Le indiscrezioni degli ultimi giorni hanno trovato conferma e, a sorpresa, sarà Ed Jones a guidare la vettura #20 dell’Ed Carpenter Racing su stradali e cittadini. Il pilota degli Emirati si alternerà quindi con il boss Ed Carpenter, ma a differenza dei suoi predecessori prenderà parte anche alla Indy 500. Il rookie of the year 2017 ha infatti raccolto il sostegno della Scuderia Corsa di Giacomo Mattioli, all’esordio a Indy 2018 in collaborazione con il team RLL. Atteso come una delle nuove compagini al via, la squadra IMSA ha preferito non fare il passo più lungo della gamba, associandosi con una solida realtà del campionato. Scuderia Corsa sarà quindi partner di ECR nei 12 stradali e cittadini, schierando poi in prima persona la terza vettura (#67) alla 500 miglia di Indianapolis. Con l’uscita di scena di Phoenix, Jones salterà solo 4 delle 17 prove del calendario 2019.
Non si hanno ancora notizie sulla possibile destinazione di Jordan King, che dopo una stagione di ambientamento punta a un sedile full time. Tra le opzioni rimaste all’inglese la vettura #6 del team Schmidt (tra i cui candidati figura anche Markus Ericsson), la vettura #23 del team Carlin, oltre alle eventuali terze vetture di casa Rahal e Coyne.
Felipe Nasr, neo campione IMSA, nel 2019 difenderà il titolo appena conquistato, rimanendo aperto a eventuali test o corse non concomitanti con gli impegni nei prototipi.
In occasione del Gp degli Stati Uniti a Austin, Zak Brown ha definitivamente escluso la partecipazione della McLaren al campionato IndyCar 2019. La dichiarazione del manager americano pone fine ad un triste teatrino durato mesi, avendo almeno il merito di mettere a tacere anche le speculazioni sul futuro di Fernando Alonso. Lo spagnolo ha infatti dichiarato di non essere intaccato dalle intenzioni del suo attuale team, avendo preso già in agosto la decisione di non partecipare all’intero campionato nel 2019. Rimane comunque aperta l’ipotesi di un ritorno a Indianapolis con il team Andretti, dettosi disposto nelle parole di Rob Edwards a schierare almeno una vettura supplementare per la Indy500.
Per noi appassionati rimane comunque l’amaro in bocca, non tanto per la decisione ma per la tempistica dell’annuncio. Se davvero Alonso ha deciso ben tre mesi fa di non trasferirsi in pianta stabile in America, per rispetto dell’ambiente IndyCar la notizia sarebbe potuta arrivare insieme all’annuncio del ritiro dalla Formula 1.
Stando a quanto riportato da Racer.com, Santino Ferrucci si sarebbe assicurato l’ambito secondo sedile del team Coyne (#19). Con sorprendente anticipo il manager ed ex pilota di Chicago avrebbe quindi completato la propria line up, lasciando aperta la possibilità di schierare, come fatto nel finale del 2018, una terza vettura, probabilmente in condivisione.
L’attenzione di tutti è ora concentrata sui pochi sedili sicuri rimasti, ovvero la vettura #6 del team Schmidt, la #32 del team Juncos, la #23 del team Carlin, oltre ai programmi non confermati del team Dragon Speed.
Stando a quanto riportato dallo stesso Racer.com Elton Julian, titolare della squadra americana impegnata in WEC ed ELMS, sarebbe pronto a scendere in campo e starebbe trattando la fornitura di un motore, una situazione già vissuta nel 2012 da Michael Shank. Nel caso l’operazione andasse in porto, il pilota dovrebbe essere l’inglese ex GP2 Ben Hanley, attualmente in forza nel programma ELMS.
A differenza di quanto lasciato intendere da Trevor Carlin a Sonoma, la presenza nel 2019 di Charlie Kimball sulla vettura #23 è tutt’altro che certa. Il californiano starebbe infatti ridiscutendo il suo accordo con lo storico sponsor Tresiba, apparentemente non più disposto a finanziare un’intera stagione. Tra i molti cui farebbe gola il sedile dell’ex pilota Ganassi, Marcus Ericsson. Lo svedese, in procinto di lasciare il sedile Sauber ad Antonio Giovinazzi, si è infatti detto intenzionato a proseguire la carriera nelle monoposto di elevata potenza, nella speranza di rientrare in F.1 nelle stagioni successive. Se il compagno di Chilton verrà confermato in tempi brevi, Carlin potrebbe interessarsi ad allestire un terzo programma.
Nulla è ancora trapelato sul sostituto di Robert Wickens sulla seconda vettura del team Schmidt. James Hinchcliffe si è comunque augurato che il nuovo sostituto possa continuare sulla strada, tecnica e prestazionale, aperta dal suo sfortunato compatriota, i cui tempi di recupero rimangono indeterminati.
Per quanto riguarda il team Juncos ed eventuali terze vetture di Carlin e Rahal, in assenza di piloti dotati di budget completo si prospettano programmi parziali e alternanze simili a quanto visto in casa Coyne tra Claman De Melo e Fittipaldi. Di seguito un breve elenco dei piloti che hanno mostrato un interesse per un posto nella serie nel 2019.
A Pocono il team Penske ha posto fine a settimane di speculazioni sul futuro di Simon Pagenaud, confermando la formazione a tre punte. Per il terzo anno di fila nel 2019 il Capitano si avvarrà quindi, oltre che del francese, anche di Josef Newgarden e Will Power.
Nessuna novità anche in casa Foyt, con Leist e Kanaan già confermati per la prossima stagione.
Incassato il rinnovo di Scott Dixon, che dopo un lungo corteggiamento di McLaren e Penske nel 2019 difenderà per la quinta volta il titolo alla guida della vettura #9, sulla vettura #10 il team Ganassi potrà finalmente schierare Felix Rosenqvist. Lo svedese, protetto di Stefan Johansson (già manager di Dixon), è stato al centro delle mire del manager di Pittsburgh per ben due anni, non riuscendo però mai a svincolarsi dai numerosi contratti che lo hanno portato a gareggiare con successo in Formula E, GT e Superformula. L’ingaggio dell’ormai ex pilota Mahindra e campione 2015 della F.3 Europea, che prenderà il posto di Ed Jones, è accompagnato dall’estensione dell’accordo di sponsorizzazione con la società informatica NTT Data, stabile partner del team fin dal 2013.
Tre giorni dopo la fine della stagione è arrivata la conferma tanto attesa per il team Harding, che nel 2019 vedrà la proprietà estesa alla famiglia Steinbrenner, co-titolare dei New York Yankees. Dopo due anni in IndyLights come co-proprietario della vettura di Colton Herta, il 22 enne George Steinbrenner IV è quindi deciso a fare il grande salto, supportando la promozione full time non solo del 18enne figlio d’arte ma anche del suo grande rivale, nonché campione IndyLights, Patricio O’Ward. Come già osservato nel debutto dei due a Sonoma, a fare da collante tra Steinbrenner e Mike Harding sarà Michael Andretti, che fornirà supporto tecnico sotto forma di personale (proveniente dalla formula cadetta) e componentistica (ammortizzatori). La nuova squadra, denominata Harding-Steinbrenner Racing, sarà quindi di fatto un junior team della Andretti Autosports, riportando in parte a galla il conflitto d’interessi temuto in caso di associazione, a questo punto definitivamente tramontata, tra Harding e McLaren. Il personale in arrivo dal team Andretti lavorerà su vetture motorizzate Chevrolet, con conseguente rischio di un travaso di informazioni alla squadra “principale”, tra i top team Honda. Assegnati entrambi i sedili, si attendono notizie sul futuro di Gabby Chaves, rimasto totalmente escluso dalla trattativa nonostante un contratto in essere con l’ormai ex team Harding, e di Conor Daly, ben comportatosi nelle poche uscite al volante della vettura #88 e alla ricerca di una sistemazione sia in IndyCar che, eventualmente, in Nascar.
Con Graham Rahal legato da un contratto pluriennale e Takuma Sato fresco di rinnovo, le incertezze del team Rahal riguardano la possibilità di schierare una terza vettura in pianta stabile. Di concreto però, attualmente, poco o nulla.
Nonostante le quattro vetture schierate stabilmente nel 2018, le innumerevoli speculazioni di mercato riguardanti il team Andretti sono tutte concentrate su un’eventuale quinta auto. Hunter-Reay e Rossi, protagonisti di tutta la stagione, sono infatti legati da contratti pluriennali con NAPA Autoparts e DHL, così come Marco Andretti e il gruppo U.S. Concrete. Zach Veach a sua volta ha appena completato il primo dei tre anni del programma finanziato dal gruppo 1001.
In attesa di conferme ufficiali, i programmi di Michael Shank prevedono invece ancora un impegno part time di 10 appuntamenti, con l’intenzione di capitalizzare sull’esperienza maturata da Jack Harvey nelle ultime due stagioni parziali.