L’acquazzone mattutino ha complicato non poco la vita ai piloti IndyCar nelle qualifiche per la seconda frazione del Dual in Detroit. Ancora divisa in due gruppi, invertiti rispetto a gara 1, la sessione ha visto prevalere Alexander Rossi, che staccando nettamente Power e Dixon nel secondo gruppo ha conquistato la terza pole position in carriera. L’americano sarà accompagnato in prima fila da Robert Wickens, il più veloce nel primo gruppo davanti a un sorprendente Ed Jones. Dixon, che si è visto annullare un giro da pole per via della bandiera rossa causata nel finale da Newgarden, dividerà la terza fila con Hinchcliffe. Quarta fila per Zach Veach e Simon Pagenaud, davanti a Rahal e Hunter-Reay, in testacoda negli ultimi secondi. Entrambe le sessioni sono state interrotte dalle bandiere rosse causate rispettivamente da Tony Kanaan, subito in testacoda, e Josef Newgarden, contro le gomme. Il team Juncos ha preferito non far scendere in pista Rene Binder, alla prima presa di contatto sul bagnato con la IR18. Non essendo previste ulteriori precipitazioni la corsa dovrebbe svolgersi sull’asciutto.
Detroit – Qualifica, Gruppo 1 -3/6/2018
Pos.
Pilota
Squadra
Motore
N
Sponsor
Tempo
Distacco
1
Robert Wickens
Schmidt
Honda
6
Lucas Oil
01:33.6605
2
Ed Jones
Ganassi
Honda
10
NTT Data
01:33.9256
0.2651
3
James Hinchcliffe
Schmidt
Honda
5
Arrow Electronics
01:34.1370
0.4765
4
Simon Pagenaud
Penske
Chevy
22
Menard’s
01:34.2315
0.5710
5
Ryan Hunter-Reay
Andretti
Honda
28
DHL
01:34.5021
0.8416
6
Marco Andretti
Andretti
Honda
98
AutoNation
01:34.5475
0.8870
7
Gabby Chaves
Harding
Chevy
88
Harding
01:35.6045
1,944
8
Sebastien Bourdais
Coyne
Honda
18
Sealmaster
01:35.6692
2,0087
9
Matheus Leist
Foyt
Chevy
4
ABC
01:36.0439
2,3834
10
Takuma Sato
Rahal
Honda
30
Panasonic
01:37.0851
3,4246
11
Tony Kanaan
Foyt
Chevy
14
ABC
No Time
No Time
12
Rene Binder
Juncos
Chevy
32
Binderholz
No Time
No Time
Detroit – Qualifica, Gruppo 2 -3/6/2018
Pos.
Pilota
Squadra
Motore
N
Sponsor
Tempo
Distacco
1
Alexander Rossi
Andretti
Honda
27
Ruoff
01:33.3143
–.—-
2
Will Power
Penske
Chevy
12
Verizon
01:33.8295
0.5152
3
Scott Dixon
Ganassi
Honda
9
PNC Bank
01:33.9544
0.6401
4
Zach Veach
Andretti
Honda
26
One Thousand One
01:34.6464
1,3321
5
Graham Rahal
Rahal
Honda
15
United Rentals
01:35.0256
1,7113
6
Jordan King
Carpenter
Chevy
20
Allegiant
01:35.1374
1,8231
7
Santino Ferrucci
Coyne
Honda
19
Paysafe
01:35.4664
2,1521
8
Spencer Pigot
Carpenter
Chevy
21
Preferred
01:36.3713
3,057
9
Max Chilton
Carlin
Chevy
59
Gallagher
01:36.9796
3,6653
10
Josef Newgarden
Penske
Chevy
1
Hitachi
01:38.3041
4,9898
11
Charlie Kimball
Carlin
Chevy
23
Tresiba
01:39.3597
6,0454
Griglia di Partenza
Pos.
Pilota
Tempo
Pilota
Tempo
1
Alexander Rossi
01:33.3143
2
Robert Wickens
01:33.6605
3
Will Power
01:33.8295
4
Ed Jones
01:33.9256
5
Scott Dixon
01:33.9544
6
James Hinchcliffe
01:34.1370
7
Zach Veach
01:34.6464
8
Simon Pagenaud
01:34.2315
9
Graham Rahal
01:35.0256
10
Ryan Hunter-Reay
01:34.5021
11
Jordan King
01:35.1374
12
Marco Andretti
01:34.5475
13
Santino Ferrucci
01:35.4664
14
Gabby Chaves
01:35.6045
15
Spencer Pigot
01:36.3713
16
Sebastien Bourdais
01:35.6692
17
Max Chilton
01:36.9796
18
Matheus Leist
01:36.0439
19
Josef Newgarden
01:38.3041
20
Takuma Sato
01:37.0851
21
Charlie Kimball
01:39.3597
22
Tony Kanaan
No Time
23
Rene Binder
No Time
Dopo il ritorno alla vittoria di Dixon, il week end di Detroit vede l’affermazione di un altro veterano, Ryan Hunter-Reay, che pone fine a un digiuno lungo tre anni. Il campione 2012 ha messo in scena una prova di altissima intensità, ancora una volta unico a far rendere una strategia a tre soste che lo ha costretto a 60 giri da qualifica. Partito nel gruppo, dopo aver avuto la meglio su Hinchcliffe in pista e Wickens durante le soste, l’americano ha infatti sfruttato a pieno la pista libera per passare davanti a tutti i piloti su due soste, guidati da Power, Jones e Dixon, installandosi alle spalle di Rossi, dominatore della corsa. Completata l’ultima sosta a 52 giri dal termine, Hunter-Reay si è quindi ritrovato a circa 7” dal compagno di squadra, arrivando a guadagnare talvolta anche un secondo al giro su un Rossi stranamente lento. Arrivato definitivamente alle spalle del compagno a 10 giri dal termine, Hunter-Reay poi non ha neanche dovuto costruire una manovra di sorpasso. Nonostante gli inviti del team a pensare al campionato, il secondo di due clamorosi bloccaggi dell’anteriore sinistra è stato fatale a Rossi, che costretto a una sosta supplementare dalla conseguente foratura ha chiuso solo 12°. Il secondo posto è quindi andato a Will Power, ancora miglior Chevrolet e bravo a capitalizzare una partenza aggressiva, tenendo poi a bada il duo Ganassi, con Jones autore di un avvio stentato ma bravo a precedere per tutta la gara Dixon, in difficoltà inizialmente con le gomme rosse. Dopo il botto del sabato Graham Rahal ha portato a termine una prova poco appariscente ma solida, conquistando il quinto posto davanti a Wickens, ancora in grado di tirare fuori il meglio da una vettura alle prese con un consumo anomalo delle gomme. Tony Kanaan ha portato a casa un ottimo settimo posto, precedendo l’altra vettura Chevy di Charlie Kimball, al secondo piazzamento in top ten con il team Carlin. Meno incisivo del sabato, Marco Andretti ha comunque conquistato punti buoni per la classifica terminando nono davanti a un Pagenaud ancora irriconoscibile. Ancora peggio il compagno Newgarden, addirittura 15°.
È comunque la Penske a comandare la classifica grazie alla sequenza di risultati utili di Power, che conduce con 5 punti su Dixon e 11 su Rossi, a corto di 22 punti a causa della sua testardaggine. Con il doppio podio di Detroit anche Hunter-Reay entra prepotentemente in lotta per il campionato con 31 punti da recuperare sull’australiano, precedendo Newgarden a -39. Più staccati ma sempre in corsa Wickens (-77) e Rahal (-88). Dopo Indianapolis si fa invece sempre più critica la situazione di Bourdais (-115), autore di alcune belle manovre e in corsa per un posto in top 5 fino ad un testacoda da brivido in curva 1 indotto dalla rottura di un componenente della sospensione. Un altro testacoda nello stesso punto aveva precedentemente coinvolto Santino Ferrucci, sorpreso dalle gomme fredde.
Dopo la sonora sconfitta di Indy le squadre Honda si presentano a Detroit, casa Chevrolet, determinate a ripetere l’en plein del 2017. Sebastien Bourdais ha infatti guidato un treno di ben otto monoposto spinte dal propulsore giapponese che ha i coinvolto tutte le squadre Honda eccetto il team Schmidt. Il francese ha quindi preceduto di meno di un decimo Dixon e il dominatore 2017 Rahal, a sua volta davanti ad Alexander Rossi e Marco Andretti. A fare notizia è però il sesto posto del debuttante Santino Ferrucci, a lungo in fondo alla classifica ma in grado negli ultimi minuti di piazzare un tempo solo mezzo secondo più lento del compagno di squadra Bourdais. Hunter-Reay e Veach, 8° e 9°, hanno portato a quattro il numero di vetture Andretti in top ten, chiudendo davanti a Newgarden, primo delle Chevy a 54 centesimi da Bourdais, con Kanaan subito dietro. Un innocuo contatto contro le gomme di Binder e un lungo in frenata di Wickens hanno causato le sole bandiere rosse della sessione.
Detroit – Libere 1 -1/6/2018
Pos.
Pilota
Squadra
Pacchetto
N
Sponsor
Tempo
Distacco
1
Sebastien Bourdais
Coyne
Honda
18
Sealmaster
01:17.8545
–.—-
2
Scott Dixon
Ganassi
Honda
9
PNC Bank
01:17.9168
0.0623
3
Graham Rahal
Rahal
Honda
15
United Rentals
01:17.9830
0.1285
4
Alexander Rossi
Andretti
Honda
27
Ruoff
01:18.1504
0.2959
5
Marco Andretti
Andretti
Honda
98
AutoNation
01:18.3009
0.4464
6
Santino Ferrucci
Coyne
Honda
19
Paysafe
01:18.3117
0.4572
7
Ryan Hunter-Reay
Andretti
Honda
28
DHL
01:18.3366
0.4821
8
Zach Veach
Andretti
Honda
26
One Thousand One
01:18.3529
0.4984
9
Josef Newgarden
Penske
Chevy
1
Verizon
01:18.3997
0.5452
10
Tony Kanaan
Foyt
Chevy
14
ABC
01:18.4611
0.6066
11
Simon Pagenaud
Penske
Chevy
22
Menard’s
01:18.6425
0.7880
12
Takuma Sato
Rahal
Honda
30
Panasonic
01:18.6781
0.8236
13
Will Power
Penske
Chevy
12
Verizon
01:18.9027
1,0482
14
Max Chilton
Carlin
Chevy
59
Gallagher
01:18.9297
1,0752
15
Robert Wickens
Schmidt
Honda
6
Lucas Oil
01:18.9724
1,1179
16
Charlie Kimball
Carlin
Chevy
23
Tresiba
01:19.0906
1,2361
17
Jordan King
Carpenter
Chevy
20
Allegiant
01:19.1719
1,3174
18
Matheus Leist
Foyt
Chevy
4
ABC
01:19.1933
1,3388
19
Spencer Pigot
Carpenter
Chevy
21
Preferred
01:19.4102
1,5557
20
Ed Jones
Ganassi
Honda
10
NTT Data
01:19.5470
1,6925
21
James Hinchcliffe
Schmidt
Honda
5
Arrow Electronics
01:19.6973
1,8428
22
Gabby Chaves
Harding
Chevy
88
Harding
01:20.2853
2,4308
23
Rene Binder
Juncos
Chevy
32
Binderholz
01:21.8363
3,9818
La Honda continua a comandare anche nel secondo turno di libere, piazzando otto vetture nei primi dieci. A comandare il gruppo Ryan Hunter-Reay, alla ricerca della prima vittoria da quasi tre anni, che ha preceduto per soli 7 millesimi Soctt Dixon. A poco più di un decimo James Hinchcliffe, ripresosi da una prima sessione in ombra, davanti a Josef Newgarden, ancora al vertice tra i piloti Chevy, staccato questa volta di due decimi. Il team Andretti ha ancora piazzato tutti i suoi piloti in top ten, con Marco 5°, Rossi 8° e Veach 10°. Tra loro Rahal a tre decimi e mezzo dalla vetta, seguito da Pagenaud e Wickens. Dopo l’exploit della prima sessione, alle prese per la prima volta con le gomme “rosse” Santino Ferrucci si è dovuto accontentare della 18° piazza a 7 decimi dal compagno e leader delle Iibere 1 Bourdais, 11° a circa mezzo secondo da Hunter Reay. La sessione è stata lungamente interrotta nelle prime fasi dall’incidente che ha visto Jordan King colpire duramente il muro esterno dell’ultima curva per poi rimbalzare su quello interno. Un’altra breve sospensione è arrivata più avanti per recuperare Kanaan, finito contro le gomme della curva 7.
Con un giro finale strepitoso Marco Andretti torna in pole position a cinque anni di distanza da Pocono 2013, conquistando la prima pole in carriera su un cittadino. Il nipote del grande Mario ha beneficiato di far parte del secondo gruppo, rispondendo colpo su colpo nel finale a Wickens e Hunter-Reay e staccando all’ultimo passaggio un impressionante 1.14.851, mezzo secondo più veloce del canadese. Per via del particolare sistema di qualifica imposto dal fitto calendario, al suo fianco partirà Scott Dixon, il più veloce nella prima sessione al termine di un bel duello con il capo classifica Alexander Rossi, che scatterà in seconda fila all’esterno di Wickens. La terza fila sarà invece divisa da Hunter-Reay e Will Power, il più veloce di un contingente Chevy in netta difficoltà. Quarta fila tutta RLL con Sato a precedere Rahal, mentre il decimo posto di un ottimo Chilton dietro James Hinchcliffe porta a due le vetture Chevy in top ten. Tra i candidati al titolo, il duo Penske Newgarden-Pagenaud si avvierà solo dalla settima fila mentre Sebastien Bourdais partirà all’interno del neo compagno Ferrucci addirittura dalla nona fila.
Detroit – Qualifica, Gruppo 1 -2/6/2018
Pos.
Pilota
Squadra
Motore
N
Sponsor
Tempo
Distacco
1
Scott Dixon
Ganassi
Honda
9
PNC Bank
01:15.4186
–.—-
2
Alexander Rossi
Andretti
Honda
27
Ruoff
01:15.4946
0.0760
3
Will Power
Penske
Chevy
12
Verizon
01:15.7210
0.3024
4
Graham Rahal
Rahal
Honda
15
United Rentals
01:15.8273
0.4087
5
Max Chilton
Carlin
Chevy
59
Gallagher
01:16.0396
0.6210
6
Spencer Pigot
Carpenter
Chevy
21
Preferred
01:16.1430
0.7244
7
Josef Newgarden
Penske
Chevy
1
Hitachi
01:16.1923
0.7737
8
Zach Veach
Andretti
Honda
26
One Thousand One
01:16.3157
0.8971
9
Santino Ferrucci
Coyne
Honda
19
Paysafe
01:16.7531
1,3345
10
Jordan King
Carpenter
Chevy
20
Allegiant
01:16.9075
1,4889
11
Charlie Kimball
Carlin
Chevy
23
Tresiba
01:17.2067
1,7881
Detroit – Qualifica, Gruppo 2 -2/6/2018
Pos.
Pilota
Squadra
Motore
N
Sponsor
Tempo
Distacco
1
Marco Andretti
Andretti
Honda
98
AutoNation
1:14.8514
2
Robert Wickens
Schmidt
Honda
6
Lucas Oil
1:15.3267
0.4753
3
Ryan Hunter-Reay
Andretti
Honda
28
DHL
1:15.3351
0.4873
4
Takuma Sato
Rahal
Honda
30
Panasonic
1:15.3920
0.5406
5
James Hinchcliffe
Schmidt
Honda
5
Arrow Electronics
1:15.5402
0.6888
6
Ed Jones
Ganassi
Honda
10
NTT Data
1:15.8876
1,0362
7
Simon Pagenaud
Penske
Chevy
22
Menard’s
1:16:0099
1,1585
8
Tony Kanaan
Foyt
Chevy
14
ABC
1:16.0740
1,2226
9
Sebastien Bourdais
Coyne
Honda
18
Sealmaster
1:16.2205
1,3691
10
Gabby Chaves
Harding
Chevy
88
Harding
1:16.2311
1,3797
11
Matheus Leist
Foyt
Chevy
4
ABC
1:16.4182
1,5668
12
Rene Binder
Juncos
Chevy
32
Binderholz
1:18.6018
3,7594
Griglia di Partenza
Pos.
Pilota
Tempo
Pilota
Tempo
1
Marco Andretti
1:14.8514
2
Scott Dixon
01:15.4186
3
Robert Wickens
1:15.3267
4
Alexander Rossi
01:15.4946
5
Ryan Hunter-Reay
1:15.3351
6
Will Power
01:15.7210
7
Takuma Sato
1:15.3920
8
Graham Rahal
01:15.8273
9
James Hinchcliffe
1:15.5402
10
Max Chilton
01:16.0396
11
Ed Jones
1:15.8876
12
Spencer Pigot
01:16.1430
13
Simon Pagenaud
1:16:0099
14
Josef Newgarden
01:16.1923
15
Tony Kanaan
1:16.0740
16
Zach Veach
01:16.3157
17
Sebastien Bourdais
1:16.2205
18
Santino Ferrucci
01:16.7531
19
Gabby Chaves
1:16.2311
20
Jordan King
01:16.9075
21
Matheus Leist
1:16.4182
22
Charlie Kimball
01:17.2067
23
Rene Binder
1:18.6018
Quasi un anno dopo l’ultima vittoria di Road America, Scott Dixon torna sul gradino più alto del podio scrivendo l’ennesima pagina di storia. Quello di Detroit è infatti il 42° successo nella carriera del neozelandese, ora salito al terzo posto nella classifica di tutti i tempi in coabitazione con Michael Andretti. Appropriatamente per l’occasione, si è trattato di una tipica vittoria alla Dixon, frutto di una perfetta applicazione della strategia, un gran ritmo, ottimi consumi e giri di ingresso/uscita dalla pit lane velocissimi.
LA CRONACA
Alla partenza Marco Andretti mantiene agevolmente il comando mentre Dixon si difende duramente da Wickens, che nei giri successivi si scambia più volte la posizione con Rossi, con Hunter-Reay, un aggressivo Sato e Rahal (unico tra i primi a essere partito con gomme dure) subito dietro. Già intorno al decimo giro si delineano le due strategie predominanti, quando Wickens e Hunter-Reay si fermano per montare gomme dure, impegnandosi in una tattica a tre soste. Il gruppetto formato da Andretti, Dixon, Rossi, Rahal e Sato propende invece per le due soste, fermandosi tra il 22° e il 25° giro. Dopo i pit stops è quindi Dixon, grazie a un veloce giro a pista libera e a un rapidissimo rifornimento, a precedere Rahal, Andretti e Rossi. Il comando passa però nelle mani di Hunter-Reay, che inanellando giri da qualifica estende il suo vantaggio, riuscendo a rientrare al terzo posto dopo il suo secondo pit stop, al 32° giro. Dieci giri più tardi un dritto di Rene Binder alla curva 11 costringe poi in pit lane il gruppo di testa, compreso lo stesso Hunter-Reay. La neutralizzazione, saggiamente evitata dalla direzione gara per permettere ai primi il pit stop in corsa libera e non stravolgere quindi l’andamento della corsa, arriva però poco dopo quando Rahal pone fine alle sue speranze di vittoria impattando violentemente contro il muro dell’ultima curva.
Quando la corsa riprende dopo una lunghissima neutralizzazione, Dixon conduce quindi su Hunter-Reay, Andretti, Rossi e Jones, presto superato da Sato. Due giri più tardi la gara è però nuovamente interrotta quando una tamponata di Kimball all’ingresso della curva 11 costa un enorme spavento a Santino Ferrucci, che finisce in testacoda ad alta velocità, terminando la sua corsa contro le gomme dopo aver evitato per un pelo la carambola con le altre vetture. Un gran peccato per il rookie, immerso nelle difficoltà del team Coyne ma comunque davanti in quel momento al compagno Bourdais. La bandiera verde ritorna a sventolare al 60° giro, con Dixon che prepara alla perfezione la ripartenza, non dando nessuna possibilità agli inseguitori. Hunter-Reay deve invece difendersi da Andretti, poi superato all’esterno da Rossi in curva 3 nonostante un lieve contatto tra le due auto. Negli ultimi giri Dixon e Hunter-Reay ingaggiano poi una bella sfida a colpi di giri veloci, ma il tesoretto di push to pass a disposizione del neozelandese lascia poche speranze al campione 2012, che deve accontentarsi del secondo posto. Più indietro Rossi chiude terzo in solitaria dopo aver staccato un comunque positivo Andretti, che riesce a contenere gli assalti di Sato nel finale. Una corsa consistente consegna poi a Ed Jones il sesto posto davanti a Will Power, primo di un’armata Chevy uscita ancora duramente sconfitta dal circuito di casa. Come fatto notare dall’australiano, l’accento posto dalla Ilmor sulla potenza agli alti regimi (fondamentale per il successo a Indy) potrebbe aver compromesso la guidabilità del motore sulle piste più tortuose. L’australiano ha preceduto Wickens, in netta difficoltà con le gomme rosse dopo un buono stint d’apertura, ma bravo nel finale a superare Newgarden e Pigot, contenuti poi duramente fino al traguardo. In grande difficoltà Pagenaud, solo 17°. Dopo lo shock della mancata qualificazione a Indy, James Hinchcliffe riparte da un undicesimo posto a causa di una penalità per eccesso di velocità ai box.
Primo giorno di prove a Indianapolis in preparazione della Indy 500. La giornata è stata divisa in due sessioni, la prima esclusiva dei “veterani” (chi ha partecipato all’edizione precedente), la seconda aperta a tutti, in particolare ai debuttanti e piloti che chiamati a completare il programma di riacclimatamento. Tra i primi Zachary Claman De Melo, scelto da Dale Coyne per sostituire l’infortunato Pietro Fittipaldi nonostante la ridottissima esperienza sugli ovali. Entrambe le sessioni sono state a tratti interrotte da piovaschi, oltre che dalla minaccia di fulmini. La prova mattutina si è chiusa con un tris del team Penske, lungamente impegnato in prove di gruppo, con Pagenaud che sfruttando una generosa scia ha preceduto di ben 4 decimi Castroneves e Newgarden. Il brasiliano ha poi concluso in testa anche la seconda sessione davanti a Carpenter, a sua volta motorizzato Chevy.
Giornata di prove tranquilla a Indianapolis, senza interruzioni per pioggia o incidenti. Le uniche bandiere gialle sono infatti arrivate per ispezione della pista e per recuperare la vettura di Tony Kanaan, rimasto fermo in uscita dalla pit lane. Dopo la buona prova dei piloti Chevy del primo giorno, la Honda ha monopolizzato le prime quattro posizioni con ben quattro team differenti. Marco Andretti è stato il più veloce superando la barriera delle 227 miglia davanti a Dixon, Sato e Wickens. Charlie Kimball ha invece guidato la pattuglia Chevy precedendo Kanaan, sempre tra i più veloci, Chaves e Carpenter, con Servia e Karam a chiudere la top ten. Andretti e Dixon hanno poi commentato il comportamento della vettura nel traffico, sottolineando come i sorpassi al vertice non dovrebbero essere un problema, mentre nel traffico la scia appare così forte da rendere difficile completare una manovra di sorpasso anche in caso di errore di chi precede.
Terza giornata di prove a Indianapolis e ancora una volta il tempo più veloce arriva la mattina, questa volta dalla vettura motorizzata Honda di Graham Rahal, l’unico a superare la barriera delle 226 miglia. Il pilota americano, che in conferenza stampa non ha mancato di sottolineare la difficoltà di gestire il sottosterzo nel gruppo con questo nuovo UAK, ha preceduto Tony Kanaan, costantemente ai piani alti della classifica, oltre al leader della seconda giornata Marco Andretti. A seguire ben sei Chevrolet a chiudere la top ten, con l’unica intromissione di Zachary Claman De Melo. Ancora tempo perfetto sullo Speedway, le uniche bandiere gialle sono arrivate per operazioni di ispezione della pista e, negli ultimi minuti, per una strisciata contro il muro della curva 4 di JR Hildebrand, finito in sottosterzo nel traffico.
Un Fast Friday con cielo coperto e un breve accenno di pioggia nelle ultime ore, ha confermato l’alto livello di competitività della griglia, rendendo difficile ogni previsione sull’esito del bump day di sabato. Marco Andretti ha ancora una volta comandato la lista dei tempi, grazie a una generosa scia che lo ha portato alla velocità media di 231.8 mph (Bourdais, il più veloce nel 2017, girò a 233.1 mph), precedendo di poco Robert Wickens e Ed Carpenter.
In vista delle qualifiche, molta più importanza ricopre però la classifica dei giri senza scia, che invece mostra al vertice un tris del team Penske, con Will Power, unico a lambire il muro delle 230 miglia, in vantaggio di quasi un miglio orario su Newgarden e Pagenaud. Poco più indietro l’altra Chevrolet guidata da Ed Carpenter, a precedere la prima Honda di Sebastien Bourdais, che a un anno dal terribile schianto in curva 2, appare ancora una volta il più credibile candidato alla pole della casa giapponese. La top ten è occupata poi da altre tre vetture Chevy, con Pigot e Danica Patrick a precedere Castroneves, 10°. Tra loro le altre ormai consolidate punte Honda, Rossi e Wickens.
Nel tentativo di schiodarsi dall’ultima posizione, James Davison ha forse osato troppo con le regolazioni, finendo contro il muro della curva 2 tradito dal vento. L’australiano, fermo a 224.7 mph, appare a questo punto un probabile candidato all’eliminazione, a meno che il team Foyt non riesca a portare la sua macchina al livello delle titolari di Kanaan (227,9 mph) e Leist (227,6 mph). Davanti a Davison appaiono a rischio almeno 7 piloti che non hanno superato il muro delle 226,5 mph. A sorpresa, Graham Rahal non è andato oltre le 225,4 mph, potendo comunque contare sul supporto di Servia (227,1) e Sato (226,8). Allo stesso modo, Pippa Mann, Jay Howard e Sage Karam potrebbero beneficiare delle regolazioni dei compagni più veloci. Più critica è invece la situazione di Kyle Kaiser (226,0) e Gabby Chaves (226,5), che dovranno trovare con le loro forze quelle frazioni di miglio che potrebbero fare la differenza. Il californiano, il più attivo di tutti con 62 giri completati, appare al momento il secondo più probabile candidato all’eliminazione.
Indianapolis 500 – Fast Friday – 18/05/2018
Pos.
Pilota
Squadra
Pacchetto
N
Sponsor
Media
Tempo
Distacco
1
Marco Andretti
Andretti
Honda
98
US Concrete
231.802
38,8262
–.—-
2
Robert Wickens
Schmidt
Honda
6
Lucas Oil
231.732
38,8379
0.0117
3
Ed Carpenter
Carpenter
Chevy
20
Fuzzy’s
231.066
38,9499
0.1237
4
Oriol Servia
Rahal
Honda
64
Manitowac
230.247
39,0884
0.2622
5
Will Power
Penske
Chevy
12
Verizon
229.78
39,1679
0.3417
6
Sebastien Bourdais
Coyne
Honda
18
Sealmaster
229.74
39,1747
0.3485
7
Tony Kanaan
Foyt
Chevy
14
ABC
229.5
39,2157
0.3895
8
Matheus Leist
Foyt
Chevy
4
ABC
229.365
39,2388
0.4126
9
Stefan Wilson
Andretti
Honda
25
Driven
229.273
39,2545
0.4283
10
Alexander Rossi
Andretti
Honda
27
NAPA
229.235
39,2611
0.4349
11
Gabby Chaves
Harding
Chevy
88
Harding
229.135
39,2782
0.4520
12
Helio Castroneves
Penske
Chevy
3
Pennzoil
229.122
39,2804
0.4542
13
Spencer Pigot
Carpenter
Chevy
21
Preferred
229.069
39,2895
0.4633
14
Josef Newgarden
Penske
Chevy
1
Verizon
228.994
39,3024
0.4762
15
Kyle Kaiser
Juncos
Chevy
32
Binderholz
228.87
39,3237
0.4975
16
Simon Pagenaud
Penske
Chevy
22
Menard’s
228.857
39,3259
0.4997
17
Ed Jones
Ganassi
Honda
10
NTT Data
228.646
39,3621
0.5359
18
Charlie Kimball
Carlin
Chevy
23
Fiasp
228.524
39,3831
0.5569
19
Jay Howard
Schmidt
Honda
6
One Cure
228.365
39,4106
0.5844
20
Danica Patrick
Carpenter
Chevy
13
Go Daddy
228.284
39,4245
0.5983
21
Scott Dixon
Ganassi
Honda
9
PNC Bank
228.233
39,4334
0.6072
22
Carlos Munoz
Andretti
Honda
29
Ruoff
228.028
39,4688
0.6426
23
Ryan Hunter-Reay
Andretti
Honda
28
DHL
227.889
39,4929
0.6667
24
Takuma Sato
Rahal
Honda
30
Panasonic
227.782
39,5115
0.6853
25
Conor Daly
Coyne
Honda
17
Usaf
227.7
39,5257
0.6995
26
Sage Karam
D&R
Chevy
24
Wix
227.593
39,5442
0.7180
27
Zachary Claman De Melo
Coyne
Honda
19
Paysafe
227.315
39,5926
0.7664
28
Zach Veach
Andretti
Honda
26
One Thousand One
227.314
39,5928
0.7666
29
James Hinchcliffe
Schmidt
Honda
5
Arrow Electronics
227.262
39,6019
0.7757
30
JR Hildebrand
D&R
Chevy
66
Salesforce
227.242
39,6053
0.7791
31
Pippa Mann
Coyne
Honda
63
Life
227.226
39,6082
0.7820
32
Max Chilton
Carlin
Chevy
59
Gallagher
227.089
39,6321
0.8059
33
Graham Rahal
Rahal
Honda
15
United Rentals
226.811
39,6806
0.8544
34
James Davison
Foyt
Chevy
33
Jonathan Byrd
226.705
39,6991
0.8729
35
Jack Harvey
Shank
Honda
60
Sirius XM
226.611
39,7157
0.8895
Velocità massima
Marco Andretti
237,223 mph
381,691 km/h
Indianapolis 500 – Fast Friday, Tempi senza scia – 18/05/2018
Pur con due sole eliminazioni da determinare, il Bump Day ha mantenuto in pieno le attese di suspense e tensione fino all’ultimo, complice la pioggia, decretando un verdetto incredibile. Avevamo detto che con l’equilibrio tecnico visto nelle prove fare previsioni sui due esclusi sarebbe stato compito arduo, ma mai avremmo pensato di dover raccontare l’esclusione di James Hinchcliffe. In difficoltà nel Fast Friday, il canadese ha avuto la sfortuna di effettuare il suo primo tentativo dopo la prima interruzione per pioggia, arrivata dopo i primi 11 tentativi. Con una temperatura che andava salendo e la pista non più gommata, il Sindaco non è andato oltre le 224,78 mph, buono solo per il 32° posto. Una volta completati i tentativi individuali e superata la seconda interruzione per pioggia, il rito del “bump” si è ridotto ad un’ora di tentativi, tra chi cercava di conquistare un posto in griglia e altri, più fortunati, tornati in pista per entrare nei primi nove e giocarsi la pole domani. Tra i primi Oriol Servia, il più veloce venerdì tra i piloti del team Rahal e ora alle prese con una vettura inguidabile. All’ultima chance dopo due tentativi abortiti, lo spagnolo è finalmente riuscito a completare la sua corsa, nonostante un ultimo giro nettamente più lento dei precedenti.
E’ stato poi il turno di Conor Daly, che dopo aver annullato il secondo tentativo ha sfruttato ogni centimetro di pista tra l’erba e il muro per guadagnarsi un posto in griglia a scapito di James Hinchcliffe. Inspiegabilmente attendista (Graham Rahal, non immediatamente minacciato, aveva già provveduto a migliorare di poco il suo primo tentativo), il canadese ha aspettato l’esclusione per tornare in pista con meno di 15 minuti dal colpo di pistola, salvo poi scoprire un problema a un cerchio nel giro di lancio e tornare in pit lane. Dopo un vano tentativo di Alexander Rossi di entrare in Fast Nine, a meno di due minuti dallo scoccare delle 17:50 Hinchcliffe si è quindi trovato in coda a Pippa Mann, a sua volta fuori dai 33 e all’ultimo tentativo. L’inglese ha preso la pista, ma subito dopo la fine del primo giro, troppo lento, è arrivato il colpo di pistola a sancire la fine delle prove e l’esclusione di entrambi. La Mann in conferenza stampa ha a stento trattenuto le lacrime per il fallimento di un progetto durato un anno, ma ancor più dura è l’esclusione di Hinchcliffe, che dovrà ora spiegare al suo sponsor Arrow un’esclusione inimmaginabile fino a ieri e la relativa mancanza di esposizione mediatica. I loghi della società saranno certamente distribuiti tra le altre vetture del team, ma subito dopo la fine delle prove già circolavano voci di un possibile approdo del canadese sulla vettura di Howard, eventualità già verificatasi (ultimo caso Hunter Reay al posto di Junqueira nel 2011) ma che speriamo non si ripeta. In barba alle nostre previsioni e al dispiegamento di forze dei team Schmidt, Coyne e Rahal, Kyle Kaiser e Gabby Chaves non sono mai stati sfiorati dal pericolo dell’esclusione, piazzandosi agevolmente in mezzo al gruppo. Molto più sudata la qualificazione di James Davison, “on the bubble” fino all’ultimo ma comunque bravo insieme al team Belardi/Foyt a rimettere insieme la macchina dopo lo schianto di ieri e crederci fino alla fine.
Davanti si è invece assistito a un dominio Chevrolet con Castroneves, il più lento ieri tra i piloti Penske, al comando grazie anche al sorteggio favorevole che lo ha visto in pista con le temperature più basse del mattino. Anche più impressionante appare quindi a tal proposito il secondo posto di Carpenter, ultimo in pista tra i big e bravo a mettersi dietro Pagenaud e Power. Considerando anche i tempi del Fast Friday, la pole sarà probabilmente un affare tra l’australiano e il padrone di casa, alla ricerca della terza partenza dall’interno della prima fila. Sebastien Bourdais ha nuovamente capeggiato un contingente Honda con un solo altro rappresentante in Fast Nine, Scott Dixon, settimo e circondato dalle altre Chevy di Pigot, Newgarden e Danica Patrick, che sarà la prima a dare l’assalto alla pole nella sessione decisiva.
Indianapolis 500 – Qualifica, Giorno 1 – 19/05/2018
P.
Pilota
Squadra
Motore
Giro 1
Giro 2
Giro 3
Giro 4
Tempo
Media
Distacco
1
Helio Castroneves
Penske
Chevy
228,740
229,108
229,080
228,749
02:37.2607
228.919
2
Ed Carpenter
Carpenter
Chevy
229,266
228,909
228,686
227,913
02:37.4167
228.692
0,156
3
Simon Pagenaud
Penske
Chevy
228,238
228,440
228,388
228,150
02:37.6845
228.304
0,424
4
Will Power
Penske
Chevy
227,946
228,196
228,250
228,385
02:37.7604
228.194
0,500
5
Sebastien Bourdais
Coyne
Honda
228,336
228,297
227,848
227,882
02:37.8322
228.090
0,572
6
Spencer Pigot
Carpenter
Chevy
228,231
228,288
228,069
227,621
02:37.8588
228.052
0,598
7
Josef Newgarden
Penske
Chevy
228,274
228,248
228,158
227,518
02:37.8608
228.049
0,600
8
Scott Dixon
Ganassi
Honda
228,198
227,946
227,531
227,455
02:38.0457
227.782
0,785
9
Danica Patrick
Carpenter
Chevy
228,031
227,597
227,545
227,269
02:38.1654
227.610
0,904
Qualificati ma esclusi dalla lotta per la pole position
La missione del team Penske nel 2018 è semplice: riportare la Indy500 a Detroit. Ma almeno in qualifica è il secondo team in ordine di importanza, quello di Ed Carpenter, a conquistare la prima pole marchiata Chevrolet dal 2015. Avevamo detto che sarebbe stato un duello tra Carpenter e Power, ma in realtà non c’è stata nessuna contesa. Già dal primo giro il padrone di casa ha messo le cose in chiaro, unico a viaggiare oltre le 230 mph, controllando poi il degrado delle gomme per chiudere anche l’ultimo giro sopra le 229 mph, praticamente la velocità del miglior passaggio fatto registrare da Pagenaud, che si è dovuto accontentare della seconda piazza a quasi 6 decimi di distacco. Terza pole position negli ultimi sei anni quindi per Carpenter, ancora una volta accompagnata dal caloroso saluto del pubblico. Will Power, terzo, non ha osato abbastanza con le regolazioni della sua vettura, precedendo Newgarden, che con i 6 punti conquistati per la quarta piazza allunga in classifica su Rossi, ora a 8 lunghezze. Male Castroneves, ultimo a tentare il colpaccio e alla fine solo ottavo davanti a Scott Dixon. 12 mesi dopo il tremendo incidente in curva 2, Bourdais ha affrontato i suoi fantasmi, portando a casa un buon quinto posto, ammettendo poi con molta onestà di non aver spremuto tutto dalla vettura quando le gomme hanno iniziato a cedere. Lontani dal capo squadra, Spencer Pigot e Danica Patrick si sono comunque ben comportati, centrando la sesta e settima casella di partenza.
Nella sessione per le posizioni tra la 10° e la 33°, sugli scudi il team Foyt, che conquista la quarta fila con Kanaan e Leist, più veloci di Dixon. Saranno accompagnati da Marco Andretti, il migliore di un team Andretti lontano, almeno in qualifica, dalle prestazioni degli ultimi due anni, Le altre vetture si sono piazzate infatti tra la 14° e la 25° piazza, a eccezion di Alexander Rossi, sopravvissuto a quattro giri bizzarri che lo hanno visto rallentare di due miglia a ogni passaggio e precipitare incredibilmente in ultima fila. Discorso simile per Ed Jones, che partirà 29°. Ancora belle prove per i team Carlin (Kimball 15°), Juncos (Kaiser 17°) e Harding (Chaves 22°), mentre proseguono le difficoltà per Rahal e Schmidt, che piazzano Sato e Wickens rispettivamente in 16° e 18° piazza ma tutte le altre auto nelle ultime tre file. Grande prova anche di James Davison, 19° dopo la gran paura del Bump Day.
Indianapolis 500 – Qualifica, Pole Day – 20/05/2018
Ultima giornata di prove a Indianapolis prima del Carburetion Day del venerdì pre gara. In una sessione dedicata a cercare le ultime risposte sul comportamento della vettura in condizioni simili a quelle che presumibilmente si avranno in gara, Sage Karam ha preceduto di oltre un miglio Tony Kanaan in un 1-2 Chevrolet. A seguire Ryan Hunter-Reay, primo tra i piloti Honda, a precedere Alexander Rossi e il duo Penske Castroneves-Power. Marco Andretti ha portato a tre il numero di vetture del padre Michael in top 10, precedendo Claman De Melo e Scott Dixon. Molto più importante dei tempi però, è stato il lavoro svolto dalle squadre per trovare il set up in grado di rendere le vetture gestibili nel traffico. Tutti i piloti hanno infatti sottolineato la difficoltà di sorpasso nel gruppo, per via dell’effetto congiunto di turbolenza e scia, che ha reso la vettura tendenzialmente sottosterzante, determinando un consumo eccessivo delle gomme anteriori. Si è quindi assistito a scelte di assetto radicali per rendere la vettura più guidabile, con il risultato talvolta di indurre sovrasterzo nella vettura. La difficile ricerca della giusta finestra di utilizzo meccanico-aerodinamica potrebbe essere ulteriormente complicata della sensibilità del nuovo UAK alle alte temperature, che riducendo la densità dell’aria provocano una marcata riduzione di efficienza del fondo vettura. Ad oggi (martedì 22/5) per la giornata di gara sono previste temperature nell’ordine dei 30°C.
Quasi tutti i piloti hanno coperto un notevole numero di giri (Will Power 120), a eccezione di Matheus Leist, che ha perso le prime ore di prove per un problema tecnico, e Robert Wickens, a muro in curva 2 dopo solo 3 giri a causa di un improvviso sovrasterzo.
Ultima sessione di prove tranquilla per i 33 partenti della 500 miglia 2018, con Tony Kanaan che ha chiuso in testa la sessione staccando nettamente Scott Dixon in virtù di una generosa scia. All’exploit del brasiliano di casa Chevy la Honda ha risposto piazzando tre vetture di tre squadre diverse tra i primi 5. Dixon ha infatti preceduto Andretti e Bourdais. Kimball ha ancora ben impressionato con il team Carlin chiudendo al quinto posto davanti a Sato, Power e Danica Patrick, in allarme a metà sessione per un problema elettronico che ha costretto il team ECR a riportare la vettura brevemente dietro il muretto della pit lane. Prove come sempre di difficile interpretazione a causa della forte influenza delle scie, considerando soprattutto la discrepanza nelle prestazioni di Andretti (in verità a caccia di scie per tutto il mese) con quelle dei compagni Hunter-Reay, 26°, e Rossi, addirittura 32° nonostante 29 giri all’attivo.
Indianapolis 500 – Carb Day – 25/05/2018
Pos.
Pilota
Squadra
Motore
N
Sponsor
Media
Tempo
Distacco
1
Tony Kanaan
Foyt
Chevy
14
ABC
227.791
39,510
–.—-
2
Scott Dixon
Ganassi
Honda
9
PNC Bank
225.684
39,879
0.3688
3
Marco Andretti
Andretti
Honda
98
US Concrete
225.220
39,961
0.4511
4
Sebastien Bourdais
Coyne
Honda
18
Sealmaster
224.815
40,033
0.5230
5
Charlie Kimball
Carlin
Chevy
23
Fiasp
224.712
40,051
0.5413
6
Takuma Sato
Rahal
Honda
30
Panasonic
224.083
40,164
0.6538
7
Will Power
Penske
Chevy
12
Verizon
223.942
40,189
0.6790
8
Danica Patrick
Carpenter
Chevy
13
Go Daddy
223.653
40,241
0.7310
9
Spencer Pigot
Carpenter
Chevy
21
Preferred
223.584
40,253
0.7435
10
Ed Jones
Ganassi
Honda
10
NTT Data
223.556
40,258
0.7484
11
Oriol Servia
Rahal
Honda
64
Manitowac
223.537
40,262
0.7519
12
Sage Karam
D&R
Chevy
24
Wix
223.278
40,309
0.7986
13
James Davison
Foyt
Chevy
33
Jonathan Byrd
223.241
40,315
0.8053
14
Ed Carpenter
Carpenter
Chevy
20
Fuzzy’s
223.219
40,319
0.8092
15
Josef Newgarden
Penske
Chevy
1
Verizon
223.186
40,325
0.8153
16
Jack Harvey
Shank
Honda
60
Sirius XM
223.098
40,341
0.8311
17
Helio Castroneves
Penske
Chevy
3
Pennzoil
222.913
40,375
0.8646
18
Carlos Munoz
Andretti
Honda
29
Ruoff
222.802
40,395
0.8847
19
Jay Howard
Schmidt
Honda
6
One Cure
222.705
40,412
0.9023
20
Simon Pagenaud
Penske
Chevy
22
Menard’s
222.589
40,433
0.9233
21
Graham Rahal
Rahal
Honda
15
United Rentals
222.526
40,445
0.9349
22
Kyle Kaiser
Juncos
Chevy
32
Binderholz
222.384
40,471
0.9607
23
Zach Veach
Andretti
Honda
26
One Thousand One
222.090
40,524
1.014
24
JR Hildebrand
D&R
Chevy
66
Salesforce
222.027
40,536
1.026
25
Gabby Chaves
Harding
Chevy
88
Harding
221.961
40,548
1.038
26
Ryan Hunter-Reay
Andretti
Honda
28
DHL
221.916
40,556
1.046
27
Robert Wickens
Schmidt
Honda
6
Lucas Oil
221.821
40,573
1.063
28
Matheus Leist
Foyt
Chevy
4
ABC
221.799
40,577
1.067
29
Stefan Wilson
Andretti
Honda
25
Driven
221.763
40,584
1.074
30
Zachary Claman De Melo
Coyne
Honda
19
Paysafe
221.572
40,619
1.109
31
Max Chilton
Carlin
Chevy
59
Gallagher
221.441
40,643
1.133
32
Alexander Rossi
Andretti
Honda
27
NAPA
221.374
40,655
1.145
33
Conor Daly
Coyne
Honda
17
Usaf
219.707
40,964
1.454
Velocità massima
Helio Castroneves
234,101 mph
376,668 km/h
Griglia di Partenza – 102° Indianapolis 500
P
Pilota
Media
Distacco
Pilota
Media
Distacco
Pilota
Media
Distacco
Fila 1
1
Ed Carpenter
229.618
2
Simon Pagenaud
228.761
0,587
3
Will Power
228.607
0,693
Fila 2
4
Josef Newgarden
228.405
0,833
5
Sebastien Bourdais
228.142
1,014
6
Spencer Pigot
228.107
1,039
Fila 3
7
Danica Patrick
228.090
1,050
8
Helio Castroneves
227.859
1,210
9
Scott Dixon
227.262
1,625
Fila 4
10
Tony Kanaan
227.664
1,346
11
Matheus Leist
227.571
1,410
12
Marco Andretti
227.288
1,607
Fila 5
13
Z. Claman De Melo
226.999
1,809
14
Ryan Hunter-Reay
226.788
1,956
15
Charlie Kimball
226.657
2,048
Fila 6
16
Takuma Sato
226.557
2,118
17
Kyle Kaiser
226.398
2,230
18
Robert Wickens
226.296
2,302
Fila 7
19
James Davison
226.255
2,330
20
Max Chilton
226.212
2,361
21
Carlos Munoz
226.048
2,476
Fila 8
22
Gabby Chaves
226.007
2,505
23
Stefan Wilson
225.863
2,607
24
Sage Karam
225.823
2,635
Fila 9
25
Zach Veach
225.748
2,688
26
Oriol Servia
225.699
2,722
27
JR Hildebrand
225.418
2,921
Fila 10
28
Jay Howard
225.388
2,942
29
Ed Jones
225.362
2,961
30
Graham Rahal
225.327
2,986
Fila 11
31
Jack Harvey
225.254
3,037
32
Alexander Rossi
224.935
3,264
33
Conor Daly
224.429
3,625
In una Indianapolis 500 d’altri tempi per difficoltà di guida, imprevedibilità e selezione del gruppo, Will Power porta a casa a 37 anni il successo più importante della sua carriera. Una vittoria che chiude il cerchio per l’australiano, già a un passo dal successo del 2015, che ora aggiunge al campionato conquistato nel 2014 anche un posto sul Borg Warner Trophy. Aldilà del gran ritmo mostrato da Penske e Chevrolet nelle prove, non sorprende che proprio in questa 500 miglia Power abbia finalmente trovata la quadra. Come ampiamente anticipato alla vigilia, gli oltre trenta gradi ambientali hanno esacerbato le caratteristiche del nuovo aerokit, estremamente sensibile alle condizioni ambientali e piuttosto avaro di strumenti correttivi per l’assetto. Alle prese con un livello di deportanza complessiva drasticamente minore rispetto agli anni passati, i piloti sono tornati finalmente a guidare, parzializzando o addirittura chiudendo completamente l’acceleratore in tutte e quattro le curve, sempre sul filo di un’equilibrio in continua evoluzione tra sottosterzo e sovrasterzo. Eterno sostenitore di una riduzione del carico aerodinamico, come in altre occasioni Power ha quindi operato nelle condizioni ideali per mettere a frutto sensibilità e precisione innate, che unite ad una sempre più affinata visione strategica (nelle 500 miglia almeno) e alla determinazione di portare finalmente a casa l’alloro tanto ambito, gli hanno dato una marcia in più quando la corsa è entrata nella fase cruciale.
Nel primo quarto di gara sembrava invece poter essere la grande occasione di Ed Carpenter. Subito in testa al via, il padrone di casa ha condotto agevolmente le prime fasi, prendendo subito margine sulle Penske di Pagenaud e Power, mentre dalla quarta fila Tony Kanaan ha dato spettacolo, portandosi al secondo posto dopo il primo turno di soste. Lenta ma costante anche la progressione di Rossi, in rimonta dall’ultima fila fino al primo incidente della gara, che ha visto il campione uscente Sato franare in curva 3 su Davison, lentissimo a causa di un forte sovrasterzo. Dopo un breve botta e risposta con Kanaan, Carpenter ha continuato a comandare anche dopo la seconda neutralizzazione per l’incidente di Ed Jones in curva 2, primo di una lunga serie di testacoda che ha coinvolto anche i veterani. Poco dopo la ripartenza il pilota degli Emirati è stato infatti imitato da Danica Patrick, fino a quel momento ai margini della top ten, che ha chiuso così tristemente la sua lunga carriera.
Dopo il primo timido tentativo alla prima ripartenza, allo sventolare della bandiera verde Kanaan ha dimostrato di fare sul serio, prendendo il comando su Carpenter e allungando fino al terzo turno di soste, effettuato in regime di corsa libera, quando il brasiliano è stato subito costretto a tornare in pit lane causa una foratura. Dopo un breve periodo comandato da un gruppetto composto da Newgarden, Rahal, Wickens e Munoz, fuori sequenza essendosi fermati durante la neutralizzazione per l’incidente della Patrick, il comando è quindi passato a Power, che nei giri successivi ha visto il suo vantaggio su Carpenter e Pagenaud oscillare in funzione del traffico. Più indietro è continuata la bella rimonta di Rossi, ormai affacciatosi in top ten. A 100 miglia dal traguardo, con ancora il gruppo di Rahal e Newgarden in testa per via del quarto turno di soste dei primi, Bourdais è poi finito in testacoda all’uscita di curva 3, tradito dalla turbolenza di Rossi. L’americano, bravo a sfruttare le incertezze di chi lo precedeva, ha poi dato spettacolo nelle due ripartenze successive, risalendo all’esterno dalla nona alla sesta piazza prima dell’incidente di Castroneves (quinto e in piena lotta per la vittoria) in curva 4, per poi installarsi in terza piazza quando Karam ha imitato il brasiliano appena dopo la bandiera verde.
Con una quarantina di giri da completare è arrivato come sempre il momento delle decisioni, tra una strategia basata sulla velocità con probabile rabbocco nel finale, o l’alternativa di approfittare della neutralizzazione e sperare in altre bandiere gialle per vedere il traguardo senza ulteriori soste. Del secondo avviso sono stati tra gli altri Servia, Wilson e, a sorpresa ma fino a un certo punto, Dixon, a lungo in top ten ma senza mai dare l’impressione di poter dare la zampata. Le speranze di vittoria del neozelandese sono però finite quasi subito, perché 10 giri dopo la ripartenza tutto il gruppo dei primi ha visitato la pit lane, con Power che non ha fatto fatica una volta tornato in pista a mettere nel mirino Dixon, in disperata attesa di una bandiera gialla. L’australiano, primo dei piloti sulla strategia “principale” davanti a Carpenter, Rossi, Hunter-Reay e Pagenaud, è sembrato quindi in controllo della gara, ma a 12 giri dal termine il botto di Kanaan in curva 2 ha aperto un nuovo scenario. Con la minaccia del velocissimo Carpenter alle spalle, alla ripartenza del 194° giro Power si è infatti ritrovato a inseguire il trio Servia-Wilson-Harvey. Superato subito lo spagnolo, autore di una ripartenza da dimenticare dopo aver dato spettacolo in tutti i restart precedenti, l’australiano ha faticato più del previsto per inquadrare Harvey, mentre Wilson davanti sembrava poter prendere margine e conquistare un’incredibile vittoria. Entrambi hanno però tentato il bluff, puntando ad una definitiva (e tutt’altro che improbabile) neutralizzazione piuttosto che a vedere il traguardo. Quando la bandiera gialla non è arrivata Wilson e Harvey hanno quindi dovuto imboccare la pit lane a quattro giri dal termine, lasciando libero un incontenibile Power di conquistare il liberatorio trionfo, il 17° a Indy per Roger Penske e il terzo dal 2012 per la Chevrolet.
Alle sue spalle Carpenter, autore di una gran gara ma forse meno determinato dell’australiano, ha portato a casa il miglior risultato di sempre a Indy, meditando però sulla posizione persa durante lo soste. Il padrone di casa ha preceduto Dixon, insperatamente sul podio al termine di una prova complicata, ma bravo nel finale a contenere Alexander Rossi, autore di una rimonta strepitosa dall’ultima fila e ancora una volta segnalatosi come il pilota più spettacolare del campionato. L’americano ha preceduto ancora il compagno Hunter-Reay, autore di una prova solida ma meno efficace nelle ripartenze, al pari di Pagenaud, nel treno di testa per tre quarti di gara ma un po’ sparito negli ultimi 50 giri. Carlos Munoz si è confermato specialista dello Speedway completando una prova consistente e piazzandosi al top tra i piloti non full time (fatta eccezione per Carpenter). Il colombiano, settimo, ha preceduto anche Newgarden, questa volta tradito dalla decisione di Tim Cindric (comunque comprensibile data la presenza di Power e Pagenaud davanti) di spaiare le strategie. L’americano ha preceduto Robert Wickens, miglior rookie, bravo a vedere il traguardo in una corsa difficilissima, sopravvivendo alle infinite insidie del gruppo. La top ten è stata quindi chiusa da Graham Rahal, non il più veloce tra i piloti Honda ma autore di una eccellente rimonta dal fondo. Delusione per Marco Andretti, in lotta con Hunter-Reay per tutta la gara ma rimasto attardato nel finale, e per Spencer Pigot, che ha perso il treno buono dopo una penalità a metà gara per eccesso di velocità in pit lane.
Dopo due anni di dominio Honda, al netto delle belle rimonte di Rossi e Hunter Reay la Chevrolet ha semplicemente dominato l’evento, monopolizzando sia la lista dei giri veloci a pista libera che le velocità massime. Raramente si è infatti vista una vettura Honda riuscire a completare un sorpasso su una Chevy non disturbata dal traffico.
Guardando la classifica non possiamo infine che confermare le nostre continue proteste verso un sistema di punteggio insensato quanto antisportivo. I punti doppi permettono infatti a Power di sovvertire un deficit di 43 punti e passare al comando con due lunghezze di vantaggio su Rossi (arrivato 4°, non ultimo…) e ben 10 sull’ex leader Newgarden. Bourdais, uscito dall’Indy GP con soli 26 punti di ritardo da Newgarden si ritrova ora a 75 punti da Power (che precedeva di 17…). James Hinchcliffe, clamorosamente eliminato in qualifica, passa invece da 34 a 99 punti di ritardo precipitando dalla 5° alla 10° piazza, 2 sole posizioni più in alto di Ed Carpenter, 12° con due sole corse all’attivo. Dispiace dirlo ma un campionato serio non dovrebbe aver bisogno né di punti doppi né di giri regalati ai doppiati per movimentare la situazione, specie se già spettacolare di suo.
102° Indianapolis 500 – Ordine d’arrivo – 27/05/2018
Prima sessione di libere priva di bandiere rosse ma ricca di lunghi ed escursioni sull’erba, con i piloti impegnati a prendere le misure con gli spazi di frenata allungati dal minor carico prodotto dal UAK, che ha comportato anche un aumento delle velocità massime di circa 10 km/h. A lungo in testa, Alexander Rossi è stato scavalcato negli ultimi secondi della sessione da Will Power, che ha portato in vetta la Chevrolet, fin a quel momento ottimamente rappresentata da Jordan King, terzo sotto la bandiera a scacchi. I tre hanno preceduto le altre vetture Honda di Bourdais e Sato, che hanno completato una top 5 racchiusa in meno di un decimo di secondo. Newgarden, Dixon e Pigot hanno aperto la parte bassa della top ten, staccati di circa due decimi. Ed Jones ha poi concluso in nona piazza a tre decimi e mezzo dalla vetta, circa venti millesimi più veloce di Helio Castroneves, alla prima apparizione ufficiale dell’anno in preparazione all’assalto alla Indy 500. Zachary Claman De Melo, richiamato in tutta fretta da Dale Coyne per sostituire l’infortunato Pietro Fittipaldi, ha concluso la sessione in 14° posizione a mezzo secondo da Power.
Indy GP – Libere 1 – 11/05/2018
Pos.
Pilota
Squadra
Pacchetto
N
Sponsor
Tempo
Distacco
1
Will Power
Penske
Chevy
12
Verizon
01:10.0866
–.—-
2
Alexander Rossi
Andretti
Honda
27
NAPA
01:10.1198
0.0332
3
Jordan King
Carpenter
Chevy
20
Fuzzy’s
01:10.1551
0.0685
4
Sebastien Bourdais
Coyne
Honda
18
Sealmaster
01:10.1791
0.0925
5
Takuma Sato
Rahal
Honda
30
Panasonic
01:10.1824
0.0958
6
Josef Newgarden
Penske
Chevy
1
Hitachi
01:10.2802
0.1936
7
Scott Dixon
Ganassi
Honda
9
PNC Bank
01:10.2858
0.1992
8
Spencer Pigot
Carpenter
Chevy
21
Fuzzy’s
01:10.3180
0.2314
9
Ed Jones
Ganassi
Honda
10
NTT Data
01:10.4422
0.3556
10
Helio Castroneves
Penske
Chevy
3
Verizon
01:10.4589
0.3723
11
Zach Veach
Andretti
Honda
26
One Thousand One
01:10.4869
0.4003
12
Graham Rahal
Rahal
Honda
15
Mi-Jack
01:10.4925
0.4059
13
Marco Andretti
Andretti
Honda
98
US Concrete
01:10.5233
0.4367
14
Zachary Claman De Melo
Coyne
Honda
19
Paysafe
01:10.5781
0.4915
15
Ryan Hunter-Reay
Andretti
Honda
28
DHL
01:10.5903
0.5037
16
Robert Wickens
Schmidt
Honda
6
Lucas Oil
01:10.6076
0.5210
17
Tony Kanaan
Foyt
Chevy
14
ABC
01:10.6109
0.5243
18
Simon Pagenaud
Penske
Chevy
22
Menard’s
01:10.6420
0.5554
19
Matheus Leist
Foyt
Chevy
4
ABC
01:10.9206
0.8340
20
James Hinchcliffe
Schmidt
Honda
5
Arrow Electronics
01:10.9351
0.8485
21
Charlie Kimball
Carlin
Chevy
23
Tresiba
01:11.0204
0.9338
22
Gabby Chaves
Harding
Chevy
88
Harding
01:11.0999
1.013
23
Max Chilton
Carlin
Chevy
59
Gallagher
01:11.2279
1.141
24
Kyle Kaiser
Juncos
Chevy
32
Binderholz
01:11.3756
1.289
Ancora Will Power a guidare la seconda sessione libera del fine settimana, sempre con distacchi ridottissimi. L’australiano ha preceduto di 36 millesimi un sempre più convincente Jordan King, che si candida per la prima pole position nella sua avventura americana. Il duo Chevy ha preceduto di un decimo il solito Rossi e di due Robert Wickens, apparso tra i più in forma con le gomme nere (tutti i migliori tempi sono stati ottenuti con la mescola più morbida). Dopo una prima sessione in ombra, Simon Pagenaud è tornato nelle posizioni che gli competono facendo segnare il quinto tempo davanti a un positivo Castroneves. La top ten, racchiusa in 35 centesimi, è stata poi chiusa da Bourdais, Pigot, Kanaan e il campione in carica Newgarden. Da segnalare le difficoltà del team Ganassi, con Dixon e Jones apparsi poco efficaci con entrambe le mescole.
Gruppo 1 di qualifica che vede Wickens scavare un netto divario sugli inseguitori capitanati da Hinchcliffe. Nessuna particolare sorpresa sul fronte esclusioni, considerando l’andamento delle libere, con Hunter Reay e Rahal mai competitivi. Brivido per Jordan King, che è riuscito a mettere insieme un solo giro buono dopo aver perso buona parte della sessione in pit lane con problemi ai freni.
Indy GP – Qualifiche 1 – Gruppo 1
Pos.
Pilota
Squadra
Pacchetto
N
Sponsor
Tempo
Distacco
1
Robert Wickens
Schmidt
Honda
6
Lucas Oil
01:09.5215
–.—-
2
James Hinchcliffe
Schmidt
Honda
5
Arrow Electronics
01:09.8244
0.3029
3
Spencer Pigot
Carpenter
Chevy
21
Fuzzy’s
01:09.8647
0.3432
4
Jordan King
Carpenter
Chevy
20
Fuzzy’s
01:09.8735
0.3520
5
Josef Newgarden
Penske
Chevy
1
Hitachi
01:10.0768
0.5553
6
Helio Castroneves
Penske
Chevy
3
Verizon
01:10.0825
0.5610
7
Ryan Hunter-Reay
Andretti
Honda
28
DHL
01:10.0985
0.5770
8
Ed Jones
Ganassi
Honda
10
NTT Data
01:10.2859
0.7644
9
Graham Rahal
Rahal
Honda
15
Mi-Jack
01:10.3605
0.8390
10
Zachary Claman De Melo
Coyne
Honda
19
Paysafe
01:10.5064
0.9849
11
Matheus Leist
Foyt
Chevy
4
ABC
01:10.6425
1.121
12
Charlie Kimball
Carlin
Chevy
23
Tresiba
01:10.7784
1.257
Praticamente stesso copione nel gruppo 2, con Bourdais a precedere di tre decimi le Penske. Clamorosa esclusione di Dixon ma comunque preventivabile, considerando i grossi problemi incontrati dal team Ganassi nel far lavorare le gomme anteriori. Il neozelandese partirà dalla 18° piazza.
Indy GP – Qualifiche 1 – Gruppo 2
Pos.
Pilota
Squadra
Pacchetto
N
Sponsor
Tempo
Distacco
1
Sebastien Bourdais
Coyne
Honda
18
Sealmaster
01:09.5510
–.—-
2
Will Power
Penske
Chevy
12
Verizon
01:09.8557
0.3047
3
Simon Pagenaud
Penske
Chevy
22
Menard’s
01:09.8982
0.3472
4
Tony Kanaan
Foyt
Chevy
14
ABC
01:10.0379
0.4869
5
Takuma Sato
Rahal
Honda
30
Panasonic
01:10.0492
0.4982
6
Alexander Rossi
Andretti
Honda
27
NAPA
01:10.0596
0.5086
7
Marco Andretti
Andretti
Honda
98
US Concrete
01:10.1044
0.5534
8
Max Chilton
Carlin
Chevy
59
Gallagher
01:10.2113
0.6603
9
Scott Dixon
Ganassi
Honda
9
PNC Bank
01:10.3221
0.7711
10
Zach Veach
Andretti
Honda
26
One Thousand One
01:10.3371
0.7861
11
Gabby Chaves
Harding
Chevy
88
Harding
01:10.5066
0.9556
12
Kyle Kaiser
Juncos
Chevy
32
Binderholz
01:10.7394
1.188
Ancora rookies in grande spolvero nella Q2, che ha visto Robert Wickens precedere di pochi millesimi Jordan King. Will Power e Joseg Newgarden hanno assicurato la rappresentanza Penske in Fast Six, che non vedrà però Simon Pagenaud, eliminato dall’americano per 32 millesimi. Insperato approdo in Fast Six di Hinchcliffe, tra i più in difficoltà nelle libere, mentre si conferma Bourdais, ormai una presenza fissa.
Indy GP – Qualifiche 2
Pos.
Pilota
Squadra
Pacchetto
N
Sponsor
Tempo
Distacco
1
Robert Wickens
Schmidt
Honda
6
Lucas Oil
01:09.8481
–.—-
2
Jordan King
Carpenter
Chevy
20
Fuzzy’s
01:09.8879
0.0398
3
Will Power
Penske
Chevy
12
Verizon
01:09.9156
0.0675
4
James Hinchcliffe
Schmidt
Honda
5
Arrow Electronics
01:09.9570
0.1089
5
Sebastien Bourdais
Coyne
Honda
18
Sealmaster
01:09.9973
0.1492
6
Josef Newgarden
Penske
Chevy
1
Hitachi
01:10.0067
0.1586
7
Simon Pagenaud
Penske
Chevy
22
Menard’s
01:10.0382
0.1901
8
Alexander Rossi
Andretti
Honda
27
NAPA
01:10.1062
0.2581
9
Spencer Pigot
Carpenter
Chevy
21
Fuzzy’s
01:10.1601
0.3120
10
Helio Castroneves
Penske
Chevy
3
Verizon
01:10.1847
0.3366
11
Takuma Sato
Rahal
Honda
30
Panasonic
01:10.1979
0.3498
12
Tony Kanaan
Foyt
Chevy
14
ABC
01:10.3592
0.5111
Proprio quanto Robert Wickens sembrava poter festeggiare la seconda pole stagionale, è arrivato Will Power a rovinare la festa al pilota del team Schmidt in una Fast Six decisamente combattuta. L’australiano ha dovuto infatti tirar fuori la velocità dei giorni migliori per portare la Chevrolet in vetta, con un margine di 87 millesimi. Poco più staccato, Bourdais si è assicurato un posto in seconda fila accanto a Hinchcliffe, mentre Jordan King e Josef Newgarden divideranno la terza fila.
Dopo un venerdì difficile, il team Ganassi abbozza una reazione nel warm up pre gara, piazzando Scott Dixon davanti a tutti. Rimane però da vedere se il ritorno alla competitività sia dovuto a un assetto effettivamente più competitivo o sia piuttosto riconducibile alle temperature mattutine più basse e analoghe a quelle della prima sessione. Il neozelandese ha preceduto il mattatore del fine settimana Will Power e Hunter-Reay, a sua volta alla ricerca del riscatto dopo una qualifica difficile. Ancora una volta sugli scudi Jordan King, quarto, davanti al sorprendente Chilton. La sessione è stata interrotta nei primi minuti per recuperare la vettura di Marco Andretti, subito fermo con il motore in fumo, e in seguito per disperdere un gruppo di anatre arrivate troppo vicino alla pista.
Indy GP – Warm up – 12/05/2018
Pos.
Pilota
Squadra
Pacchetto
N
Sponsor
Tempo
Distacco
1
Scott Dixon
Ganassi
Honda
9
PNC Bank
01:10.8157
–.—-
2
Will Power
Penske
Chevy
12
Verizon
01:10.8371
0.0214
3
Ryan Hunter-Reay
Andretti
Honda
28
DHL
01:10.9039
0.0882
4
Jordan King
Carpenter
Chevy
20
Fuzzy’s
01:10.9150
0.0993
5
Max Chilton
Carlin
Chevy
59
Gallagher
01:11.1789
0.3632
6
Tony Kanaan
Foyt
Chevy
14
ABC
01:11.1821
0.3664
7
Zachary Claman De Melo
Coyne
Honda
19
Paysafe
01:11.3002
0.4845
8
Josef Newgarden
Penske
Chevy
1
Hitachi
01:11.3120
0.4963
9
Sebastien Bourdais
Coyne
Honda
18
Sealmaster
01:11.3145
0.4988
10
Simon Pagenaud
Penske
Chevy
22
Menard’s
01:11.3733
0.5576
11
Helio Castroneves
Penske
Chevy
3
Verizon
01:11.4797
0.6640
12
Spencer Pigot
Carpenter
Chevy
21
Fuzzy’s
01:11.5216
0.7059
13
Robert Wickens
Schmidt
Honda
6
Lucas Oil
01:11.5246
0.7089
14
Graham Rahal
Rahal
Honda
15
Mi-Jack
01:11.6089
0.7932
15
Ed Jones
Ganassi
Honda
10
NTT Data
01:11.6100
0.7943
16
Gabby Chaves
Harding
Chevy
88
Harding
01:11.6531
0.8374
17
Takuma Sato
Rahal
Honda
30
Panasonic
01:11.6745
0.8588
18
Alexander Rossi
Andretti
Honda
27
NAPA
01:11.7116
0.8959
19
Zach Veach
Andretti
Honda
26
One Thousand One
01:11.7776
0.9619
20
Charlie Kimball
Carlin
Chevy
23
Tresiba
01:11.7858
0.9701
21
James Hinchcliffe
Schmidt
Honda
5
Arrow Electronics
01:11.8316
1.016
22
Matheus Leist
Foyt
Chevy
4
ABC
01:12.0696
1.254
23
Kyle Kaiser
Juncos
Chevy
32
Binderholz
01:12.1788
1.363
24
Marco Andretti
Andretti
Honda
98
US Concrete
01:37.6639
2.685
Indy GP – Griglia di partenza
Pos.
Pilota
Tempo
Pilota
Tempo
1
Will Power
01:09.8182
2
Robert Wickens
01:09.9052
3
Sebastien Bourdais
01:09.9449
4
James Hinchcliffe
01:10.0858
5
Jordan King
01:10.1326
6
Josef Newgarden
01:10.7276
7
Simon Pagenaud
01:10.0382
8
Alexander Rossi
01:10.1062
9
Spencer Pigot
01:10.1601
10
Helio Castroneves
01:10.1847
11
Takuma Sato
01:10.1979
12
Tony Kanaan
01:10.3592
13
Ryan Hunter-Reay
01:10.0985
14
Marco Andretti
01:10.1044
15
Ed Jones
01:10.2859
16
Max Chilton
01:10.2113
17
Graham Rahal
01:10.3605
18
Scott Dixon
01:10.3221
19
Zachary Claman De Melo
01:10.5064
20
Zach Veach
01:10.3371
21
Matheus Leist
01:10.6425
22
Gabby Chaves
01:10.5066
23
Charlie Kimball
01:10.7784
24
Kyle Kaiser
01:10.7394
Quarta vittoria in tre anni per Will Power nel Gran Premio di Indianapolis, quinta prova del campionato IndyCar. Un successo meritato dopo un inizio di stagione difficile, giunto a completamento di un fine settimana che lo ha visto in cima alla lista dei tempi in quasi tutte le sessioni. “Ho spinto al massimo dal primo all’ultimo giro, sono esausto” ha detto però l’australiano nel dopo gara, a riprova dell’intensità di una corsa con due sole bandiere gialle, in cui il rapido degrado degli pneumatici ha messo in secondo piano il discorso consumi, entrato in gioco solo negli ultimi giri.
La partenza vede Power mantenere il comando davanti a Bourdais, bravo a scavalcare all’esterno Wickens. Poco più indietro Pagenaud e King sono invece vittime della prima curva, con il francese costretto a rallentare improvvisamente da un fortuito contatto con Castroneves e l’inglese impossibilitato ad evitarlo. Risultato: Pagenaud in testacoda ma comunque bravo a non insabbiarsi e proseguire, King contro le gomme a motore spento e senza più speranze di un buon risultato. Un altro contatto nelle veloci curve 5 e 6 vede poi Pigot decollare sul cordolo interno e scontrarsi con Sato, manovra che oltre a un testacoda gli costa un drive through. Alla ripartenza un’accelerazione forse un po’ anticipata di Power sorprende Bourdais, che alla prima curva si vede superato da Wickens. Comincia così un duello ad altissima intensità tra i piloti Penske e Schmidt, che arrivano al primo pit stop separati da pochi decimi, con Power che su gomme “nere” mantiene il comando per un soffio, ma è poi costretto a cedere a un Wickens più veloce sulle “rosse”. Nel frattempo qualcosa si muove nelle retrovie, con Scott Dixon che partito con gomme dure anticipa la sosta per poter sfruttare la mescola morbida a pista libera. La mossa funzione perché il neozelandese comincia a macinare giri record, portandosi direttamente alle spalle di Bourdais, Newgarden, Rossi e Hinchcliffe, in lotta per l’ultimo posto sul podio. Davanti Wickens estende il suo vantaggio fino a 6 secondi, fermandosi quando il pendolo prestazionale comincia a favorire le gomme più dure di Power, che rimanendo in pista due giri in più riesce dopo le soste riesce a ridurre il suo svantaggio a meno di quattro secondi.
Nel terzo stint di gara i ruoli quindi si invertono ed è Power che su gomme morbide ha gioco facile a recuperare sulla mescola dura di Wickens, per poi vincere la resistenza del canadese e prendere il comando alla prima curva con una bella manovra all’esterno. Ma proprio quando l’australiano può capitalizzare il vantaggio di gomma, la corsa viene neutralizzata a 29 giri dal traguardo quando Newgarden finisce in testacoda dopo aver provato un impossibile attacco al terzo posto di Bourdais. Dalla successiva sosta collettiva i duellanti escono affiancati con Power ancora davanti per un soffio, ma a guadagnare davvero è Dixon, che scavalcando Bourdais si porta incredibilmente in zona podio. Power è poi ancora molto pronto in ripartenza lasciando invece Wickens, in difficoltà con il push to pass nel rettilineo principale, in balìa di Dixon il giro successivo. Alle loro spalle intanto Rossi ha la meglio su Bourdais. Con 25 giri di bandiera verde davanti, i piloti si ritrovano quindi a gestire sia le gomme che il carburante. Power e Dixon viaggiano a lungo separati da poco più di un secondo prima che l’australiano, in barba alle voci che vorrebbero il motore Honda capace di un miglior consumo, porti il suo vantaggio a oltre due secondi, staccando il rivale negli ultimi giri. Ben più accesa è invece la battaglia per il terzo posto che a un certo punto vede Wickens e Rossi attaccarsi e incrociare le traiettorie dalla curva 1 fino alla 10, prima che l’americano sia richiamato a più miti consigli dall’allarmante livello dell’etanolo, che all’ultimo giro lo costringe a cedere la quarta piazza a Bourdais.
Davanti invece nessun problema per Power, che coglie il terzo successo in carriera nel Gran Premio di Indianapolis, regalando a Roger Penske la 200sima vittoria in IndyCar, a 18 anni dallo storico 100° successo colto da De Ferran a Nazareth. Dixon può invece “accontentarsi” di un incredibile secondo posto, frutto di un ritmo impressionante dopo il primo pit stop, del tutto insperato dopo i problemi visti in prova, nonostante le avvisaglie di ripresa avute nel warm up. Ancora poco a suo agio nel risparmio carburante ma autore dell’ennesima prova perfetta, Wickens porta a casa un podio che gli sta un po’ stretto. Correndo così comunque la vittoria arriverà presto. Bourdais, più competitivo in prova che in gara, ancora una volta porta a casa il massimo, beffando un Rossi combattivo e spettacolare ma meno oculato nella strategia.
Sesto al traguardo, Castroneves non ha faticato a rientrare nei ritmi IndyCar, peggiorando solo di una posizione il risultato del 2017 grazie a una prova molto consistente che lo ha visto beffare Hinchcliffe, a lungo in lotta per un posto in top 5 ma ancora una volta oscurato dalla prova di Wickens. Ancora vittima della prima curva, Pagenaud è bravo a recuperare fino al settimo posto, precedendo Rahal (autore di una lunga serie di sorpassi nello stint centrale su gomme rosse) e Sato, bravo a recuperare dopo il contatto con Pigot. Deludente 11° piazza per Newgarden, che avevamo lodato per la maturità mostrata nella difficile vittoria in Alabama, ma questa volta autore di una manovra insensata che gli costa almeno dieci punti in classifica, che il campione in carica continua a condurre anche se per soli due punti su Rossi.
Indianapolis Grand Prix – Ordine d’arrivo – 12/05/2018
Pos.
Pilota
Squadra
Pacchetto
N
Sponsor
Tempo
1
Will Power (P)(L)(LL)
Penske
Chevy
12
Verizon
85 giri in 01:49:46.1935 – 113.318 mph
2
Scott Dixon
Ganassi
Honda
9
PNC Bank
2,2443
3
Robert Wickens (L)
Schmidt
Honda
6
Lucas Oil
8,1621
4
Sebastien Bourdais (L)
Coyne
Honda
18
Sealmaster
8,7293
5
Alexander Rossi (L)
Andretti
Honda
27
NAPA
11,7462
6
Helio Castroneves
Penske
Chevy
3
Verizon
14,3860
7
James Hinchcliffe
Schmidt
Honda
5
Arrow Electronics
15,3368
8
Simon Pagenaud
Penske
Chevy
22
Menard’s
17,2354
9
Graham Rahal (L)
Rahal
Honda
15
United Rentals
18,0987
10
Takuma Sato
Rahal
Honda
30
Panasonic
23,1137
11
Josef Newgarden (L)
Penske
Chevy
1
Verizon
24,2632
12
Zachary C. De Melo
Coyne
Honda
19
Paysafe
30,0421
13
Marco Andretti
Andretti
Honda
98
US Concrete
37,4374
14
Tony Kanaan
Foyt
Chevy
14
ABC
41,3456
15
Spencer Pigot
Carpenter
Chevy
21
Preferred
41,6927
16
Max Chilton
Carlin
Chevy
59
Gallagher
42,8434
17
Gabby Chaves
Harding
Chevy
88
Harding
45,0983
18
Ryan Hunter-Reay
Andretti
Honda
28
DHL
53,1086
19
Kyle Kaiser (L)
Juncos
Chevy
32
Binderholz
58,1755
20
Charlie Kimball
Carlin
Chevy
23
Tresiba
1,11,7538
21
Matheus Leist
Foyt
Chevy
4
ABC
1,17,9918
22
Ed Jones
Ganassi
Honda
10
NTT Data
1 giro
23
Zach Veach
Andretti
Honda
26
One Thousand One
1 giro
24
Jordan King
Carpenter
Chevy
20
Fuzzy’s
2 giri
P: Punto per la pole position
L: Punto per aver condotto almeno un giro in testa
LL: Due punti per il maggior numero di giri in testa
Il duo Penske Power-Newgarden apre il week end dell’Alabama capeggiando la prima sessione di libere. L’australiano, dominatore della passata edizione fino a una foratura nelle ultime battute, si è imposto largamente staccando il compagno di oltre tre decimi. Per Newgarden la seconda piazza è arrivata nonostante un improvviso testacoda alla frenata della curva 5 che lo ha visto finire nella ghiaia e causare una bandiera rossa. Scott Dixon, spesso impegnato in vistosi controsterzi, ha capeggiato la pattuglia Honda, precedendo il sorprendente Chilton e il compagno Jones. Problemi per Rossi, la cui sessione è stata condizionata da un testacoda all’ultima curva che ha causato la prima sospensione del turno di prove.
Barber – Libere 1 -20/04/2018
Pos.
Pilota
Squadra
Pacchetto
N
Sponsor
Tempo
Distacco
1
Will Power
Penske
Chevy
12
Verizon
01:07.5987
–.—-
2
Josef Newgarden
Penske
Chevy
1
Hitachi
01:07.9141
0.3154
3
Scott Dixon
Ganassi
Honda
9
PNC Bank
01:08.2627
0.6640
4
Max Chilton
Carlin
Chevy
59
Gallagher
01:08.2882
0.6895
5
Ed Jones
Ganassi
Honda
10
NTT Data
01:08.3086
0.7099
6
Simon Pagenaud
Penske
Chevy
22
Menard’s
01:08.3122
0.7135
7
Jordan King
Carpenter
Chevy
20
Fuzzy’s
01:08.3661
0.7674
8
Graham Rahal
Rahal
Honda
15
Mi-Jack
01:08.3964
0.7977
9
Sebastien Bourdais
Coyne
Honda
18
Sealmaster
01:08.4131
0.8144
10
Zach Veach
Andretti
Honda
26
One Thousand One
01:08.4216
0.8229
11
Takuma Sato
Rahal
Honda
30
Panasonic
01:08.4757
0.8770
12
Charlie Kimball
Carlin
Chevy
23
Tresiba
01:08.5216
0.9229
13
Robert Wickens
Schmidt
Honda
6
Lucas Oil
01:08.5495
0.9508
14
Marco Andretti
Andretti
Honda
98
Kerauno
01:08.7316
1.133
15
Ryan Hunter-Reay
Andretti
Honda
28
DHL
01:08.7758
1.177
16
Spencer Pigot
Carpenter
Chevy
21
Fuzzy’s
01:08.9642
1.366
17
Zachary Claman De Melo
Coyne
Honda
19
Paysafe
01:09.0682
1.470
18
James Hinchcliffe
Schmidt
Honda
5
Arrow Electronics
01:09.0896
1.491
19
Matheus Leist
Foyt
Chevy
4
ABC
01:09.1182
1.520
20
Alexander Rossi
Andretti
Honda
27
Kerauno
01:09.2393
1.641
21
Tony Kanaan
Foyt
Chevy
14
ABC
01:09.2883
1.690
22
Gabby Chaves
Harding
Chevy
88
Harding
01:09.6762
2.078
23
Rene Binder
Juncos
Chevy
32
Binderholz
01:09.9615
2.363
Dopo le avvisaglie della prima sessione, il secondo turno di libere ha confermato le difficoltà di pilotaggio indotte dal nuovo UAK sul circuito di Barber. Il forte vento e le temperature più alte rispetto ai test hanno certamente giocato un ruolo nell’imponente numero di lunghi (soprattutto in curva 5), testacoda e controlli al limite osservati nella seconda sessione, il cui svolgimento è stato condizionato dalle bandiere rosse uscite per recuperare Pagenaud, bloccato nella ghiaia dopo un testacoda in frenata simile a quello occorso a Newgarden qualche ora prima; Veach, bloccato in curva 5 dopo aver più volte sconfinato fuori pista e Binder, contro le barriere all’ultima curva. Da registrare poi il clamoroso dritto di Bourdais in curva 5 che ha visto il francese evitare millimetricamente ben due contatti con le barriere, per poi riprendere la pista senza l’aiuto dei commissari. Superati i problemi di cui sopra, Newgarden ha chiuso al comando abbassando il limite fatto segnare da Power nella prima sessione e precedendo Pigot, atteso a una prova d’orgoglio dopo un inizio di stagione difficile. Sopravvissuto all’escursione al tornantino, Bourdais ha guidato il contingente Honda chiudendo al terzo posto davanti allo stesso Power, che ha preceduto un Alexander Rossi apparso alquanto impegnato al volante ma comunque ben ripresosi dopo il difficile inizio della prima sessione. Brutte notizie invece per Robert Wickens, subito fuori gioco per via di una perdita d’acqua dal motore.
Barber – Libere 2 – 20/04/2018
Pos.
Pilota
Squadra
Pacchetto
N
Sponsor
Tempo
Distacco
1
Josef Newgarden
Penske
Chevy
1
Hitachi
01:07.4345
–.—-
2
Spencer Pigot
Carpenter
Chevy
21
Fuzzy’s
01:07.5372
0.1027
3
Sebastien Bourdais
Coyne
Honda
18
Sealmaster
01:07.7971
0.3626
4
Will Power
Penske
Chevy
12
Verizon
01:07.8092
0.3747
5
Alexander Rossi
Andretti
Honda
27
Kerauno
01:07.8326
0.3981
6
Scott Dixon
Ganassi
Honda
9
PNC Bank
01:07.8445
0.4100
7
Ryan Hunter-Reay
Andretti
Honda
28
DHL
01:07.8829
0.4484
8
Takuma Sato
Rahal
Honda
30
Panasonic
01:08.0628
0.6283
9
Marco Andretti
Andretti
Honda
98
Kerauno
01:08.1040
0.6695
10
Graham Rahal
Rahal
Honda
15
Mi-Jack
01:08.1076
0.6731
11
Max Chilton
Carlin
Chevy
59
Gallagher
01:08.3530
0.9185
12
Zachary Claman De Melo
Coyne
Honda
19
Paysafe
01:08.3616
0.9271
13
Simon Pagenaud
Penske
Chevy
22
Menard’s
01:08.3698
0.9353
14
Zach Veach
Andretti
Honda
26
One Thousand One
01:08.4867
1.052
15
Ed Jones
Ganassi
Honda
10
NTT Data
01:08.4978
1.063
16
Robert Wickens
Schmidt
Honda
6
Lucas Oil
01:08.5755
1.141
17
Jordan King
Carpenter
Chevy
20
Fuzzy’s
01:08.7275
1.293
18
James Hinchcliffe
Schmidt
Honda
5
Arrow Electronics
01:08.7317
1.297
19
Charlie Kimball
Carlin
Chevy
23
Tresiba
01:08.7466
1.312
20
Tony Kanaan
Foyt
Chevy
14
ABC
01:08.9427
1.508
21
Matheus Leist
Foyt
Chevy
4
ABC
01:09.2392
1.805
22
Rene Binder
Juncos
Chevy
32
Binderholz
01:09.3583
1.924
23
Gabby Chaves
Harding
Chevy
88
Harding
01:09.4198
1.985
In una sessione ancora movimentata da svarioni e bandiere rosse, Will Power si è ancora una volta segnalato come il pilota da battere, migliorando il tempo fatto segnare ieri dal compagno Newgarden. L’australiano ha preceduto la prima vettura Honda guidata da Robert Wickens, ben ripresosi dalla pausa forzata occorsagli nelle libere 2, oltre a Scott Dixon, protagonista di una lunga digressione sull’erba dell’ultima curva. Hunter Reay e Rossi hanno quindi ribadito la presenza del team Andretti in top 5, precedendo le altre Penske di Newgarden e Pagenaud. Jordan King, ottavo nella lista dei tempi, ha causato la bandiera rossa più lunga della sessione dopo aver rovinato una sospensione contro le barriere della curva 1. In precedenza era stato Ed Jones a causare il primo intervento dei commissari per un testacoda nella temibile curva 5, mentre un problema tecnico alla vettura di Kimball ha portato alla chiusura anticipata del turno.
Primo turno di qualifica senza particolari sorprese, fatta eccezione per l’eliminazione di Graham Rahal. Nel secondo gruppo una bandiera rossa per un maldestro incidente di Kanaan, a muro mentre usciva dalla pit lane, ha impedito a tutti un tentativo a gomme nuove, rispettando comunque i valori attesi.
Barber – Qualifica 1, Gruppo 1
Pos.
Pilota
Squadra
Motore
N
Sponsor
Tempo
Distacco
1
Josef Newgarden
Penske
Chevy
1
Hitachi
01:07.5643
–.—-
2
Ryan Hunter-Reay
Andretti
Honda
28
DHL
01:07.5665
0.0022
3
James Hinchcliffe
Schmidt
Honda
5
Arrow Electronics
01:07.5669
0.0026
4
Robert Wickens
Schmidt
Honda
6
Lucas Oil
01:07.7610
0.1967
5
Marco Andretti
Andretti
Honda
98
Kerauno
01:07.7832
0.2189
6
Ed Jones
Ganassi
Honda
10
NTT Data
01:07.9193
0.3550
7
Max Chilton
Carlin
Chevy
59
Gallagher
01:08.0235
0.4592
8
Graham Rahal
Rahal
Honda
15
Mi-Jack
01:08.1038
0.5395
9
Spencer Pigot
Carpenter
Chevy
21
Fuzzy’s
01:08.1184
0.5541
10
Jordan King
Carpenter
Chevy
20
Fuzzy’s
01:08.3997
0.8354
11
Matheus Leist
Foyt
Chevy
4
ABC
01:08.5516
0.9873
Barber – Qualifica 1, Gruppo 2
Pos.
Pilota
Squadra
Motore
N
Sponsor
Tempo
Distacco
1
Will Power
Penske
Chevy
12
Verizon
01:08.1087
–.—-
2
Sebastien Bourdais
Coyne
Honda
18
Sealmaster
01:08.2597
0.1510
3
Zach Veach
Andretti
Honda
26
One Thousand One
01:08.2785
0.1698
4
Alexander Rossi
Andretti
Honda
27
Kerauno
01:08.3649
0.2562
5
Simon Pagenaud
Penske
Chevy
22
Menard’s
01:08.4089
0.3002
6
Scott Dixon
Ganassi
Honda
9
PNC Bank
01:08.4262
0.3175
7
Charlie Kimball
Carlin
Chevy
23
Tresiba
01:08.5494
0.4407
8
Zachary Claman De Melo
Coyne
Honda
19
Paysafe
01:08.5531
0.4444
9
Takuma Sato
Rahal
Honda
30
Panasonic
01:08.5676
0.4589
10
Gabby Chaves
Harding
Chevy
88
Harding
01:08.9763
0.8676
11
Rene Binder
Juncos
Chevy
32
Binderholz
01:09.5404
1.432
12
Tony Kanaan
Foyt
Chevy
14
ABC
01:11.2015
3.093
In Q2 sorpresa, ma fino a un certo punto, per l’esclusione di Rossi e Pagenaud. Se l’americano si era tenuto comunque intorno alla top 5 negli ultimi turni di libere, il francese è sempre apparso distante dai compagni, che si sono alternati al comando delle sessioni di libere e che hanno capeggiato anche il secondo turno di qualifica. Buona la settima piazza di Andretti mentre un po’ di delusione arriva dalla decima posizione di Wickens, che non è riuscito a replicare i tempi segnati nelle libere 3.
Barber – Qualifica 2
Pos.
Pilota
Squadra
Motore
N
Sponsor
Tempo
Distacco
1
Josef Newgarden
Penske
Chevy
1
Hitachi
01:07.0583
–.—-
2
Will Power
Penske
Chevy
12
Verizon
01:07.2628
0.2045
3
James Hinchcliffe
Schmidt
Honda
5
Arrow Electronics
01:07.3797
0.3214
4
Scott Dixon
Ganassi
Honda
9
PNC Bank
01:07.4595
0.4012
5
Ryan Hunter-Reay
Andretti
Honda
28
DHL
01:07.5323
0.4740
6
Sebastien Bourdais
Coyne
Honda
18
Sealmaster
01:07.5435
0.4852
7
Marco Andretti
Andretti
Honda
98
Kerauno
01:07.6027
0.5444
8
Alexander Rossi
Andretti
Honda
27
Kerauno
01:07.7488
0.6905
9
Simon Pagenaud
Penske
Chevy
22
Menard’s
01:07.8409
0.7826
10
Robert Wickens
Schmidt
Honda
6
Lucas Oil
01:07.8455
0.7872
11
Zach Veach
Andretti
Honda
26
One Thousand One
01:07.9894
0.9311
12
Ed Jones
Ganassi
Honda
10
NTT Data
01:08.4386
1.380
Il duello in casa Penske è coinciso, come era facile aspettarsi, con la battaglia per la pole nella Fast Six, che ha visto Josef Newgarden imporsi negli ultimi scampoli di sessione, precedendo Power di soli 13 millesimi per una prima fila tutta Chevrolet. I due hanno comunque faticato a imporsi su Bourdais, staccato di meno di un decimo e primo della pattuglia Honda davanti ad Hunter Reay, Hinchcliffe e Dixon, ancora tra i primi sei in qualifica ma mai della partita per la pole.
Barber – Fast Six
Pos.
Pilota
Squadra
Motore
N
Sponsor
Tempo
Distacco
1
Josef Newgarden
Penske
Chevy
1
Hitachi
01:07.4413
–.—-
2
Will Power
Penske
Chevy
12
Verizon
01:07.4541
0.0128
3
Sebastien Bourdais
Coyne
Honda
18
Sealmaster
01:07.5337
0.0924
4
Ryan Hunter-Reay
Andretti
Honda
28
DHL
01:07.7807
0.3394
5
James Hinchcliffe
Schmidt
Honda
5
Arrow Electronics
01:07.9472
0.5059
6
Scott Dixon
Ganassi
Honda
9
PNC Bank
01:08.0303
0.5890
Griglia di partenza – Barber
Pos.
Pilota
Tempo
Pilota
Tempo
1
Josef Newgarden
01:07.4413
2
Will Power
01:07.4541
3
Sebastien Bourdais
01:07.5337
4
Ryan Hunter-Reay
01:07.7807
5
James Hinchcliffe
01:07.9472
6
Scott Dixon
01:08.0303
7
Marco Andretti
01:07.6027
8
Alexander Rossi
01:07.7488
9
Simon Pagenaud
01:07.8409
10
Robert Wickens
01:07.8455
11
Zach Veach
01:07.9894
12
Ed Jones
01:08.4386
13
Max Chilton
01:08.0235
14
Charlie Kimball
01:08.5494
15
Graham Rahal
01:08.1038
16
Zachary Claman De Melo
01:08.5531
17
Spencer Pigot
01:08.1184
18
Takuma Sato
01:08.5676
19
Jordan King
01:08.3997
20
Gabby Chaves
01:08.9763
21
Matheus Leist
01:08.5516
22
Rene Binder
01:09.5404
23
Tony Kanaan
01:11.2015
Pioggia o sole, il quarto appuntamento del campionato IndyCar ha avuto un solo grande protagonista, Josef Newagarden. Dopo aver dominato la quindicina di giri bagnati disputati la domenica, il campione in carica ha fatto il bello e il cattivo tempo nella rimanente ora del lunedì, dimostrandosi imprendibile sull’asciutto e poi bravo a gestire la situazione quando la pioggia ha rifatto capolino sul tracciato dell’Alabama negli ultimi 20 minuti. La vittoria della maturità per il pilota del Tennesse, che come a Phoenix ha potuto contare su un Tim Cindric ispirato, che coraggiosamente ha deciso per il passaggio alle gomme da pioggia quando ancora le slicks sembravano garantire più aderenza.
I quindici giri percorsi la domenica non hanno alterato significativamente i valori espressi nelle qualifiche, con Newgarden subito a condurre su Power, Bourdais e Hunter-Reay e Andretti mestamente in testacoda dopo una breve ma intensa pressione su Rossi per la sesta piazza. L’andamento sorprendentemente lineare della corsa bagnata è stato poi interrotto da una tamponata di Jones a Kimball, leggera ma sufficiente a spedire il californiano contro i rails della curva 16. La conseguente neutralizzazione ha permesso ad alcuni ritardatari come Andretti e Pagenaud di rifornire, ma anche alla crescente pioggia di creare ampie pozzanghere e veri e propri ruscelli in corrispondenza di avvallamenti e curve in pendenza. E’ così che alla ripartenza alla visibilità inesistente si è unito l’acquaplaning, che ha subito tradito Will Power, a muro pochi metri dopo il traguardo. Nonostante tutti gli sforzi degli organizzatori, alla conseguente bandiera rossa è poi seguita qualche ora più tardi l’inevitabile decisione di completare la corsa il lunedì, che ha proposto pista asciutta ma anche nuvoloni poco rassicuranti.
Con Chilton subito fermo per problemi elettrici nei giri di riscaldamento, alla bandiera verde Newgarden ha subito imposto un ritmo elevatissimo a una gara in cui si sono subito delineate due strategie, due soste contro la singola fermata come inizialmente pianificato da Bourdais e Dixon. Nonostante l’opera di risparmio carburante, il francese ha sempre guidato il gruppo degli inseguitori, controllando senza problemi Hunter-Reay, Hinchcliffe e Rossi, protetti inizialmente da Veach, crollato sul finire del primo stint dopo aver a lungo frenato il gruppetto comprendente Wickens, Pagenaud e Dixon. Primo del gruppo di testa a fermarsi, Newgarden ha puntato fino da subito su una strategia a due soste su cui solo dopo il primo pit stop hanno converso gli inseguitori, a eccezione come detto di Bourdais e Dixon. Se però il neozelandese, intruppato nel traffico dopo aver perso posizioni nella prima frazione con la visiera appannata, poteva puntare realisticamente solo al terzo posto, Bourdais sarebbe certamente andato in testa dopo la seconda sosta di Newgarden, dovendone poi controllare il ritorno nel finale. E così è stato in effetti, ma più che esigenze di strategia, a imporre la seconda sosta del campione in carica ha pensato la pioggia, riaffacciatasi timidamente a venti minuti dal termine e via via cresciuta di intensità. Raramente però il leader della gara prende l’iniziativa in caso di pioggia, facendo sembrare la scelta di Tim Cindric decisamente azzardata quando Newgarden su gomme da bagnato è stato sfilato agevolmente da Hunter-Reay sulle slicks. Il circuito era però ormai già al limite e anche il campione 2012 due giri più tardi ha dovuto riparare in pit lane. Ultimo a resistere Bourdais, rimasto in pista nella speranza di un miglioramento mai arrivato che alla fine gli è costato il podio.
Nuovamente in testa, Newgarden ha così gestito nel finale delle gomme seriamente intaccate dai primi giri su asfalto solo umido, riuscendo comunque a tenere a distanza Hunter-Reay per cogliere il secondo successo stagionale e tornare in testa alla classifica. Per il pilota del team Andretti un podio liberatorio a coronare una prova finalmente priva di contrattempi ed errori. Dell’azzardo di Bourdais ha beneficiato anche Hinchcliffe, a lungo in lotta con Rossi ai margini del podio, che ha preceduto il compagno Wickens, tra i più veloci nel finale e abile a districarsi nel traffico dopo la prima sosta. Bourdais, contrariato per i punti persi dopo aver chiesto veementemente a Dale Coyne di rientrare, ha comunque portato a casa un buon quinto posto, precedendo in volata Dixon, autore di numerosi sorpassi e velocissimo sul bagnato, ma a sua volta tradito dalla strategia a una sosta. Una prova regolare ha visto poi Rahal chiudere in settima piazza davanti al compagno Sato, in difficoltà sull’asciutto ma tra i più efficaci su pista bagnata. Pagenaud ha portato a casa il nono posto al termine di un fine settimana scialbo, coronato nel dopo gara da una sfuriata contro Gabby Chaves, reo di averlo a lungo tenuto dietro nonostante un ritardo di due giri a causa dei problemi elettrici incontrati nella prima frazione. La top ten è stata quindi chiusa da Marco Andretti, risalito dalle retrovie dopo il testacoda della prima frazione, che ha preceduto Rossi, a lungo in lotta con Hinchcliffe e Wickens per il terzo gradino del podio, ma tradito dall’aver anticipato la seconda sosta alla ricerca di pista libera, decisione che lo ha costretto a rientrare nuovamente per cambiare gomme dopo un’escursione in curva 1.
L’americano torna così a inseguire con 13 punti di ritardo Newgarden, che può ora contare su una quarantina di lunghezze sul gruppetto composto da Bourdais, Rahal, Hinchcliffe, Hunter-Reay e Dixon.
Prima giornata di prove caratterizzata da numerose escursioni nelle vie di fuga, con i piloti impegnati a prendere le misure alle nuove vetture sulle strade californiane. Scott Dixon ha fatto segnare il tempo più veloce della giornata, guidando la prima sessione di libere. Qualche problema in più per il neozelandese nella seconda sessione, che ha visto squadre e piloti alle prese con temperature più alte, che hanno alterato la risposta degli pneumatici. A svettare è stato quindi Alexander Rossi, già tra i più veloci nella prima sessione, che ha chiuso davanti al compagno Hunter Reay, sempre vicinissimo alla vetta, a dimostrazione del grande momento di forma del team Andretti. Il solo serio incidente della giornata ha visto Takuma Sato colpire violentemente il muro della curva 1, portando alla chiusura anticipata delle libere 2.
Long Beach – Libere 1 – 13/4/2018
Pos.
Pilota
Squadra
Vettura
N
Sponsor
Tempo
Distacco
1
Scott Dixon
Ganassi
Honda
9
PNC Bank
01:08.4112
–.—-
2
Ryan Hunter-Reay
Andretti
Honda
28
DHL
01:08.4285
0.0173
3
Alexander Rossi
Andretti
Honda
27
Napa
01:08.6077
0.1965
4
Simon Pagenaud
Penske
Chevy
22
DXC
01:08.7790
0.3678
5
James Hinchcliffe
Schmidt
Honda
5
Arrow Electronics
01:08.9133
0.5021
6
Takuma Sato
Rahal
Honda
30
Panasonic
01:08.9295
0.5183
7
Will Power
Penske
Chevy
12
Verizon
01:08.9481
0.5369
8
Josef Newgarden
Penske
Chevy
1
Verizon
01:08.9600
0.5488
9
Tony Kanaan
Foyt
Chevy
14
ABC
01:08.9675
0.5563
10
Sebastien Bourdais
Coyne
Honda
18
Sealmaster
01:09.1270
0.7158
11
Graham Rahal
Rahal
Honda
15
Total
01:09.2349
0.8237
12
Spencer Pigot
Carpenter
Chevy
21
Preferred
01:09.2572
0.8460
13
Zach Veach
Andretti
Honda
26
One Thousand One
01:09.2766
0.8654
14
Robert Wickens
Schmidt
Honda
6
Lucas Oil
01:09.2807
0.8695
15
Jordan King
Carpenter
Chevy
20
Fuzzy’s
01:09.3598
0.9486
16
Jack Harvey
Shank
Honda
60
Autonation
01:09.6034
1.192
17
Ed Jones
Ganassi
Honda
10
NTT Data
01:09.6060
1.195
18
Max Chilton
Carlin
Chevy
59
Gallagher
01:09.6271
1.216
19
Zachary Claman De Melo
Coyne
Honda
19
Paysafe
01:09.7486
1.337
20
Marco Andretti
Andretti
Honda
98
US Concrete
01:09.7632
1.352
21
Gabby Chaves
Harding
Chevy
88
Harding
01:09.8182
1.407
22
Charlie Kimball
Carlin
Chevy
23
Tresiba
01:10.0010
1.590
23
Matheus Leist
Foyt
Chevy
4
ABC
01:10.1979
1.787
24
Kyle Kaiser
Juncos
Chevy
32
Binderholz
01:10.7481
2.337
Long Beach – Libere 2 – 13/4/2018
Pos.
Pilota
Squadra
Vettura
N
Sponsor
Tempo
Distacco
1
Alexander Rossi
Andretti
Honda
27
Napa
01:08.5567
–.—-
2
Ryan Hunter-Reay
Andretti
Honda
28
DHL
01:08.7083
0.1516
3
Josef Newgarden
Penske
Chevy
1
Verizon
01:08.9307
0.3740
4
Takuma Sato
Rahal
Honda
30
Panasonic
01:09.0544
0.4977
5
Scott Dixon
Ganassi
Honda
9
PNC Bank
01:09.1049
0.5482
6
Will Power
Penske
Chevy
12
Verizon
01:09.1953
0.6386
7
James Hinchcliffe
Schmidt
Honda
5
Arrow Electronics
01:09.2687
0.7120
8
Graham Rahal
Rahal
Honda
15
Total
01:09.2728
0.7161
9
Sebastien Bourdais
Coyne
Honda
18
Sealmaster
01:09.3552
0.7985
10
Simon Pagenaud
Penske
Chevy
22
DXC
01:09.3687
0.8120
11
Spencer Pigot
Carpenter
Chevy
21
Preferred
01:09.4608
0.9041
12
Tony Kanaan
Foyt
Chevy
14
ABC
01:09.5770
1.020
13
Zach Veach
Andretti
Honda
26
One Thousand One
01:09.6902
1.134
14
Robert Wickens
Schmidt
Honda
6
Lucas Oil
01:09.7242
1.168
15
Marco Andretti
Andretti
Honda
98
US Concrete
01:09.8166
1.260
16
Jack Harvey
Shank
Honda
60
Autonation
01:09.8433
1.287
17
Max Chilton
Carlin
Chevy
59
Gallagher
01:09.8444
1.288
18
Jordan King
Carpenter
Chevy
20
Fuzzy’s
01:09.9069
1.350
19
Ed Jones
Ganassi
Honda
10
NTT Data
01:10.0616
1.505
20
Charlie Kimball
Carlin
Chevy
23
Tresiba
01:10.1694
1.613
21
Kyle Kaiser
Juncos
Chevy
32
Binderholz
01:10.3206
1.764
22
Matheus Leist
Foyt
Chevy
4
ABC
01:10.5076
1.951
23
Zachary Claman De Melo
Coyne
Honda
19
Paysafe
01:10.5442
1.988
24
Gabby Chaves
Harding
Chevy
88
Harding
01:10.8269
2.270
Bel duello al vertice Andretti-Penske nell’ultima sessione di prove libere prima delle qualifiche. Dopo aver visto Hunter Reay scendere per primo sotto il muro del 1.07 e comandare a lungo la classifica, Alexander Rossi ha fatto segnare il miglior tempo della sessione, precedendo di 4 centesimi Josef Newgarden. Già tra i protagonisti nella prima giornata, il californiano si segnala come favorito per la conquista della pole, ma dovrà però vedersela con tutto lo schieramento Penske. Will Power ha infatti chiuso le libere 3 a 2 decimi dall’americano, precedendo Hunter Reay e il compagno Pagenaud. L’alternanza Honda-Chevy si è confermata nelle posizioni successive, con Rahal a precedere Pigot e Dixon, punta di un team Ganassi forse ancora un gradino indietro rispetto agli altri top teams. Il neozelandese ha preceduto i compagni di team passati e presenti, Kanaan e Jones, oltre a Bourdais, che ha chiuso la top ten. Due le interruzioni con la bandiera rossa, in apertura per via di un problema elettronico occorso a Claman De Melo, e negli ultimi seconda per via di un dritto contro le gomme di King.
Nessuna sorpresa nel primo gruppo della Q1, con Jordan King di poco davanti a Ed Jones nel ballottaggio per l’ultimo posto disponibile.
Long Beach – Qualifiche, Q1 – Gruppo 1
Pos.
Pilota
Squadra
Vettura
N
Sponsor
Tempo
Distacco
1
Ryan Hunter-Reay
Andretti
Honda
28
DHL
01:07.7058
–.—-
2
Scott Dixon
Ganassi
Honda
9
PNC Bank
01:07.7897
0.0839
3
Josef Newgarden
Penske
Chevy
1
Verizon
01:07.8123
0.1065
4
Robert Wickens
Schmidt
Honda
6
Lucas Oil
01:07.9894
0.2836
5
Graham Rahal
Rahal
Honda
15
Total
01:08.0364
0.3306
6
Jordan King
Carpenter
Chevy
20
Fuzzy’s
01:08.2933
0.5875
7
Ed Jones
Ganassi
Honda
10
NTT Data
01:08.3844
0.6786
8
Max Chilton
Carlin
Chevy
59
Gallagher
01:08.7167
1.011
9
Jack Harvey
Shank
Honda
60
Autonation
01:08.8207
1.115
10
Gabby Chaves
Harding
Chevy
88
Harding
01:08.8623
1.157
11
Zachary Claman De Melo
Coyne
Honda
19
Paysafe
01:09.1429
1.437
12
Charlie Kimball
Carlin
Chevy
23
Tresiba
01:09.7481
2.042
Poche sorprese anche nel gruppo 2, con ancora una vettura del team Andretti a precedere una Penske. Delusione per Spencer Pigot, veloce nelle libere 3 ma ancora una volta escluso dai primi 12. Non è andata meglio al suo ex compagno di squadra Kaiser, a muro prima di completare un giro lanciato.
Long Beach – Qualifiche, Q1 – Gruppo 2
Pos.
Pilota
Squadra
Vettura
N
Sponsor
Tempo
Distacco
1
Alexander Rossi
Andretti
Honda
27
Napa
01:07.1718
–.—-
2
Simon Pagenaud
Penske
Chevy
22
DXC
01:07.5481
0.376
3
Sebastien Bourdais
Coyne
Honda
18
Sealmaster
01:07.5662
0.394
4
Will Power
Penske
Chevy
12
Verizon
01:07.5874
0.416
5
James Hinchcliffe
Schmidt
Honda
5
Arrow Electronics
01:07.6893
0.518
6
Tony Kanaan
Foyt
Chevy
14
ABC
01:07.8917
0.720
7
Matheus Leist
Foyt
Chevy
4
ABC
01:08.1622
0.990
8
Zach Veach
Andretti
Honda
26
One Thousand One
01:08.1763
1.005
9
Spencer Pigot
Carpenter
Chevy
21
Preferred
01:08.2739
1.102
10
Marco Andretti
Andretti
Honda
98
US Concrete
01:08.5294
1.358
11
Takuma Sato
Rahal
Honda
30
Panasonic
01:08.6340
1.462
12
Kyle Kaiser
Juncos
Chevy
32
Binderholz
No Time
0.0000
Ancora i soliti sospetti hanno rubato la scena in Q2, con Power a issarsi al comando davanti ad Alexander Rossi, Scott Dixon e i compagni in casa Penske. Unico intruso in Fast Six Graham Rahal, che ha beneficiato del drive through che ha impedito ad Hunter Reay l’ultimo assalto con gomme rosse. L’americano è stato infatti punito per aver tagliato la corsia di immissione in pista. Una strisciata a muro ha relegato Wickens in decima piazza.
Long Beach – Qualifiche, Q2
Pos.
Pilota
Squadra
Vettura
N
Sponsor
Tempo
Distacco
1
Will Power
Penske
Chevy
12
Verizon
01:06.5709
–.—-
2
Alexander Rossi
Andretti
Honda
27
Napa
01:06.8326
0.262
3
Scott Dixon
Ganassi
Honda
9
PNC Bank
01:06.8341
0.263
4
Josef Newgarden
Penske
Chevy
1
Verizon
01:06.8833
0.312
5
Simon Pagenaud
Penske
Chevy
22
DXC
01:06.9057
0.335
6
Graham Rahal
Rahal
Honda
15
Total
01:07.0903
0.519
7
Ryan Hunter-Reay
Andretti
Honda
28
DHL
01:07.1415
0.571
8
James Hinchcliffe
Schmidt
Honda
5
Arrow Electronics
01:07.1899
0.619
9
Sebastien Bourdais
Coyne
Honda
18
Sealmaster
01:07.1943
0.623
10
Robert Wickens
Schmidt
Honda
6
Lucas Oil
01:07.2289
0.658
11
Tony Kanaan
Foyt
Chevy
14
ABC
01:07.3478
0.777
12
Jordan King
Carpenter
Chevy
20
Fuzzy’s
01:07.6427
1.072
Un unico giro lanciato è stato sufficiente ad Alexander Rossi per conquistare la seconda pole position in carriera. Il padrone di casa ha infatti segnato il giro più veloce del fine settimana nel suo unico tentativo, staccando nettamente le Penske di Power e Pagenaud. Se una strisciata a muro ha frenato le ambizioni dell’australiano, un solido impatto ha invece relegato Newgarden, forse l’unico in grado di contrastare Rossi, al sesto posto. Dietro le Penske, le Honda di Dixon e Rahal hanno conquistato la quarta e quinta piazza in griglia.
Long Beach – Qualifiche, Fast Six
Pos.
Pilota
Squadra
Vettura
N
Sponsor
Tempo
Distacco
1
Alexander Rossi
Andretti
Honda
27
Napa
01:06.5528
–.—-
2
Will Power
Penske
Chevy
12
Verizon
01:06.9054
0.353
3
Simon Pagenaud
Penske
Chevy
22
DXC
01:06.9107
0.358
4
Scott Dixon
Ganassi
Honda
9
PNC Bank
01:07.0483
0.496
5
Graham Rahal
Rahal
Honda
15
Total
01:07.1275
0.575
6
Josef Newgarden
Penske
Chevy
1
Verizon
01:07.1922
0.639
Griglia di Partenza
1
Alexander Rossi
01:06.5528
2
Will Power
01:06.9054
3
Simon Pagenaud
01:06.9107
4
Scott Dixon
01:07.0483
5
Graham Rahal
01:07.1275
6
Josef Newgarden
01:07.1922
7
Ryan Hunter-Reay
01:07.1415
8
James Hinchcliffe
01:07.1899
9
Sebastien Bourdais
01:07.1943
10
Robert Wickens
01:07.2289
11
Tony Kanaan
01:07.3478
12
Jordan King
01:07.6427
13
Ed Jones
01:08.3844
14
Matheus Leist
01:08.1622
15
Jack Harvey
01:08.8207
16
Zach Veach
01:08.1763
17
Zachary C. De Melo
01:09.1429
18
Spencer Pigot
01:08.2739
19
Max Chilton
01:08.7167
20
Marco Andretti
01:08.5294
21
Gabby Chaves
01:08.8623
22
Takuma Sato
01:08.6340
23
Charlie Kimball
01:09.7481
24
Kyle Kaiser
No Time
Intoccabile per tutto il fine settimana, Alexander Rossi ha confermato il suo impressionante stato di forma dominando la terza prova stagionale sul cittadino di Long Beach. Il padrone di casa non ha fatto sconti, prendendo subito la testa e imponendo alla corsa un ritmo forsennato, solo occasionalmente frenato da alcuni difficili doppiaggi di cui gli avversari non hanno potuto (o saputo) approfittare. Scampato al solito rimescolamento artificioso indotto nel finale dall’incidente di Claman De Melo, nel finale Rossi si è solo dovuto guardare da un Power in netto di vantaggio di push to pass ma mai in grado di impostare una manovra di sorpasso. L’australiano, meno incisivo di Dixon e Bourdais, ha comunque offerto una prova consistente, conquistando la seconda piazza dietro Rossi, che con la terza vittoria in carriera balza al vertice della classifica con 22 punti su Newgarden, settimo al traguardo e penalizzato da una strategia errata. Per buona parte della gara come detto gli inseguitori più pericolosi del californiano sono stati in realtà Bourdais e Dixon. Superato Power dopo il primo turno di soste, il francese ha colto di sorpresa un neozelandese fin troppo arrendevole, producendosi in un sensazionale slalom tra il rivale e i doppiati in fondo alla Shoreline Drive per conquistare la seconda piazza. Peccato che per completare la manovra il 4 volte campione ChampCar sia finito con due ruote oltre la corsia di rientro in pista, cosa che lo ha costretto a restituire la posizione. Ancora più determinato, Bourdais ha subito ripassato Dixon con un’altra staccata clamorosa, ma la decisione di entrambi di ritardare l’ultima sosta è stata poi punita dall’incidente di Claman De Melo, con il conseguente pit stop in regime di bandiera gialla che li ha costretti ad accodarsi a coloro che già avevano effettuato la sosta. Se la rimonta dal fondo di Dixon (punito con un drive through per aver effettuato la sosta con la pit lane chiusa) si è fermata all’11° posto, la rincorsa di Bourdais per un posto in top ten è stata rovinata da un attacco troppo ottimista di Jordan King, alle prese con problemi ai freni dopo aver navigato ai margini della top 5 fino a metà gara.
L’uscita di scena dei due tetra campioni ha quindi lasciato campo libero a Jones e Veach, bravi a rimontare dal gruppo e avvantaggiarsi del pasticcio strategico dei rivali. I due hanno dato vita a un bel duello ruota a ruota per il podio, che alla fine ha visto prevalere il pilota del team Ganassi, riscattatosi egregiamente dal brutto errore di Phoenix. La top 5 è stata chiusa da Graham Rahal, costretto a sua volta a una corsa di rimonta dopo il drive through rimediato al primo giro per una tamponata su Pagenaud che ha subito posto fine alla prova del francese. L’americano ha preceduto l’altro figlio d’arte, Marco Andretti, autore di numerosi sorpassi nel gruppo, che ha contenuto Newgarden e un positivo Kanaan. James Hinchcliffe ha chiuso nono un fine settimana difficile per il team Schmidt, con Wickens autore di una buona partenza ma subito attardato da problemi al cambio, mentre un battagliero Kimball ha portato a casa il primo piazzamento in top ten per il team Carlin. Unica nota stonata nella grandiosa giornata del team Andretti, le disavventure (perlopiù autoprodotte) di un veloce Hunter Reay, subito costretto in pit lane da un’ala anteriore a penzoloni, poi alle prese con una foratura per un contatto con Sato e infine coinvolto nel testacoda di Bourdais al tornantino.
Long Beach – Ordine d’arrivo – 15/4/2018
Pos.
Pilota
Squadra
Vettura
N
Sponsor
Tempo
1
Alexander Rossi (P)(L)(LL)
Andretti
Honda
27
Napa
85 giri in 01:53:15.2434 – 88.622 mph
2
Will Power (L)
Penske
Chevy
12
Verizon
1.241
3
Ed Jones
Ganassi
Honda
10
NTT Data
9.291
4
Zach Veach
Andretti
Honda
26
One Thousand One
10.105
5
Graham Rahal
Rahal
Honda
15
United Rentals
10.747
6
Marco Andretti
Andretti
Honda
98
US Concrete
11.551
7
Josef Newgarden (L)
Penske
Chevy
1
Verizon
12.218
8
Tony Kanaan
Foyt
Chevy
14
ABC
16.105
9
James Hinchcliffe
Schmidt
Honda
5
Arrow Electronics
16.476
10
Charlie Kimball
Carlin
Chevy
23
Tresiba
17.012
11
Scott Dixon
Ganassi
Honda
9
PNC Bank
17.330
12
Jack Harvey
Shank
Honda
60
Autonation
18.347
13
Sebastien Bourdais (L)
Coyne
Honda
18
Sealmaster
18.944
14
Matheus Leist
Foyt
Chevy
4
ABC
18.947
15
Spencer Pigot
Carpenter
Chevy
21
Fuzzy’s
1 giro
16
Kyle Kaiser
Juncos
Chevy
32
Binderholz
1 giro
17
Max Chilton
Carlin
Chevy
59
Gallagher
1 giro
18
Jordan King
Carpenter
Chevy
20
Fuzzy’s
1 giro
19
Gabby Chaves
Harding
Chevy
88
Harding
2 giri
20
Ryan Hunter-Reay (L)
Andretti
Honda
28
DHL
4 giri
21
Takuma Sato
Rahal
Honda
30
Panasonic
11 giri
22
Robert Wickens
Schmidt
Honda
6
Lucas Oil
12 giri
23
Zachary Claman De Melo
Coyne
Honda
19
Paysafe
Incidente
24
Simon Pagenaud
Penske
Chevy
22
Menard’s
Incidente
Giro più veloce
Josef Newgarden
1.07.551
Giri condotti in testa
Alexander Rossi
71
Will Power
6
Sebastien Bourdais
4
Josef Newgarden
3
Ryan Hunter-Reay
1
P: punto per la pole position
L: punto per aver condotto almeno un giro in testa
LL: due punti per il maggior numero di giri in testa
Cambiare tutto per non cambiare (quasi) nulla. Potrebbe riassumersi così il bilancio della prima prova stagionale su ovale corto, a Phoenix, dove l’IndyCar ha offerto per il terzo anno consecutivo una corsa piatta, monotona per lunghi tratti e ravvivata solo nel finale da qualche azzardo strategico. Dopo due anni di processioni a 300 all’ora con gli aerokits, si sperava che la nuova veste aerodinamica e un elevato consumo degli pneumatici avrebbero portato a monoposto più difficili da gestire e in grado di offrire spettacolo. Se il primo obiettivo è stato indubbiamente raggiunto, con i piloti costretti a lunghe fasi di rilascio in ingresso curva, nonostante i tentativi di gommare artificialmente la pista Phoenix si è dimostrato ancora una volta un ovale monotraiettoria, punendo duramente chi, avventurosamente o per errore, si è trovato a uscire dalla striscia di asfalto gommata. Così è stato per i veloci rookie Fittipaldi e Kaiser, per il veterano Power (in testa nelle prime fasi) e per Ed Jones, in lotta per la vittoria fino alle ultime fasi. Ne è scaturita quindi una corsa noiosa, con il leader di turno spesso bloccato per decine di giri dietro un doppiato, senza che il gruppo di inseguitori potesse minimamente approfittarne. Le tribune semi deserte, sintomo inequivocabile dello scarso apprezzamento incontrato dalle edizioni precedenti, hanno trovato così giustificazione anche nel 2018, spingendo a interrogarsi sul futuro di una tappa comunque fondamentale del calendario. Per St. Louis, afflitto dagli stessi problemi nel 2017, la serie dovrebbe forse accogliere il suggerimento di Will Power di fornire un set extra di pneumatici nelle libere da usare esclusivamente per sperimentare e gommare la traiettoria esterna.
LA GARA
Le prime fasi hanno visto il duo francese Bourdais-Pagenaud guidare il gruppo, inseguiti da Rossi e Wickens. Peccato che in occasione della prima sosta collettiva, arrivata in regime di bandiere gialle per l’incidente di Fittipaldi, sia il vincitore di St. Pete che l’americano siano scivolati sull’infido cemento della pit lane, colpendo senza conseguenze i propri meccanici. Risultato? Drive through e un giro perso. Ma se Bourdais, poco agile nel traffico, è di fatto uscito dalla contesa, Rossi si è prodotto in una rimonta alla Zanardi che lo ha visto recuperare il giro a suon di sorpassi (unico in pista) e poi guadagnare posizioni su posizioni fino alla top 5. Problemi durante la sosta hanno invece fatto precipitare Pagenaud in mezzo al gruppo. Per una Penske in picchiata le soste collettive ne hanno però visto risalire un’altra. Will Power ha infatti guidato il gruppo nella lunga fase di bandiera verde successiva, inseguito dalle vetture del team Schmidt con il sempre più impressionante Wickens a precedere Hinchcliffe. Con le gomme in crisi dopo poche decine di giri, il duo canadese ha poi giocato la carta vincente della sosta anticipata, rischiando non poco quando una ruota persa da Leist in pit lane ha quasi portato alla seconda neutralizzazione. In pista con gomma nuova contro gli avversari bloccati nel traffico, Hinchcliffe e Wickens hanno quindi avuto gioco facile nel portarsi al comando, con il rookie a precedere il Sindaco dopo un doppiaggio difficile. La strategia non è però passata inosservata nei box Penske e Ganassi, che hanno a loro volta rischiato la sosta anticipata per Newgarden e Jones in occasione dell’ultimo pit stop. Con poco meno di 50 giri da percorrere il campione in carica si è quindi ritrovato al comando davanti al pilota degli Emirati a precedere Wickens, Hinchcliffe e Dixon, l’unico in grado di arginare la furiosa rimonta di Rossi.
Con le posizioni praticamente congelate dai noti problemi di sorpassi, la svolta della corsa è poi arrivata al giro 229, quando un errore di valutazione ha posto fine alla bella prova di Jones in curva 3. Per tutti i piloti a pieni giri è quindi arrivato il momento della scelta tra rimanere in pista confidando nelle difficoltà di sorpasso o sacrificare la posizione per montare gomme fresche. Incredibilmente il primo a imboccare la pit lane è stato proprio il leader Newgarden, candidatosi come primo degli inseguitori di un gruppetto di testa ora composto da Wickens, Hinchcliffe e Rossi, gli unici a evitare il cambio gomme. Libero dai doppiati e con meno avversari del previsto davanti, a 7 giri dalla fine l’americano ha avuto gioco facile nel far fuori Hinchcliffe e Rossi, incontrando però la dura resistenza di Wickens, che ha difeso strenuamente la linea interna, dovendo però arrandersi quando Newgarden ha arrischiato con successo il sorpasso all’esterno in curva 1. Una volta in testa l’americano non ha più guardato indietro andando a vincere, mentre l’ex pilota Mercedes ha chiuso al secondo posto un’altra prova da incorniciare. A chiudere il podio l’altro grande protagonista di inizio stagione, Alexander Rossi, spettacolare nella sua rimonta e abile nel finale a contenere un Dixon poco appariscente ma concreto. Il neozelandese ha preceduto Hunter-Reay, costante nel rendimento ma ancora ofuscato dal giovane compagno. Stesso discorso per Hinchcliffe, sesto, che ha preceduto Carpenter, ben risalito dal fondo del gruppo. Un po’ al di sotto delle attese dopo dei test molto positivi, Kanaan e Rahal hanno portato a casa rispettivamente l’ottava e la nona piazza, precedendo Pagenaud, penalizzato da una prima sosta problematica e poco a suo agio nel traffico.
La vittoria vale a Newgarden la testa di una classifica comunque molto corta in cui anche Wickens, nonostante il ritiro di St. Pete, rientra nella top ten staccato di 20 punti.
Phoenix – 08/04/2018 – Ordine d’arrivo
Pos.
Pilota
Squadra
Motore
N
Sponsor
Tempo
1
Josef Newgarden (L)
Penske
Chevy
1
Verizon
250 giri in 01:44:00.3552 – 147.395 mph
2
Robert Wickens (L)
Schmidt
Honda
6
Lucas Oil
2.995
3
Alexander Rossi (L)
Andretti
Honda
27
Napa
3.489
4
Scott Dixon
Ganassi
Honda
9
PNC Bank
3.818
5
Ryan Hunter-Reay (L)
Andretti
Honda
28
DHL
4.012
6
James Hinchcliffe (L)
Schmidt
Honda
5
Arrow Electronics
9.450
7
Ed Carpenter
Carpenter
Chevy
20
Fuzzy’s
9.865
8
Tony Kanaan
Foyt
Chevy
14
ABC
10.175
9
Graham Rahal (L)
Rahal
Honda
15
United Rentals
10.325
10
Simon Pagenaud (L)
Penske
Chevy
22
Menard’s
10.944
11
Takuma Sato
Rahal
Honda
30
Panasonic
1 giro
12
Marco Andretti
Andretti
Honda
98
Oberto
1 giro
13
Sebastien Bourdais (P)(L)
Coyne
Honda
18
Sealmaster
1 giro
14
Spencer Pigot
Carpenter
Chevy
21
Fuzzy’s
1 giro
15
Gabby Chaves
Harding
Chevy
88
Harding
1 giro
16
Zach Veach
Andretti
Honda
26
One Thousand One
1 giro
17
Charlie Kimball
Carlin
Chevy
23
Tresiba
2 giri
18
Max Chilton
Carlin
Chevy
59
Gallagher
3 giri
19
Matheus Leist
Foyt
Chevy
4
ABC
9 giri
20
Ed Jones
Ganassi
Honda
10
NTT Data
incidente
21
Kyle Kaiser
Juncos
Chevy
32
Binderholz
incidente
22
Will Power (L)(LL)
Penske
Chevy
12
Verizon
incidente
23
Pietro Fittipaldi
Coyne
Honda
19
Paysafe
incidente
GPV
Sebastien Bourdais
20.627
Giri in testa
Will Power
80
Sebastien Bourdais
60
Robert Wickens
44
Josef Newgarden
30
James Hinchcliffe
20
Graham Rahal
7
Ryan Hunter-Reay
5
Simon Pagenaud
3
Alexander Rossi
1
P: punto per la pole position
L: punto per aver condotto almeno un giro
LL: due punti per aver condotto il maggior numero di giri
Prima sessione di libere tutto sommato tranquilla, con una sola bandiera rossa causata da un testacoda innocuo di Tony Kanaan. Il brasiliano ha guidato a lungo la sessione, ma a svettare alla fine è stato il compagno di squadra Matheus Leist. Il rookie ha infatti segnato il giro più veloce, mettendosi dietro una pattuglia di vetture motorizzate Honda guidata da Bourdais e il duo Hunter-Reay/Rossi. Come il francese anche Dixon, quinto, ha trovato un giro veloce solo allo scadere della sessione. Robert Wickens ha chiuso il pacchetto Honda, precedendo le Penske-Chevy di Pagenaud e Power. Altre due vetture del cravattino, guidate da Kanaan e Pigot, hanno quindi chiuso la top ten.
St. Petersburg – Libere 1 – 09/03/2018
Pos.
Pilota
Squadra
Motore
N
Sponsor
Tempo
Distacco
Giri
1
Matheus Leist
Foyt
Chevy
4
ABC
01:01.7231
–.—-
18
2
Sebastien Bourdais
Coyne
Honda
18
Sealmaster
01:01.7719
0.0488
15
3
Ryan Hunter-Reay
Andretti
Honda
28
DHL
01:01.8812
0.1581
10
4
Alexander Rossi
Andretti
Honda
27
Napa
01:02.0415
0.3184
10
5
Scott Dixon
Ganassi
Honda
9
PNC Bank
01:02.0560
0.3329
16
6
Robert Wickens
Schmidt
Honda
6
Lucas Oil
01:02.1833
0.4602
20
7
Simon Pagenaud
Penske
Chevy
22
Menard’s
01:02.2162
0.4931
16
8
Will Power
Penske
Chevy
12
Verizon
01:02.3069
0.5838
17
9
Tony Kanaan
Foyt
Chevy
14
ABC
01:02.3370
0.6139
6
10
Spencer Pigot
Carpenter
Chevy
21
Fuzzy’s
01:02.3565
0.6334
14
11
Jordan King
Carpenter
Chevy
20
Fuzzy’s
01:02.4112
0.6881
15
12
Graham Rahal
Rahal
Honda
15
United Rentals
01:02.4659
0.7428
16
13
Ed Jones
Ganassi
Honda
10
NTT Data
01:02.6148
0.8917
13
14
Zachary Claman De Melo
Coyne
Honda
19
Paysafe
01:02:7376
1.015
21
15
Josef Newgarden
Penske
Chevy
1
Hitachi
01:02.7667
1.044
16
16
Zach Veach
Andretti
Honda
26
One Thousand One
01:02.7902
1.067
6
17
Jack Harvey
Shank
Honda
60
Autonation
01:02.8416
1.119
16
18
Marco Andretti
Andretti
Honda
98
US Concrete
01:02.8843
1.161
10
19
James Hinchcliffe
Schmidt
Honda
5
Arrow Electronics
01:03.0515
1.328
6
20
Max Chilton
Carlin
Chevy
59
Gallagher
01:03.3742
1.651
12
21
Charlie Kimball
Carlin
Chevy
23
Tresiba
01:03.6210
1.898
14
22
Takuma Sato
Rahal
Honda
30
Panasonic
01:03.6243
1.901
13
23
Gabby Chaves
Harding
Chevy
88
Harding
01:04.1845
2.461
16
24
Rene Binder
Juncos
Chevy
32
Binderholz
01:04.8859
3.163
19
Ryan Hunter-Reay ha confermato il passo mostrato nella prima sessione, facendo segnare il miglior tempo nel secondo turno di libere. L’americano ha preceduto di mezzo decimo la seconda vettura Honda di James Hinchcliffe e di 164 millesimi la prima Chevy di Power. A due decimi e mezzo hanno quindi chiuso Dixon e Newgarden, La top ten è poi stata chiusa da Rossi, Wickens (alle prese per la prima volta con le gomme “rosse”), Bourdais, Kanaan e Sato. La sessione è stata interrotta due volte con la bandiera rossa: Jordan King è finito, come molti altri, nella via di fuga della curva 3, riuscendo comunque a rientrare in pit lane senza danni dopo aver faticato a trovare la retromarcia. Renè Binder è poi scampato ad un potenzialmente disastroso testacoda ad alta velocità in curva 3, evitando il muro ma rimanendo fermo in pista. Sorte simile è toccata sul finire della sessione a Pagenaud, che è riuscito a rientrare senza aiuti nonostante il musetto danneggiato.
St. Petersburg – Libere 2 – 09/03/2018
Pos.
Pilota
Squadra
Motore
N
Sponsor
Tempo
Distacco
Giri
1
Ryan Hunter-Reay
Andretti
Honda
28
DHL
01:00.8295
–.—-
12
2
James Hinchcliffe
Schmidt
Honda
5
Arrow Electronics
01:00.8724
0.0429
20
3
Will Power
Penske
Chevy
12
Verizon
01:00.9933
0.1638
16
4
Scott Dixon
Ganassi
Honda
9
PNC Bank
01:01.1004
0.2709
20
5
Josef Newgarden
Penske
Chevy
1
Hitachi
01:01.1012
0.2717
19
6
Alexander Rossi
Andretti
Honda
27
Napa
01:01.1542
0.3247
17
7
Robert Wickens
Schmidt
Honda
6
Lucas Oil
01:01.2190
0.3895
18
8
Sebastien Bourdais
Coyne
Honda
18
Sealmaster
01:01.2741
0.4446
13
9
Tony Kanaan
Foyt
Chevy
14
ABC
01:01.3185
0.4890
16
10
Takuma Sato
Rahal
Honda
30
Panasonic
01:01.3491
0.5196
18
11
Marco Andretti
Andretti
Honda
98
US Concrete
01:01.3780
0.5485
12
12
Matheus Leist
Foyt
Chevy
4
ABC
01:01.4385
0.6090
20
13
Simon Pagenaud
Penske
Chevy
22
Menard’s
01:01.4509
0.6214
10
14
Spencer Pigot
Carpenter
Chevy
21
Fuzzy’s
01:01.5505
0.7210
16
15
Jordan King
Carpenter
Chevy
20
Fuzzy’s
01:01.5579
0.7284
16
16
Ed Jones
Ganassi
Honda
10
NTT Data
01:01.5819
0.7524
20
17
Gabby Chaves
Harding
Chevy
88
Harding
01:01.6177
0.7882
22
18
Zach Veach
Andretti
Honda
26
One Thousand One
01:01.8423
1.013
16
19
Charlie Kimball
Carlin
Chevy
23
Tresiba
01:01.9166
1.087
19
20
Graham Rahal
Rahal
Honda
15
United Rentals
01:01.9993
1.170
17
21
Zachary Claman De Melo
Coyne
Honda
19
Paysafe
01:02:0368
1.207
19
22
Max Chilton
Carlin
Chevy
59
Gallagher
01:02.0636
1.234
19
23
Jack Harvey
Shank
Honda
60
Autonation
01:02.1640
1.335
18
24
Rene Binder
Juncos
Chevy
32
Binderholz
01:02.3254
1.496
19
Apparso inizialmente in difficoltà, a venti minuti dal termine della terza sessione Scott Dixon ha fatto segnare il miglior tempo del fine settimana, staccando nettamente Jordan King, sorprendentemente al comando per lunghi tratti. L’inglese, che ha fatto terminare in anticipo la sessione finendo contro le gomme dell’ultima curva, ha comunque chiuso quarto a meno di tre decimi, preceduto dalle Penske-Chevy di Newgarden e Power, staccati di poco più di un decimo dal neozelandese. Il sempre più convincente Leist ha chiuso poi in quinta piazza, precedendo le altre Chevrolet di Pagenaud e Pigot mentre Rossi, Sato e Kanaan hanno completato la top ten. Numerosi i lunghi sia in curva 1 che in curva 3. Da notare che ben 23 macchine sono racchiuse in 1.1 secondi, con Binder ancora impegnato a completare l’acclimatamento a macchina e pista.
Pole position al debutto per Robert Wickens nel primo appuntamento IndyCar stagionale. In un finale di qualifica reso imprevedibile dalla pioggia il canadese, già al top nella Q2, ha strappato all’ultimo il miglior tempo dalle mani di Will Power. Dopo due sessioni di Q1 asciutte, la pioggia ha fatto capolino sul cittadino di St. Petersburg a metà della seconda sessione, giocando un brutto scherzo a chi non aveva ancora fatto segnare un tempo significativo. Tra questi Dixon e Pagenaud, che inspiegabilmente hanno effettuato il primo tentativo con gomme dure, non riuscendo poi a migliorare quando la pioggia e la vernice a terra hanno reso quasi impossibile la frenata della prima curva. Alcune sorprese sono comunque arrivate già dalla Q1, che ha visto l’eliminazione di Newgarden, una bandiera rossa per testacoda di Rahal e una discussa penalità per Andretti. Un’altra penalità comminata a Rossi ha permesso poi ad Hunter-Reay di accedere alla Fast Six, in cui l’americano ha comandato le prime fasi, dovendosi infine accontentare di un sesto posto. Oltre a Wickens e Power, meglio di lui hanno fatto un Leist in grande spolvero, seguito dall’altrettanto impressionante King, autore in Q1 del record della pista. Beneficiario della penalità di Andretti, Sato partirà dall’interno della terza fila.
12 mesi dopo, Sebastien Bourdais si ripete sulle strade amiche di St. Petersburg, portando a casa la prima corsa del campionato IndyCar 2018. Lo fa al termine di una gara a due facce, che ha mostrato il meglio e il peggio della categoria. Per i primi 40 giri si è infatti rasentato il ridicolo, con ben 5 neutralizzazioni a rimediare a problemi tecnici e grossolani errori figli dell’inesperienza con il nuovo pacchetto tecnico. La seconda metà gara è stata invece molto lineare e combattuta, conducendo ad un finale che farà discutere a lungo. Protagonisti assoluti di ogni fase sono stati Robert Wickens e Alexander Rossi. Sopravvissuto all’assalto di Power in partenza, una volta vinta la resistenza di un coriaceo King il canadese ha sempre condotto la gara con autorità, a eccezione dei periodi di pit stop, mettendo in mostra un ritmo vincente con entrambe le mescole. Rossi, partito 12°, è stato invece autore di un avvio strepitoso, portandosi subito a ridosso dei primi e poi avventandosi su Leist e King. Ricuciti in breve i circa tre secondi guadagnati da Wickens, il californiano sembrava in controllo della corsa, ma il difficile doppiaggio di Chilton e il gran passo del canadese con le gomme dure hanno tenuto la situazione aperta fino all’ultima sosta, da cui il pilota del team SPM è emerso con tre secondi di vantaggio sul rivale. Portatosi ancora una volta sul cambio del canadese, un lungo di Rossi in curva 3 a 15 giri dalla fine sembrava aver posto fine alla contesa, ma quando nulla sembrava poter negare a Wickens un meritato successo, la vettura di Binder contro le gomme della curva 10 ha portato a una ripartenza a 5 giri dalla conclusione. Mancato il primo assalto, Rossi si è visto regalare un’altra possibilità da Chilton, finito in testacoda. Quando la bandiera verde è apparsa per l’ultima volta a 2 giri dalla fine, l’americano ha così messo Wickens nel mirino, tirando una gran staccata in curva 1. Peccato che il canadese, consapevole della scarsa aderenza della linea interna, abbia fatto lo stesso sulla traiettoria di gara. Risultato: Rossi in sovrasterzo e contro la vettura di un incolpevole Wickens, finito mestamente contro il muro della curva 1.
Spettatore interessato del duello tra i due proprio Bourdais, sopravvissuto a una foratura al primo giro che lo ha costretto ad una strategia alternativa. In perenne risparmio di etanolo, il francese si è alternato in testa alla corsa con Wickens, beneficiando delle neutralizzazioni finali per chiudere senza problemi di consumi. Alle sue spalle ha quindi concluso Rahal, partito ultimo e costretto a una strategia simile da un testacoda nelle prime fasi dopo un improbabile assalto su Pigot. Rossi, sopravvissuto al contatto e graziato dai commissari, ha quindi chiuso il podio, con Wickens classificato solo in 18ma piazza. Una corsa solida ma lontana dal ritmo del compagno ha visto Hinchcliffe conquistare il quarto posto, davanti ad Hunter-Reay, subito in pit lane per un problema elettronico e bravo a recuperare fino alla top 5. Nonostante delle ripartenze tentennanti, un incredibile svarione in frenata che lo ha visto travolgere Sato (con conseguente ripartenza dal fondo) e una penalità per eccesso di velocità in pit lane, Scott Dixon è riuscito a portare a casa una sesta piazza davanti a Newgarden, primo di un’armata Penske piena di problemi. L’americano, in perenne risparmio carburante dopo una foratura, ha soffiato all’ultimo restart la settima piazza ad un Ed Jones non particolarmente veloce ma bravo a tenersi fuori dai guai. Terzo nelle prime fasi e in perenne lotta nel gruppo, Marco Andretti ha portato a casa una nona piazza, precedendo Will Power, in testacoda al primo giro dopo un avventuroso tentativo di sorpasso su Wickens e costretto a ripartire dal fondo dopo la sostituzione dell’ala posteriore. Kanaan, mandato in testacoda al primo giro da Veach, ha chiuso 11°, precedendo Sato e Pagenaud, afflitto da problemi a una pistola pneumatica durante le soste. Tra i rookies King e Leist hanno condiviso le fortune di Wickens. Autore di una bella partenza, l’inglese ha brevemente preso il comando con un grandioso sorpasso su Wickens alla prima ripartenza, subendo però poco dopo il controsorpasso del canadese. Dopo un bel duello con Rossi, la sua corsa è poi stata rovinata da una foratura. Leist, a ridosso della testa nelle prime fasi, è stato a lungo attardato da un problema al cambio, finendo poi contro il muro al rientro in pista, forse a causa di un guasto.
Sul comportamento in gara del nuovo aerokit, il giudizio di Will Power è stato chiaro: “La griglia è molto molto competitiva. Ci sono buone macchine in tutto lo schieramento e di tante squadre diverse. Ma possiamo comunque correre vicini. Non c’è molta scia, ma si può arrivare proprio dietro un’altra macchina”. Sia dalle inquadrature esterne che dalle onboard cameras si è poi potuto apprezzare l’elevato numero di correzioni e la guida perennemente sul filo del sovrasterzo imposta dalla nuova vettura, che ha pienamente passato il test dei cittadini. Il prossimo, quello degli ovali corti, sarà però forse il più difficile.
St. Petersburg – 11/03/2017 – Ordine d’arrivo
Pos.
Pilota
Squadra
Motore
N
Sponsor
Tempo
1
Sebastien Bourdais (L)
Coyne
Honda
18
Sealmaster
110 giri in 02:17:48.4954 – 86,207 mph
2
Graham Rahal
Rahal
Honda
15
United Rentals
0.1269
3
Alexander Rossi (L)
Andretti
Honda
27
Napa
0.7109
4
James Hinchcliffe
Schmidt
Honda
5
Arrow Electronics
1.518
5
Ryan Hunter-Reay (L)
Andretti
Honda
28
DHL
1.991
6
Scott Dixon
Ganassi
Honda
9
PNC Bank
2.272
7
Josef Newgarden
Penske
Chevy
1
Hitachi
3.384
8
Ed Jones
Ganassi
Honda
10
NTT Data
4.299
9
Marco Andretti
Andretti
Honda
98
US Concrete
4.836
10
Will Power
Penske
Chevy
12
Verizon
6.127
11
Tony Kanaan
Foyt
Chevy
14
ABC
6.518
12
Takuma Sato
Rahal
Honda
30
Panasonic
7.401
13
Simon Pagenaud
Penske
Chevy
22
Menard’s
7.990
14
Gabby Chaves
Harding
Chevy
88
Harding
9.227
15
Spencer Pigot
Carpenter
Chevy
21
Fuzzy’s
1 giro
16
Zach Veach
Andretti
Honda
26
One Thousand One
1 giro
17
Zachary Claman De Melo
Coyne
Honda
19
Paysafe
1 giro
18
Robert Wickens (P)(L)(LL)
Schmidt
Honda
6
Lucas Oil
2 giri
19
Max Chilton
Carlin
Chevy
59
Gallagher
2 giri
20
Charlie Kimball
Carlin
Chevy
23
Tresiba
3 giri
21
Jordan King (L)
Carpenter
Chevy
20
Fuzzy’s
3 giri
22
Rene Binder
Juncos
Chevy
32
Binderholz
3 giri
23
Jack Harvey
Shank
Honda
60
Autonation
Incidente
24
Matheus Leist
Foyt
Chevy
4
ABC
Incidente
Giro più veloce
Alexander Rossi
1,01,7244
Giri in testa
Robert Wickens
69
Sebastien Bourdais
30
Alexander Rossi
5
Jordan King
5
Ryan Hunter-Reay
1
P: Punto per la pole position
L: Punto per aver condotto un giro in testa
LL: Due punti per il maggior numero di giri in testa
Il 2018 passerà certamente alla storia come uno spartiacque, l’inizio di un percorso che nei prossimi 18 mesi definirà il futuro dell’IndyCar. Dopo tre anni l’esperimento degli aerokits giunge al termine, non avendo centrato nessuno degli obiettivi fissati se non un discreto abbassamento dei tempi sul giro. Le vesti aerodinamiche tanto volute da Honda e soprattutto Chevrolet non hanno infatti portato particolare interesse sulla battaglia tecnica, introducendo anzi una disparità di prestazioni che ha diviso la griglia, condannando le squadre Honda a due anni di mediocrità. Sotto pressione da parte di squadre, piloti, costruttori e tifosi, l’IndyCar ha risposto con un kit aerodinamico unico che reinterpreta in chiave moderna le linee delle champcars di metà anni ’90, attuando una semplificazione netta dell’aerodinamica superiore con l’intento di ridurre la deportanza, abbattere la resistenza, permettere alle vetture di viaggiare a stretto contatto su ogni tipo di pista e, se possibile, ridurre nel medio termine i costi.
Se l’aspetto del nuovo kit ha raccolto consensi unanimi e i piloti hanno digerito di buon grado una riduzione di carico che dovrebbe finalmente esaltarne il talento, solo la gara potrà dare riscontri certi sulla capacità di gareggiare delle “nuove” monoposto.
Reduci dal più che positivo debutto del windscreen (dispositivo volto a proteggere il pilota da detriti indirizzati verso l’abitacolo), Jay Frye e Mark Miles possono comunque compiacersi dell’arrivo, in pianta più o meno stabile, di tre nuove squadre e di tutta una serie di sponsorizzazioni annunciate recentemente, a conferma della buona vitalità del campionato. Il tutto a dispetto di numeri TV ancora insufficienti (nel 2017 la Indy500 ha fatto segnare gli ascolti più bassi di sempre) e di un’affluenza in pista dall’andamento interlocutorio, con i cali di Indy e Road America a contrapporsi al sempre affollato Grand Prix di Long Beach e all’inatteso successo del ritorno a Gateway. Compito della dirigenza, che nonostante un calendario sempre assurdamente compresso e la pessima regola dei punti doppi gode di una popolarità senza precedenti nel paddock, è ora quello di consolidare la posizione della serie verso il nuovo concetto di monoposto, previsto non prima del 2021. Eliminati gli aerokits, il maggiore ostacolo all’arrivo di quel terzo costruttore (Alfa Romeo?) che Honda e Chevrolet reclamano con insistenza, le priorità di Mark Miles sono ora assicurarsi un title sponsor che sostituisca Verizon e, soprattutto, siglare un nuovo contratto TV che riporti l’IndyCar stabilmente su una grande rete nazionale, possibilmente NBC, orfana della Formula 1 e già emittente di buona parte della stagione IndyCar sul meno noto canale NBCSN.
Una stagione però anche di arrivi e partenze. Nell’ottica di un cambio della guardia doloroso ma inevitabile, Helio Castroneves non sarà più della partita, lasciando un innegabile vuoto di personalità, colmato in parte dal nono tentativo di entrare nel ristretto circolo dei quattro volte vincitori a Indianapolis. La classicissima dell’Indiana vedrà poi anche il ritorno di Danica Patrick, all’ultimo tentativo di conquistare la corsa che la lanciò nel firmamento del motorsport americano. Tra le squadre, la riduzione dei ranghi in casa Penske e Ganassi è compensata dalla “promozione” dei team Carlin e Juncos, oltre a un impegno più esteso di realtà già ai nastri di partenza nel 2017 come Harding e Shank. Da segnalare poi l’arrivo di un nuovo direttore di gara, Kyle Novak, che dopo anni di esperienza in IMSA lavorerà al fianco del confermato trio di commissari Luyendyk-Papis-Davis, sostituendo Brian Barnhart, tornato tra i concorrenti nelle file del team Harding dopo quasi vent’anni di lavoro in IndyCar.
Più di tutto, il 2018 dovrebbe però passare agli annali per la competizione in pista. Il passaggio all’aerokit unico riporterà infatti le squadre (al netto dei costosissimi programmi di sviluppo degli ammortizzatori) su una situazione di relativa parità tecnica, ponendo nuovamente al centro il rapporto pilota-ingegnere, in una stagione in cui imboccare da subito il binario tecnico giusto potrebbe portare a risultati sorprendenti. Per ridurre i costi e non compromettere l’affidabilità, Honda e Chevrolet hanno rinunciato a estese modifiche sui propulsori, cosa che dovrebbe lasciare inalterato un divario di potenza stimato nel 2017 in circa 20-30 cavalli a vantaggio dei giapponesi. Differenza comunque mitigata dalle diverse caratteristiche di erogazione e profilo di coppia, tanto da consegnare nei test una situazione di difficile interpretazione, ma che sembra porre i team Penske, Ganassi e Andretti ancora una volta davanti a tutti, almeno su stradali e cittadini, mentre il rinnovato team Rahal ha messo tutti d’accordo nella due giorni di prove a Phoenix.
A St. Petersburg, come sempre, ne sapremo di più.
2. NOVITà REGOLAMENTARI
Sistema di punteggio
Le principali novità del regolamento sportivo riguardano il sistema di punteggio, che vede una netta decurtazione dei punti assegnati per le qualifiche della Indy500. Se nel 2017 il peso di queste equivaleva quasi a una gara, per la nuova stagione si è deciso di premiare solo i piloti guadagnatisi l’accesso all’ultima fase, la fast nine, assegnando 9 punti al polesitter, fino al singolo punto del pilota all’esterno della terza fila. Confermata invece la discussa assegnazione di un punteggio doppio a Indianapolis e nell’ultimo appuntamento di Sonoma, espediente che oltre a sfalsare il risultato finale dai valori espressi in pista, si è rivelato ancora una volta non necessario ad animare una lotta al titolo che nel 2017 ha visto i duellanti, Newgarden e Dixon, presentarsi all’ultimo appuntamento staccati di soli 3 punti.
Di seguito il sistema di punteggio in dettaglio.
Posizione
Punteggio regolare
Qualifica Indy500
Indy500/Sonoma
1
50
9
100
2
40
8
80
3
35
7
70
4
32
6
64
5
30
5
60
6
28
4
56
7
26
3
52
8
24
2
48
9
22
1
44
10
20
40
11
19
38
12
18
36
13
17
34
14
16
32
15
15
30
16
14
28
17
13
26
18
12
24
19
11
22
20
10
20
21
9
18
22
8
16
23
7
14
24
6
12
25
5
10
26
5
10
27
5
10
28
5
10
29
5
10
30
5
10
31
5
10
32
5
10
33
5
10
1 punto per la pole position
1 punto per aver completato almeno un giro in testa
2 punti per aver completato il maggior numero di giri in testa
Qualifiche
Lievi modifiche anche al sistema di qualificazione, che su stradali e cittadini consisterà sempre di tre fasi a eliminazione, mentre sugli ovali ciascun concorrente continuerà ad avere il proprio tentativo indipendente, con il risultato dato dalla media dei due giri lanciati. Dietro insistenza dei maggiori attori del campionato, sugli ovali le vetture tenteranno però la qualifica in ordine inverso rispetto alla classifica generale, in modo da riservare ai duellanti per il titolo le condizioni migliori (in termini di gomma a terra), evitando le possibili disparità introdotte dal sorteggio casuale.
3. NOVITà TECNICHE
Universal aerokit
La principale novità tecnica della stagione è ovviamente l’adozione di una veste aerodinamica unica, in sostituzione degli aerokits prodotti dai costruttori nelle ultime tre stagioni. Il cosidetto UAK (universal aero kit), progettato dal team tecnico IndyCar e prodotto da Dallara, nasce dalla volontà di tornare a vetture visivamente attraenti e in grado di offrire un buon spettacolo in pista. La parola d’ordine è stata quindi semplificazione, a partire da corpo vettura e alettoni. Questi ultimi hanno visto una riduzione del numero di profili e delle dimensioni delle paratie laterali, a tutto vantaggio dell’impatto visivo frontale e laterale. La carenatura delle ruote posteriori, seppur ancora piuttosto ingombrante, risulta ora più gradevole, così come il disegno delle pance, più alte e protese fin oltre l’abitacolo, molto più protetto in caso di urti laterali. La tanto attesa eliminazione di wheel guards posteriori e relative appendici aerodinamiche si è poi sommata al “taglio” del cofano motore, intervento che pur riducendo lo spazio per gli sponsor regala alla vettura un look molto più aggressivo e proporzionato, richiamando alla mente le gloriose champcars di metà anni ’90 ma strizzando un occhio anche alle attuali IndyLights, subito adottate dai tifosi a differenza della sorella maggiore. Di seguito un confronto tra aerokits (sopra) e nuovo UAK (sotto) in configurazione ovale corto e Indianapolis.
Come negli intenti questa semplificazione ha portato a una netta riduzione non solo della deportanza, ma anche della resistenza aerodinamica, oltre ad un avanzamento della distribuzione dei pesi, modificando notevolmente la dinamica della monoposto. I test hanno quindi rivelato una vettura diversa, molto più veloce in rettilineo (i piloti hanno parlato di un effetto pari ad almeno 100 cavalli supplementari) ma in costante movimento, sia in frenata che in percorrenza di curva, tanto da obbligare a continue correzioni col volante, diventate negli ultimi anni una rarità sugli stradali, dove l’elevatissimo carico aerodinamico aveva spesso mascherato le lacune di grip meccanico, uniformando le prestazioni di tutta la griglia. Una macchina quindi instabile ma paradossalmente più sincera ed equilibrata, per via del maggior peso sull’anteriore e dei minori scompensi di deportanza legati alle continue variazioni di altezza dal suolo, tipiche dei fondi irregolari dei cittadini.
Parte del carico perduto, stimato in circa 900 kg (540 negli ovali corti), è comunque compensato dall’adozione di un nuovo fondo a configurazione variabile in funzione del tipo di pista. I famosi fori triangolari introdotti nel 2015 per contenere le prestazioni degli aerokits saranno infatti coperti su stradali, cittadini e ovali corti, con l’obiettivo di indirizzare ulteriormente il bilancio aerodinamico sul fondo piuttosto che sul corpo vettura, riducendo quindi l’effetto nefasto delle turbolenze, a tutto vantaggio delle possibilità di sorpasso. I fori rimarranno invece negli ovali veloci, configurazione di pista in cui i piloti non hanno riscontrato sostanziali differenze di comportamento rispetto alla vettura precedente.
Alto: fondo 2015-2017; Centro: fondo 2018 Indianapolis; Basso: fondo 2018 altre piste
Sicurezza
Sul fronte sicurezza, detto della maggiore protezione laterale garantita dalle nuove pance, qualche perplessità è scaturita dall’eliminazione dei wheel guards posteriori, che hanno sicuramente limitato le forature e permesso corse più fisiche, fallendo però nel prevenire l’effetto trampolino dato dal contatto gomma-gomma tra due vetture, come dimostrato dagli incidenti di Marco Andretti nel 2012 a Long Beach e Dario Franchitti nel 2013 a Houston. Qualche dubbio anche sull’eliminazione della pinna laterale parallela alle pance, soprannominata ironicamente sponsor blocker, dimostratasi invece molto efficace nel limitare il medesimo effetto trampolino tra gomme anteriori. L’UAK dovrebbe comunque garantire una netta diminuzione dei detriti in caso di incidente, la cui pericolosità per i piloti si ridurrà ulteriormente con l’adozione del windscreen provato da Scott Dixon durante i test di Phoenix, che in seguito ad ulteriori modifiche verrà adottato con tutta probabilità nella stagione 2019.
Freni, peso minimo e motori
Il 2018 vedrà l’adozione dell’intero pacchetto frenante PFC, dopo una stagione di transizione in cui il sistema della casa americana è stato impiegato con le pinze del precedente fornitore Brembo. In vista della futura installazione del windscreen e di nuove apparecchiature televisive, il peso minimo è stato poi alzato di 10 libbre (4,54 kg), arrivando a 1620 lbs (734,8 kg) su stradali e cittadini e 1590 lbs (721,1 kg) su ovali, al netto di combustibile, pilota, zavorra e borraccia pilota con relativo contenuto. La serie ha deciso inoltre il passaggio alla Cosworth come fornitore di tutta la strumentazione di acquisizione dati, transizione che nei test ha procurato non pochi grattacapi a tutte le squadre.
Al fine di ridurre i costi e salvaguardare l’affidabilità, Honda e Chevrolet hanno infine concordato un campo di modifiche marginale su dei motori ormai prossimi al fine sviluppo e di cui si riassumono nel seguito le principali caratteristiche.
Alimentazione
Etanolo E85
Architettura
V6
Aspirazione
Doppio turbo compressore
Turbo compressore
Borg Warner 6758
Cilindrata
cm3
2.200
Distribuzione
Doppio albero a camme in testa
Massimo regime di rotazione
12.000 – 12.200 con push to pass (limitati elettronicamente)
Valvole per cilindro
4
Tipo di valvole
Richiamo a molla
Iniettori
2 per cilindro, uno interno uno esterno
Alesaggio massimo
mm
95
Peso minimo
kg
112,5
Potenza stimata (cv)
cv
550-750 in base a Press. sovral.
Pressione sovralimentazione Indianapolis
bar
1,3 assoluti
Press. sovral. Altri ovali
bar
1,4 assoluti
Press. sovral. stradali/cittadini
bar
1,5 assoluti
Press. sovral. pust to pass
bar
1,6 assoluti
Vita minima
mi
2.500
4. CALENDARIO
Il calendario 2018 si presenta essenzialmente immutato rispetto alla stagione precedente, eccezion fatta per la sostituzione di Watkins Glen con lo stradale di Portland. Tappa estremamente popolare tra piloti e addetti ai lavori, il Glen non ha purtroppo incontrato il favore del pubblico locale a causa dell’infelice collocazione in calendario (il giorno del Labour’s Day), oltre che del pessimo meteo che ha afflitto la corsa 2017. Non in grado di trovare un’altra data favorevole per gli organizzatori, l’IndyCar ha così deciso di rimpiazzare (si spera temporaneamente) il circuito nei pressi di New York con Portland, di ritorno in una serie maggiore dopo l’ultima corsa ChampCar del 2007. Il permanente dell’Oregon, ben meno impegnativo, permetterà comunque alla serie di riaffacciarsi sul mercato Nord-Ovest degli USA. La struttura del calendario rimane così estremamente equilibrata, componendosi di 5 cittadini, 6 stradali permanenti e 6 ovali, di cui due super speedway, 1 ovale da 1.5 miglia e tre ovali corti.
Analisi di potenzialità e aspettative di squadre e piloti nel 2018. Per maggiori informazioni cliccare sul logo dei teams per essere reindirizzati ai relativi siti.
Anche senza il vantaggio dell’aerokit Chevy è impensabile non indicare ancora una volta come favoriti i piloti del team Penske. Se l’impegno ufficiale in IMSA ha costretto a rinunciare a una vettura, risultando nel pensionamento di Castroneves, la squadra non ha certo lesinato sforzi per centrare tutti gli obiettivi, confermando in toto il resto della formazione. La Chevrolet non ha fatto mistero di voler tornare al successo a Indianapolis, mettendo comunque la squadra nelle migliori condizioni possibili per la conquista dell’ennesimo titolo, affidandogli buona parte dei collaudi del nuovo aerokit. Castroneves, ancora non del tutto convinto del passaggio all’endurance ma efficacissimo a Daytona, sarà della partita nel mese di maggio, per portare a casa quella quarta vittoria a Indy sfuggitagli di un soffio nel 2017.
Campione al primo colpo, Newgarden ha impiegato poco a dissipare i dubbi sul suo potenziale. Dopo un avvio incerto e qualche errore il pilota del Tennesse ha infatti trovato un grande affiatamento con il suo ingegnere Brian Campe, scuotendo le certezze dei compagni grazie a un ritmo gara martellante, una guida spregiudicata e senza timori reverenziali e, nelle ultime corse, anche delle grandi qualifiche. Più di tutto, Newgarden ha mostrato carattere, reagendo alla grande al disastro di Watkins Glen. In virtù anche di test molto incoraggianti, si presenta quindi da favorito nel 2018, ma la difesa del titolo non sarà una passeggiata. Il rendimento sui cittadini e le doti di risparmio carburante rappresentano ancora un punto interrogativo per il campione, che dovrà vedersela con due compagni motivati come non mai, oltre a un ampio numero di pretendenti azzoppati in passato dal pacchetto Honda. Già nelle grazie di Roger Penske, se nel 2018 dovesse arrivare anche Indianapolis tutte le porte sarebbero comunque aperte per JoNew, che nell’inverno ha fatto suonare qualche campanello d’allarme per la serie, non nascondendo il suo interesse per altre categorie.
Reduce da un campionato a due velocità, nel 2018 Will Power deve dimostrare di essere ancora il vero mattatore della serie. Sfortune a parte, nel 2017 l’australiano ha infatti alternato prove spettacolari a gare prive di mordente, fino al terribile errore di Gateway che lo ha di fatto estromesso dalla lotta al titolo. Sempre il più veloce in qualifica, la nuova vettura dovrebbe adattarsi a meraviglia alle caratteristiche di un pilota che ama un anteriore molto preciso e sa convivere egregiamente con il sovrasterzo. Con l’uscita di scena di Castroneves Roger Penske passerà però al muretto del programma #12, una responsabilità ma anche un rischio per Power, considerando le sviste del Capitano nelle ultime stagioni. Reduce da due vittorie su ovale nel 2017, se sfortuna ed errori si manterranno su livelli accettabili il campione 2014 sarà sicuramente della partita per il titolo, mentre le sue prestazioni a Indianapolis rimangono indecifrabili.
Nonostante la piazza d’onore finale, il 2017 di Pagenaud è stato deludente. Il francese e il suo ingegnere Ben Bretzman infatti non sono mai stati in grado di ricreare quell’alchimia vettura-pilota che nella stagione precedente aveva reso il francese quasi imbattibile. In molti casi è sembrato di rivedere il Pagenaud impacciato del 2015, veloce ma mai dominante, talvolta poco efficace nella bagarre. A suo agio sulla nuova vettura, un inverno privo degli innumerevoli impegni promozionali del campione dovrebbe consegnarci un Pagenaud in forma titolo. Come per Power, l’arrivo di un giovane veloce e smaliziato come Newgarden ha comunque fatto suonare la sveglia al francese, che non tollererà altri episodi in stile St. Louis e anzi sarà probabilmente pronto a rendere la pariglia alla prima occasione utile. Senza l’influenza conciliante di Castroneves, il 2018 potrebbe diventare un anno di scintille in casa Penske.
Seconda rivoluzione consecutiva per il team Foyt, uscito scottato dal passaggio alla Chevrolet e da una rimpasto ingegneristico di cui hanno fatto le spese gli incolpevoli Munoz e Daly. Raccolto ancora una volta il supporto dell’industria edile ABC Supply, SuperTex riparte da Tony Kanaan, da anni nel suo mirino, ed Eric Cowdin, storico ingegnere del brasiliano, come direttore tecnico. Lo schieramento è completato dal rookie Matheus Leist, supportato da Mike Colliver, già ingegnere di Munoz nel 2017.
Reduce da una stagione catastrofica al team Ganassi, in molti hanno dato per finito Tony Kanaan, forse il pilota più popolare della serie dopo l’uscita di scena di Castroneves. Foyt ha addirittura firmato un contratto pluriennale con il brasiliano, nella speranza di una vittoria a Indianapolis che rimane il vero obiettivo della squadra texana. Veloce a Phoenix ma apparso in alto mare sia a Sebring che Sonoma, il brasiliano si è detto entusiasta del comportamento della nuova vettura, più prevedibile nei comportamenti e adatta a uno stile penalizzato dall’eccesso di deportanza degli ultimi anni. Nonostante l’apparente deficit di potenza rispetto a Honda, non è difficile vederlo competitivo nei sei ovali stagionali, mentre le prestazioni degli ultimi anni, sue e della squadra, lasciano poche speranze nel resto del calendario.
Impressionante nel suo debutto in IndyLights, in cui ha mostrato un ottimo adattamento agli ovali e pochi dubbi sulla velocità su stradali e cittadini, Leist si è accaparrato il secondo sedile di Foyt grazie a importanti finanziamenti dal Brasile. Il volante non è però immeritato, considerando anche le buone cose fatte vedere nei test, dove si è subito inserito tra i migliori sia a Sonoma che Phoenix, nonostante qualche contatto troppo ravvicinato con il muro. Sugli ovali dovrà quindi fare chilometri approfittando dall’esperienza di Kanaan, mentre sugli stradali potrebbe già mettersi in luce lasciando indietro il connazionale.
Dopo aver chiuso il plurivittorioso team IndyLights per concentrare tutte le risorse in IndyCar, Sam Schmidt e Ric Peterson continuano la loro caccia ai top teams arricchendo ancora il reparto tecnico. Via Allen McDonald, la squadra ha infatti messo a segno diversi colpi di mercato ingaggiando Leena Gade, per anni leader degli ingegneri Audi nel WEC, Todd Malloy, in arrivo dal team Ganassi come direttore tecnico e il crew chief Billy Vincent, campione 2016 con Pagenaud. Via anche Aleshin, autore di un’incomprensibile involuzione nel 2017, Schmidt ha deciso di puntare su un duo tutto canadese, affiancando al confermato Hinchcliffe Robert Wickens, in arrivo dal DTM.
Vinto ampiamente il duello con Aleshin nel 2017, dopo la splendida affermazione di Long Beach la stagione di Hinchcliffe ha subito una progressiva regressione, all’origine probabilmente della separazione con Allen McDonald. Veloce su ogni configurazione ma ancora incline a qualche errorino di troppo, il Sindaco rimane una delle maggiori promesse del campionato, anche se gli anni cominciano a passare. Senza più gli aerokits di mezzo, nel 2018 per la prima volta dovrebbe essere nelle condizioni di imitare Pagenaud, che aveva portato il team a lottare per il titolo. Coinvolto fin dall’inizio nelle prove Honda, il canadese non ha però brillato particolarmente nei test a causa di una partita di ricambi difettosa. Un ingegnere del calibro di Leena Gade non potrà che far progredire la squadra, ma le prime gare potrebbero essere difficili per il duo anglo-canadese, specie sugli ovali, dove l’apporto di Todd Malloy sarà fondamentale.
Titolare di un solidissimo palmares nelle ruote scoperte, Robert Wickens approda in IndyCar dopo aver sfiorato il debutto nel 2017 a Road America. Lasciato libero dalla Mercedes, per il canadese si tratta di un ritorno alle monoposto dopo 6 stagioni di DTM che, diversamente dall’effetto Nascar su altri, non sembrano averne intaccato il piede. Questo almeno a giudicare dai test, dove il canadese non ha fatto miracoli ma ha spesso preceduto il compagno e fraterno amico Hinchcliffe. Wickens ha sicuramente il talento e la maturità per inserirsi da subito nel gruppo e adattarsi in fretta agli ovali, aiutato anche da un ingegnere esperto come Blair Perschbacher. Le difficoltà maggiori, come per tutti i rookies, verranno però dalla gestione delle gomme “rosse”, che il canadese scoprirà solo nel primo week end di gara e che nelle prime corse potrebbero costargli delle posizioni di partenza tutt’altro che incoraggianti.
Dopo un 2017 forse anche superiore alle aspettative, il team Ganassi torna a alla formazione a due punte con cui ha ottenuto i suoi maggiori successi. Una scelta pratica ma anche di realismo per Chip, che per tutta la stagione ha faticato a trovare uno sponsor stabile per il suo programma di punta. Confermato Dixon e tutto il reparto tecnico, dopo essersi visto soffiare Brandon Hartley dalla Toro Rosso Ganassi ha puntato su Ed Jones. Una scommessa coraggiosa, non certo la prima nella carriera del manager di Pittsburgh.
Nonostante i 38 anni a luglio, Scott Dixon è forse reduce dalla miglior stagione in carriera, avendo lottato fino all’ultimo con le Penske nonostante i brutti incidenti di Indy e Fort Worth e un aerokit poco adatto a stradali e ovali corti. Veloce e determinato nella bagarre come poche volte in 16 anni di carriera, il quattro volte campione nell’inverno è stato tra i più attivi sul fronte Honda e potrà ancora contare sulle strategie di Mike Hull e il supporto tecnico di Chris Simmons. La nuova distribuzione dei pesi dovrebbe inoltre essere l’ideale per un pilota che, come Power, predilige un anteriore estremamente preciso e reattivo. In breve, Scott Dixon sarà ancora il cavallo di punta Honda nel 2018
Dato praticamente per certo al team Coyne, a fine ottobre è arrivata la chiamata della vita per Ed Jones. L’inglese con licenza degli Emirati, come ampiamente atteso dopo le due belle stagioni in IndyLights, è stato autore di un esordio di spessore in IndyCar, mostrando una buona velocità e soprattutto gran maturità, specie nel difficile mese di Indianapolis. Sufficiente a meritarsi il sedile libero più ambito della serie? Si, considerando il suo adattamento alla categoria, molto più rapido di quanto visto da altri campioni Lights. La scarsità di ricambi e i pochi test svolti hanno consigliato prudenza nelle prove di Sebring e Phoenix, ma la squadra ha lasciato l’Arizona soddisfatta, consapevole che per Jones sarà un anno di apprendimento al fianco di Dixon. In un 2018 che si annuncia estremamente combattuto, la prima vittoria e un buon supporto al compagno dovrebbero essere sufficienti per conquistare la riconferma.
Dopo tre stagioni il team Rahal torna a uno schieramento a due punte, riportando nelle proprie file Takuma Sato. L’arrivo del giapponese è il risultato di un’attenta strategia di patron Bobby, molto attivo sul fronte commerciale e determinato a non ripetere gli errori del passato, quando la seconda vettura ha spesso sottratto energie piuttosto che aiutare lo sviluppo. L’ampliamento del reparto tecnico non ha però riguardato gli ingegneri di pista, con Tom German che da consulente passa a seguire Graham Rahal e Eddie Jones che si sposta sul nuovo programma di Sato. La squadra potrebbe poi schierare un terza vettura a Indianapolis per Oriol Servia.
Due splendide affermazioni a Detroit e un campionato di grande consistenza hanno chiuso il triennio degli aerokits di Graham Rahal, il periodo in cui l’americano ha mostrato il suo massimo potenziale, cancellando l’immagine di raccomandato appiccicatagli addosso fino al 2015. A questo punto è però lecito interrogarsi se la crescita sia riconducibile all’aderenza abnorme garantita dalla miriade di alette, o a una maggiore consapevolezza dei propri mezzi. Noi propendiamo per la seconda ipotesi. Per questo Rahal, aggressivo come pochi e tra i protagonisti dei test, è da considerarsi un outsider di lusso in chiave titolo, potendo finalmente contare su un programma parallelo di alto livello, che dovrebbe consentire alla squadra una suddivisione del lavoro molto più produttiva.
Lasciato Michael Andretti un po’ frettolosamente per via delle incertezze sulla motorizzazione, per Sato si tratta di un ritorno, dopo un 2012 vissuto da protagonista ma inconcludente sotto il profilo dei risultati. Finalmente in un team di primo piano, nel 2017 il giapponese ha mostrato il meglio e il peggio del suo repertorio, conquistando uno storico successo a Indianapolis, cui ha sommato altre lodevoli prestazioni ma anche corse sotto tono ed errori clamorosi, come in Texas, dove è ancora una volta rimasto vittima della sua irruenza. A 41 anni suonati non ha perso nulla della sua velocità naturale, ma non sembra aver guadagnato granché in visione strategica. Alla luce anche degli ottimi test invernali non è difficile quindi vederlo ancora come il cavallo pazzo della serie, potenzialmente in grado di vincere su qualunque pista, ma non di costruire una concreta corsa al titolo.
Il 2017 è stato un anno particolarmente severo con Dale Coyne, che non ha certo visto premiati gli enormi sforzi fatti sul programma di Bourdais, eccezion fatta per lo scoppiettante inizio di stagione, in cui il francese ha addirittura capeggiato la classifica. Gli artefici della vittoria di St. Pete e del podio di Long Beach sono però ancora tutti in posizione per il 2018, grazie anche al duo Vasser-Sullivan, che ha portato in dote il nuovo sponsor Sealmaster. Seppur finanziata dai piloti anche la seconda vettura promette prestazioni di rilievo, aumentando le aspettative su una squadra non più considerabile la cenerentola del campionato.
Totalmente ristabilito dal tremendo botto di Indianapolis, Bourdais si ripresenta supportato da Olivier Boisson e Craig Hampson per concretizzare il potenziale mostrato nel 2017. I due dovranno essere bravi a cucire addosso al francese una vettura sulla carta poco adatta ad uno stile di guida che predilige un posteriore molto solido, operazione non agevolata dal mancato coinvolgimento nei test Honda, appannaggio quasi esclusivo di Ganassi e SPM. Responsabile del nuovo pacchetto di sponsor, Jimmy Vasser torna in IndyCar insieme al socio James Sullivan, curando ancora una volta la strategia di Bourdais, che realisticamente potrà puntare a qualche successo di tappa e, con un po’ di fortuna, a un posto nei primi 5 in campionato.
La seconda vettura del team sarà condivisa da Pietro Fittipaldi e Zachary Claman de Melo. Il brasiliano, fresco campione World Series, pur non nascondendo le sue ambizioni di Formula 1 ha colto al volo l’occasione di imitare nonno e zio di cimentarsi a Indianapolis (GP e 500 miglia), cui si aggiungeranno Phoenix, Texas, Mid Ohio, Portland e Sonoma. Perfettamente a suo agio nei test, il brasiliano ha impressionato un ingegnere esperto come Michael Cannon e potrebbe davvero sorprendere. Nel resto della stagione la vettura sarà condotta da Zachary Claman De Melo, reduce da due stagioni non del tutto convincenti in IndyLights, in cui forse avrebbe dovuto insistere per puntare al titolo. Veloce in gara al suo debutto a Sonoma con il team Rahal, il canadese trova quest’anno una vettura molto più simile alla Light, ma i pochissimi test renderanno piuttosto problematiche le prime corse, costringendolo a basarsi molto sul lavoro di set up di Bourdais.
Reduce da una stagione decisamente al di sotto delle aspettative per via dell’inesperienza di piloti e ingegneri, il team Carpenter si ripresenta in versione rinnovata. Via Justin Taylor e JR Hildebrand, dentro un ingegnere esperto come Allen McDonald, che seguirà il nuovo arrivato Jordan King. Dopo due anni di programma parziale, per la classifica si punta tutto su Spencer Pigot, chiamato a un deciso miglioramento dopo un 2017 contraddittorio. La squadra si prepara ad un maggio sotto i riflettori, per via della terza vettura schierata per Danica Patrick.
Supportato dal connazionale Allen McDonald, Jordan King è chiamato a ridare mordente su stradali e cittadini a una squadra inconcludente dopo l’addio di Newgarden. L’inglese, buon comprimario in GP2, è stato più che convincente nei test, non ravvisando differenze drammatiche rispetto alla Dallara della serie cadetta. Se si adatterà in fretta alle gomme morbide con il supporto di McDonald potrebbe diventare una presenza fissa in top ten. Carpenter, che spera di aver trovato il nuovo Mike Conway, sarà ancora ai comandi della vettura #20 sugli ovali. A secco di vittorie dal 2014, anche nel 2017 l’americano ha faticato a tirare fuori il meglio dalla propria vettura, risultando meno efficace di Hildebrand. Come già osservato in precedenza, sarebbe forse ora di dare continuità al programma, limitandosi alla sola Indianapolis su una terza vettura.
Dopo un 2016 incerto e un 2017 di timida progressione, per Spencer Pigot il 2018 è l’anno della verità. Spettacolare nel traffico ma spesso inconcludente per via di errori banali e sfortune, l’americano ha il potenziale per lottare tra i primi su stradali e cittadini, ma deve assolutamente migliorare in qualifica, dove troppo spesso fatica a superare la Q1. Per aiutare la sua transizione a punta della squadra, Carpenter ha addirittura rinunciato a Matt Barnes, da sempre impegnato sulla #20, che sarà fondamentale soprattutto sugli ovali, dove Pigot non corre continuativamente dal 2015. Per l’americano un piazzamento nei primi 10 in campionato e la prima vittoria sono risultati imperativi per continuare la progressione e puntare a un top team.
Dopo tre anni di apprendistato in IndyLights e la grande tentazione del 2017, per Trevor Carlin è finalmente arrivato il momento del debutto in IndyCar. Il manager inglese ha avuto il merito di tenere a freno gli entusiasmi dopo il titolo 2016 con Ed Jones, non sprecando risorse sugli aerokits. La squadra inglese debutta quindi in una situazione tecnica nuova per tutti, puntando su personale esperto, in parte in arrivo dal team Ganassi, così come i piloti, già vecchie conoscenze del team e fondamentali nel dare solidità finanziaria al programma. Dati però gli scarsi risultati conquistati dai due in una struttura collaudata, potrebbe non essere facile per il team valutare oggettivamente il proprio livello di competitività.
Sette anni inconcludenti al team Ganassi lasciano pochi dubbi sul potenziale di Kimball, autore di isolati exploit ma in generale uomo di metà classifica. Nonostante i tanti campioni da cui imparare, il californiano non ha infatti mai mostrato significativi progressi, operando addirittura una regressione rispetto al 2013, probabilmente la sua miglior stagione. Sarà seguito da Matt Greasley, già impegnato col team in Indylights e al debutto nella serie dopo esperienze in F1 e buona parte del panorama a ruote scoperte europeo.
Come per Kimball, già in Carlin ai tempi della F.3 inglese, per Max Chilton si tratta di un ritorno nel team in cui corse con successo in F.3, GP2 e IndyLights. Sempre supportato dalla società di assicurazioni gestita dal padre, l’inglese affronta il terzo anno in IndyCar probabilmente con più umiltà, dopo due stagioni in lenta progressione ma comunque inconcludenti, considerata la sua esperienza internazionale e il livello del team. Sempre più a suo agio sugli stradali e talvolta sorprendente sugli ovali, il tallone d’Achille dell’inglese rimangono gli sconnessi cittadini. Sarà supportato da Daniele Cucchiaroni, in arrivo dal team Foyt.
In evidente ripresa nel 2017 grazie anche al grande lavoro di coordinamento di Eric Bretzman, il team Andretti si presenta ai nastri di partenza con grandi ambizioni, nonostante un programma di test striminzito. La squadra ha infatti pagato i dubbi di Michael Andretti sul proseguimento del rapporto con Honda, che hanno costretto la casa giapponese a scegliere il team Schmidt per affiancare Ganassi nei primi test. Le simulazioni condotte nell’inverno sembrano però aver trovato buoni riscontri a Sebring e Phoenix, lasciando il team con qualche punto interrogativo ma comunque una buona dose di fiducia in vista di St. Petersburg. Il solito imponente dispiegamento di mezzi andrà poi in scena ad Indianapolis, dove ai quattro titolari si aggiungeranno Carlos Munoz, sempre tra i migliori allo Speedway, e Stefan Wilson.
Dopo il breve assaggio del 2017 con Carpenter e Foyt, per Zach Veach arriva finalmente il debutto in IndyCar, primo passo di un programma triennale. In IndyLights l’americano ha sempre corso con squadre di primo piano, dimostrando la velocità per vincere le corse ma non la consistenza per portare a casa un campionato. Nell’ultima occasione, con Belardi nel 2016, non ha raccolto quanto meritato, risultando però meno efficace del rookie Rosenqvist. La guida funambolica messa in mostra nella serie cadetta dovrebbe comunque adattarsi bene alla nuova vettura, molto più simile all’IndyLights. Il pilota dell’Ohio ha i numeri per stare nel gruppo e imparare, ben guidato da un ingegnere esperto come Garrett Mothersead, in victory lane a Indy con Sato.
Atteso a un salto di livello dopo una buona stagione d’esordio, Alexander Rossi ha rispettato in pieno le aspettative, cogliendo una spettacolare affermazione a Watkins Glen e guidando il team in numerose occasioni. Ancora sotto esame sugli ovali, ha comunque convinto al suo ritorno a Indianapolis, mentre su stradali e cittadini è tranquillamente uno dei 5 migliori piloti del campionato. Il passaggio alla vettura #27 sarà solo una formalità per l’americano, che potendo ancora contare su un ingegnere di alto livello come Jeremy Milless e uno stratega di prim’ordine come Rob Edwards, punta chiaramente al titolo.
L’uscita di scena degli aerokits corrisponde un po’ alla fine di un incubo per Hunter-Reay, le cui speranze non solo di titolo, ma anche di una solida stagione, sono state compromesse negli ultimi anni da un pacchetto Honda insufficiente e innumerevoli sfortune, specie a Indianapolis. A 37 anni l’americano è ormai entrato nella fase conclusiva della carriera, ma ha ancora la velocità, l’esperienza e l’adattabilità per puntare al bis a Indy e in campionato, cercando di contenere l’avanzata di Rossi, che rischia di affermarsi sempre più come nuovo riferimento della squadra.
L’arrivo di Bryan Herta come stratega e coach doveva finalmente mettere un po’ d’ordine nelle idee confuse di Marco Andretti, ma il 2017 è stata un’altra stagione deludente. I progressi sul passo gara sono stati evidenti nelle prime corse, ma l’incapacità del nipote di Mario di passare la Q1 ha quasi sempre negato risultati degni di nota. Il resto poi lo ha fatto la sfortuna, in più di un’occasione sotto forma di strani problemi elettrici nei primi giri. Il ritorno a una vettura più instabile ma paradossalmente prevedibile dovrebbe aiutare Marco, quinto nel 2013 sulla vecchia DW12 ma in ombra come non mai nel triennio degli aerokits. Se così non dovesse essere, il passaggio in IMSA ventilato a fine 2017 potrebbe divenire un’ipotesi molto più concreta.
Per Ricardo Juncos il 2018 arriva a coronamento di una lunga e paziente crescita, che negli ultimi anni ha visto il manager argentino costruire una nuova sede a Indianapolis, conquistare due campionati IndyLights in tre anni e debuttare alla Indy500, addirittura con due vetture. Confermato temporaneamente per 8 appuntamenti, il team può contare sulla borsa da campione IndyLights di Kyle Kaiser e i finanziamenti di Rene Binder. Il californiano, nelle file del team praticamente dai tempi del kart, ha conquistato il titolo vincendo su ogni tipo di pista, ma appare comunque il meno preparato degli ultimi campioni IndyLights. Imbattibile sulla vettura vincente, deve ancora imparare a evitare errori e trarre il meglio anche dalle giornate meno brillanti. Da Binder, onesto mestierante dalle formule addestrative europee, non si aspettano particolari sussulti, anche per via dei pochissimi test effettuati dalla squadra, in ritardo nella preparazione della vettura per via della scarsità di ricambi a disposizione. L’austriaco è confermato al momento per gli appuntamenti di St. Pete, Barber, Toronto e Mid Ohio mentre Kaiser sarà al via a Phoenix, Long Beach, Indy GP e tenterà di qualificarsi per la Indy500.
Dopo la delusione del 2012, quando non riuscì ad assicurarsi un motore, per Michael Shank arriva il primo impegno stabile in IndyCar: sei gare certe e l’intenzione di arrivare almeno a 8. Ancora appoggiati tecnicamente dal team SPM, che preparerà la monoposto, la gestione in pista sarà invece totalmente appannaggio del personale già attivo in IMSA, oltre che di Will Anderson, ingegnere di pista “in prestito” da Sam Schmidt. Per Harvey, dopo i due titoli sfiorati in IndyLights e due stagioni di semi-inattività arriva l’occasione tanto attesa. Tutt’altro che aiutato dalla convivenza con Alonso a Indy e perso nelle difficoltà del team SPM nelle ultime corse 2017, l’inglese si è dimostrato pilota veloce e consistente nella serie cadetta, mostrando però qualche problema di adattamento agli aerokits. La nuova vettura dovrebbe aiutarlo, ma il ritardo nella ricezione delle nuove parti non ha permesso al team di effettuare buona parte dei test pre stagionali, limitando il tutto a due giorni a Sebring abbastanza produttivi. Il binomio anglo-americano al momento è confermato a St. Petersburg, Long Beach, Indianapolis 500, Mid-Ohio, Portland e Sonoma
Sorprendente al debutto con due arrivi in top ten su tre partecipazioni, il team Harding si presenta ai nastri di partenza della sua prima stagione completa con un organico povero nei numeri ma non in qualità. L’esperienza infinita di Larry Curry guiderà ancora la squadra tecnica, cui si aggiunge Brian Barnhart, meccanico di livello in vari top teams prima di divenire il braccio destro di Tony George. Confermato anche Al Unser, Jr. nel ruolo di coach per Gabby Chaves. Il colombiano ha impressionato nelle poche uscite del 2017, mettendo in mostra una grinta vista poche volte nella sua stagione d’esordio con il team Herta. Il team dovrà comunque lavorare sodo in queste ultime settimane per venire a patti con una vettura che nei test ha prodotto più di un grattacapo, relegando Chaves nelle parti basse della classifica.
Per tutti telaio Dallara DW12, aerokit unico e gomme Firestone.
6. TEST
Si riportano di seguito i risultati dei test collettivi di Phoenix e di tutte le sessioni private di cui sono noti i tempi non ufficiali.