73° Indianapolis 500 – 3° gara stagione 1989

Terza gara della stagione 1989 – 28 maggio 1989

Circuito: Indianapolis Motor Speedway

Tipologia: Super Speedway

Lunghezza: 2.5  mi – 4.02 km

Configurazione aerodinamica: Superspeedway, monoplano posteriore

Record della pista: 220.453 – Rick Mears, Penske PC17-Chevrolet, 1988

Distanza di gara: 200 giri – 500 miglia

Vincitore uscente: Rick Mears

Griglia di partenza
1 Rick Mears 223.885
2 Al Unser Sr. 223.471
3 Emerson Fittipaldi 222.329
4 Jim Crawford 221.450
5 Mario Andretti 220.485
6 Scott Brayton 220.458
7 Bobby Rahal 219.530
8 Al Unser Jr. 218.642
9 Raul Boesel 218.228
10 A.J. Foyt 217.135
11 Randy Lewis 216.494
12 John Andretti 215.611
13 Teo Fabi 215.563
14 Gary Bettenhausen 215.230
15 Arie Luyendyk 214.883
16 Tero Palmroth 214.203
17 Scott Pruett 213.955
18 Ludwig Heimrath Jr. 213.878
19 Didier Theys 213.120
20 Bernard Jourdain 213.105
21 Michael Andretti 218.774
22 Tom Sneva 218.396
23 Gordon Johncock 215.072
24 Derek Daly 214.237
25 John Jones 214.028
26 Danny Sullivan 216.027
27 Kevin Cogan 214.569
28 Rocky Moran 214.212
29 Dominic Dobson
30 Billy Vukovich III 216.698
31 Davy Jones 214.279
32 Pancho Carter 214.067
33 Rich Vogler 213.238

Al segnale di accensione dei motori tutte le vetture lasciano lo schieramento tranne Rocky Moran, che si unisce al gruppo solo dopo 8 giri, e Gary Bettenhausen, che invece viene tristemente ricondotto in pit lane a causa di un problema al motore. Alla bandiera verde Fittipaldi approccia aggressivamente curva 1 passando subito a condurre su Mears e Unser Sr. Il brasiliano è imitato da Mario Andretti, che si porta in quarta piazza in partenza, andando poi all’attacco di Unser per il terzo posto. Il sorpasso arriva pochi attimi prima del violentissimo incidente che al secondo giro elimina Kevin Cogan. Il pilota americano perde il controllo della vettura in curva 4 e dopo aver colpito il muro interno impatta contro l’estremità del muretto box. Già gravemente danneggiata dal primo impatto, della March rimane solo la cellula di sopravvivenza con il motore ancora aggrappato. Cogan finisce la sua corsa nelle prime piazzole della pit lane, semi capavolto. Seppur molto scosso, l’americano poi lascia incredibilmente la vettura sulle sue gambe, facendo tirare un sospiro di sollievo ai 400.000 sulle tribune. Dopo una lunga bandiera gialla la corsa riprende intorno al 10° giro, con Fittipaldi a condurre e Andretti subito all’attacco di Mears per il secondo posto. Il campione in carica come da tradizione retrocede lentamente, lasciando strada al rimontante Unser Jr., per poi ingaggiare una lunga battaglia con Rahal e Unser Sr. Il percorso opposto caratterizza invece la corsa di Michael Andretti, in rimonta dalla settima fila e già quarto prima dei pit stop, inaugurati da Al Unser Sr. e Fittipaldi poco dopo il 30° giro. Una volta ultimate le soste il brasiliano riprende a condurre su Mario e Michael Andretti, Mears e Unser Jr.

La prima tegola in casa Penske arriva al giro 41, quando il difficile mese di Danny Sullivan, alle prese con un braccio fratturato in prova per una foratura, termina per il cedimento della frizione. Il ritiro del campione CART ’88 arriva dopo gli abbandoni di Johncock, Fabi e Lewis per problemi simili. Davanti intanto gli inseguitori di Fittipaldi si danno il cambio, con Michael Andretti che si installa in seconda piazza ai danni del padre Mario, sopravanzato poco dopo anche da Unser Jr. Il secondo turno di soste arriva intorno al 60° giro quando il ritiro di Bobby Rahal, tradito dal nuovo motore Cosworth, richiama in pista la pace car. Alla ripartenza Fittipaldi ha gioco facile nel distanziare Michael Andretti, che precede a sua volta un Unser Jr. frenato dai doppiaggi. Problemi alla frizione poco dopo mettono fine alla corsa di Al Unser Sr., limitando al solo Mears, in perenne lotta con Mario Andretti per il quarto posto, le speranze della Penske. La battaglia però non è destinata a durare ancora a lungo: Andretti è infatti rallentato da problemi di accensione e la corsa di Mears termina dopo il terzo turno di soste per la rottura del motore. Una quarta sosta leggermente anticipata di Fittipaldi lascia brevemente il comando nelle mani di Michael Andretti, che però si rimette all’inseguimento del brasiliano dopo il suo pit stop, arrivato al 123° giro. La rottura del Cosworth di Luyendyk, gemello di quello montato da Rahal, interrompe poco dopo le ostilità, dando l’occasione a Fittipaldi di effettuare un rabbocco, che si trasforma in una sosta completa quando i meccanici notano un consumo anomalo delle gomme.

Alla ripartenza Michael Andretti conduce su Fittipaldi e Unser, gli unici piloti a pieni giri. Crawford li segue infatti a tre giri di distacco, precedendo con ampio margine Boesel e Dobson, staccati di ben cinque tornate dal leader della corsa. La battaglia a distanza in testa alla gara viene però presto interrotta dallo stesso Crawford, che rimane tristemente in curva 3 con problemi alla trasmissione. I primi approfittano della neutralizzazione per completare un altro turno di soste, da cui Fittipaldi emerge in testa con Andretti subito dietro mentre Unser segue più distanziato dopo aver rischiato il doppiaggio nella ripartenza precedente. Quando la bandiera verde torna a sventolare Fittipaldi prende brevemente margine sulla pista coperta dal filler, ma in breve Andretti recupera il tempo perduto, prendendo facilmente il comando al 154° giro. Michael guadagna lentamente metri, ma le sue possibilità di vittoria evaporano poco più tardi per la rottura del motore Chevrolet, al quinto problema tecnico dopo gli abbandoni di Mears, Sullivan e Unser Sr. e il ritardo subito da Mario Andretti. La Lola ferma in pista causa l’intervento della pace car, dando l’occasione a Fittipaldi e Unser di compiere un’altra sosta con circa 35 giri da completare. Alla ripartenza Fittipaldi prende margine, protetto anche dai tanti doppiati che lo separano dall’americano, ma a meno di venti giri dalla bandiera a scacchi un’altra bandiera gialla, causata da una ruota persa da Tero Palmroth, rimette tutto in discussione. Fittipaldi va sul sicuro effettuando l’ultima sosta, Unser decide invece di rischiare sul fronte consumi evitando il rabbocco per ritrovarsi in ripartenza direttamente in coda al rivale.

La pace car si fa da parte quando mancano circa 14 giri al termine e i doppiaggi sembrano inizialmente favorire Fittipaldi, che prende un margine di apparente sicurezza su Unser. Una volta a pista libera però l’americano comincia sorprendentemente a ridurre il distacco, facendosi sotto al due volte campione del mondo nel momento in cui Mario Andretti non lascia strada ai duellanti. Dopo un primo tentativo in curva 1, a cinque giri dal termine Unser trova lo spunto giusto per infilare Fittipaldi in curva 3. Seppur con il tremendo dubbio che il metanolo possa non bastare per arrivare sotto la bandiera a scacchi, il pilota del New Mexico riesce anche a prendere un piccolo margine, che evapora però nel momento in cui i contendenti si imbattono nell’ennesimo gruppo di doppiati. Quando poi a due giri dal termine Ludwig Heimrath Jr. chiude la porta ad Unser in curva 2, Fittipaldi ha l’occasione per riportarsi al comando. I due percorrono affiancati il rettilineo di ritorno, superando diverse vetture, per poi affrontare ancora ruota a ruota curva tre, con Fittipaldi all’interno e Unser all’esterno. L’americano lascia al rivale spazio per fare la curva, ma la velocità eccessiva e il disturbo della vettura che precede manda in sottosterzo la Penske, la cui ruota anteriore destra colpisce la posteriore sinistra della Lola. Unser non ha possibilità di controllo e finisce contro il muro, Fittipaldi è prontissimo nel correggere il sovrasterzo della sua vettura e si salva dal disastro, percorrendo l’ultimo giro dietro la pace car per andare a cogliere il primo successo in carriera a Indianapolis. Il brasiliano raccoglie anche gli applausi tra lo sportivo e l’ironico di Unser, che esce fortunatamente illeso dall’incidente e porta comunque a casa il secondo posto finale in virtù dell’enorme vantaggio sul terzo, Raul Boesel, che chiude a 6 giri dal vincitore. Ben tre vetture concludono invece a 7 giri da Fittipaldi, con Andretti che sul traguardo precede l’intramontabile Foyt, seguito da Brayton. Davy Jones è il migliore dei i piloti con vetture vecchie di un anno, terminando al settimo posto davanti alla March 88C di Vogler. Bernard Jourdain, Scott Pruett, John Jones e Bill Vukovich III chiudono poi la zona punti CART.

Il finale Fittipaldi-Unser segna la seconda doppietta consecutiva per la Chevrolet, che piazza anche Andretti al quarto posto mentre Boesel regala il terzo posto alla Judd. A.J Foyt con il quinto posto guida invece la pattuglia Cosworth, mentre Brayton è il migliore dei motorizzati Buick.

Ordine d’arrivo
1    Emerson Fittipaldi 200 giri in 2:59:01.04 – 167,581
2    Al Unser, Jr. 2 giri
3    Raul Boesel 6 giri
4    Mario Andretti 7 giri
5    A.J. Foyt 7 giri
6    Scott Brayton 7 giri
7    Davy Jones 8 giri
8    Rich Vogler 8 giri
9    Bernard Jourdain 9 giri
10    Scott Pruett 10 giri
11    John Jones 11 giri
12    Billy Vukovich III 14 giri
13    Ludwig Heimrath, Jr. 15 giri
14    Rocky Moran 19 giri
15    Derek Daly 33 giri
16    Tero Palmroth ruota persa
17    Michael Andretti motore
18    Dominic Dobson 39 giri
19    Jim Crawford motore
20    Didier Theys motore
21    Arie Luyendyk motore
22    Pancho Carter problemi elettrici
23    Rick Mears motore
24    Al Unser frizione
25    John Andretti motore
26    Bobby Rahal motore
27    Tom Sneva fuoco ai box
28    Danny Sullivan frizione
29    Randy Lewis mozzo ruota
30    Teo Fabi motore
31    Gordon Johncock motore
32    Kevin Cogan incidente
33    Gary Bettenhausen motore