38 640 1 0 0 0 0 0 0 0 0
34 Stefan Wilson 31 647 1 0 0 0 0 0 3 1 0
35 Oriol Servia 27 651 1 0 0 0 0 0 16 1 0
36 Alfonso Celis Jr 23 655 2 0 0 0 0 0 0 0 0
37 Colton Herta 20 658 1 0 0 0 0 0 0 0
38 Danica Patrick 13 665 1 0 0 0 0 0 0 0 0
39 Jay Howard 12 666 1 0 0 0 0 0 0 0 0
40 James Davison 10 668 1 0 0 0 0 0 0 0 0
41 Sage Karam 10 668 1 0 0 0 0 0 0 0 0

Foto di copertina: indycar.com, Chris Jones

2018 – Portland

The Grand Prix of Portland – 31 agosto/2 settembre 2018 – 16° prova della stagione 2018

 

Circuito Portland International Raceway
Tipologia Stradale permanente
Lunghezza 1,964 mi
Configurazione aerodinamica Stradale permanente
Record della pista 57.597 – Justin Wilson, 2005 – Lola B02/Cosworth
Distanza di gara 105 giri – 206,9 mi (332,8 km)
Vincitore uscente Sebastien Bourdais (2007)

 

Griglia di Partenza
Pos. Pilota Tempo Pilota Tempo
1 Will Power 00:57.3467
2 Josef Newgarden 00:57.6877
3 Alexander Rossi 00:57.7361
4 Sebastien Bourdais 00:57.8881
5 Ryan Hunter-Reay 00:57.9699
6 Zach Veach 00:58.1057
7 James Hinchcliffe 00:57.6429
8 Ed Jones 00:57.6499
9 Marco Andretti 00:57.7277
10 Graham Rahal 00:57.7772
11 Scott Dixon 00:57.8554
12 Jordan King 00:57.9010
13 Jack Harvey 00:57.9620
14 Carlos Munoz 00:57.6748
15 Max Chilton 00:57.9865
16 Pietro Fittipaldi 00:57.7321
17 Spencer Pigot 00:57.9939
18 Santino Ferrucci 00:57.7735
19 Matheus Leist 00:58.0036
20 Takuma Sato 00:57.7848
21 Gabby Chaves 00:58.1635
22 Simon Pagenaud 00:58.0983
23 Alfonso Celis Jr 00:58.2735
24 Tony Kanaan 00:58.2531
25 Charlie Kimball 00:58.3219

Se le ultime corse su stradali di Road America e Mid Ohio erano filate via lisce senza neutralizzazioni, Portland ha invece riproposto il lato più pazzo, imprevedibile e per certi versi sgradevole dell’IndyCar. Le tre bandiere gialle di metà gara hanno infatti totalmente sconvolto i valori in campo, ribaltando lo scenario di gara e campionato delineatosi dopo i primi giri. Il primo colpo di scena è arrivato come prevedibile in partenza, ma non nella temutissima curva 1, superata indenne da tutti i 25 partenti, ma bensì dalla apparentemente innocua piega successiva. Mentre Will Power accelerava verso la curva tre inseguito da Rossi, Hunter-Reay e Newgarden, Hinchcliffe ha cercato di affiancare Veach all’esterno per tentare il sorpasso alla frenata successiva. Non avvedutosi della manovra, il rookie ha però stretto il Sindaco sul cordolo, innescando una carambola che ha visto Andretti volare sopra le teste di Hinchcliffe e dell’incolpevole Jones dopo essere stato tamponato nella confusione da Rahal. Scott Dixon, che seguiva subito dietro, si è a sua volta ritrovato coinvolto nell’incubo temuto dopo le qualifiche, riuscendo però incredibilmente non solo a evitare danni, ma anche a tenere il motore acceso, tanto da riuscire in breve a raggiungere la pit lane dietro Bourdais, scampato al disastro con un’ala a penzoloni dopo una brutta partenza. Con i due tetra campioni in fondo alla classifica ma ancora a pieni giri, Will Power ha così condotto il gruppo alla ripartenza dell’ottavo giro, con la speranza di ridurre ulteriormente le distanze da un Dixon finalmente alle perse con una giornata storta. In realtà un campanello d’allarme era suonato per l’australiano fin dai giri di riscaldamento, manifestandosi in tutta la sua gravità dopo il restart con il blocco del cambio. Rimasto senza prima marcia e precipitato ai margini della top ten, il vincitore di Indy ha quindi tentato di giocare al risparmio per effettuare una sosta in meno.

Con i due rivali per il titolo in seria difficoltà, tutto sembrava essersi messo per il meglio per Alexander Rossi, in grado di estendere fino a 8 secondi il suo comando su Hunter-Reay in previsione del primo pit stop, arrivato al 28° giro. Quando anche Power, Dixon, Sato e Bourdais (speranzosi di riuscire a fare un pit stop in meno del gruppo di testa) hanno completato le soste, il californiano ha così ripreso a veleggiare in solitaria, mentre alle sue spalle Newgarden, rivitalizzato dal nuovo treno di gomme, passava Hunter-Reay, incalzato dal combattivo terzetto composto da King, bravissimo nel districarsi nel caos iniziale, Harvey e Veach, alle prese con il fondo danneggiato nel contatto del primo giro con Hinchcliffe. Dopo il trambusto iniziale, la seconda svolta della gara è poi arrivata al 43° giro quando Power, ancora in difficoltà col cambio, si è infilato nelle gomme dell’ultima curva, obbligando all’intervento dei commissari. Una bandiera gialla (sfruttata, tra gli altri, da Pigot, Harvey e Pagenaud per rifornire) attesa tanto da Dixon, precipitato nuovamente in fondo al gruppo a causa di una penalità per eccesso di velocità in pit lane, quanto da Newgarden, che poco dopo la ripartenza ha approfittato del divario di aderenza tra le sue gomme rosse e le nere di Rossi per prendere perentoriamente il comando in curva 1, imitato da King, abile a soffiare il terzo posto ad Hunter-Reay. Poco più tardi il botto all’ultima curva di Veach, in quel momento quinto, ha però richiamato nuovamente in pista la pace car, ingarbugliando ulteriormente la situazione.

Newgarden, Rossi, King, Leist e Chilton hanno infatti sfruttato la neutralizzazione per effettuare la seconda sosta, sicuri così di poter completare la corsa con una solo ulteriore pit stop, lasciando le prime posizioni a un gruppetto composto da Hunter-Reay, Sato, i redivivi Bourdais e Dixon, Pigot e Pagenaud, invisibile per tutto il fine settimana. Alla ripartenza del 63° giro Newgarden e Rossi hanno quindi dato spettacolo nelle retrovie, risalendo il gruppo forti di gomme fresche e nessun calcolo sui consumi, a differenza di quanto accadeva nei piani alti, dove il gruppetto comandato da Hunter-Reay sapeva di dover gestire l’etanolo con parsimonia per poter vedere la bandiera a scacchi con una sola ulteriore sosta. L’americano, il più in difficoltà coi consumi, è stato il primo a rientrare al 71° giro, seguito tre tornate più tardi da Dixon, proprio quando Santino Ferrucci, ben comportatosi nella pancia del gruppo, è rimasto in panne in mezzo alla pista, costringendo tutti, compresi Newgarden e Rossi, a precipitarsi in pit lane prima della bandiera gialla, sapientemente ritardata dalla direzione gara per dare a tutti la possibilità di fermarsi in regime di corsa libera.

La sosta collettiva ha così di fatto azzerato le strategie, rovinando i piani del duo americano, sempre ai margini della top ten ma ora alle prese con avversari a loro volta dotati di gomme fresche e serbatoio pieno. Tra questi Dixon capace, grazie alla strategia e a una buona dose di fortuna, di volgere a suo favore una situazione che a inizio gara lo aveva visto perdere la testa del campionato a favore di Rossi. Max Chilton, autore di una bella corsa e salito al comando evitando la sosta collettiva nella speranza di altre neutralizzazioni, ha quindi guidato il gruppo alla ripartenza dell’81° giro, precedendo Sato, Hunter-Reay, Bourdais e Dixon, presto scavalcato da un combattivo Pigot. Rossi, ripartito 11°, non ha perso tempo per sfruttare la differenza di mescola (questa volta a suo vantaggio) e far fuori Newgarden, lentissimo con le coperture “nere”. La rimonta del californiano si è però fermata all’ottavo posto, non riuscendo ad avere ragione del duo Pagenaud-Kimball. Quando davanti Chilton si è poi dovuto rassegnare a effettuare l’ultima sosta è stato quindi Sato a prendere il comando e controllare Hunter-Reay, superato nel gioco dei pit stop. L’americano, il primo a fermarsi e quindi ancora in crisi con i consumi, ha morso il freno per risparmiare etanolo e tentare l’assalto negli ultimi tre giri, forte di un tesoretto di push to pass di quasi due minuti. Il tempo non è stato però sufficiente a costruire una manovra efficace.

Nonostante l’intensa pressione Sato ha infatti risposto colpo su colpo nelle ultime curve, andando così a conquistare il terzo successo in carriera. Hunter-Reay si è quindi dovuto accontentare del secondo posto davanti a Bourdais, bravo e fortunato a portare a casa un podio dopo la sfortuna del primo giro e il brutto incidente delle libere. Spencer Pigot, offuscato da King per buona parte della corsa, è stato alla fine in grado di trarre il meglio da una strategia fortunosa, soffiando a Dixon un prezioso quarto posto, terzo arrivo in top ten nelle ultime sei gare. Per il capo classifica fortuna e un pizzico di intuito hanno trasformato un fine settimana potenzialmente disastroso in un moderato successo. Il quinto posto permette infatti al neozelandese di riportare a 29 punti il suo margine su Rossi, relegato all’ottavo posto dietro Pagenaud e Kimball, bravi a mettere una pezza a un week end difficile facendo fruttare una buona strategia. Come a Gateway Pietro Fittipaldi, solido seppur lontano dai tempi di Bourdais e talvolta oscurato da Santucci, ha sfruttato a pieno una buona strategia per incamerare punti pesanti e piazzarsi al decimo posto davanti a Newgarden, in difficoltà nel finale con le gomme nere contro una muta di piloti su mescola morbida. Rammarico per le corse di Chaves (a lungo in top ten nelle prime fasi), King (tornato finalmente ai livelli di inizio stagione) e Harvey, rimasti beffati dal rimescolamento di carte indotto dalle neutralizzazioni.

Come detto, Scott Dixon si presenta al gran finale di Sonoma con un margine di 29 punti su Alexander Rossi, bottino rassicurante se non fosse per i punti doppi assegnati dalla corsa californiana. Dato il divario 1°-2° di 20 punti e 1°-3° di 30, in caso di vittoria dell’americano Dixon dovrà arrivare almeno secondo per portare a casa il quinto titolo. Per entrambi non sarà comunque facile puntare al podio. Will Power e Josef Newgarden, ora staccati di ben 87 punti, faranno di tutto infatti per portare a quattro il loro bottino di vittorie su una pista storicamente favorevole alla Penske. Solo un ritiro instantaneo di Dixon e Rossi lascierebbe però ai due qualche possibilità di conquista del campionato.

 

Ordine d’arrivo
Pos. Pilota Team Pacchetto N Sponsor Tempo
1 Takuma Sato (L) Rahal Honda 30 Panasonic 105 giri in 2:00:09.7537 – 102,971 mph
2 Ryan Hunter-Reay (L) Andretti Honda 28 DHL 0,6084
3 Sebastien Bourdais Coyne Honda 18 Gorilla Automotive 1,8266
4 Spencer Pigot Carpenter Chevy 21 Fuzzy’s 4,5557
5 Scott Dixon Ganassi Honda 9 PNC Bank 5,3215
6 Simon Pagenaud Penske Chevy 22 Menard’s 11,4605
7 Charlie Kimball Carlin Chevy 23 Tresiba 12,0057
8 Alexander Rossi (L)(LL) Andretti Honda 27 Napa 13,3769
9 Pietro Fittipaldi Coyne Honda 19 Paysafe 18,3753
10 Josef Newgarden (L) Penske Chevy 1 Verizon 19,8044
11 Tony Kanaan Foyt Chevy 14 ABC 22,1362
12 Carlos Munoz Schmidt Honda 6 Lucas Oil 22,7069
13 Gabby Chaves Harding Chevy 88 Harding 23,7138
14 Matheus Leist Foyt Chevy 4 ABC 29,7958
15 Jordan King Carpenter Chevy 20 Fuzzy’s 32,1352
16 Jack Harvey Shank Honda 60 Autonation 32,4191
17 Alfonso Celis Jr Juncos Chevy 32 Juncos 48,8038
18 Max Chilton (L) Carlin Chevy 59 Gallagher 55,2123
19 Zach Veach Andretti Honda 26 Relay Group 1001 1 giro
20 Santino Ferrucci Coyne Honda 39 Cly-Del 3 giri
21 Will Power (P)(L) Penske Chevy 12 Verizon 7 giri
22 James Hinchcliffe Schmidt Honda 5 Arrow Electronics 29 giri
23 Graham Rahal Rahal Honda 15 One Cure incidente
24 Ed Jones Ganassi Honda 10 NTT Data incidente
25 Marco Andretti Andretti Honda 98 Military to Motorsports incidente
Giro più veloce Carlos Munoz 58,7403
Giri in testa
Alexander Rossi 32
Takuma Sato 25
Ryan Hunter-Reay 19
Will Power 11
Max Chilton 10
Josef Newgarden 8
P: punto per la pole position

L: punto per aver condotto almeno un giro in testa

LL: due punti per il maggior numero di giri in testa

 

Classifica dopo Portland
Pos. Pilota Punti Distacco Corse Vittorie Podi Top 5 Top 10 Poles LL L GPV
1 Scott Dixon 598 0 16 3 8 12 14 1 357 6 2
2 Alexander Rossi 569 29 16 3 8 10 13 3 415 11 1
3 Josef Newgarden 511 87 16 3 3 6 13 4 484 10 2
4 Will Power 511 87 16 3 7 7 10 4 354 10 3
5 Ryan Hunter-Reay 462 136 16 1 5 9 10 0 52 7 2
6 Simon Pagenaud 428 170 16 0 2 3 13 0 31 4 0
7 Robert Wickens 391 207 14 0 4 7 10 1 187 7 0
8 Graham Rahal 378 220 16 0 1 3 12 0 29 5 0
9 Sebastien Bourdais 369 229 16 1 2 5 7 1 108 6 2
10 James Hinchcliffe 361 237 15 1 2 5 9 0 65 2 0
11 Takuma Sato 341 257 16 1 2 4 8 0 32 3 0
12 Marco Andretti 332 266 16 0 0 1 7 1 22 1 0
13 Spencer Pigot 313 285 16 0 1 2 5 0 4 2 0
14 Ed Jones 303 295 16 0 2 2 7 0 1 1 0
15 Zach Veach 281 317 16 0 0 2 5 0 2 1 1
16 Tony Kanaan 276 322 16 0 0 0 4 0 20 2 0
17 Charlie Kimball 271 327 16 0 0 1 6 0 1 1 0
18 Matheus Leist 231 367 16 0 0 0 0 0 0 0 0
19 Max Chilton 205 393 16 0 0 0 0 0 10 1 0
20 Gabby Chaves 187 411 13 0 0 0 0 0 0 0 0
21 Ed Carpenter 187 411 6 0 1 1 4 1 66 2 0
22 Jordan King 141 457 10 0 0 0 0 0 11 2 0
23 Zachary Claman De Melo 122 476 9 0 0 0 0 0 7 1 1
24 Jack Harvey 77 521 5 0 0 0 0 0 0 0 0
25 Carlos Munoz 71 527 2 0 0 0 1 0 4 1 1
26 Pietro Fittipaldi 63 535 5 0 0 0 1 0 0 0 0
27 Rene Binder 61 537 6 0 0 0 0 0 0 0 0
28 Conor Daly 58 540 4 0 0 0 0 0 0 0 0
29 Kyle Kaiser 45 553 4 0 0 0 0 0 2 1 0
30 Helio Castroneves 40 558 2 0 0 0 1 0 0 0 1
31 JR Hildebrand 38 560 1 0 0 0 0 0 0 0 0
32 Stefan Wilson 31 567 1 0 0 0 0 0 3 1 0
33 Santino Ferrucci 28 570 3 0 0 0 0 0 0 0 0
34 Oriol Servia 27 571 1 0 0 0 0 0 16 1 0
35 Alfonso Celis Jr 23 575 2 0 0 0 0 0 0 0 0
36 Danica Patrick 13 585 1 0 0 0 0 0 0 0 0
37 Jay Howard 12 586 1 0 0 0 0 0 0 0 0
38 James Davison 10 588 1 0 0 0 0 0 0 0 0
39 Sage Karam 10 588 1 0 0 0 0 0 0 0 0

 

Foto di copertina: indycar.com, Joe Skibinski

2018 – St. Louis

Bommarito Automotive 500 – 24-25 agosto 2018 – 15° prova della stagione 2018

Circuito  Gateway International Raceway
Tipologia  Ovale corto
Lunghezza  1.25 mi – 2.011 km
Configurazione aerodinamica  Ovale corto
Record della pista  23.721 – Will Power, 2017 – Dallara Chevrolet
Distanza di gara  248 giri – 310 mi
Vincitore uscente Josef Newgarden

 

Griglia di Partenza
P Pilota Punti Pilota Punti
1 Scott Dixon 530
2 Alexander Rossi 501
3 Josef Newgarden 464
4 Will Power 449
5 Ryan Hunter-Reay 411
6 Simon Pagenaud 368
7 Graham Rahal 351
8 James Hinchcliffe 338
9 Sebastien Bourdais 325
10 Marco Andretti 311
11 Ed Jones 273
12 Takuma Sato 267
13 Spencer Pigot 253
14 Tony Kanaan 240
15 Zach Veach 239
16 Charlie Kimball 234
17 Matheus Leist 201
18 Max Chilton 179
19 Ed Carpenter 169
20 Gabby Chaves 158
21 Pietro Fittipaldi 22

Quando sembrava ormai tagliato fuori dalla lotta per il titolo, Will Power ha rispolverato la grinta dei vecchi tempi portando a casa a St. Louis la terza vittoria stagionale che lo avvicina, di poco, al binomio in testa alla classifica. Il triello Dixon-Power-Rossi ha dominato la corsa, con l’australiano subito abile a balzare alle spalle del capo classifica, autore di una buona partenza al contrario di Rossi, sceso inizialmente al quarto posto. Dopo una breve bandiera gialla per una toccata a muro di Bourdais, il vincitore di Pocono ha pressato a lungo Newgarden, meno veloce del duo di testa, trovando finalmente il varco giusto al 49° giro per poi lanciarsi all’inseguimento dei primi, frenati dai doppiati, meno invasivi di quanto visto a Pocono ma comunque in grado con la loro turbolenza di bloccare a lungo anche vetture nettamente più veloci. Dopo il primo pit stop i tre contendenti hanno quindi viaggiato per buona parte della corsa in un fazzoletto di un secondo, con Rossi in terza piazza ma in vantaggio strategico grazie a un miglior consumo, fondamentale per evitare uno splash and go finale. Alle loro spalle Newgarden, Pagenaud, Hunter-Reay, Jones e Veach, pur meno veloci, hanno a lungo battagliato per la posizione, con un distacco dai leaders variabile in funzione del traffico. Poco prima del secondo turno di soste, intorno al 120° giro, il campione in carica ha poi rischiato di rientrare nei giochi di testa, quando un ardito attacco all’esterno di Power per il comando ha visto l’australiano finire sullo sporco e difendersi strenuamente sul compagno, in difficoltà dopo essere a sua volta finito nei “marbles”.

Completate le soste Power, retrocesso al quinto posto, ha quindi deciso di dare fuoco alle polveri e mettere da parte il discorso consumo. In breve l’australiano ha così infilato una sequenza di sorpassi che al 150° giro lo ha visto prendere il comando, distanziando Dixon e soprattutto Rossi, autore di un miracoloso salvataggio dopo essere finito sullo sporco nel tentativo di resistere all’esterno in curva 2. All’approcciarsi della terza sequenza di soste problemi al motore hanno poi costretto Hunter-Reay, in quel momento terzo, a un lentissimo rientro in pit lane, determinando la seconda neutralizzazione della gara. Con 60 giri circa di autonomia e 64 tornate da percorrere al momento della ripartenza, la bandiera gialla non sarebbe potuta arrivare in un momento peggiore, obbligando tutti e in particolare il trio di testa a una difficile decisione strategica. Si sono quindi delineate tre tattiche: Power, in testa e con meno da perdere, ha subito scelto la velocità, spingendo al massimo e rassegnandosi a uno splash and go finale; Rossi, terzo, ha invece sposato la tattica opposta del risparmio, riducendo immediatamente il ritmo nel tentativo di evitare l’ultima sosta; Dixon invece, sperando nell’uscita di un’altra bandiera gialla, ha cercato di tenere il piede in due scarpe, decidendo troppo tardi per lo splash and go.

Alla bandiera verde Power ha quindi fatto il vuoto, potendo contare al momento della sosta (230° giro) su 8” di vantaggio su Dixon e oltre un giro su Rossi. Con il succedersi dei pit stop l’americano, unico a tentare la carta del risparmio a oltranza, ha preso brevemente il comando, per poi lasciare strada all’imprendibile Power e controllare con un occhio sugli specchietti e l’altro sull’indicatore dei consumi la rimonta di Dixon. In pit lane per l’ultima volta a dieci giri dal termine, il neozelandese ha però trovato tra se e il rivale un “muro” di doppiati e anche all’ultimo giro, quando il sorpasso sembrava ormai possibile, l’interferenza fuori luogo di Sato ha impedito l’attacco, consegnando a Rossi un comunque meritato secondo posto. Nelle prossime due gare i due dovranno comunque fare i conti con un Power rivitalizzato, in grado insieme alla squadra di ribaltare una situazione tecnica che dopo le prove sembrava lasciare poche speranze alle Penske Chevrolet.

Simon Pagenaud, a lungo in marcatura di Dixon dopo aver vinto un esaltante duello con Veach e Jones, ha concluso al quarto posto una prova altalenante, precedendo il rookie di casa Andretti, bravo questa volta a capitalizzare il potenziale della vettura, imparando dagli errori commessi in Texas e Iowa. Spencer Pigot, a lungo ai margini della top ten ma emerso con grande decisione nel finale, ha portato a casa la sesta piazza davanti a Newgarden, mai veloce come il trio di testa e costretto, a differenza di Rossi, allo splash and go finale dai maggiori consumi del motore americano. Ed Jones, spedito in avanscoperta nel finale a protezione di Dixon, ha portato a casa un altro piazzamento pur uscendo sconfitto nel lunghissimo duello con Veach. Sato e Rahal, mai in grado di impensierire i primi, hanno poi chiuso la top ten davanti a Pietro Fittipaldi, dopo aver visto la loro strategia risparmiosa naufragare a causa dell’ultima bandiera gialla. Delusione per il rientrante Gabby Chaves, a lungo in lizza per un posto in top ten ma rimasto poi attardato da un problema meccanico.

La corsa non smuove troppo i piani alti della classifica, con Dixon che portando a casa i due punti per il maggior numero di giri in testa limita a tre le lunghezze perse da Rossi, ora distanziato di 26 punti. Power, speranzoso di ridurre ancora le distanze a Portland e far saltare il banco grazie ai doppi punti di Sonoma, segue a -68, superando Newgarden, ancora in lizza con 78 punti da recuperare.

Ordine d’arrivo
Pos. Pilota Team Motore N Sponsor Tempo
1 Will Power (L) Penske Chevy 12 Verizon 248 giri in 1:59:30.1972 – 155.644 mph
2 Alexander Rossi (L) Andretti Honda 27 Napa 1,3117
3 Scott Dixon (L)(LL) Ganassi Honda 9 PNC Bank 2,8092
4 Simon Pagenaud Penske Chevy 22 Menard’s 3,1336
5 Zach Veach (L) Andretti Honda 26 Relay Group 1001 7,2693
6 Spencer Pigot Carpenter Chevy 21 Fuzzy’s 10,5509
7 Josef Newgarden Penske Chevy 1 Verizon 10,6003
8 Ed Jones Ganassi Honda 10 NTT Data 22,1362
9 Takuma Sato (L) Rahal Honda 30 Panasonic 1 giro
10 Graham Rahal Rahal Honda 15 MI-Jack 1 giro
11 Pietro Fittipaldi Coyne Honda 19 Paysafe 1 giro
12 Ed Carpenter Carpenter Chevy 20 Fuzzy’s 1 giro
13 Tony Kanaan Foyt Chevy 14 ABC 2 giri
14 Marco Andretti Andretti Honda 98 US Military 2 giri
15 James Hinchcliffe Schmidt Honda 5 Arrow Electronics 2 giri
16 Matheus Leist Foyt Chevy 4 ABC 2 giri
17 Max Chilton Carlin Chevy 59 Gallagher 6 giri
18 Gabby Chaves Harding Chevy 88 Harding 8 giri
19 Charlie Kimball Carlin Chevy 23 Tresiba 15 giri
20 Ryan Hunter-Reay Andretti Honda 28 DHL mechanical
21 Sebastien Bourdais Coyne Honda 18 Sealmaster incidente
Giro più veloce Will Power 25.1165 – 179,165 mph
Giri in testa
Scott Dixon 145
Will Power 93
Alexander Rossi 4
Takuma Sato 4
Zach Veach 2
P: punto per la pole position

L: punto per aver condotto un giro in testa

LL: due punti per il maggior numero di giri in testa

Classifica dopo St. Louis
Pos. Pilota Punti Distacco Corse Vittorie Podi Top 5 Top 10 Poles LL L GPV
1 Scott Dixon 568 0 15 3 8 11 13 1 357 6 2
2 Alexander Rossi 542 26 15 3 8 10 12 3 383 10 1
3 Will Power 500 68 15 3 7 7 10 3 343 9 3
4 Josef Newgarden 490 78 15 3 3 6 12 4 476 9 2
5 Ryan Hunter-Reay 421 147 15 1 4 8 9 0 33 6 2
6 Simon Pagenaud 400 168 15 0 2 3 12 0 31 4 0
7 Robert Wickens 391 177 14 0 4 7 10 1 187 7 0
8 Graham Rahal 371 197 15 0 1 3 12 0 29 5 0
9 James Hinchcliffe 353 215 14 1 2 5 9 0 65 2 0
10 Sebastien Bourdais 334 234 15 1 1 4 6 1 108 6 2
11 Marco Andretti 327 241 15 0 0 1 7 1 22 1 0
12 Ed Jones 297 271 15 0 2 2 7 0 1 1 0
13 Takuma Sato 290 278 15 0 1 3 7 0 7 2 0
14 Spencer Pigot 281 287 15 0 1 1 4 0 4 2 0
15 Zach Veach 270 298 15 0 0 2 5 0 2 1 1
16 Tony Kanaan 257 311 15 0 0 0 4 0 20 2 0
17 Charlie Kimball 245 323 15 0 0 1 5 0 1 1 0
18 Matheus Leist 215 353 15 0 0 0 0 0 0 0 0
19 Max Chilton 192 376 15 0 0 0 0 0 0 0 0
20 Ed Carpenter 187 381 6 0 1 1 4 1 66 2 0
21 Gabby Chaves 170 398 12 0 0 0 0 0 0 0 0
22 Jordan King 126 442 9 0 0 0 0 0 11 2 0
23 Zachary Claman De Melo 122 446 9 0 0 0 0 0 7 1 1
24 Jack Harvey 63 505 4 0 0 0 0 0 0 0 0
25 Rene Binder 61 507 6 0 0 0 0 0 0 0 0
26 Conor Daly 58 510 4 0 0 0 0 0 0 0 0
27 Carlos Munoz 53 515 1 0 0 0 1 0 4 1 0
28 Kyle Kaiser 45 523 4 0 0 0 0 0 2 1 0
29 Pietro Fittipaldi 41 527 4 0 0 0 0 0 0 0 0
30 Helio Castroneves 40 528 2 0 0 0 1 0 0 0 1
31 JR Hildebrand 38 530 1 0 0 0 0 0 0 0 0
32 Stefan Wilson 31 537 1 0 0 0 0 0 3 1 0
33 Oriol Servia 27 541 1 0 0 0 0 0 16 1 0
34 Santino Ferrucci 18 550 2 0 0 0 0 0 0 0 0
35 Danica Patrick 13 555 1 0 0 0 0 0 0 0 0
36 Jay Howard 12 556 1 0 0 0 0 0 0 0 0
37 James Davison 10 558 1 0 0 0 0 0 0 0 0
38 Sage Karam 10 558 1 0 0 0 0 0 0 0 0
39 Alfonso Celis Jr 10 558 1 0 0 0 0 0 0 0 0

Immagine di copertina: indycar.com, Chris Owens

2018 – Pocono

ABC Supply 500 – 18/19 agosto 2018 – 14° prova della stagione 2018

Circuito  Pocono International Raceway
Tipologia  Super Speedway
Lunghezza  2.5 mi – 4 km
Configurazione aerodinamica  Super speedway
Record della pista  40.193, Juan Pablo Montoya, Dallara – Chevrolet, 2014
Distanza di gara  200 giri – 500 mi
Vincitore uscente   Will Power

 

Griglia di Partenza
P Pilota Media (mph) Pilota Media (mph)
1 Will Power 219.511
2 Josef Newgarden 218.802
3 Alexander Rossi 218.758
4 Ryan Hunter-Reay 217.806
5 Simon Pagenaud 217.769
6 Robert Wickens 217.612
7 Zach Veach 217.587
8 Sebastien Bourdais 217.296
9 James Hinchcliffe 217.009
10 Takuma Sato 216.863
11 Marco Andretti 216.658
12 Ed Jones 216.547
13 Scott Dixon 216.410
14 Tony Kanaan 216.328
15 Ed Carpenter 216.025
16 Spencer Pigot 215.177
17 Pietro Fittipaldi 214.336
18 Graham Rahal 214.225
19 Charlie Kimball 211.919
20 Matheus Leist 211.696
21 Max Chilton 209.599
22 Conor Daly 208.951

Ben 5 ore dopo la partenza Alexander Rossi ha chiuso da vincitore una corsa surreale, al termine di un fine settimana surreale. Con soli 40 minuti di prove all’attivo causa pioggia, i piloti si sono presentati al via con mille dubbi riguardo le rispettive monoposto. Che sarebbe stata una gara strana lo si è capito ancora prima della bandiere verde, quando un apparente gioco all’elastico del poleman Power (che telemetria alla mano ha poi stizzosamente respinto le accuse dei colleghi) ha visto uscire di scena Pigot, tamponato dal troppo focoso Rahal. La lunga neutralizzazione è stata poi seguita da una bandiera rossa di due ore, risultato del catastrofico incidente che ha visto Robert Wickens impattare contro le reti della curva 2. Autore di un’ottima partenza dalla terza fila, il canadese ha affiancato nel rettilineo di ritorno Hunter-Reay, che all’approssimarsi dalla curva è tornato davanti al rivale grazie alla scia di Power. Assicuratosi il vantaggio di traiettoria, l’americano si è tenuto basso di linea per far desistere Wickens, che ha però insistito nell’attacco, mandando in testacoda la Dallara #28. Agganciatisi, i due sono finiti contro le barriere, quando l’auto di Wickens è decollata su quella di Hunter-Reay, permettendo al fondo vettura di “cavalcare” il muro e impennarsi verso le reti in un incidente simile a quello di Kenny Brack in Texas nel 2003. La Dallara di Wickens ha subìto un violentissimo impatto laterale con i pali di sostegno all’altezza delle gambe, disseminando ovunque detriti ma senza subire il distacco di motore e retrotreno, tipico di impatti di questa portata. Se Hunter-Reay ha lasciato la sua vettura sulle sue gambe, l’estrazione di Wickens dall’abitacolo ha richiesto molto tempo e solo dopo un’ora il comunicato ufficiale che lo dava sveglio e vigile ha permesso a tutti di tirare un sospiro di sollievo. L’ultimo bollettino medico sulle condizioni del canadese parla di fratture a entrambe le caviglie, al braccio destro e alla colonna vertebrale, oltre a un polmone contuso.

Nella confusione data da fumo e detriti, anche Hinchcliffe, Fittipaldi e Sato sono finiti contro le barriere, non riportando fortunatamente seri danni. Una volta messo in sicurezza Wickens, è quindi cominciata la ricostruzione delle reti divelte, completata circa due ore dopo l’incidente ma giudicata inadeguata da Bourdais, tornato con riluttanza alla sua monoposto. Quando la bandiera verde è finalmente ricomparsa lo sparuto pubblico ha poi assistito a una corsa scialba e per buona parte avara di emozioni. Come a Indianapolis la deportanza ridotta ha infatti reso difficili le vetture, limitando drasticamente le traiettorie disponibili e quindi anche le possibilità di sorpasso.  Molti dei protagonisti hanno inoltre dovuto far fronte all’assetto sommario delle vetture, non aiutati dalla decisione della serie di non concedere una sessione di prove supplementare dopo il cancellamento causa pioggia del secondo turno di libere e la decurtazione del primo. Alcune delle squadre che hanno partecipato la settimana scorsa al test riservato ai rookies hanno quindi goduto di un certo vantaggio. Tra queste il team Andretti, beneficiario del buon lavoro svolto da Zach Veach, tra i protagonisti per tutta la gara. Subito al comando dopo la bandiera verde, Alexander Rossi ha dominato la corsa, staccando facilmente a pista libera Will Power, unico in grado di impensierire l’americano nonostante un distacco oscillante tra 1 e 10 secondi in funzione del traffico. Impossibilitato a sferrare un attacco in pista, l’australiano è brevemente passato a condurre dopo il penultimo pit stop, subendo però quasi passivamente un deciso attacco di Rossi in curva 2. Frenato dal traffico prima dell’ultimo pit stop, il vincitore di Indy ha poi alzato bandiera bianca nel finale, lasciando libero Rossi di conquistare la terza vittoria stagionale, la seconda in carriera in una 500 miglia.

Mai in lotta per la vittoria, Scott Dixon ha comunque contenuto i danni dopo una qualifica difficile, agguantando un buon terzo posto al termine di una lunga battaglia di posizione con Veach, Andretti, Newgarden e Bourdais. Nonostante la distanza ravvicinata e un esaltante botta e risposta iniziale tra il rookie e il francese, i quattro hanno proceduto per buona parte della distanza in formazione, scambiandosi le posizioni solo in occasione dei pit stop. Una sosta lenta ha però escluso Veach dalla lotta, presto seguito dal pur generoso Andretti e da Newgarden, staccato dopo la penultima sosta dal duo Dixon-Bourdais. Il francese, a lungo sulla coda del rivale ma mai in posizione di tentare un sorpasso, nel finale si è anche dovuto guardare dal doppiaggio, a dimostrazione del ritmo insostenibile tenuto da Rossi.

Mai realmente in gara, Pagenaud ha chiuso ultimo tra i piloti a un giro, portando a casa un ottavo posto davanti a Kimball e Carpenter, veloce nelle prime fasi ma frenato da un errore strategico.

Con la seconda vittoria consecutiva Rossi riduce a 29 punti il suo distacco dal leader Dixon, staccando ancora Newgarden (-66 dalla vetta) e Power (-81). Hunter-Reay, ora a -119, è ormai fuorigioco.

Ordine d’arrivo
Pos. Pilota Team Motore N Sponsor Tempo
1 Alexander Rossi (L)(LL) Andretti Honda 27 Napa 200 giri in 2:36:49.1128 – 191,304 mph
2 Will Power (P)(L) Penske Chevy 12 Verizon 4,4982
3 Scott Dixon (L) Ganassi Honda 9 PNC Bank 41,3557
4 Sebastien Bourdais Coyne Honda 18 Sealmaster 42,0120
5 Josef Newgarden Penske Chevy 1 Hitachi 1 giro
6 Zach Veach Andretti Honda 26 Relay Group 1001 1 giro
7 Marco Andretti Andretti Honda 98 US Concrete 1 giro
8 Simon Pagenaud Penske Chevy 22 Shell 1 giro
9 Charlie Kimball Carlin Chevy 23 Tresiba 2 giri
10 Ed Carpenter (L) Carpenter Chevy 20 Fuzzy’s 3 giri
11 Matheus Leist Foyt Chevy 4 ABC 3 giri
12 Ed Jones Ganassi Honda 10 NTT Data 3 giri
13 Max Chilton Carlin Chevy 59 Gallagher 4 giri
14 Graham Rahal Rahal Honda 15 Rahal Auto Group 4 giri
15 Conor Daly Harding Chevy 88 Harding contatto
16 Spencer Pigot Carpenter Chevy 21 Fuzzy’s incidente
17 Tony Kanaan Foyt Chevy 14 ABC sensore accel.
18 Ryan Hunter-Reay Andretti Honda 28 DHL incidente
19 Robert Wickens Schmidt Honda 6 Lucas Oil incidente
20 James Hinchcliffe Schmidt Honda 5 Arrow Electronics incidente
21 Takuma Sato Rahal Honda 30 Mi-Jack incidente
22 Pietro Fittipaldi Coyne Honda 19 Paysafe incidente
Giro più veloce Sebastien Bourdais 41.6072 – 216.309 mph
Giri in testa
Alexander Rossi 180
Will Power 16
Scott Dixon 3
Ed Carpenter 1
P: punto per la pole position

L: punto per aver condotto almeno un giro in testa

LL: due punti per il maggior numero di giri in testa

 

Classifica dopo Pocono
Pos. Pilota Punti Distacco Corse Vittorie Podi Top 5 Top 10 Poles LL L GPV
1 Scott Dixon 530 0 14 3 7 10 12 0 212 5 2
2 Alexander Rossi 501 29 14 3 7 9 11 3 379 9 1
3 Josef Newgarden 464 66 14 3 3 6 11 4 476 9 2
4 Will Power 449 81 14 2 6 6 9 3 250 8 2
5 Ryan Hunter-Reay 411 119 14 1 4 8 9 0 33 6 2
6 Robert Wickens 391 139 14 0 4 7 10 1 187 7 0
7 Simon Pagenaud 368 162 14 0 2 2 11 0 31 4 0
8 Graham Rahal 351 179 14 0 1 3 11 0 29 5 0
9 James Hinchcliffe 338 192 13 1 2 5 9 0 65 2 0
10 Sebastien Bourdais 325 205 14 1 1 4 6 1 108 6 2
11 Marco Andretti 311 219 14 0 0 1 7 1 22 1 0
12 Ed Jones 273 257 14 0 2 2 6 0 1 1 0
13 Takuma Sato 267 263 14 0 1 3 6 0 3 1 0
14 Spencer Pigot 253 277 14 0 1 1 3 0 4 2 0
15 Tony Kanaan 240 290 14 0 0 0 4 0 20 2 0
16 Zach Veach 239 291 14 0 0 1 4 0 0 0 1
17 Charlie Kimball 234 296 14 0 0 1 5 0 1 1 0
18 Matheus Leist 201 329 14 0 0 0 0 0 0 0 0
19 Max Chilton 179 351 14 0 0 0 0 0 0 0 0
20 Ed Carpenter 169 361 5 0 1 1 4 1 66 2 0
21 Gabby Chaves 158 372 11 0 0 0 0 0 0 0 0
22 Jordan King 126 404 9 0 0 0 0 0 11 2 0
23 Zachary Claman De Melo 122 408 9 0 0 0 0 0 7 1 1
24 Jack Harvey 63 467 4 0 0 0 0 0 0 0 0
25 Rene Binder 61 469 6 0 0 0 0 0 0 0 0
26 Conor Daly 58 472 4 0 0 0 0 0 0 0 0
27 Carlos Munoz 53 477 1 0 0 0 1 0 4 1 0
28 Kyle Kaiser 45 485 4 0 0 0 0 0 2 1 0
29 Helio Castroneves 40 490 2 0 0 0 1 0 0 0 1
30 JR Hildebrand 38 492 1 0 0 0 0 0 0 0 0
31 Stefan Wilson 31 499 1 0 0 0 0 0 3 1 0
32 Oriol Servia 27 503 1 0 0 0 0 0 16 1 0
33 Pietro Fittipaldi 22 508 3 0 0 0 0 0 0 0 0
34 Santino Ferrucci 18 512 2 0 0 0 0 0 0 0 0
35 Danica Patrick 13 517 1 0 0 0 0 0 0 0 0
36 Jay Howard 12 518 1 0 0 0 0 0 0 0 0
37 James Davison 10 520 1 0 0 0 0 0 0 0 0
38 Sage Karam 10 520 1 0 0 0 0 0 0 0 0
39 Alfonso Celis Jr 10 520 1 0 0 0 0 0 0 0 0

Immagine di copertina: indycar.com, Chris Owens

2018 – Mid Ohio

Honda Indy 200 – 27-29/07/2018 – 13° gara della stagione 2018

Circuito Mid Ohio Sports Car Course
Tipologia Stradale Permanente
Lunghezza 2.258 mi – 3.633 km
Configurazione aerodinamica Stradale
Record della pista 1.03.870, Simon Pagenaud, Dallara – Chevrolet, 2016
Distanza di gara 90 giri – 203.22 mi
Vincitore uscente Josef Newgarden
Griglia di Partenza
P Pilota Tempo Pilota Tempo
1 Alexander Rossi 01:04.6802
2 Will Power 01:04.8939
3 Ryan Hunter-Reay 01:04.9896
4 Josef Newgarden 01:05.1335
5 Robert Wickens 01:05.1747
6 Max Chilton 01:06.6172
7 Graham Rahal 01:06.1804
8 Takuma Sato 01:06.3755
9 Scott Dixon 01:06.4187
10 James Hinchcliffe 01:06.5549
11 Ed Jones 01:07.0999
12 Zach Veach 01:07.2287
13 Marco Andretti 01:05.6353
14 Conor Daly 01:05.7260
15 Charlie Kimball 01:05.9471
16 Jordan King 01:05.7699
17 Simon Pagenaud 01:05.9630
18 Spencer Pigot 01:05.8133
19 Tony Kanaan 01:06.0520
20 Jack Harvey 01:05.9911
21 Matheus Leist 01:06.7354
22 Pietro Fittipaldi 01:06.2138
23 Rene Binder 01:06.9555
24 Sebastien Bourdais No Time

Mentre nel gruppo succedeva di tutto, Alexander Rossi ha messo a frutto una non convenzionale (ma logica) strategia a due soste per condurre in solitudine gran parte della gara e cogliere una schiacciante vittoria. Si potrebbe riassumere così il tredicesimo appuntamento sullo stradale di Mid Ohio. Una corsa bellissima, di alta intensità e priva di bandiere gialle, che ha offerto per buona parte della distanza un’accesa battaglia dal secondo fino al ventesimo posto. Oltre a Rossi, il titolo di eroe di giornata va senza dubbio a Bourdais, in grado di recuperare dall’ultima casella fino al sesto posto, con una tattica intelligente e soprattutto una marea di sorpassi, la gran parte dei quali all’esterno.

Come detto, traffico e pista libera hanno fatto la differenza. Nelle prime fasi Rossi mantiene agevolmente il comando, con un vantaggio sul duo Power/Newgarden oscillante tra mezzo secondo e due secondi. A seguire Hunter-Reay, Wickens e Dixon, beneficiario del contatto tra Chilton (drive through) e Sato (testacoda). È l’inglese, afflitto da un problema ad una pistola di serraggio, ad aprire la prima finestra di rifornimento al decimo giro, imitato poco più tardi da Bourdais, Wickens e il rimontante Pagenaud. Nel gruppo di testa è invece Power, ormai a ridosso del leader, a fermarsi per primo al 24° giro, imitato presto dal compagno Newgarden, che si presenta in pit lane al comando dopo uno spettacolare sorpasso sul californiano nel traffico. Ultimo a fermarsi, il vincitore di Long Beach rientra in pista quinto, ponendo però un mattone cruciale sullo sviluppo della gara mettendosi dietro Dixon. Rossi, ormai orientato a una strategia a due soste, è inoltre aiutato dal “muro” di doppiati che rallenta il passo del leader Wickens prima del secondo pit stop. Nel frattempo Bourdais, partito ultimo, sorpassa di forza (tra gli altri) Veach e Rahal, portandosi in top ten. Al 39° giro Wickens apre un secondo turno di soste chiuso dieci tornate più tardi da Power, superato di forza da Newgarden nel giro di rientro. L’australiano, retrocesso dal secondo al quarto posto e in difficoltà con le gomme nere, dopo le soste si ritrova a rintuzzare gli attacchi di Hunter-Reay e Dixon. Davanti intanto l’inseguimento di Wickens a Rossi è frustrato dalle difficoltà di doppiaggio sul duo Sato-Kanaan, impegnato in una serrata battaglia per la posizione. Le cose non cambiano dopo l’ultimo pit stop di Rossi al 60° giro, quando il canadese riprende il comando, impossibilitato però a estenderlo, ancora frenato dai doppiati. Bourdais, ormai arrivato in coda al lungo trenino alle spalle di Wickens e Rossi composto da Newgarden, Power, Hunter-Reay, Dixon e Pagenaud, segue il neozelandese in pit lane al 64° giro, presto imitato dagli altri inseguitori. Tornato al comando con 20 giri da percorrere e un vantaggio di quasi venti secondi, nel finale Rossi non deve far altro che gestire carburante e doppiati, sperando che la corsa prosegua in bandiera verde. Alle sue spalle Wickens, ancora alle prese col traffico, rimonta infatti a fatica, senza subire eccessive pressioni da Power. Ben più intensa invece è la battaglia per il quarto posto, con Dixon perennemente negli specchietti di Newgarden e inseguito nel finale da Bourdais, che completa la sua rimonta avendo la meglio dopo l’ultimo pit stop su Pagenaud e Hunter-Reay con due bei sorpassi all’esterno.

Per Rossi arriva quindi la seconda vittoria stagionale, la quarta in carriera, davanti a un deluso ma bravissimo Wickens, con Power a completare il podio. Spettacolare ma meno incisivo dell’australiano nel finale, Newgarden porta a casa il quarto posto, rosicchiando solo due punti alla leadership di Scott Dixon, velocissimo ma questa volta non in grado di confezionare le rimonte prodigiose di Indy Gp e Road America. Sesto dopo una rimonta poderosa, Bourdais non può far a meno di chiedersi cosa sarebbe stato senza lo stupido errore in qualifica che lo ha costretto a partire dal fondo. Solido seppur meno spettacolare del connazionale, anche Pagenaud ha messo una pezza su una qualifica disastrosa portando a casa l’ottava piazza dietro Hunter-Reay, in lenta ma costante regressione a causa di un consumo anomalo delle gomme. Mai in lotta per il podio, dopo i temponi stampati nelle libere Rahal porta a casa un deludente nono posto, precedendo Zach Veach, bravo a chiudere in top ten una corsa d’attacco. Il pilota di casa ha preceduto un Andretti combattivo nelle prime fasi, oltre a Jordan King, in grado di recuperare ben sette posizioni al primo giro.

La vittoria permette a Rossi di salire al secondo posto in classifica, riducendo a 46 punti il suo distacco dal leader Dixon. Newgarden rimane in corsa con 60 punti da recuperare mentre per Power (-87) e Hunter-Reay (-95) la caccia al titolo si fa decisamente in salita con quattro sole corse da disputare, nonostante i punti doppi di Sonoma.

Ordine d’arrivo
Pos. Pilota Team Pacchetto N Sponsor Tempo
1 Alexander Rossi (P)(L)(LL) Andretti Honda 27 Napa 90 giri in 1:44:15.2137 – 116,957 mph
2 Robert Wickens (L) Schmidt Honda 6 Lucas Oil 12,829
3 Will Power (L) Penske Chevy 12 Verizon 14,709
4 Josef Newgarden Penske Chevy 1 Hitachi 18,007
5 Scott Dixon Ganassi Honda 9 PNC Bank 18,938
6 Sebastien Bourdais Coyne Honda 18 Sealmaster 19,531
7 Ryan Hunter-Reay Andretti Honda 28 DHL 21,461
8 Simon Pagenaud Penske Chevy 22 Menard’s 21,825
9 Graham Rahal Rahal Honda 15 Fifth Third Bank 23,149
10 Zach Veach Andretti Honda 26 Relay Group 1001 24,393
11 Marco Andretti Andretti Honda 98 Ruoff 36,591
12 Jordan King Carpenter Chevy 20 Fuzzy’s 41,400
13 Spencer Pigot Carpenter Chevy 21 Fuzzy’s  43,334
14 James Hinchcliffe Schmidt Honda 5 Arrow Electronics 1.04,0882
15 Ed Jones Ganassi Honda 10 DC Solar 1.07,1156
16 Charlie Kimball Carlin Chevy 23 Tresiba 1 giro
17 Takuma Sato Rahal Honda 30 Panasonic 1 giro
18 Tony Kanaan Foyt Chevy 14 ABC 1 giro
19 Matheus Leist Foyt Chevy 4 ABC 1 giro
20 Jack Harvey Shank Honda 60 Autonation 1 giro
21 Rene Binder Juncos Chevy 32 HD Pellets 1 giro
22 Conor Daly Harding Chevy 88 Harding 2 giri
23 Pietro Fittipaldi Coyne Honda 19 Paysafe 2 giri
24 Max Chilton Carlin Chevy 59 Gallagher 2 giri
Giro più veloce Scott Dixon 1.06.7269
Giri in testa
Alexander Rossi 66
Robert Wickens 15
Will Power 9
 P: punto per la pole position

L: punto per aver condotto almeno un giro in testa

LL: due punti per il maggior numero di giri in testa

 

Classifica dopo Mid Ohio
Pos. Pilota Punti Distacco Corse Vittorie Podi Top 5 Top 10 Poles LL L GPV
1 Scott Dixon 494 0 13 3 6 9 11 0 209 4 2
2 Alexander Rossi 448 46 13 2 6 8 10 3 199 8 1
3 Josef Newgarden 434 60 13 3 3 5 10 4 476 9 2
4 Will Power 407 87 13 2 5 5 8 2 234 7 2
5 Ryan Hunter-Reay 399 95 13 1 4 8 9 0 33 6 2
6 Robert Wickens 380 114 13 0 4 7 10 1 187 7 0
7 Simon Pagenaud 344 150 13 0 2 2 10 0 31 4 0
8 Graham Rahal 335 159 13 0 1 3 11 0 29 5 0
9 James Hinchcliffe 328 166 12 1 2 5 9 0 65 2 0
10 Sebastien Bourdais 293 201 13 1 1 3 5 1 108 6 1
11 Marco Andretti 285 209 13 0 0 1 6 1 22 1 0
12 Takuma Sato 258 236 13 0 1 3 6 0 3 1 0
13 Ed Jones 255 239 13 0 2 2 6 0 1 1 0
14 Spencer Pigot 239 255 13 0 1 1 3 0 4 2 0
15 Tony Kanaan 227 267 13 0 0 0 4 0 20 2 0
16 Charlie Kimball 212 282 13 0 0 1 4 0 1 1 0
17 Zach Veach 211 283 13 0 0 1 3 0 0 0 1
18 Matheus Leist 182 312 13 0 0 0 0 0 0 0 0
19 Max Chilton 162 332 13 0 0 0 0 0 0 0 0
20 Gabby Chaves 158 336 11 0 0 0 0 0 0 0 0
21 Ed Carpenter 148 346 4 0 1 1 3 1 65 1 0
22 Jordan King 126 368 9 0 0 0 0 0 11 2 0
23 Zachary Claman De Melo 122 372 9 0 0 0 0 0 7 1 1
24 Jack Harvey 63 431 4 0 0 0 0 0 0 0 0
25 Rene Binder 61 433 6 0 0 0 0 0 0 0 0
26 Carlos Munoz 53 441 1 0 0 0 1 0 4 1 0
27 Kyle Kaiser 45 449 4 0 0 0 0 0 2 1 0
28 Conor Daly 43 451 3 0 0 0 0 0 0 0 0
29 Helio Castroneves 40 454 2 0 0 0 1 0 0 0 1
30 JR Hildebrand 38 456 1 0 0 0 0 0 0 0 0
31 Stefan Wilson 31 463 1 0 0 0 0 0 3 1 0
32 Oriol Servia 27 467 1 0 0 0 0 0 16 1 0
33 Pietro Fittipaldi 14 480 2 0 0 0 0 0 0 0 0
34 Danica Patrick 13 481 1 0 0 0 0 0 0 0 0
35 Jay Howard 12 482 1 0 0 0 0 0 0 0 0
36 James Davison 10 484 1 0 0 0 0 0 0 0 0
37 Sage Karam 10 484 1 0 0 0 0 0 0 0 0

Foto di copertina: indycar.com, Joe Skibinski

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